a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Toscana, Sezione II, 5 luglio 2012


Il parere emesso dalla conferenza di servizi, quale atto interno al procedimento, non è idoneo ad incidere in via immediata sull''interesse del soggetto a carico del quale vengono individuati obblighi inerenti alla bonifica di siti contaminati, la cui concreta lesione scaturisce solo dal provvedimento conclusivo

SENTENZA N. 1263

Questa Sezione, esprimendo un orientamento peraltro condiviso dalla prevalente giurisprudenza, ha più volte avuto modo di affermare che il parere emesso dalla conferenza di servizi, quale atto interno al procedimento, non è idoneo ad incidere in via immediata sull'interesse del soggetto a carico del quale vengono individuati obblighi inerenti alla bonifica di siti contaminati, la cui concreta lesione scaturisce solo dal provvedimento conclusivo (cfr. T.A.R. Toscana, sez. II, 19 maggio 2005, n. 396; id., 14 marzo 2007, n. 383;T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 02 ottobre 2007, n. 1426; T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 5 aprile 2007, n. 291). L'esito della conferenza dei servizi, anche decisoria, costituisce, infatti, il necessario atto di impulso di un'autonoma fase, volta all'emanazione di un nuovo provvedimento dell'amministrazione che ha indetto la conferenza dei servizi. Solo quest'ultimo atto è direttamente ed immediatamente lesivo ed è contro esso, pertanto, che deve dirigersi l'impugnazione, in quanto gli altri atti o hanno carattere meramente endoprocedimentale ovvero non risultano impugnabili, se non unitamente al provvedimento conclusivo, in quanto non immediatamente lesivi (Cons. Stato, Sez. IV, 7 maggio 2004 n. 2874; id., sez. VI, 11 novembre 2008, n. 5620; T.A.R. Toscana, sez. II, 3 marzo 2010, n. 586T.A.R. Lazio, sez. II, 2 aprile 2008, n. 2815).

FATTO E DIRITTO

Con il ricorso all’esame la società Depositi Costieri del Tirreno S.r.l., contesta il verbale della Conferenza di servizi decisoria, convocata presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio in data 22 dicembre 2005, ai sensi dell’art. 14 della legge n. 241/1990, oltre agli presupposti e connessi del relativo procedimento come in epigrafe specificati.
Con detto verbale l’organo procedente stabiliva, tra l’altro, di richiedere alla ricorrente “di adottare immediati interventi di messa in sicurezza di emergenza della falda consistente nella realizzazione di una barriera idraulica di emungimento e successivo trattamento lungo tutto il fronte dello Stabilimento a valle idrogeologico dell’area, con interasse dei pozzi di emungimento in grado di impedire la diffusione della contaminazione”.
Si prescriveva, altresì, “di presentare entro il termine di 60 giorni dal ricevimento del presente verbale, il progetto preliminare di bonifica delle acque di falda basato sul confinamento fisico delle acque medesime”.
Veniva, infine, disposto che l'inosservanza dei termini ivi previsti da parte dei destinatari delle prescrizioni sarebbe stata sanzionata con l'attivazione di "poteri sostitutivi in danno del soggetto inadempiente".
La ricorrente lamenta, in particolare, la sua estraneità ai fenomeni di contaminazione rilevati, con riferimento a quanto disposto dall’art. 17 del d.lgs. n. 22/1997 ed in relazione alle attività industriali pregresse svolte sul sito, ma non riconducibili alla medesima per avere acquistato le aree di interesse solo nel 1998.
Contesta la sussistenza dei presupposti per la messa in sicurezza di emergenza imposti dalla conferenza di servizi, confortata in tale conclusione dalle indagini di caratterizzazione autonomamente svolte ed approvate dal Ministero dell’ambiente con la conferenza di servizi decisoria del 9 novembre 2004.
Rileva che per alcune sostanze, come manganese, ferro, la presenza di tali analiti della falda sarebbe del tutto estranea all'attività esercitata sul sito, anche in passato, dovendosi ricondurre, invece, ai valori del fondo naturale dell’area interessata.
Viene inoltre posta in evidenza la contraddittorietà della condotta del Ministero che in un primo tempo aveva riconosciuto la natura di proprietari incolpevoli alle imprese insediate nell’area portuale di Livorno, affidando alle medesime ogni decisione in ordine alla gestione unitaria del procedimento (conferenze di servizi dell’8 luglio e 10 agosto 2005), salvo poi avocare a sé il procedimento stesso affidando a Sviluppo Italia l'incarico per la redazione di uno studio di fattibilità per la messa in sicurezza di emergenza della falda acquifera e intimando alle ditte interessate di aderire a tale determinazione e abbandonando illogicamente ogni intendimento di bonifica unitaria e congiunta del sito.
Preliminarmente, a tanto sollecitato anche dall’eccezione di controparte, il collegio ritiene necessario pronunciarsi sull’ammissibilità del gravame, avuto riguardo al carattere lesivo degli atti impugnati.
Questa Sezione, esprimendo un orientamento peraltro condiviso dalla prevalente giurisprudenza, ha più volte avuto modo di affermare che il parere emesso dalla conferenza di servizi, quale atto interno al procedimento, non è idoneo ad incidere in via immediata sull'interesse del soggetto a carico del quale vengono individuati obblighi inerenti alla bonifica di siti contaminati, la cui concreta lesione scaturisce solo dal provvedimento conclusivo (cfr. T.A.R. Toscana, sez. II, 19 maggio 2005, n. 396; id., 14 marzo 2007, n. 383;T.A.R. Calabria Catanzaro, sez. I, 02 ottobre 2007, n. 1426; T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 5 aprile 2007, n. 291).
L'esito della conferenza dei servizi, anche decisoria, costituisce, infatti, il necessario atto di impulso di un'autonoma fase, volta all'emanazione di un nuovo provvedimento dell'amministrazione che ha indetto la conferenza dei servizi. Solo quest'ultimo atto è direttamente ed immediatamente lesivo ed è contro esso, pertanto, che deve dirigersi l'impugnazione, in quanto gli altri atti o hanno carattere meramente endoprocedimentale ovvero non risultano impugnabili, se non unitamente al provvedimento conclusivo, in quanto non immediatamente lesivi (Cons. Stato, Sez. IV, 7 maggio 2004 n. 2874; id., sez. VI, 11 novembre 2008, n. 5620; T.A.R. Toscana, sez. II, 3 marzo 2010, n. 586T.A.R. Lazio, sez. II, 2 aprile 2008, n. 2815).
Del resto, anche parte ricorrente ha poi successivamente impugnato il decreto direttoriale di recepimento dell’esito della conferenza di servizi, con il successivo ricorso R.G. n. 715/2007, passato in decisione sempre alla pubblica udienza del 19 giugno 2012.
Ne discende che il ricorso va dichiarato inammissibile per carenza originaria di interesse all’impugnazione.
Le spese del giudizio possono essere compensate tra le parti in ragione della complessità della vicenda controversa.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per carenza di interesse.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 19 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Viola, Presidente FF
Bernardo Massari, Consigliere, Estensore
Ugo De Carlo, Primo Referendario



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