a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Salerno, Sezione I, 20 giugno 2012


In materia di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti non sussiste un indiscriminato obbligo di rimozione in capo al proprietario del fondo

SENTENZA N. 1254

In materia di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti non sussiste un indiscriminato obbligo di rimozione in capo al proprietario del fondo, necessitando l’accertamento dell’esistenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa; l’ordinanza sindacale emanata dall’amministrazione locale ex art. 192 d. lg. n. 152 del 2006 è pertanto illegittima se adottata senza il dovuto e preventivo accertamento della responsabilità e/o della corresponsabilità del proprietario del terreno, nei confronti del quale non è ipotizzabile una responsabilità oggettiva per violazione di un obbligo generico di vigilanza”; “L’ordinanza di rimozione di rifiuti abbandonati ex art. 192 d. lg. n. 152 del 2006 deve essere preceduta dalla comunicazione, prevista dall’art. 7, l. n. 241 del 1990, di avvio del procedimento ai soggetti interessati, stante la rilevanza dell’eventuale apporto procedimentale che tali soggetti possono fornire, quanto meno in riferimento all’accertamento delle effettive responsabilità per l’abusivo deposito dei rifiuti”.

FATTO

Le ricorrenti, quali comproprietarie di un fondo, sito nel territorio del Comune di San Cipriano Picentino, alla località Madonnella, riportato in catasto al fol. 5, p.lle 564 e 629, impugnavano l’ordinanza specificata in epigrafe, con la quale il sindaco di detto Comune, sulla base di una relazione ricevuta dall’Arpac – Direzione Provinciale di Salerno – a seguito di sopralluogo eseguito congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato, in data 11.01.2008, aveva loro intimato (unitamente ad altri comproprietari) di rimuovere e smaltire, nel termine di giorni sessanta dalla notifica della medesima, grossi cumuli di materiali di rifiuto, ivi presenti, derivanti da opere non autorizzate di sbancamento del suolo ed esecuzione di terrazzamenti; nonché di redigere un dettagliato “piano di rimozione” dei rifiuti rinvenuti, da sottoporre al Comune e da inviare per conoscenza alla Provincia, all’A. S. L. competente per territorio e all’Arpac, per le rispettive competenze; di ripristinare lo stato dei luoghi ed adottare, nelle more dell’attuazione del piano di rimozione di cui sopra, idonei accorgimenti onde impedire la continuazione degli sversamenti abusivi di rifiuti, ed infine di pagare una sanzione amministrativa di € 250,00; segnalavano che i responsabili del deposito incontrollato di rifiuti erano da identificarsi terzi estranei, e che del resto lo stesso Comune aveva acquisito la disponibilità dell’area de qua, in occasione di sagre e fiere patronali, senza provvedere, dopo il loro svolgimento, alla pulizia della stessa; tanto premesso, avverso detta ordinanza articolavano le seguenti censure:
1) Violazione di legge; Difetto di istruttoria; Violazione della l. 241/90: nella stessa ordinanza impugnata s’ammetteva che non era stato possibile accertare il responsabile dell’abbandono dei rifiuti, dopo di che s’affermava che lo stesso era “imputabile a titolo di dolo o colpa” ai comproprietari dell’area, senza che fosse stata effettuata alcuna adeguata istruttoria;
2) Violazione di legge (art. 7 l. 241/90); Omessa motivazione circa la mancata comunicazione d’avvio del procedimento;
3) Violazione di legge (art. 192 d. l.vo 152/2006); Omessa instaurazione del contraddittorio; Invalidità dell’atto di accertamento presupposto, con effetto caducante su quello conseguente: l’accertamento congiunto dell’Arpac e del Corpo Forestale dello Stato, da cui era scaturita l’ordinanza gravata, era stato svolto senza alcun contraddittorio con i soggetti interessati;
4) Violazione di legge; Difetto d’istruttoria dell’atto di accertamento presupposto e sua invalidità, con effetto caducante su quello conseguente: anche l’atto di accertamento di Arpac e C. F. S. era viziato dallo stesso difetto d’istruttoria, che caratterizzava il provvedimento conclusivo del procedimento;
5) Eccesso di potere; Violazione dei principi di logicità e ragionevolezza sia dell’ordinanza impugnata, sia dell’atto di accertamento presupposto, e sua invalidità, con effetto caducante su quello conseguente: erano sostanzialmente ribadite le censure di cui sopra, posto che il Comune aveva sanzionato i comproprietari dell’area, pur sapendoli estranei ai fatti contestati;
6) Eccesso di potere per travisamento dei fatti, inesistenza dei presupposti: erano sostanzialmente ripetute le censure precedenti.
Seguiva il deposito di documenti, nell’interesse delle ricorrenti.
Si costituiva il Ministero intimato, sostenendo la sua estraneità all’attività provvedimentale impugnata, da riferirsi esclusivamente al Comune.
Con ordinanza, emessa all’esito dell’udienza in camera di consiglio del 29 maggio 2008, la Sezione accoglieva la domanda cautelare proposta dalle ricorrenti.
All’udienza pubblica del 7 giugno 2012 il ricorso era trattenuto in decisione.

DIRITTO

Il ricorso è fondato.
Carattere decisivo, con assorbimento di ogni altra censura, rivestono le doglianze con cui è stata denunziata la violazione dell’art. 192 del d. l.vo 152/2006 e dell’art. 7 l. 241/90, giusta il precedente costituito dalla sentenza di questo Tribunale – Seconda Sezione – n. 13801/2010, le cui massime recitano quanto segue:
“In materia di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti non sussiste un indiscriminato obbligo di rimozione in capo al proprietario del fondo, necessitando l’accertamento dell’esistenza dell’elemento soggettivo del dolo o della colpa; l’ordinanza sindacale emanata dall’amministrazione locale ex art. 192 d. lg. n. 152 del 2006 è pertanto illegittima se adottata senza il dovuto e preventivo accertamento della responsabilità e/o della corresponsabilità del proprietario del terreno, nei confronti del quale non è ipotizzabile una responsabilità oggettiva per violazione di un obbligo generico di vigilanza”; “L’ordinanza di rimozione di rifiuti abbandonati ex art. 192 d. lg. n. 152 del 2006 deve essere preceduta dalla comunicazione, prevista dall’art. 7, l. n. 241 del 1990, di avvio del procedimento ai soggetti interessati, stante la rilevanza dell’eventuale apporto procedimentale che tali soggetti possono fornire, quanto meno in riferimento all’accertamento delle effettive responsabilità per l’abusivo deposito dei rifiuti”.
Nella specie, non è stata inviata, alle ricorrenti, la comunicazione d’avvio del procedimento, necessaria perché le stesse potessero far presente la effettiva situazione dell’area de qua e contribuire all’accertamento delle effettive responsabilità nell’abbandono dei rifiuti, che invece sono state loro apoditticamente e disinvoltamente attribuite dal Comune, mercé la seguente pseudomotivazione: “Visto che non è stato possibile accertare il responsabile della violazione e che la stessa è imputabile a titolo di dolo o colpa ai seguenti comproprietari dell’area in questione, in quanto permettevano che la detta area diventasse luogo di deposito incontrollato dei rifiuti” (seguiva l’elenco dei proprietari del terreno in oggetto, tra cui le ricorrenti).
In pratica, il Comune s’è determinato ad adottare il provvedimento gravato, nei confronti, tra gli altri, delle ricorrenti, sulla base di una vera e propria, non consentita, forma di responsabilità oggettiva a carico dei comproprietari dell’area, prescindendo da una seria istruttoria sulle effettive condotte causative della discarica abusiva, nonché inibendo la partecipazione delle ricorrenti al procedimento, omettendo l’invio alle medesime dell’avviso di inizio del procedimento.
Né può ritenersi che l’urgenza, cui il sindaco di San Cipriano Picentino s’è appellato per giustificare tale omissione, fosse tale, nella specie, da giustificare la pretermissione delle garanzie partecipative, atteso che viceversa – se avessero potuto prendere parte al procedimento in questione – le ricorrenti sarebbero state poste nella condizione di far presenti le ragioni, poi esposte nella narrativa del presente ricorso, per le quali lo sversamento dei rifiuti sul fondo (anche) di loro proprietà, non era, a loro avviso, ascrivibile a loro responsabilità, bensì a quella di terzi estranei (non dimenticando che lo stessa Amministrazione Comunale aveva fatto uso temporaneamente, in passato, del fondo de quo).
La condanna alle spese processuali segue la soccombenza del Comune, laddove sussistono giustificati motivi per compensare ogni altra spesa di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – Sezione staccata di Salerno (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, l’accoglie, e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato.
Condanna il Comune di San Cipriano Picentino al pagamento, in favore delle ricorrenti, delle spese, delle competenze e degli onorari relativi al presente giudizio, che complessivamente liquida in € 1.000,00 (mille/00) in favore di ciascuna di loro, e così complessivamente in € 2.000,00 (duemila/00), oltre I. V. A. e C. N. A. P., come per legge.
Compensa ogni altra spesa di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso, in Salerno, nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2012, con l’intervento dei magistrati:
Antonio Onorato, Presidente
Giovanni Grasso, Consigliere
Paolo Severini, Primo Referendario, Estensore


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