a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VII, 10 maggio 2012


Sussiste a carico del proprietario dell''immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati

SENTENZA N. 2175

Secondo il costante orientamento della giurisprudenza, a norma delle disposizioni del T.U. Edilizia, sussiste a carico del proprietario dell'immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati, sicché l'interessato può sottrarsi a tale responsabilità solo dimostrando la sua estraneità all'abuso commesso. Anche sotto tale profilo la sig.ra Caianiello, quale proprietaria dell’area sulla quale ricadono le opere abusive, non ha fornito alcuna dimostrazione circa la sua estraneità alla realizzazione degli abusi contestati.

FATTO

1. Con il provvedimento impugnato l’Amministrazione comunale ingiungeva alla ricorrente, in qualità di proprietaria, e al sig. Ruocco Aniello, in qualità di committente dei lavori, la demolizione delle opere abusive, realizzate in Comune di S. Antonio Abate alla via Concilio dopo il civico 23, consistenti nella “realizzazione di platea in c.a. di 110 mq. circa e alta 50 cm. dal livello di campagna, sulla quale vi è un manufatto, chiuso perimetralmente con laterizi e coperto da lamiere coibentate sorrette da putrelle e longheroni in ferro che risultavano poggiati sui muri perimetrali, aventi le dimensioni di mq. 85 circa con altezza di metri 3,10 al colmo e di metri 3,00 alla gronda. All’ingresso del fondo, posto al lato nord era stato messo in opera un cancello in ferro per passo carraio della lunghezza di mt. 5.90 per metri 2.90 di altezza circa, scorrevole su binario, con n. 2 pilastrini in ferro ancorati al suolo con calcestruzzo”.
1.1. A seguito di successivi sopralluoghi, eseguiti dalla Polizia locale, veniva accertata l’esecuzione di ulteriori opere di tramezzatura interna del manufatto e di posa in opera di pavimentazione e predisposizione di impianto idrico.
2. I ricorrenti deducono l’illegittimità del provvedimento per violazione di legge (artt. 27 e 36 del d.P.R. n. 380/2001; artt. 1, 3, 7, 8 e 10 della legge n. 241/1990) e per eccesso di potere sotto molteplici profili poiché, da un lato, sarebbe stata del tutto omessa l’attività istruttoria necessaria per dimostrare la qualità di committente dei lavori del sig. Ruocco e per accertare la possibilità di sanare gli abusi mediante la presentazione di un’istanza ai sensi dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001, e dall’altro lato, non sarebbe stata data comunicazione di avvio del procedimento, né sarebbe stata valutata l’esistenza di un sequestro sul manufatto a far data dal 3.2.2007 con conseguente impossibilità di ottemperare all’ordine demolitorio e illegittimità dell’accertamento di inottemperanza di cui al provvedimento prot. n. 1255 del 4.4.2007.
3. L’Amministrazione comunale resisteva, evidenziando l’avvenuta comunicazione dell’avvio del procedimento con nota prot. n. 4567 del 26.2.2007, nonché nel merito l’infondatezza del ricorso.
4. Alla pubblica udienza del 19.4.2012 la causa veniva trattenuta in decisione.

DIRITTO

5. Il ricorso non è fondato e va respinto per le seguenti motivazioni.
6. Occorre, innanzitutto, evidenziare che nel provvedimento demolitorio si dà atto che l’area ove ricadono gli abusi è sottoposta al P.U.T. di cui alla L.R. n. 35/1987 e al d.lgs. n. 42/2004 e che, pertanto, le opere contestate, consistenti nella realizzazione « di platea in c.a. di 110 mq. circa e alta 50 cm. dal livello di campagna, sulla quale vi è un manufatto, chiuso perimetralmente con laterizi e coperto da lamiere coibentate sorrette da putrelle e longheroni in ferro che risultavano poggiati sui muri perimetrali, aventi le dimensioni di mq. 85 circa con altezza di metri 3,10 al colmo e di metri 3,00 alla gronda. All’ingresso del fondo, posto al lato nord era stato messo in opera un cancello in ferro per passo carraio della lunghezza di mt. 5.90 per metri 2.90 di altezza circa, scorrevole su binario, con n. 2 pilastrini in ferro ancorati al suolo con calcestruzzo», sono insuscettibili di sanatoria ex post, ai sensi dell’art. 167 del citato D.lgs. n. 42/2004, poiché hanno comportato l’aumento di superfici e volumi utili.
6.1. Tanto premesso devono allora essere disattese la seconda e la quarta censura incentrate sulla violazione dell’art. 36 del d.P.R. n. 380/2001 e sull’eccesso di potere per difetto di istruttoria, erroneità dei presupposti e carenza di motivazione dal momento che, pur a voler prescindere dalla considerazione che l’istanza di accertamento di conformità urbanistica non risulta essere stata presentata dai ricorrenti, l’Amministrazione ha correttamente e esaustivamente evidenziato nell’ordinanza di demolizione che le opere contestate non avrebbero, comunque, potuto essere sanate ex post avendo determinato l’aumento di superfici e volumi utili in zona vincolata.
6.2. Rileva, inoltre, il Collegio che l'adozione dell'ordine di demolizione di opere abusive presuppone soltanto la constatata esecuzione di un intervento edilizio in assenza del prescritto titolo abilitativo, con la conseguenza che, essendo tale ordine un atto dovuto, esso è sufficientemente motivato con l'accertamento dell'abuso, e non necessita di una particolare motivazione in relazione all'interesse pubblico alla rimozione dell'abuso stesso - che è in re ipsa, consistendo nel ripristino dell'assetto urbanistico violato - ed alla possibilità di adottare provvedimenti alternativi (cfr. ex multis, T.A.R. Campania, Napoli, IV, 28.12.2009, n. 9638; T.A.R. Campania, Napoli, VI, 9.11.2009, n. 7077; T.A.R. Campania, Napoli, VII, 4.12.2008, n. 20987).
7. Anche la terza censura con la quale i ricorrenti lamentano la violazione degli artt. 7, 8 e 10 della legge n. 241/1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento con conseguente impossibilità di partecipazione allo stesso deve essere disattesa.
7.1. Dalla documentazione allegata dal Comune di S. Antonio Abate, infatti, emerge che con nota prot. n. 4567 del 26.2.2007 l’Amministrazione provvedeva a dare comunicazione ai ricorrenti dell’avvio del procedimento per l’adozione dei provvedimenti sanzionatori e che, comunque, i sigg.ri Caianiello e Ruocco erano ben edotti dell’esistenza dello stesso anche in considerazione dei molteplici sequestri ai quali i manufatti sono stati sottoposti prima dell’adozione dell’ordinanza demolitoria a causa dell’accertamento della prosecuzione dei lavori abusivi.
8. Appare, inoltre, del tutto irrilevante ai fini della legittimità del provvedimento gravato la prima censura incentrata sul difetto di istruttoria in relazione alla qualità di committente dei lavori del sig. Ruocco Aniello.
8.1. Orbene, posto che sia il responsabile dell’abuso che il proprietario possono fornire prova dell'assenza di responsabilità nella realizzazione dell'opera abusiva, venendo alla vicenda in esame si rileva che il sig. Ruocco Aniello, coniuge e convivente con la sig.ra Caianiello Diodata, non ha soddisfatto tale onere probatorio, essendosi limitato a contestare l'operato del Comune, senza tuttavia produrre alcun principio di prova in ordine alla sua estraneità all'abuso.
8.2. Va, peraltro, rilevato che secondo il costante orientamento della giurisprudenza, a norma delle disposizioni del T.U. Edilizia, sussiste a carico del proprietario dell'immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati, sicché l'interessato può sottrarsi a tale responsabilità solo dimostrando la sua estraneità all'abuso commesso. Anche sotto tale profilo la sig.ra Caianiello, quale proprietaria dell’area sulla quale ricadono le opere abusive, non ha fornito alcuna dimostrazione circa la sua estraneità alla realizzazione degli abusi contestati.
9. Deve, infine essere disattesa anche la quinta e ultima censura con la quale i ricorrenti si dolgono del fatto che il provvedimento impugnato sia stato adottato senza considerare che il manufatto abusivo è stato oggetto di un provvedimento di sequestro sin dal 3.2.2007 perché, secondo una consolidata giurisprudenza, condivisa dal Collegio, il responsabile dell'abuso può motivatamente domandare all'Autorità competente di disporre il dissequestro dell'immobile abusivo al fine di eseguire l'ordine di demolizione ed evitare l'adozione di ulteriori provvedimenti sanzionatori (cfr. in termini T.A.R. Campania, Napoli, VII, 1.9.2011, n. 4259; T.A.R. Campania, Napoli, II, 30.10.2006, n. 9243; T.A.R. Campania, Napoli, IV, 4.2.2003, n. 614). Giova, infine, evidenziare che il provvedimento prot. n. 1255 del 4.4.2007 di accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione, non risulta essere stato impugnato con il presente ricorso.
10. Per tutte le suesposte ragioni il ricorso deve, pertanto, essere respinto.
11. Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna i ricorrenti in solido tra di loro alla rifusione in favore dell’Amministrazione comunale resistente delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 2.000,00 (duemila/00), per spese generali, competenze e onorari, oltre IVA e CPA come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 19 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
Alessandro Pagano, Presidente
Michelangelo Maria Liguori, Consigliere
Marina Perrelli, Primo Referendario, Estensore


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