a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione III, 30 maggio 2012


[A] Sulla decadenza dei piani di lottizzazione per il decorso del termine decennale. [B] Sui casi in cui si può prescindere dall’approvazione di un piano di lottizzazione ed assentire un intervento diretto

SENTENZA N. 951

1. Secondo giurisprudenza consolidata: 1) ai piani di lottizzazione, disciplinati dall’art. 28, l. 17 agosto 1942 n. 1150, in assenza di una specifica disposizione che regoli il termine massimo di validità, si applica in via analogica il termine massimo di dieci anni dettato per i piani particolareggiati dall’art. 16 della stessa legge, termine entro il quale devono essere realizzate tutte le opere di urbanizzazione primaria previste dal piano di lottizzazione, in adempimento dell’obbligo assunto dal lottizzante con la stipulazione della convenzione di lottizzazione (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 4 luglio 2007, n. 1488); 2) il termine massimo di dieci anni di validità del piano di lottizzazione, non è suscettibile di deroga, decorre dalla data di completamento del complesso procedimento di formazione del piano attuativo (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 31 marzo 2011, n. 294; T.A.R. Toscana, Firenze, sez. I, 24 giugno 2009, n. 1091); 3) decorso il termine di validità decennale divengono inefficaci per la parte inattuata. Il Comune può poi disciplinare la parte di piano che non ha avuto attuazione mediante un nuovo piano e dovrà, quindi, agire nel rispetto delle procedure previste dalla legge per l’approvazione dei piani attuativi (Consiglio di Stato, sez. IV, 6 aprile 2012, n. 2045, T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, 25 luglio 2011, n. 1979); 4) il termine decennale di efficacia, previsto per i piani particolareggiati dall’art. 16 l. 17 agosto 1942 n. 1150, ma applicabile anche ai piani di lottizzazione, si applica solo alle disposizioni di contenuto espropriativo e non anche alle prescrizioni urbanistiche di piano che rimangono pienamente operanti e vincolanti senza limiti di tempo fino all’eventuale approvazione di un nuovo piano attuativo (Consiglio Stato, sez. IV, 28 luglio 2005, n. 4018). Decorso tale periodo, deve essere dichiarata l’inefficacia della parte non attuata, salvi gli allineamenti e le prescrizioni di zona nel rispetto sia dell’interesse pubblico per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione che dell’edificazione dei lotti (T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 19 gennaio 2005, n. 39).

2. Come sostenuto dalla giurisprudenza consolidata, il rilascio della concessione edilizia può non essere preceduto dall’approvazione del piano di lottizzazione soltanto quando la zona sia quasi interamente urbanizzata o la sua edificazione sia completa. Nelle situazioni intermedie, come nel caso in esame, la lottizzazione è necessaria perché svolge una funzione di raccordo con il precedente aggregato abitativo e di potenziamento delle opere di urbanizzazione. Quest’ultima deve essere programmata per zone e non avvenire in occasione dell’edificazione dei singoli lotti, sicché l’impegno del richiedente a realizzare opere di urbanizzazione primaria e secondaria non può sostituire, il piano in questione (T.A.R. Valle d’Aosta, Aosta, sez. I, 16 giugno 2011, n. 43, T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 5 maggio 2011, n. 2485; T.A.R. Trentino Alto Adige, Trento, sez. I, 12 gennaio 2011, n. 2). Il principio secondo cui va esclusa la necessità di strumenti attuativi per il rilascio di concessioni in zone già urbanizzate è applicabile solo nei casi nei quali la situazione di fatto, in presenza di una pressoché completa edificazione della zona, sia addirittura incompatibile con un piano attuativo (ad es. il lotto residuale e intercluso in area completamente urbanizzata, non presente nel caso di specie, visto che, complessivamente, fronteggia almeno tre sedi stradali), ma non anche all’ipotesi in cui per effetto di un’edificazione disomogenea ci si trovi di fronte ad una situazione che esige un intervento idoneo a restituire efficienza all’abitato, riordinando e talora definendo “ex novo” un disegno urbanistico di completamento della zona, ad esempio debba essere completato il sistema della viabilità secondaria nella zona o quando debba essere integrata l’urbanizzazione esistente garantendo il rispetto degli standards minimi per spazi e servizi pubblici e le condizioni per l’armonico collegamento con le zone contigue, già asservite all’edificazione (T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 13 febbraio 2012, n. 386). Ciò è tanto vero che la lottizzazione può rendersi necessaria anche con riguardo a edifici singoli, tanto che per escluderne la necessità deve essere comunque comprovata una situazione di pressoché completa edificazione della zona, tale da rendere del tutto superfluo un piano attuativo (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 7 marzo 2012, n. 248).

FATTO E DIRITTO

I. La parte ricorrente impugna il diniego di rilascio della concessione edilizia per la realizzazione di un fabbricato residenziale e commerciale, di un locale a uso edicola e per lavori di sistemazione esterna su lotti censiti nel Catasto terreni al fg. 21, p.lle 138 e 21, nonché, con motivi aggiunti, il Piano di lottizzazione del 1979 e il collegato atto unilaterale d’obbligo approvato nel 1989 dal Comune in luogo della stipula della convenzione.
In particolare, essendo stato adottato, nelle more, un nuovo PRG che ha cambiato la destinazione urbanistica della zona, chiede la declatatoria di illegittimità dei suddetti atti ai fini del risarcimento del danno, posto che la nuova strumentazione non consente alcun intervento nella zona A centro storico e destina la residua parte (ex C 3, di espansione e “zona bianca”), di proprietà, a parco urbano, parcheggi e, minimamente, a residenze.
II. A sostegno del gravame deduce i seguenti motivi:
a) violazione, erronea interpretazione e falsa applicazione di legge (l. 17 agosto 1942, n. 1150, l. 6 agosto 1967, n. 6, l. n. 765/1967, art. 4 della l. n. 10/1977, l.r. 12 febbraio 1979, n. 6, l.r. 22 aprile 1980, n. 26, art. 4 del d.l. n. 398/1993, conv. in l. n. 493/1993, come sostituito dall’art. 2, comma 60, della l. n. 662/1996, art. 6, comma 2, della l. n. 127/1997), dei vigenti strumenti urbanistici (Piano di Fabbricazione e relativa variante, Piano particolareggiato del Centro storico e Regolamento Edilizio del Comune) nonché dei principi regolatori della materia;
b) eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà e ingiustizia manifeste, travisamento dei fatti, omessa e insufficiente istruttoria, disparità di trattamento, mancanza di motivazione, perplessità, sviamento;
c) incompetenza (art. 51, comma 2, della l. n. 142/1990).
III. Si è costituita l’Amministrazione intimata, concludendo per il rigetto del ricorso.
IV. All’udienza pubblica del 3 maggio 2012, fissata per la discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.
V. Il ricorso è infondato.
V.1. Si premette, in fatto, che la richiesta avanzata dalla parte ricorrente concerneva il rilascio di una “unica concessione edilizia” per la realizzazione di un complesso intervento di edilizia residenziale e commerciale comportante:
a) l’aggregazione di aree disomogenee (zona A, centro storico, comparto 37 del P.P., per mq. 2035,45 e zona C, di completamento del P.d.F., per circa mq. 6.000, di cui parte, mq. 3839,27, destinata a verde di rispetto);
b) la qualificazione come bianca della zona a verde di rispetto, come tale soggetta alle limitazioni di cui all’art. 4, ult. comma, lett. a) della l. n. 10 del 10 gennaio 1977 (i.f.f.: 0,03) e, su tale presupposto, la preordinazione di opere infrastrutturali (strade, parcheggi, edicola), con dichiarazione che le aree destinate a sede stradale sarebbero state cedute gratuitamente al momento del rilascio della concessione.
V.2. Il provvedimento di diniego è motivato come segue:
A) quanto alla zona A: “le aree per le quali si chiede l’autorizzazione non prospettano su strada” e ciò non è conforme “né con il Programma di Fabbricazione vigente … né con il piano di lottizzazione … né con lo studio particolareggiato del centro storico…, pertanto la proposta si configura in una situazione urbanistica in variante al Programma di Fabbricazione vigente non consentita dall’art. 55 della legge regionale nr. 56 del 31.05.1980”;
B) “nella zona Bianca sulla quale è stato progettato un locale destinato ad uso edicola, lo stesso non può essere autorizzato perché, trattandosi di area ricadente nel centro abitato delimitato ai sensi dell’art. 17 della legge 6.8.1967, ai sensi dell’art. 4 della legge 10/1977 ultimo comma lettera b), nello stesso sono consentite soltanto opere di restauro e di risanamento conservativo, di manutenzione ordinaria e straordinaria, di consolidamento statico e di risanamento igienico”;
C) “nell’ambito della zona C), la proposta può essere presa in esame solo se contenuta nelle previsioni del piano di lottizzazione approvato dalla Regione Puglia con deliberazione nr. 7578 del 3.12.1978 ove risulta prevista una superficie edificabile di mq. 440,00 al posto di mq. 782,72 di cui alla proposta”.
V.3. La parte svolge argomentazioni difensive diversificate per le singole zone.
A.1) Quanto alla zona A conferma che la normativa di attuazione espressa dal Piano particolareggiato per il Centro storico, in osservanza dell’art. 16 NTA al P.d.F., consente, per l’isolato 37, l’edificazione delle sole aree libere prospicienti su strada, sancendo, al contempo, l’inedificabilità per quelle libere interne destinate, invece, a verde privato.
Contesta, piuttosto, l’accertamento in fatto, atteso che, contrariamente all’assunto dell’Amministrazione intimata posto a base del diniego, l’area interessata dall’intervento sarebbe prospiciente alla strada, in particolare, per una lunghezza pari a m. 13,87 su via Pendino a partire dalla costruzione già esistente e fino al limite della zona.
Ora, visti anche i rilievi aerofotogrammetrici del Comune nonché i mappali catastali, il Collegio ritiene che non sia ragionevolmente sostenibile l’affermazione secondo la quale, la parte di lotto ricompreso in zona A sarebbe da intendersi prospiciente alla strada in quanto, in minima parte, dalla stessa delimitato. Depone, in senso contrario, la complessiva dimensione della porzione di tale lotto (are 18,00 ovvero mq. 2035,45), che rende, in proporzione, esigua l’esposizione su strada (m. 13,87).
Per la zona A, comparto 37, è incontestata la regolamentazione attuativa del Programma di fabbricazione mediante Piano particolareggiato del centro storico, approvato con d.P.R. n. 1029 del 24 aprile 1977, referendosi, invece, il piano di lottizzazione n. 7578 del 3 dicembre 1979 alla diversa zona C, di completamento urbano, adiacente.
B.1) Con riferimento alla cd. zona bianca, estesa per mq. 3839,27, la parte ricorrente sostiene che:
a) sia decaduto il vincolo d’inedificabilità assoluta derivante dalla tipizzazione come “zona verde di rispetto” (prevista dalla variante al Programma di Fabbricazione: delibera C.C. n. 198/a del 16 dicembre 1978) per mancata approvazione dello strumento attuativo nei termini di legge, quinquennali, e per la mancata reiterazione (art. 2 della l. n. 1187/1968);
b) data la preesistenza dello strumento urbanistico generale costituito dal Programma di Fabbricazione (d.P.G.R. n. 475 del 30 marzo 1973), vi sia la reviviscenza dell’originaria tipizzazione quale zona C di completamento urbano. In particolare, permarrebbe l’indirizzo programmatico stabilito dal relativo Regolamento edilizio, ovvero la destinazione urbanistica come zona C/3, con indice di f.f. pari a 1,06 mc/mq..
L’argomentazione è priva di pregio.
1) La decadenza dei vincoli urbanistici espropriativi o che, comunque, privano la proprietà del suo valore economico, lasciando il terreno privo di regolamentazione, comporta l’obbligo per il Comune di “reintegrare” la disciplina urbanistica dell’area interessata dal vincolo decaduto con una nuova pianificazione, ancorché non sollecitata da privato, posto che tale obbligo risponde all’interesse pubblico generale e prioritario al razionale e ordinato assetto del territorio (T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 27 luglio 2011, n. 1456; Consiglio Stato, sez. V, 28 dicembre 2007, n. 6741).
2) Il proprietario dell’area interessata può comunque presentare un’istanza, volta a ottenere l’attribuzione di una nuova destinazione urbanistica, e la P.A. è tenuta a esaminarla, anche nel caso in cui la richiesta medesima non sia suscettibile di accoglimento, con l’obbligo di motivare congruamente tale decisione (Consiglio Stato, sez. IV, 13 ottobre 2010, n. 7493; T.A.R. Sicilia, Palermo, sez. II, 9 settembre 2010, n. 10032 e sez. III, 7 maggio 2010, n. 6465; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. I, 20 luglio 2010, n. 1781).
3) L’obbligo di provvedere alla rideterminazione urbanistica di un’area, in relazione alla quale sono decaduti i vincoli espropriativi precedentemente in vigore, non comporta quindi che essa riceva una destinazione urbanistica edificatoria o nel senso voluto dal privato, essendo in ogni caso rimessa al potere discrezionale dell’Amministrazione comunale la verifica e la scelta della destinazione che, in coerenza con la più generale disciplina urbanistica del territorio, risulti più idonea e più adeguata in relazione all’interesse pubblico al corretto e armonico utilizzo del territorio, potendo anche ammettersi la reiterazione degli stessi vincoli scaduti, sebbene nei limiti di una congrua e specifica motivazione sulla perdurante attualità della previsione, comparata con gli interessi privati (Consiglio Stato, sez. IV, 21 aprile 2010, n. 2262; T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 12 aprile 2010, n. 1084).
C.1) Con riferimento alla zona C/3 la parte ricorrente lamenta l’inesistenza del Piano di Lottizzazione e, comunque la sua inutilità, chiedendo, in subordine, l’annullamento degli atti relativi.
In ottemperanza all’ordinanza n. 1333 del 2000, l’Amministrazione comunale ha depositato, tra gli altri documenti:
a) i verbali delle deliberazioni comunali nn. 198/a e 198/b del 16 dicembre 1978, relative, rispettivamente, l’una, all’approvazione della variante al vigente Programma di Fabbricazione per la modificazione della destinazione di zona da verde privato a spazi pubblici, e, l’altra, all’approvazione del Piano di Lottizzazione del comprensorio delimitato da Corso Mazzini, Via Pendino e Via Reno, ivi compreso l’allegato schema di Convenzione;
b) la deliberazione della Giunta Regionale n. 7578 del 3 dicembre 1979 di rilascio del nulla osta regionale per l’esecuzione del Piano di Lottizzazione in base al suddetto schema di Convenzione;
c) la deliberazione del Consiglio Comunale n. 247 del 5 dicembre 1989 di determinazione del costo delle opere di urbanizzazione con contestuale approvazione dello schema unilaterale d’obbligo.
V.3.1. La parte ricorrente ha presentato motivi aggiunti, lamentando, in particolare, la violazione dell’art. 28 della l. n. 1150/1942 e dell’art. 6 bis del R.E.C. con specifico riferimento alle norme regolanti la lottizzazione privata.
In particolare, da tale produzione documentale si desume che sono state espletate le fasi relative alla domanda di autorizzazione lottizzatoria da parte del proprietario dell’area da lottizzare, accompagnata dal relativo progetto e dallo schema di convenzione, l’approvazione del progetto e dello schema di convenzione da parte del Consiglio Comunale e il nulla osta regionale.
Sostiene, tuttavia, parte ricorrente che il procedimento non si è concluso non essendo intervenuta la stipula della convenzione, la sua trascrizione nei registri immobiliari e, da ultimo, il rilascio della autorizzazione comunale lottizzatoria.
Quanto alla prima fase, la parte lamenta, altresì, la violazione dell’art. 6 bis del R.E.C., posto che la domanda di autorizzazione doveva essere firmata da tutti i proprietari e non da uno solo, come si evince dalla delibera del Consiglio Comunale n. 4 del 26 marzo 1976 di prima approvazione del piano di lottizzazione, poi reiterata, con modifiche.
In subordine, ove dovesse ritenersi validamente concluso l’iter lottizzatorio, la parte ne eccepisce la decadenza per decorrenza dei termini entro i quali si sarebbero dovute ultimare le opere di urbanizzazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 28, comma 9, della l. n. 1150 citata.
I motivi sono privi di pregio.
V.3.2. Con riferimento al primo profilo censurato, il Collegio ritiene che la mancata lottizzazione effettiva dell’area da attuarsi, in concreto, attraverso le successive fasi della stipula delle convenzioni con i privati e del rilascio dei titoli abilitativi, non sia di per sé ostativa alla validità, a monte, della strumentazione urbanistica di attuazione approvata dalla Giunta Regionale nel 1979 con il rilascio del nulla osta al Piano di Lottizzazione in esame.
V.3.3. Quanto alla legittimazione alla presentazione del progetto lottizzatorio, la richiamata disciplina contenuta nella norma regolamentare (richiedente la sottoscrizione di tutti i proprietari) non può derogare, per il principio di gerarchia delle fonti, a norme di legge, sia pure di livello regionale. In particolare, l’art. 27 della l. r. n. 56/1980 prevede che “il piano di lottizzazione di aree inserite in un P.P.A. può essere proposto anche da uno solo dei proprietari, sempre che … non comporti modificazioni delle aree edificate esistenti di proprietà degli altri e preveda la ripartizione percentuale degli utili e degli oneri. Il Piano viene approvato ed adottato con la disciplina fissata dall’art. 15 della legge regionale 12/2/1979 n. 6 sui comparti”.
Nel caso di specie, trattasi di piano di lottizzazione comprendente un intero comparto urbanistico (compreso nel 4° settore del Programma di fabbricazione), per una estensione complessiva di mq. 32.681, nel quale sono inserite zone di completamento urbano (art. 21: “aree ancora libere e con rade costruzioni immediatamente adiacenti a settori marginali dell’abitato”), zone F2 (art. 25: “aree destinate ad attrezzature … e impianti di interesse generale già programmati o di futura attuazione”) e zone destinate a verde di rispetto (art. 29: “ fasce di protezione delle sedi stradali e dei raccordi della rete principale di traffico”), oltre a una zona, di piccola estensione, di completamento edilizio B2 (art. 18, REC: “insediamenti attuali compresi in un tessuto viario completamente definito, con isolati non ancora saturati o anche privi di caratteristiche unitarie”).
V.3.4. Infondata è, pure, l’ulteriore censura relativa alla decadenza del Piano di Lottizzazione per mancata ultimazione delle opere di urbanizzazione ai sensi e per gli effetti dell’art. 28, comma 9, della l. n. 1150/1942.
Si premette che la fattispecie normata dall’articolo del quale si lamenta la violazione non trova riscontro nel caso all’esame, posto che non si dibatte delle conseguenze dell’inutile decorso del termine decennale per esecuzione delle opere di urbanizzazione poste a carico del proprietario a seguito di stipula della convenzione di lottizzazione, qui, per stessa ammissione di parte ricorrente, assente.
Trovano, invece, applicazione al caso, in via analogica, gli artt. 16, “Approvazione dei piani particolareggiati” e 17, “Validità dei piani particolareggiati” della legge urbanistica, l. 17 agosto 1942, n. 1150, che, rispettivamente, stabiliscono: “Con decreto di approvazione … sono fissati il tempo, non maggiore di dieci anni, entro il quale il piano particolareggiato dovrà essere attuato …”; e “decorso il termine stabilito per la esecuzione del piano particolareggiato questo diventa inefficace per la parte in cui non abbia avuto attuazione, rimanendo soltanto fermo a tempo indeterminato l’obbligo di osservare nella costruzione di nuovi edifici e nella modificazione di quelli esistenti gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso”.
Secondo giurisprudenza consolidata, infatti:
1) ai piani di lottizzazione, disciplinati dall’art. 28, l. 17 agosto 1942 n. 1150, in assenza di una specifica disposizione che regoli il termine massimo di validità, si applica in via analogica il termine massimo di dieci anni dettato per i piani particolareggiati dall’art. 16 della stessa legge, termine entro il quale devono essere realizzate tutte le opere di urbanizzazione primaria previste dal piano di lottizzazione, in adempimento dell’obbligo assunto dal lottizzante con la stipulazione della convenzione di lottizzazione (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 4 luglio 2007, n. 1488);
2) il termine massimo di dieci anni di validità del piano di lottizzazione, non è suscettibile di deroga, decorre dalla data di completamento del complesso procedimento di formazione del piano attuativo (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 31 marzo 2011, n. 294; T.A.R. Toscana, Firenze, sez. I, 24 giugno 2009, n. 1091);
3) decorso il termine di validità decennale divengono inefficaci per la parte inattuata. Il Comune può poi disciplinare la parte di piano che non ha avuto attuazione mediante un nuovo piano e dovrà, quindi, agire nel rispetto delle procedure previste dalla legge per l’approvazione dei piani attuativi (Consiglio di Stato, sez. IV, 6 aprile 2012, n. 2045, T.A.R. Lombardia, Milano, sez. II, 25 luglio 2011, n. 1979);
4) il termine decennale di efficacia, previsto per i piani particolareggiati dall’art. 16 l. 17 agosto 1942 n. 1150, ma applicabile anche ai piani di lottizzazione, si applica solo alle disposizioni di contenuto espropriativo e non anche alle prescrizioni urbanistiche di piano che rimangono pienamente operanti e vincolanti senza limiti di tempo fino all’eventuale approvazione di un nuovo piano attuativo (Consiglio Stato, sez. IV, 28 luglio 2005, n. 4018).
Decorso tale periodo, deve essere dichiarata l’inefficacia della parte non attuata, salvi gli allineamenti e le prescrizioni di zona nel rispetto sia dell’interesse pubblico per l’esecuzione delle opere di urbanizzazione che dell’edificazione dei lotti (T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. II, 19 gennaio 2005, n. 39).
In questo senso depone espressamente anche la normativa regionale: la l. n. 56 del 1980, dispone, infatti:
a. all’art. 27, che “per l’adozione e l’approvazione del Piano di lottizzazione si applica la disciplina di cui all’art. 21 della presente legge” ovvero quella prevista per il Piano particolareggiato;
b. all’art. 37, che: “I Piani particolareggiati vanno attuati in un tempo non maggiore di 10 anni e la loro approvazione equivale a dichiarazione di pubblica utilità delle opere in essi previste …”. Aggiungendo, parimenti, che: “decorsi i termini stabiliti per l’attuazione dei Piani esecutivi di cui ai precedenti commi, rimane efficace, per la parte non attuata, l’obbligo di osservare le previsioni dello strumento esecutivo mentre, ai fini espropriativi, decadono gli effetti della pubblica utilità delle opere previste…”.
V.3.5. Ciò posto con riferimento alla fattispecie in esame il Collegio deve sottolineare quanto segue:
a) la Regione, ha rilasciato il nulla osta all’esecuzione del Piano di lottizzazione adottato con delibera C.C. 198/b del 16 dicembre 1978, con ciò approvandolo, con deliberazione della Giunta regionale, n. 7578 del 3 dicembre 1979, resa esecutiva dal Commissario di Governo con successivo provvedimento del 18 gennaio 1980;
b) il Consiglio Comunale ha determinato il costo delle opere di urbanizzazione con predisposizione dello schema unilaterale d’obbligo da sottoporre alla sottoscrizione dei privati all’atto del rilascio della concessione edilizia, con delibera n. 247 del 5 dicembre 1989, antecedentemente al decorso del decennio dalla data di esecutività del Piano di Lottizzazione.
In particolare, con tale delibera l’Amministrazione comunale, al fine di risanare il Comprensorio e consentire l’edificazione dei singoli lotti previsti dal piano di lottizzazione, ha deciso di eseguire direttamente le spese di urbanizzazione primaria, facendo pagare il costo di tali opere “a coloro che intendono costruire man mano che vengono rilasciate le concessioni edilizie” e ciò dopo aver preso atto “che il comparto di che trattasi risulta notevolmente frazionato e che nonostante le numerose riunioni e sollecitazioni rivolte dall’Amministrazione ai proprietari dei terreni, gli stessi non sono riusciti a convenzionarsi per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria indispensabili per ottenere la concessione edilizia relazione tecnica allegata alla delibera”.
c) la domanda di rilascio della concessione edilizia è stata presentata il 19 ottobre 1999, vigenti, per la parte inattuata e nell’interesse pubblico, le prescrizioni di zona per il completamento delle opere di urbanizzazione e per l’edificazione dei suoli.
d) quanto alla situazione dei luoghi e all’attuazione del Piano di lottizzazione, già alla data del 29 febbraio 1988, dalla relazione tecnica del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale, allegata alla delibera n. 247/1989, si desume:
– che delle sedi stradali previste dal predetto piano fanno parte via Reno, già esistente alla data di redazione dello studio di lottizzazione, e via Sesia, dove prospetta l’edificio in costruzione della scuola Media II Nucleo, che l’Amministrazione ha urbanizzato costruendo la sede stradale, l’impianto di pubblica illuminazione, quello di rete idrica ed è in fase di realizzazione la condotta di rete fognante;
- che l’urbanizzazione dell’intero comparto comprende altre due strade di cui una della lunghezza di mt. 225 che collega via Sesia con quella precedentemente richiamata;
- che sulle predette strade esistono alcune costruzioni regolarmente autorizzate perchè realizzate prima della entrata in vigore della legge 6.8.1967 ed altre che pur realizzate abusivamente, hanno rispettato lo schema viario previsto dal piano di lottizzazione;
- che … i pochi lotti residuati nella lottizzazione possono essere sfruttati dai proprietari mediante cessione gratuita a favore del Comune della superficie per sede stradale sulla quale prospetta il lotto;
- che l’ammontare degli oneri di urbanizzazione scaturisce dalla spesa complessiva prevista per la realizzazione delle opere di urbanizzazione e i volumi di costruzione fuori terra programmati, tenuto conto che i volumi delle costruzioni da realizzare nel comprensorio ammontano complessivamente a mc. 16.242 ...
V.3.6. In relazione alla dedotta inutilità della lottizzazione convenzionata va rilevata la tardività della censura e quindi la sua inammissibilità essendone conosciuta l’esistenza (e mai contestata fino al presente giudizio) già alla data del rilascio delle certificazioni urbanistiche e, sicuramente sulla base dell’attestazione del 13 marzo 1995, secondo la quale: “La zona C/3 fa parte del piano di lottizzazione del comprensorio compreso tra le vie Pendino, Reno e Sesia, approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 198/b del 16.12.1978”.
V.3.6.1. Ciò premesso, il Collegio ritiene utile ribadire che secondo le Norme tecniche di Attuazione al Programma di fabbricazione (d.P.G.R. n. 475 del 30 marzo 1973 e successive varianti) l’intero territorio è ripartito in zone ove quelle parzialmente edificate e destinate a nuovi complessi insediativi sono, a loro volta, suddivise in sottozone con differenti indici e prescrizioni. In particolare, “nella planimetria del Programma di fabbricazione sono stati definiti i limiti di comprensorio o di comparto entro i quali la progettazione urbanistica dovrà avere carattere unitario, rispettando le diverse destinazioni previste, la distribuzione percentuale delle aree, la quantità minima degli spazi riservati alle attività collettive e il dimensionamento viario… Nelle aree libere comprese in tali comprensori … le nuove costruzioni sono subordinate alla redazione del relativo piano particolareggiato o di lottizzazione convenzionata a norma dell’art. 8 della legge 765” (art. 15).
V.3.6.2. Quanto alla necessità concreta di un piano attuativo del piano regolatore, nel caso di specie, la lottizzazione convenzionata, ricorrevano, all’epoca, i presupposti per la sua proposizione trattandosi di comparto di completamento ricomprendente prevalentemente aree ancora libere, con rade costruzioni immediatamente adiacenti ai settori marginali dell’abitato.
Inoltre, nello stesso centro storico adiacente, specificamente per l’isolato 37, “la mancanza di strade e le condizioni poco igieniche dello ambiente circostante hanno impedito nel tempo nuovi insediamenti … Tali carenze hanno però nello stesso tempo … conservato lo isolato integro e morfologicamente omogeneo, anche se dalle condizioni igieniche precarie. Sarebbe opportuno intraprendere una operazione globale di risanamento … ” (“rilievi e normativa” - piano particolareggiato del centro storico, approvato con d.P.G.R. n. 1029 del 29 aprile 1977).
Ciò posto, come sostenuto dalla giurisprudenza consolidata, il rilascio della concessione edilizia può non essere preceduto dall’approvazione del piano di lottizzazione soltanto quando la zona sia quasi interamente urbanizzata o la sua edificazione sia completa. Nelle situazioni intermedie, come nel caso in esame, la lottizzazione è necessaria perché svolge una funzione di raccordo con il precedente aggregato abitativo e di potenziamento delle opere di urbanizzazione. Quest’ultima deve essere programmata per zone e non avvenire in occasione dell’edificazione dei singoli lotti, sicché l’impegno del richiedente a realizzare opere di urbanizzazione primaria e secondaria non può sostituire, il piano in questione (T.A.R. Valle d’Aosta, Aosta, sez. I, 16 giugno 2011, n. 43, T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 5 maggio 2011, n. 2485; T.A.R. Trentino Alto Adige, Trento, sez. I, 12 gennaio 2011, n. 2).
Il principio secondo cui va esclusa la necessità di strumenti attuativi per il rilascio di concessioni in zone già urbanizzate è applicabile solo nei casi nei quali la situazione di fatto, in presenza di una pressoché completa edificazione della zona, sia addirittura incompatibile con un piano attuativo (ad es. il lotto residuale e intercluso in area completamente urbanizzata, non presente nel caso di specie, visto che, complessivamente, fronteggia almeno tre sedi stradali), ma non anche all’ipotesi in cui per effetto di un’edificazione disomogenea ci si trovi di fronte ad una situazione che esige un intervento idoneo a restituire efficienza all’abitato, riordinando e talora definendo “ex novo” un disegno urbanistico di completamento della zona, ad esempio debba essere completato il sistema della viabilità secondaria nella zona o quando debba essere integrata l’urbanizzazione esistente garantendo il rispetto degli standards minimi per spazi e servizi pubblici e le condizioni per l’armonico collegamento con le zone contigue, già asservite all’edificazione (T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 13 febbraio 2012, n. 386).
Ciò è tanto vero che la lottizzazione può rendersi necessaria anche con riguardo a edifici singoli, tanto che per escluderne la necessità deve essere comunque comprovata una situazione di pressoché completa edificazione della zona, tale da rendere del tutto superfluo un piano attuativo (T.A.R. Sardegna, Cagliari, sez. II, 7 marzo 2012, n. 248).
V.4. Con l’ultimo motivo di ricorso, la parte lamenta la violazione dell’art. 4, comma 3, del d.l. 398/1993, conv. in l. n. 493/1993 come sostituito dall’art. 2, comma 60, della l. n. 662/1996, per difetto d’istruttoria, non essendo stato richiesto il parere della C.E.C.
Tale norma, che disciplina le procedure per il rilascio della concessione edilizia, abrogata dall’art. 136, d.lgs. 6 giugno 2001, n. 378, stabilisce che: “in ordine ai progetti presentati, il responsabile del procedimento deve richiedere, entro il termine di cui al comma 2 (rectius 60 gg.), il parere della commissione edilizia. Qualora questa non si esprima entro il termine predetto il responsabile del procedimento è tenuto comunque a formulare la proposta di cui al comma 2 e redigere una relazione scritta al sindaco indicando i motivi per i quali il termine non è stato rispettato. Il regolamento edilizio comunale determina i casi in cui il parere della commissione edilizia non deve essere richiesto”.
La censura è infondata.
V.4.1. Sotto l’ultimo profilo, l’art. 14 del REC del Programma di fabbricazione del 1973, pur prevedendo l’obbligatorietà del voto della Commissione edilizia, stabilisce che tale voto non ha carattere vincolante e, pertanto, sia pure favorevole, non costituisce presunzione del rilascio della licenza, che rimane riservata esclusivamente al Sindaco (rectius, dirigente).
V.4.2. La richiamata disciplina nazionale regolante il procedimento concessorio prevede, invece, sostanzialmente, il superamento dell’apporto consultivo della CEC ove non tempestivamente emesso.
Ora, nel caso all’esame, come risulta nelle premesse del provvedimento gravato, alla data del 3 gennaio 2000, la CEC non era ancora riuscita a esaminare le pratiche all’ordine del giorno delle precedenti sedute e per le quali erano già trascorsi oltre 60 gg. dalla presentazione.
Era pertanto già superato, anche per la domanda presentata dalla parte ricorrente, il termine ultimo entro il quale il responsabile del procedimento - pure se tale Commissione non abbia espresso un parere sul progetto -, deve concludere l’istruttoria con la formulazione di una motivata proposta all’autorità competente all’emanazione del provvedimento conclusivo (art. 4, citato, commi 2 e 3), autorità individuata, ai sensi dell’art. 6 della l. n. 127/1997, nello stesso dirigente.
Ragionevolmente, pertanto, il dirigente dell’UTC, rinviando a una propria relazione - parere, redatti in data 20 ottobre 1999 (di qui la completezza dell’istruttoria), ha adottato il provvedimento conclusivo non autorizzando, per i motivi esposti, il rilascio della concessione edilizia.
V.4.3. La censura in ordine all’assenza di qualsiasi relazione al Sindaco giustificatrice del ritardo, essendo stato superato il termine di 60 giorni previsto dalla legge per la conclusione dell’istruttoria, è generica, in quanto non provata, e inammissibile, considerato che trattasi di atto endo-procedimentale, interno, di natura prettamente organizzativa, che non incide, in quanto tale, sul contenuto o sulla legittimità del provvedimento conclusivo, rispetto al quale, dunque, la parte ricorrente non vanta alcun interesse meritevole di tutela.
VI. Sulla base delle sovra esposte considerazioni, il ricorso non è meritevole di accoglimento.
VII. La complessità e tecnicità delle questioni affrontate inducono il Collegio a compensare tra le parti le spese e competenze di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Terza definitivamente pronunciando sul ricorso integrato da motivi aggiunti, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Compensa tra le parti le spese e competenze di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 3 maggio 2012 con l’intervento dei magistrati:
Rosaria Trizzino, Presidente
Gabriella Caprini, Referendario, Estensore
Luca De Gennaro, Referendario



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