a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 26 luglio 2012


[A] La legge 11.2.2005 n. 15 ha espressamente abrogato la previsione normativa (art. 14-ter, comma 7), che consentiva alle amministrazioni dissenzienti di impugnare direttamente ed immediatamente la determinazione conclusiva della conferenza di servizi. [B] Sui verbali di conclusione delle conferenze di servizi decisorie, nell’ambito dei procedimenti di bonifica dei siti contaminati di interesse nazionale, ai sensi del d. m. 471 del 1999

SENTENZA N. 810

1. Secondo il prevalente orientamento - da cui non v'è motivo di discostarsi - l'istituto della conferenza di servizi cosiddetta decisoria, disciplinato dagli artt. 14 ss. della legge 7.8.1990 n. 241, come modificato dalle leggi 24.11.2000 n. 340 e 11.2.2005 n. 15, è caratterizzato da una struttura dicotomica, articolata in una fase che si conclude con la determinazione della conferenza, che ha valenza endoprocedimentale, e in una successiva fase, che si conclude con l'adozione del provvedimento finale, che ha valenza esoprocedimentale ed esterna, effettivamente determinativa della fattispecie e incidente sulle situazioni degli interessati. Ciò, in quanto la legge 11.2.2005 n. 15 ha espressamente abrogato la previsione normativa (art. 14-ter, comma 7), che consentiva alle amministrazioni dissenzienti di impugnare direttamente ed immediatamente la determinazione conclusiva della conferenza di servizi ed ha (comma 6-bis del citato art. 14-ter), rafforzato il ruolo e la responsabilità dell'amministrazione procedente, cui è rimessa la determinazione finale previa valutazione delle specifiche risultanze della conferenza, tenendo conto delle posizioni prevalenti ivi espresse, nonché ferma restando l'autonomia del potere provvedimentale dell'autorità procedente stessa - su cui si concentra l'imputazione di responsabilità che non è condivisa dagli altri partecipanti alla conferenza- a seguito della valutazione collegiale ( ex plurimis: Cons. Stato: Sez. VI, 11.12.2008 n. 5620; 9.11.2010 n.7981; 31.1.2011 n. 712).

2. La conferenza di servizi decisoria va considerata uno strumento procedimentale di mero coordinamento tra amministrazioni autonome e distinte ed i verbali stilati a conclusione dei lavori, che, avendo natura endoprocedimentale, non è autonomamente impugnabile per carenza di interesse (ex plurimis: Cons. St., sez. VI, 9 novembre 2010, n. 7981; T.A.R. Toscana, sez. II, 24 agosto 2009, n. 1398, ed ancora T.A.R. Toscana, sez. II, 20 ottobre 2006, n. 4565, che ha precisato: “i verbali di conclusione delle conferenze di servizi decisorie, nell’ambito dei procedimenti di bonifica dei siti contaminati di interesse nazionale, ai sensi del d. m. 471 del 1999, non assurgono al rango di provvedimenti conclusivi del procedimento; trattandosi di atti endoprocedimentali, essi non possono ritenersi autonomamente impugnabili”).

3. I provvedimenti assunti nel corso del procedimento di bonifica non si diversificano rispetto a quelli che, di norma, vengono assunti in materia ambientale nei confronti del proprietario o di chi gestisce un impianto produttivo, come, ad esempio, l’autorizzazione allo scarico (art. 124 D. Lgs. n. 152/2006) o l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (art. 269 D. Lgs. n. 152/2006), in relazione alle quali le Amministrazioni competenti, di solito, subordinano la validità dell’autorizzazione richiesta al rispetto di puntuali prescrizioni (conf.: T.A.R. Lombardia - Milano, 14.01.2009, n. 93; T.A.R. Campania, 14.01.2011, n. 152; T.A.R. Lombardia - Milano, 6 settembre 2011, n. 2166). Secondo l’art. 245 D. Lgs. n. 3.4.2006 n. 152, il proprietario del sito ha il diritto, in qualunque momento, di intervenire nel procedimento di bonifica, sostituendosi a colui che lo aveva aperto. L’art. 242 del D. Lgs. n.152/2006, prevede, sulla base del principio di matrice comunitaria del chi inquina paga, che, nelle attività di bonifica e messa in sicurezza del sito contaminato, sia coinvolto in primis il responsabile dell’inquinamento, mentre gli artt. 245 e 252 del D. Lgs. n.152/2006 prevedono che il soggetto non responsabile della potenziale contaminazione, id est il proprietario, ha soltanto una facoltà di intervento per la realizzazione delle attività di bonifica. Invero, ai sensi dell’art. 253 del D. Lgs n. 152/06, gli interventi, ove realizzati d’ufficio dall’autorità competente, nell’inerzia dei soggetti obbligati o volontariamente intervenuti, costituiscono onere reale sui siti e comportano spese assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime: è prevista, quindi, una forma di responsabilità patrimoniale indiretta per il proprietario dell’area, oltre che una limitazione alla sua responsabilità patrimoniale (ai sensi dell’art. 253, comma 4, il proprietario risponde nei limiti del valore di mercato del sito). Conseguentemente, il suo obbligo di facere, già ex se incoercibile (nemo ad facere cogi potest), non potrebbe risultare incondizionato, essendo normativamente previsto che il proprietario non possa essere chiamato a rispondere ultra vires.

FATTO

R.G. 1299 del 2006. Con atto notificato in data 10 novembre 2006 e depositato in data 23.11.2006, l’esponente “Sasol Italy s.p.a.”, operante nel settore chimico, premetteva che, nel periodo 2002 - settembre 2009, era stata proprietaria di un’area industriale ricadente nel Sito di interesse nazionale di ‘Crotone Cassano Cerchiara”, ove erano ubicate alcune imprese, che svolgevano attività di builder, per la detergenza (zeolite), di sodio silicato e di fosfato ammonico.
Esponeva che, nella qualità di proprietaria non responsabile, aveva proseguito gli interventi di risanamento, già avviati, nel 2001, dalla dante causa “CONDEA s.p.a.”, ai sensi dell’allora vigente D.M. n. 471 del 1999 e che, con decorrenza 30.9.2009, aveva ceduto a “Kroton Gres 2000 Industrie Ceramiche srl” il proprio ramo d’azienda “costituito da beni materiali ed immateriali e le altre attività, le obbligazioni e le altre passività e i rapporti relativi all’attività di produzione […] esercitata da Sasol Italy nello Stabilimento di Crotone”, in tal modo trasferendo la proprietà dell’area immobiliare nonché la titolarità e la gestione di tutte le attività di risanamento ambientale in corso e previste nel sito.
Precisava che la cessionaria “Kroton Gres 2000 Industrie Ceramiche srl”, aveva provveduto a dare esecuzione agli impegni assunti e, in particolare, che, con nota del 2.11.2009, aveva comunicato agli Enti interessati, ivi compreso il Ministero dell’Ambiente, l’effettivo subentro nel procedimento di bonifica, richiamando espressamente le prescrizioni assunte nella sede della Conferenza dei Servizi del giorno 11.7.2007 e che, con lettera del 12.4.2010, aveva riscontrato le precedenti richieste degli Enti.
Esponeva che, successivamente, gli enti interessati, compreso il Ministero dell’Ambiente, chiedevano alla “Kroton Gres 2000 Industrie Ceramiche srl” di espletare le incombenze urgenti al fine di prevenire eventuali rischi per la salute della collettività e per la salvaguardia dell’ambiente dal rischio di contaminazioni, provvedendo a presentare il progetto ed indicando le attività di bonifica eventualmente intraprese, come prescritto nel verbale della Conferenza 11.07.07.
Precisava che, nel corso dei lavori di bonifica, con la Conferenza dei Servizi nel mese di luglio 2006, si ordinava di realizzare il confinamento fisico dello stabilimento, senza nemmeno considerare i dati analitici raccolti dalla società, ma solo analisi risalenti a oltre dieci anni prima.
A sostegno del gravame, la società ricorrente deduceva:
1) illegittimità della prescrizione dettata dalla Conferenza di Servizi Decisoria del 28 luglio 2006 per il sito di interesse nazionale di Crotone, in quanto fondata su dati analitici non attuali e non corrispondenti alla mutata situazione;
2) violazione delle nuove disposizioni in tema di bonifica, dettate dei siti contaminati dal D. Lgs. n. 152/2006, entrato in vigore il 29 aprile 2006;
3) illogicità, assenza di motivazione ed irrealizzabilità in tempi ristrettissimi dell’intervento richiesto;
4) omessa comunicazione dell’avvio del procedimento, violazione dell’art. 7, l. n. 241/1990; violazione e/o falsa applicazione dell’art. 14-ter, l. cit.
Lamentava, in particolare, che l’esecuzione dell’intervento richiesto non sarebbe potuto essere realizzato entro i ristrettissimi termini concessi.
Con atto depositato in data 27.11.2006, si costituiva la difesa erariale per la Presidenza del Consiglio dei Ministri e, con memoria depositata in data 6.12.2011, eccepiva il difetto di legittimazione passiva dell’Ufficio del Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale in Calabria (ora Ufficio del Commissario Delegato per il superamento dello stato di emergenza nel settore dei rifiuti urbani nel territorio della Regione Calabria, istituito ai sensi dell’O.P.C.M. n. 3731 del 16 gennaio 2009), peraltro neanche convocato ai fini della partecipazione alla Conferenza dei Servizi svoltasi in data 28 luglio 2006, come si desumerebbe dalla nota prot. n. 2245/bonifiche del 13 febbraio 2007).
Deduceva, comunque, l’inammissibilità del ricorso, in quanto interposto avversi atti aventi natura endoprocedimentale, quali i verbali della Conferenza di Servizi Decisoria del 28 luglio 2006 nonché gli atti ad essa relativi.
Nel merito, insisteva per il rigetto del gravame, con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese.
Con successive memorie depositate, rispettivamente, in data 12.11.2012, 22.12.2011 , 13.3.2012 e 23.3.2012, la ricorrente società insisteva nelle già prese conclusioni.
R.G. 1349 del 2007. Con atto notificato in data 29.11.2007 e depositato in data 14.12.2007, la ricorrente società impugnava gli epigrafati DD.MM. prot. n. 3926/QdV/DI/B e prot. n. 3927/QdV/DI/B del 19 settembre 2007, con i quali, dopo che l'area era stata oggetto di caratterizzazione ambientale, venivano approvate e dichiarate definitive le prescrizioni per il risanamento dell’area, secondo le conclusioni di cui alla Conferenza di Servizi del 11.07.2007, poiché non risultava essere pervenuto alcun elaborato progettuale da parte della “Kroton Gres 2000 Spa” e, nell'area circostante, risultavano presenti "ciottoli azzurrini" meta-silicati, derivati dalle attività del forno fosforo, aventi conseguenze nocive in termini di radioprotezione dei lavoratori e della popolazione.
Svolgeva censura di illegittimità ai fini della dimostrazione della mancanza di responsabilità della “SASOL ITALY spa” , ex proprietaria incolpevole, in relazione alle tematiche ambientali del S.I.N. di Crotone, evidenziando che, essendo il nuovo proprietario intervenuto spontaneamente nel procedimento di bonifica, come reso noto agli Enti interessati, non sussisterebbero i presupposti normativi per dettare ordini o prescrizioni nei confronti del precedente proprietario, quasi come se fosse un “coatto fideiussore”, solo per avere, in passato, spontaneamente proseguito un intervento di bonifica, avviato dalla società sua dante causa.
Evidenziava, nel contempo, che la stessa Provincia di Crotone avrebbe dubitato della possibilità di coinvolgere “SASOL ITALY spa” ( pag. 2 della nota del 31.08.2010) e, in particolare, l’illogicità della comunicazione ministeriale del 17.09.2010, che imporrebbe a “SASOL Italy srl” ed a “Kroton Gres 2000 spa” di attuare due autonomi interventi di messa in sicurezza d’emergenza e due progetti di bonifica dei suoli e delle acque di falda, basati su soluzioni tecniche differenti.
In via subordinata, evidenziava che la soluzione del confinamento fisico dello stabilimento confermerebbero il difetto di istruttoria, poichè i dati richiamati dalla Conferenza dei Servizi non corrisponderebbero più alla reale situazione della falda e le analisi eseguite in conformità alle disposizioni di cui al Piano della caratterizzazione avrebbero evidenziato l’assenza, con riferimento ad ogni sostanza, sopra, di concentrazioni superiori ai valori di legge.
Concludeva per l’accoglimento del ricorso, con vittoria di spese
Con autonome memorie, depositate entrambe in data 13.3.2012, si costituivano il Comune di Cassano allo Jonio ed il Comune di Cerchiara di Calabria e deducevano preliminarmente l’irricevibilità del gravame.
Con successive memorie depositate in data, 13.3.2012 e 23.3.2012, la ricorrente società insisteva nelle già prese conclusioni.
Ricorso R.G. 1349 del 2010. Con atto notificato in data 15.11.2010 e depositato in data 29.11.2010, la ricorrente società impugnava le comunicazioni epigrafate e, richiamato integralmente quanto già evidenziato con il ricorso R.G. n. 1349/07, censurava con ulteriori vizi il verbale della Conferenza dei Servizi del giorno 11.7.07 e, in via derivata, il relativo Decreto prot. n. 3927 del 2007 di approvazione, deducendo atipicità del provvedimento provinciale a firma del Dirigente del Settore Ambiente Servizio rifiuti, incompetenza e/o violazione degli artt. art. 191, 244 e 252, d.lgs. n. 152/2006, violazione degli artt. 23 e 97 Cost., eccesso di potere nelle forme della manifesta illogicità, travisamento dei fatti, contraddittorietà e difetto di istruttoria, mancata comunicazione dell’avvio del procedimento in relazione alla nota provinciale, violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990; violazione degli artt. 245 e 253 d.lgs. n. 152/2006;
Con atto depositato in data 01/12/10, si costituiva la difesa erariale che, con successiva memoria depositata il 12/03/12, deduceva l’inammissibilità del ricorso, in quanto interposto avverso comunicazioni, prive di alcuna portata lesiva, avente contenuti meramente riproduttivi di manifestazioni di volontà rese nella Conferenza di Servizi Decisoria dell’11.7.2007.
Nel merito, insisteva per la correttezza dell’operato delle amministrazioni resistenti e concludeva per il rigetto del ricorso, con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese.
Con successive memorie depositate in data 13.3.2012 e 23.3.2012, la ricorrente società insisteva nelle già prese conclusioni.
R.G. 516 del 2011. Con atto notificato in data 15.4.2011 e depositato in data 28.4.2011, la ricorrente società impugnava il Decreto prot.1102/tri/2011 del 25.1.2011, provvedimento finale di adozione delle determinazioni conclusive della Conferenza di Servizi Decisoria del 20.12.2010, relativa al sito di bonifica di interesse nazionale, nella parte in cui le prescrizioni dettate al nuovo proprietario venivano estese, in subordine, anche alla dante causa “SASOL ITALY spa”.
A sostegno del proprio ricorso, deduceva:
1) illegittima imposizione di interventi di bonifica “in via sussidiaria” all’ex proprietario non responsabile (eccesso di potere nelle forme del travisamento dei fatti, della falsità del presupposto, della contraddittorietà, dell’illogicità e dell’ingiustizia manifesta; violazione di legge in relazione agli artt. 242, 245 e 253 d.lgs. 152/2006);
2) illegittimità delle prescrizioni adottate dalla Conferenza di Servizi nei confronti della “Kroton Gres 2000” e, in via sostitutiva anche nei confronti di “Sasol Italy spa”, quanto alla messa in sicurezza d’emergenza ed alla presentazione di un progetto i bonifica (eccesso di potere nelle forme del travisamento dei fatti, della falsità del presupposto e del difetto di istruttoria; violazione dell’art. 240, d.lgs. n. 152/2006);
3) illegittimità della richiesta ad ISPRA di “accertare le cause del danno ambientale provocato dalla “SASOL ITALY s.p.a.” e la sua quantificazione ai sensi dell’art. 312, titolo III, parte sesta, d.lgs. n. 152/2006”;
4) illegittimità delle già impugnate prescrizioni adottate dalla Conferenza di Servizi dell’11 luglio 2007, quanto alla messa in sicurezza ed alla presentazione di un progetto di bonifica basati, entrambi, sul confinamento fisico;
5) illegittimità della comunicazione dell’Autorità Portuale di Gioia Tauro nella parte in cui considererebbe la “SASOL ITALY s.p.a.” quale responsabile dell’inquinamento, sulla base di una situazione di abbandono nella quale verserebbe lo stabilimento, senza tener conto che la ricorrente avrebbe cessato di gestirlo da alcuni anni.
Con atto depositato in data 2.5.2011, si costituiva il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, e, con memoria depositata in data 12/03/12, deduceva difetto di legittimazione passiva della Capitaneria di Porto di Crotone, che -come comprovato dalla nota prot. n. 31.00/2925 del 6.5.2011- sarebbe stata convocata ed avrebbe preso parte ai lavori precedenti la Conferenza di servizi, aventi ad oggetto il S.I.N. di Crotone – Cassano e Cerchiara, esclusivamente con riferimento ad eventuali profili relativi all’inquinamento degli specchi acquei marini e degli ambiti portuali.
Nel merito, insisteva per la legittimità della decisione amministrativa assunta di chiedere alla società ricorrente di dare attuazione (in via sussidiaria) alle richieste formalizzate nell’ambito della Conferenza di Servizi decisoria e per l’infondatezza dell’ulteriore censura, incentrata sull’asserita illegittimità delle prescrizioni impartite in termini di messa in sicurezza d’emergenza e di progetto di bonifica basati sul confinamento fisico.
Concludeva per il rigetto del gravame, con ogni consequenziale statuizione anche in ordine alle spese.
Con memoria depositata in data 13.3.2012, parte ricorrente insisteva nelle già prese conclusioni.
Con memoria depositata in data 23.3.2012 , parte ricorrente replicava alle tesi della difesa erariale.
Alla pubblica udienza del giorno 13.4.2012, il ricorso passava in decisione.

DIRITTO

1. Va preliminarmente disposta la riunione dei ricorsi R.G. n. 1299/2006, R.G. n. 1349/2007, RG n. 1349/2010 ed R.G. n. 516/2011, per le evidenti connessioni soggettive, oggettive e procedimentali, che ne consigliano la decisione con un’unica sentenza.
2. Va dichiarata l’inammissibilità del ricorso R.G. 1299/2006 in quanto interposto avverso atti endoprocedimentali, quali i verbali della Conferenza di Servizi Decisoria del 20 dicembre 2010.
Invero, secondo il prevalente orientamento - da cui non v'è motivo di discostarsi - l'istituto della conferenza di servizi cosiddetta decisoria, disciplinato dagli artt. 14 ss. della legge 7.8.1990 n. 241, come modificato dalle leggi 24.11.2000 n. 340 e 11.2.2005 n.15, è caratterizzato da una struttura dicotomica, articolata in una fase che si conclude con la determinazione della conferenza, che ha valenza endoprocedimentale, e in una successiva fase, che si conclude con l'adozione del provvedimento finale, che ha valenza esoprocedimentale ed esterna, effettivamente determinativa della fattispecie e incidente sulle situazioni degli interessati.
Ciò, in quanto la legge 11.2.2005 n. 15 ha espressamente abrogato la previsione normativa (art. 14-ter, comma 7), che consentiva alle amministrazioni dissenzienti di impugnare direttamente ed immediatamente la determinazione conclusiva della conferenza di servizi ed ha (comma 6-bis del citato art. 14-ter), rafforzato il ruolo e la responsabilità dell'amministrazione procedente, cui è rimessa la determinazione finale previa valutazione delle specifiche risultanze della conferenza, tenendo conto delle posizioni prevalenti ivi espresse, nonché ferma restando l'autonomia del potere provvedimentale dell'autorità procedente stessa - su cui si concentra l'imputazione di responsabilità che non è condivisa dagli altri partecipanti alla conferenza- a seguito della valutazione collegiale ( ex plurimis: Cons. Stato: Sez. VI, 11.12.2008 n. 5620; 9.11.2010 n.7981; 31.1.2011 n. 712).
Pertanto, la conferenza di servizi decisoria va consideratauno strumento procedimentale di mero coordinamento tra amministrazioni autonome e distinte ed i verbali stilati a conclusione dei lavori, che, avendo natura endoprocedimentale, non è autonomamente impugnabile per carenza di interesse (ex plurimis: Cons. St., sez. VI, 9 novembre 2010, n. 7981; T.A.R. Toscana, sez. II, 24 agosto 2009, n. 1398, ed ancora T.A.R. Toscana, sez. II, 20 ottobre 2006, n. 4565, che ha precisato: “i verbali di conclusione delle conferenze di servizi decisorie, nell’ambito dei procedimenti di bonifica dei siti contaminati di interesse nazionale, ai sensi del d. m. 471 del 1999, non assurgono al rango di provvedimenti conclusivi del procedimento; trattandosi di atti endoprocedimentali, essi non possono ritenersi autonomamente impugnabili”).
3. Va altresì dichiarato inammissibile anche il ricorso RG. 1349 del 2010, in quanto interposto avverso comunicazioni, prive di alcuna portata lesiva, avente contenuti meramente riproduttivi di manifestazioni di volontà rese nella Conferenza di Servizi Decisoria dell’11.7.2007.
4.1. Possono essere esaminati congiuntamente i ricorsi R.G. 1349 del 2007 ed RG. 516 del 2011, giacchè tutte le censure svolte, sotto svariati profili, presuppongono la soluzione della questione in ordine alla circostanza se la ricorrente “SASOL ITALY spa” possa legittimamente ancora essere considerata destinataria dell’obbligo di effettuare gli interventi di risanamento del sito in questione, già avviati nel 2001 dalla sua dante causa “CONDEA s.p.a.” (a sua volta divenuta proprietaria dello stabilimento nel 1995), secondo la disciplina dell’allora vigente D.M. n. 71 del 1999, e poi proseguiti dalla subentrante “SASOL ITALY spa”, che ha infine ceduto alla “Kroton Gres 2000 Industrie Ceramiche srl” il proprio ramo d’azienda “costituito da beni materiali ed immateriali e le altre attività, le obbligazioni e le altre passività e i rapporti relativi all’attività di produzione […] esercitata da Sasol Italy nello Stabilimento di Crotone”, comprensivo anche della proprietà dell’area immobiliare nonché della titolarità e della gestione di tutte le attività di risanamento ambientale in corso e previste nel sito, con atto del 22.10.2009, registrato all’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Milano 2 prot. 25418 serie 1T, a decorrere dal 30.9.2009, come comunicato, con nota del 2.11.2009, dalla suddetta acquirente agli enti interessati.
4.2. Vanno preliminarmente rigettate le eccezioni di irricevibilità sollevate dai Comuni di Cerchiara di Calabria e di Cassano allo Jonio, poiché parte ricorrente ha dimostrato, mediante la produzione del frontespizio della busta di trasmissione, i provvedimenti impugnati con il ricorso n. 1349/2007 sono stati ricevuti in data 1.10,2007 ed il ricorso è stato presentato per la notifica il 30.11.2007, entro, cioè, i prescritti termine decadenziali.
4.3. Sostiene l’esponente di non avere alcuna responsabilità in relazione ad un inquinamento accertato nonché assoggettato ad un procedimento di bonifica alcuni anni prima del suo subentro nella proprietà dello stabilimento interessato, come, del resto, implicitamente ritenuto dalle stesse amministrazioni procedenti, che, in nessun verbale della Conferenza dei Servizi avrebbero contestato alla ricorrente “SASOL ITALY spa” alcuna responsabilità e non avrebbero altresì indicato alcun danno causato dalla sua attività nello stabilimento, nel periodo dal 2002 al 30.09.2009.
Ad avviso delle Amministrazioni resistenti, invece, il subentro del nuovo proprietario, accettato dagli Enti, non consentirebbe, comunque, la liberazione del suo dante causa.
4.4. Il procedimento di bonifica previsto dal D. Lgs. 3.4.2006 n. 152 è complesso e composto dalle seguenti fasi progressive:
1) accertamento della contaminazione (cioè alla verifica del superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, le CSC);
2) in caso di superamento delle CSC, viene approvato il Piano della Caratterizzazione presentato dal soggetto procedente e nell’attuazione degli eventuali interventi di messa in sicurezza d’emergenza;
3) analisi di rischio, necessaria per individuare, per il sito specifico, le concentrazioni soglia di rischio (CSR).
4) in caso di irregolarità, il soggetto procedente presenta il progetto di bonifica per l’approvazione o, ricorrendone i presupposti, quello di messa in sicurezza permanente o di messa in sicurezza operativa;
5) esecuzione del progetto definitivo approvato.
Quanto al rapporto tra il soggetto che procede alla bonifica e l’Autorità competente, il D.Lgs. n. 152/2006 individua nella Conferenza di Servizi il modulo procedimentale con cui valutare, approvare, magari con prescrizioni, o respingere i piani e i progetti presentati dal proponente, all’interno delle diverse fasi.
I provvedimenti assunti nel corso del procedimento di bonifica non si diversificano rispetto a quelli che, di norma, vengono assunti in materia ambientale nei confronti del proprietario o di chi gestisce un impianto produttivo, come, ad esempio, l’autorizzazione allo scarico (art. 124 D. Lgs. n. 152/2006) o l’autorizzazione alle emissioni in atmosfera (art. 269 D. Lgs. n. 152/2006), in relazione alle quali le Amministrazioni competenti, di solito, subordinano la validità dell’autorizzazione richiesta al rispetto di puntuali prescrizioni (conf.: T.A.R. Lombardia - Milano, 14.01.2009, n. 93; T.A.R. Campania, 14.01.2011, n. 152; T.A.R. Lombardia - Milano, 6 settembre 2011, n. 2166).
Secondo l’art. 245 D. Lgs. n. 3.4.2006 n. 152, il proprietario del sito ha il diritto, in qualunque momento, di intervenire nel procedimento di bonifica, sostituendosi a colui che lo aveva aperto.
L’art. 242 del D. Lgs. n.152/2006, prevede, sulla base del principio di matrice comunitaria del chi inquina paga, che, nelle attività di bonifica e messa in sicurezza del sito contaminato, sia coinvolto in primis il responsabile dell’inquinamento, mentre gli artt. 245 e 252 del D. Lgs. n.152/2006 prevedono che il soggetto non responsabile della potenziale contaminazione, id est il proprietario, ha soltanto una facoltà di intervento per la realizzazione delle attività di bonifica.
Invero, ai sensi dell’art. 253 del D. Lgs n. 152/06, gli interventi, ove realizzati d’ufficio dall’autorità competente, nell’inerzia dei soggetti obbligati o volontariamente intervenuti, costituiscono onere reale sui siti e comportano spese assistite da privilegio speciale immobiliare sulle aree medesime: è prevista, quindi, una forma di responsabilità patrimoniale indiretta per il proprietario dell’area, oltre che una limitazione alla sua responsabilità patrimoniale (ai sensi dell’art. 253, comma 4, il proprietario risponde nei limiti del valore di mercato del sito).
Conseguentemente, il suo obbligo di facere, già ex se incoercibile (nemo ad facere cogi potest), non potrebbe risultare incondizionato, essendo normativamente previsto che il proprietario non possa essere chiamato a rispondere ultra vires.
4.5. Nella specie, la clausola contrattuale di cessione dello stabilimento in favore della “Kroton Gres 2000” (atto del 22.10.2009, registrato all’Agenzia delle Entrate – Ufficio di Milano 2 prot. 25418 serie 1T) prevede: “la Società Acquirente dichiara di essere edotta dello stato ambientale dello Stabilimento di Crotone e dei terreni ad esso relativi, tutto oggetto della presente cessione, anche alla luce delle risultanze delle indagini ambientali effettuate sugli stessi, di cui al Piano di Caratterizzazione, inclusivo del Documento relativo all'Analisi dei Rischi, che la Società Acquirente dichiara di conoscere. [ ... ] La Società Acquirente dichiara di farsi integralmente carico di qualsivoglia onere e/o costo determinato dagli interventi ambientali di bonifica prescritti da leggi, Enti ed Autorità, che si rendessero necessari eseguire con riferimento allo Stabilimento di Crotone in questione. […] La Società Acquirente inoltre assume a proprio carico eventuali responsabilità di qualsiasi natura e conseguenti indennizzi e risarcimenti connessi all’esercizio di attività in precedenza svolte dalla Società Venditrice stessa o suoi danti causa, o comunque a tali soggetti riconducibili, che comportino obblighi a carico della Società Acquirente di bonifica, risanamento, o simili dei terreni in conformità delle disposizioni di legge”. (pp. 5-7).
Nel dare esecuzione all’impegno assunto, “Kroton Gres 2000”, con nota del 2 novembre 2009, ha comunicato agli Enti interessati, ivi compreso il Ministero dell’Ambiente, di essere divenuta proprietaria dell’area e, con successiva lettera del 12.4.2010, ha altresì comunicato agli enti l’effettivo subentro nel procedimento di bonifica, richiamando espressamente le prescrizioni già rese.
In tale quadro giuridico-fattuale, l’amministrazione procedente avrebbe dovuto svolgere congura attività istruttoria, al fine di individuare i soggetti obbligati al risanamento ambientale del sito dalle potenziali contaminazioni nonché i rispettivi titoli di legittimazione, prima di adottare ogni determinazione al riguardo.
Peraltro, tale onere istruttorio preliminare, nella specie, sarebbe dovuto essere reso in modo particolarmente scrupoloso, attesa la complessità delle vicende societarie, caratterizzate da vari subentri nello stabilimento di che trattasi.
Ritiene, quindi, il Collegio che, negli atti gravati, non risulta essere intervenuto un approfondimento istruttorio circa il titolo giuridico capace di radicare la legittimazione passiva della ricorrente società all’intervento ed alla distinta gradazione dello stesso, in relazione al diverso livello di responsabilità discendente dalla posizione di responsabile dell’inquinamento ovvero di mero proprietario delle aree: ciò assume particolare rilievo ove si tenga conto della consistenza particolarmente significativa degli interventi programmati.
Invero, negando efficacia liberatoria al subentro del nuovo proprietario si giungerebbe alla paradossale conclusione secondo cui numerosi soggetti (tutti coloro che si sono avvicendati nella proprietà) sarebbero, di fatto, “contemporaneamente procedenti”, ciascuno di essi mantenendo un rapporto esclusivo con la P.A. competente, per cui si dovrebbero ammettere due caratterizzazioni, due analisi di rischio, due progetti in violazione della stessa normativa ambientale, la quale prevede che il soggetto procedente può essere soltanto uno.
Conseguentemente, devesi ritenere che la ricorrente società non poteva essere chiamata a rispondere dell’obbligo di effettuare gli interventi di risanamento del sito in questione.
Pertanto, le doglianze di parte ricorrente meritano adesione, sotto l’evidenziato profilo del difetto di motivazione e di istruttoria.
Per tali ragioni i provvedimenti impugnati, anche per questa parte, non possono che subire gli effetti caducatori auspicati dalla società ricorrente, strettamente conseguenti alle dedotte illegittimità.
5. L’accoglimento delle superiori censure, comportando la rimozione degli impugnati provvedimenti in parte qua, per quanto concerne il coinvolgimento della ricorrente società, fa venir meno l’interesse della stessa alla disamina delle ulteriori censure svolte, concernenti le prescrizioni tecniche imposte.
Pertanto, i ricorsi R.G. n. 1349/2007 e R.G. n. 516/2011 vanno accolti, con consequenziale annullamento delle gravate determinazioni, in parte qua.
La complessità della fattispecie consiglia di disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sui ricorsi, come in epigrafe proposto, così statuisce:
1) dispone la riunione dei ricorsi R.G. 1299/2006; R.G. 1349/2007; RG 1349/2010 ed R.G. 516/2011;
2) quanto ai ricorsi R.G. 1299/2006 e R.G 1349/2010: li dichiara inammissibili;
3) quanto ai ricorsi R.G. 1349/2007 ed R.G. 516/2011: li accoglie e, per l’effetto, annulla gli impugnati provvedimenti per quanto di interesse.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 13 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 13 aprile 2012 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere, Estensore
Anna Corrado, Referendario



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it