a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione VI, 7 giugno 2012


L''art. 27 del t.u. dell''edilizia, applicabile sia che venga accertato l''inizio che l''avvenuta esecuzione di interventi abusivi, non vede la sua efficacia limitata alle sole zone di inedificabilità assoluta, dovendo la nozione di "vincolo di inedificabilità" da esso articolo contemplata essere intesa come comprensiva non solo dell''inedificabilità assoluta, ma anche di quella relativa

SENTENZA N. 2705

Per costante orientamento della giurisprudenza condivisa dal Collegio, alla luce della disciplina vigente, l'art. 27 del t.u. dell'edilizia, applicabile sia che venga accertato l'inizio che l'avvenuta esecuzione di interventi abusivi, non vede la sua efficacia limitata alle sole zone di inedificabilità assoluta, dovendo la nozione di "vincolo di inedificabilità" da esso articolo contemplata essere intesa come comprensiva non solo dell'inedificabilità assoluta, ma anche di quella relativa (cfr. T.A.R. Campania, questa sesta sezione, sentenze n. 2382 del 28 aprile 2011; n. 1338 del 8 marzo 2011; n. 24017 del 12 novembre 2010; n. 2076 del 21 aprile 2010 e n. 1775 del 7 aprile 2010 e sezione terza, 11 marzo 2009, n. 1376: e anche sezione seconda, 23 giugno 2010, n. 15729).

FATTO E DIRITTO

1.1. Con ricorso ritualmente notificato e depositato, Vertechi Antonio impugnava i provvedimenti indicati in epigrafe e, in virtù di numerose censure in fatto e in diritto, ne chiedeva l’annullamento, nonchè, in via incidentale, la sospensione dell’efficacia.
1.2. Il Comune di Bacoli non si è costituito.
1.3. Alla camera di consiglio del 30/05/2007 la sospensiva è stata abbinata al merito su richiesta della parte ricorrente.
1.4. All’esito dell’udienza di trattazione del 09.05.2012, il Collegio tratteneva la causa in decisione.
2.1. La ricorrente censura il provvedimento per molteplici aspetti: 1) violazione artt. 4, 7, 8 e 10 della legge 241/1990, violazione artt. 24 e 97 cost., violazione del giusto procedimento di legge, difetto di istruttoria, eccesso di potere; 2) violazione L. nn. 1150/1942, 10/77 e degli artt. 22 e 27 del D.P.R. 380/2001, L.R. Campania n. 19/2001 Violazione art. 1 comma 6 lett. A) L. n. 443/2001, eccesso di potere, difetto di motivazione, illogicità, inesistenza dei presupposti di fatto e di diritto, travisamento; 3) violazione dell’art. 27 del D.P.R. 380/2001, eccesso di potere, erroneità, inesistenza dei presupposti, travisamento, sproporzione; 4) violazione degli artt. 27 e 33 del D.P.R. 380/2001 ed art. 167 D.lgs. 42/2004, violazione del giusto procedimento, atipicità, sviamento; 5) violazione dell’art. 41 d.P.R. 380/2001, violazione del giusto procedimento, eccesso di potere, inesistenza dei presupposti, simulazione procedimentale, incompetenza; 6) violazione degli artt. 27 del D.P.R. 380/2001 in relazione all’art. 3 L. 241/1990, eccesso di potere, difetto di motivazione e di istruttoria, perplessità; 7) violazione artt. 36 e 37 d.P.R. n. 380/2001, eccesso di potere, illogicità manifesta.
2.2. In merito alla prima censura, relativa alla violazione delle disposizioni che prescrivono le garanzie partecipative, la doverosità del provvedimento impone di ritenere recessivo l’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento ai sensi dell’art. 7 L. 241/1990; l'obbligo di previa comunicazione di avvio del procedimento, infatti, non si applica ai provvedimenti sanzionatori in materia edilizia, considerato il loro carattere doveroso (cfr., art. 21 octies L. 241/90 e, in giurisprudenza, ex multis, Consiglio Stato sez. V, 19 settembre 2008, n. 4530; T.A.R. Napoli Campania sez. IV, 02 dicembre 2008, n. 20794 e Tar Campania, Napoli, sez. IV, 16 giugno 2000 n. 2147).
2.3. Occorre ora trattare le censure di merito sub 2), 3), 4), 5), 6) e 7).
3. Si contesta, in primo luogo, che non sarebbe stato applicabile l’art. 27 D.P.R. 380/2001 per l’avvenuta ultimazione del muro “ab immemorabile”, per cui non si darebbe luogo alla abusività del manufatto, rispetto al quale sono stati effettuati interventi di mera manutenzione, realizzabili con la semplice dichiarazione di inizio attività presentata dal ricorrente in data 18701/2007.
3.1. Il mezzo è infondato in quanto, sotto un primo profilo, l’affermazione della legittima risalenza delle opere è rimasta indimostrata (nei documenti depositati non v’è traccia che confermi la prospettazione di parte ricorrente).
In secondo luogo, come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza di questo Tribunale, ai fini dell’applicazione dell’art. 27 D.P.R. 380/2001, non rileva se l’opera sia o meno ultimata. L’articolo citato, infatti, dispone: «qualora si tratti di aree assoggettate alla tutela di cui al regio decreto 30 dicembre 1923, n. 3267, o appartenenti ai beni disciplinati dalla legge 16 giugno 1927, n. 1766, nonché delle aree di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, il dirigente provvede alla demolizione ed al ripristino dello stato dei luoghi, previa comunicazione alle amministrazioni competenti le quali possono eventualmente intervenire, ai fini della demolizione, anche di propria iniziativa». La norma in questione, all’esito delle modifiche apportate con D.L. 269/2003, è applicabile tanto se venga accertato l’inizio quanto l’avvenuta esecuzione di opere abusive su area vincolata (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. III, 11 marzo 2009, n. 1376), per cui non può trovare accoglimento la prospettazione del ricorrente nel senso dell’inapplicabilità della norma a causa dell’avvenuto completamento dei lavori (Sent. T.A.R. Napoli sez. VI n. 8987/2009).
3.2. Il ricorrente, poi, afferma che, anche a prescindere dalla natura pertinenziale dell’opera si tratterebbe, comunque, di manufatto di modestissima entità e priva di rilievo urbanistico.
3.3. Deve in primo luogo essere smentita la natura pertinenziale dell’opera.
3.4. La nozione di “pertinenza urbanistica” nel campo urbanistico-edilizio è, infatti, meno ampia di quella definita dall'art. 817 c.c. e dunque non può consentire la realizzazione di opere di grande consistenza soltanto perché destinate al servizio di un bene qualificato principale.
All’opposto, deve dirsi che la natura pertinenziale dell’opera va esclusa per il muro in questione che ha una ragguardevole dimensione, presentando una lunghezza di metri lineari 37,00, un’altezza di metri 0,75 e una profondità di metri 0,45; inoltre, lo stesso è stato elevato di ulteriori metri 2,00 e ha raggiunto una lunghezza di metri 12,00.
Per quanto le osservazioni appena svolte appaiano dirimenti, deve, osservarsi, ‘ad abundantiam’ che, quand’anche si ritenessero le opere pertinenziali e, quindi, assentibili con mera D.I.A., l’applicazione della sanzione demolitoria ai sensi dell’art. 27 D.P.R. 380/2001 non potrebbe essere esclusa in ragione della insistenza delle opere in questione in area vincolata.
Le stesse argomentazioni valgono a respingere l’obiezione che si tratterebbe di opere di modesta entità e irrilevanti sotto il profilo urbanistico, posto che a differenza di quanto sostenuto dal ricorrente, la costruzione di un muro delle riportate dimensioni ha una valenza di tipo paesaggistico e comporta una duratura trasformazione del territorio, che è assoggettato a vincolo paesaggistico.
Tali interventi necessitano, quindi, sia del previo titolo abilitativo sotto il profilo paesaggistico che di quello edilizio/urbanistico, ovvero, quanto a quest’ultimo, del permesso di costruire (o di titolo alternativo ai sensi dell’art. 22, comma 3, d.P.R. 380 del 2001).
4. Analogamente sono prive di pregio le censure di cui ai numeri 3, 4, 6 e 7, tutte volte a contestare la legittimità dell’applicazione dell’art. 27 del d.P.R. 380/2001 in luogo dell’art. 33 dello stesso T.U.
4.1. Infatti, per costante orientamento della giurisprudenza condivisa dal Collegio, alla luce della disciplina vigente, l'art. 27 del t.u. dell'edilizia, applicabile sia che venga accertato l'inizio che l'avvenuta esecuzione di interventi abusivi, non vede la sua efficacia limitata alle sole zone di inedificabilità assoluta, dovendo la nozione di "vincolo di inedificabilità" da esso articolo contemplata essere intesa come comprensiva non solo dell'inedificabilità assoluta, ma anche di quella relativa (cfr. T.A.R. Campania, questa sesta sezione, sentenze n. 2382 del 28 aprile 2011; n. 1338 del 8 marzo 2011; n. 24017 del 12 novembre 2010; n. 2076 del 21 aprile 2010 e n. 1775 del 7 aprile 2010 e sezione terza, 11 marzo 2009, n. 1376: e anche sezione seconda, 23 giugno 2010, n. 15729).
4.2. Per quanto concerne il difetto di motivazione e di istruttoria, a differenza di quanto sostenuto dalla ricorrente, ancora per consolidata e pacifica giurisprudenza dal Collegio condivisa, gli ordini di demolizione sono sufficientemente giustificati con l'affermazione della abusività dell'opera, senza necessità di una più una specifica motivazione circa la sussistenza dell'interesse pubblico a disporre la sanzione ovvero di soffermarsi a meglio motivare sul contrasto con la normativa urbanistica/paesaggistica, profili questi sui quale parte ricorrente non ha introdotto elementi validi a contrastare utilmente le conclusioni dell’amministrazione: cfr., fra le ultime, Cons. Stato, sez. quinta, 11 gennaio 2011, n. 79; sezione quarta, n. 3955/2010; T.A.R. Campania, questa sesta sezione, n. 2382 del 28 aprile 2011; nn. 2126, 2128, 2129 del 13 aprile 2011; n. 160 del 14 gennaio 2011, n. 24017 del 12 novembre 2010, n. 17238 del 26 agosto 2010, n. 16996 del 27 luglio 2010 e n. 2812 del 6 maggio 2010; T.A.R. Puglia, Lecce, sez. III, 09 febbraio 2011, n. 240.
In definitiva, “una volta accertata la violazione, la sanzione va doverosamente applicata, né occorre motivazione specifica sull’interesse pubblico alla demolizione dell’opera, e neppure il previo accertamento della sua conformità o meno alla vigente disciplina urbanistica…” (Cons. Stato, sezione quinta, sentenza 7 aprile 2011, n. 2159 cit.).
5.1. La stessa sorte reiettiva va riservata al profilo di censura contenuto nel quarto motivo di impugnazione (violazione degli artt. 33 del d.P.R. 380/2001 e 167 del d.lgs. 42/2004, incompetenza), poiché l'ordinanza di demolizione non andava adottata dal responsabile dell'ufficio tecnico comunale in forza dell’art. 33 del d.P.R. 380/2001, ma, come qui avvenuto, in diretta ed immediata applicazione dell'art. 27 del d.P.R. 380 del 2001 che, in presenza di esecuzione di opere senza titolo su aree assoggettate a vincoli paesaggistici, demanda direttamente l'adozione delle misure repressive ed immediatamente al dirigente o al responsabile dell'Ufficio tecnico (cfr. per l'applicabilità, fra le ultime, T.A.R. Campania, questa sesta sezione, sentenze 3 dicembre 2010, n. 26788, 21 aprile 2010, n. 2074 e 14 aprile 2010, n. 1975, nonché sezione seconda, 2 marzo 2010, n. 1263). L’art. 33 citato, del resto, nel prevedere la misura ripristinatoria da ordinarsi a cura dell’amministrazione preposta a vigilare sull'osservanza del vincolo, fa “salva l'applicazione di altre misure e sanzioni previste da norme vigenti”, e, in tal modo, legittima gli organi comunali a ordinare la demolizione ai sensi dell’art. 27 del citato T.U.
5.2. Con il quinto motivo, il ricorrente lamenta l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione per carenza della valutazione tecnica ed economica di cui all’art. 41 co. 1 D.P.R. 380/2001 nel testo vigente a seguito della Sentenza n. 196/2004 della Corte Costituzionale («in tutti i casi in cui la demolizione deve avvenire a cura del comune, essa è disposta dal dirigente o dal responsabile del competente ufficio comunale su valutazione tecnico-economica approvata dalla giunta comunale»).
La doglianza, come prospettata, è priva di pregio.
È stato chiarito, in proposito, che tale valutazione riguarda esclusivamente la fase esecutiva delle demolizione e che, pertanto, non può inficiare la legittimità del provvedimento demolitorio, dovendosi, anzi, ritenere che in questa fase siffatta valutazione non sia neppure necessaria (v. Consiglio Stato, sez. V, 21 novembre 2007, n. 5966; Consiglio Stato sez. V 26 gennaio 2001 n. 268; T.A.R. Napoli Sez. Unica Sent. n. 1147 - 22 febbraio 2003).
6. Per le suesposte motivazioni il ricorso è infondato nel merito e deve essere conseguentemente respinto.
7. Non vi è luogo a statuizione sulle spese di giudizio in difetto di costituzione in giudizio del Comune intimato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Nulla a statuirsi sulle spese processuali.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso, in Napoli, nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Renzo Conti, Presidente
Arcangelo Monaciliuni, Consigliere
Emanuela Loria, Primo Referendario, Estensore


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