a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione II, 28 maggio 2012


Sussiste a carico del proprietario dell''immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati

SENTENZA N. 2490

La giurisprudenza amministrativa (cfr. fra le tante, TAR Campania – Napoli, sez. IV, 4 febbraio 2003, n. 614; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 17 maggio 2005, n. 3852) è ormai costante nell'affermare che, a norma del d.P.R. 380/2001, sussiste a carico del proprietario dell'immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati, sicché l'interessato può sottrarsi a tale responsabilità solo dimostrando la sua estraneità all'abuso commesso. Peraltro, secondo un ulteriore condivisibile orientamento giurisprudenziale, l'ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario attuale, anche se non responsabile dell'abuso, in considerazione del fatto che l'abuso edilizio costituisce un illecito permanente e che l'adozione dell'ordinanza, di carattere ripristinatorio, non richiede l'accertamento del dolo o della colpa del soggetto interessato (cfr. T.A.R. Lazio Latina, 6 agosto 2009, n. 780).

FATTO

La ricorrente, in assenza di concessione edilizia, ha realizzato “una tettoia in ferro e lamiera gregata di metri quadrati 108, parallela ad un preesistente capannone, box auto in muratura e copertura in ferro di metri quadrati 20,24, (una) tettoia in ferro legno e copertura in lamiera gregata di metri quadrati 7,15, (una) tettoia in ferro legno e copertura in lamiera gregata di mq. 52,00, in difformità della licenza edilizia n.18/72 per metri quadrati 73,21”.
Con ordinanza 18 marzo 2009, n. 3 il Sindaco di Casavatore ha ingiunto la demolizione delle opere in questione perché ritenute non conformi agli strumenti edilizi vigenti.
Avverso il suddetto provvedimento di demolizione ha proposto impugnativa l’interessata, chiedendone l'annullamento per i seguenti motivi:
1) eccesso di potere per carenza dei presupposti di fatto di diritto, difetto di motivazione, manifesta illogicità, contraddittorietà, perplessità, eccesso di potere per carenza di pubblico interesse, difetto di legittimazione passiva, altri profili.
Le opere oggetto dell'ordinanza demolizione sarebbero soggette a mera dia per cui il Comune non avrebbe potuto disporre l'abbattimento.
Nel caso di specie non vi sarebbe alcun interesse pubblico alla demolizione delle opere descritte, atteso il lungo lasso di tempo trascorso dal momento della loro realizzazione e quello dell'accertamento (venti anni).
L'abuso sarebbe stato commesso da un soggetto diverso rispetto alla ricorrente, che viceversa sarebbe stata indicata come committente delle opere;
2) violazione e falsa applicazione degli articoli 33 e 37 del d.p.r. 380/2001.
Nel caso di specie il Comune avrebbe potuto tutt'al più disporre una sanzione di carattere pecuniario, attesa la natura delle opere che sarebbero soggette a DIA ed in ogni caso alla sanatoria prevista dall'articolo 37 del d.p.r. 380/2001.
Il Comune di Casavatore non si è costituito in giudizio.
Alla udienza pubblica del 5 aprile 2012, la causa è stata trattenuta in decisione dal Collegio.

DIRITTO

Con il primo motivo si sostiene l’eccesso di potere per erroneità dei presupposti e di istruttoria, in quanto il Comune nel disporre la demolizione non avrebbe tenuto conto del lungo lasso di tempo trascorso tra il momento della realizzazione dei manufatti e quello dell'accertamento dell’abuso (venti anni).
La tesi non merita di essere condivisa.
L’amministrazione ha disposto la demolizione avendo contestato la realizzazione abusiva di una tettoia in ferro e lamiera gregata di metri quadrati 108, parallela ad un preesistente capannone, box auto in muratura e copertura in ferro di metri quadrati 20,24, una tettoia in ferro legno e copertura in lamiera gregata di metri quadrati 7,15, una tettoia in ferro legno e copertura in lamiera gregata di mq. 52,00, in difformità della licenza edilizia n.18/72 per metri quadrati 73,21.
Appare evidente quindi come il provvedimento sanzionatorio risulti giustificato dalle consistenti dimensioni dei manufatti realizzati in assenza dei prescritti titoli autorizzatori, per cui non può assumere alcun rilievo il (dedotto) lasso di tempo trascorso tra la realizzazione degli abusi e l’intervento rispristinatorio.
Al riguardo è opportuno osservare peraltro che, secondo un ormai consolidato principio, ai fini dell'emanazione di un provvedimento di demolizione di un'opera edilizia abusiva, l’amministrazione non è tenuta ad accertare e dimostrare l'epoca in cui la stessa è stata realizzata, essendo sufficiente l'accertamento della permanenza dell'opera abusiva nel momento in cui il provvedimento è adottato, mentre la determinazione di una data diversa da quella della sua commissione, rispetto alla contestazione dell'amministrazione, può essere conseguente solo ad una specifica produzione di elementi probatori da parte degli interessati, idonei a superare la presunzione per la quale l'abuso è stato realizzato in data prossima all'accertamento (fra le tante: TAR Campania, Napoli, sez. IV^ n. 4703 del 26 ottobre 2001, TAR, Trentino Alto Adige – Bolzano n. 283 del 9 novembre 2001).
Per giurisprudenza oramai costante, inoltre, i poteri sanzionatori in materia edilizia possono essere adottati anche a distanza di anni dalla realizzazione dell'abuso e non necessitano di particolare motivazione in ordine all'attualità dell'interesse pubblico in quanto gli abusi edilizi sono illeciti a carattere permanente (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V^, 6 settembre 1999 n. 1015, TAR Campania, Napoli, sez. IV^ n. 1909 del 1 marzo 2003, TAR Lazio, sez. II^ n. 5630 del 25 giugno 2003).
In proposito si è altresì precisato che i poteri repressivi dell’Amministrazione in materia urbanistica non si estinguono per decadenza o prescrizione, con la conseguenza che i relativi provvedimenti possono essere emanati in qualsiasi tempo in quanto il potere sanzionatorio del Comune non incontra nella materia in questione limiti temporali (cfr. Consiglio di Stato, Sez VI^, n. 2045 del 2 maggio 2005).
Certo non sfugge al Collegio l'esistenza di un orientamento giurisprudenziale secondo cui, ove sia quando sia decorso un notevole lasso di tempo dalla commissione dell'abuso edilizio, l'Amministrazione sarebbe tenuta a motivare circa la sussistenza dell'interesse pubblico alla eliminazione dell'opera realizzata o addirittura sulle ragioni che hanno indotto l'Ente a rimanere per tanto tempo inerte, ma tale orientamento si ritiene possa trovare applicazione solo in circostanze assai limitate.
L'evoluzione normativa in materia urbanistica è, infatti, contrassegnata dall’emanazione di norme severe per la repressione degli abusi edilizi, ma anche dalla possibilità di sanare gli abusi commessi attraverso l'istituto del cd. condono edilizio i cui termini sono stati più volte riaperti.
La possibilità riconosciuta ai privati di far rientrare le opere abusive edificate fra quelle assentite (in sanatoria) deve far ritenere che l'Amministrazione quando disponga la demolizione di opere abusive che si assumono di non recente realizzazione, ma mai denunciate neanche con la richiesta di condono, come nel caso di specie, non abbia il dovere di diffondersi in motivazioni particolari.
Del resto, ove si ritenesse che la sanzione demolitoria non costituisse un atto dovuto anche per le opere di non recente realizzazione, verrebbe vulnerata la stessa efficacia del condono quale stimolo rivolto ai privati a denunciare gli abusi commessi al fine di sottrarsi alle conseguenze di legge (in termini TAR Campania, Napoli, sez. IV, 12 ottobre 2005, 19867; idem, 26 ottobre 2001, n. 4703).
Non convince nemmeno l’ulteriore profilo di censura con il quale l’istante sostiene che l'abuso sarebbe stato commesso da un soggetto diverso rispetto alla ricorrente, che viceversa sarebbe stata indicata nella ordinanza di demolizione come “committente” delle opere.
In proposito è sufficiente osservare che il provvedimento impugnato individua la ricorrente anche come proprietaria dell’immobile in questione e che la giurisprudenza amministrativa (cfr. fra le tante, TAR Campania – Napoli, sez. IV, 4 febbraio 2003, n. 614; T.A.R. Lazio Roma, sez. II, 17 maggio 2005, n. 3852) è ormai costante nell'affermare che, a norma del d.P.R. 380/2001, sussiste a carico del proprietario dell'immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati, sicché l'interessato può sottrarsi a tale responsabilità solo dimostrando la sua estraneità all'abuso commesso.
Venendo alla vicenda in esame la ricorrente non ha soddisfatto tale onere probatorio, essendosi limitata ad sostenere la propria estraneità alla realizzazione delle opere, senza tuttavia produrre in proposito alcun elemento di riscontro.
Peraltro, secondo un ulteriore condivisibile orientamento giurisprudenziale, l'ordinanza di demolizione di una costruzione abusiva può legittimamente essere emanata nei confronti del proprietario attuale, anche se non responsabile dell'abuso, in considerazione del fatto che l'abuso edilizio costituisce un illecito permanente e che l'adozione dell'ordinanza, di carattere ripristinatorio, non richiede l'accertamento del dolo o della colpa del soggetto interessato (cfr. T.A.R. Lazio Latina, 6 agosto 2009, n. 780).
Così ancora privo di fondamento si rivela il costrutto giuridico su cui poggiano le deduzioni della ricorrente (espresso nel secondo mezzo), che consentirebbe l’applicazione in via alternativa di una sanzione pecuniaria sulla base di quanto previsto dall’art. 37 del d.P.R. 380/2001, atteso che nel caso in esame non se ne ravvisano i presupposti per la rilevanza degli abusi contestati.
Quanto poi alla censura inerente all'inammissibilità della demolizione in quanto la stessa risulterebbe gravemente pregiudizievole alla statica dell'intero fabbricato, considerata la natura delle opere in questione (trasformazione di una tettoia aperta sui lati in veranda chiusa con infissi di alluminio anodizzato), non si vede in quale misura la demolizione delle opere stesse possa avere le conseguenze che gli attribuisce la difesa del ricorrente che, comunque, si limita ad una mera affermazione astratta priva di qualsiasi minimo principio di prova in merito a suo fondamento.
Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso deve essere respinto.
Quanto alle spese, non occorre provvedervi non essendosi costituita in giudizio l’Amministrazione intimata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 5 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
Carlo D'Alessandro, Presidente
Leonardo Pasanisi, Consigliere
Vincenzo Blanda, Primo Referendario, Estensore


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