a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Liguria, Sezione I, 3 agosto 2012


Quando non siano necessarie valutazioni di ordine prettamente tecnico, che involgano profili di tutela territoriale e paesaggistica, ma emergano quelle di ordine più squisitamente giuridico, l''Amministrazione può provvedere pure in assenza del parere della Commissione edilizia

SENTENZA N. 1134

Quando non siano necessarie valutazioni di ordine prettamente tecnico, che involgano profili di tutela territoriale e paesaggistica, ma emergano quelle di ordine più squisitamente giuridico, l'Amministrazione può provvedere pure in assenza del parere della Commissione edilizia (Tar Lazio I 1052011 n.4019; Tar Liguria, I 2112011 n.1509).

FATTO

Con ricorso regolarmente notificato e depositato il 1542011 i ricorrenti chiedevano l’annullamento del provvedimento 2412011, prot. N.17248, avente ad oggetto il diniego di approvazione di variante progettuale al permesso di costruire convenzionato 2262009 n.735 rilasciato per la realizzazione di un intervento di ristrutturazione con ampliamento di un fabbricato sito in Andora, loc. Pagliano, strada Piangrande (fg.40, mappa,219 del NCEU) composto di tre piani fuori terra.
Il diniego è stato assunto dal comune sul presupposto della impossibilità di autorizzare in variante la richiesta applicazione di una nuova normativa (art.6 L.Reg. Liguria n.492009) a lavori iniziati e a fabbricato demolito, requisiti indispensabili per la valutazione dell’applicabilità della normativa su cui si fonda la domanda di variante respinta.
Ritenendo illegittimo il diniego opposto dal comune i ricorrenti ne chiedono l’annullamento sulla base di tre distinti motivi di diritto:
1)-Violazione dell’art. 6 l.reg.Liguria n.492009; travisamento dei fatti, difetto di istruttoria, contraddittorietà. Violazione dell’art. 10 bis L. n.24190, difetto di motivazione.
2)-Violazione e falsa applicazione dell’art. 25 della l.reg.n.492009. Travisamento, illogicità, difetto di istruttoria.
3)-Violazione dell’art. 3 del regolamento edilizio. Difetto di istruttoria.
Si costituiva in giudizio il comune di Andora con controricorso che riaffermava la legittimità delle ragioni del diniego.
Entrambe le parti depositavano poi ulteriori memorie difensive a corredo delle proprie difese.
Dopo essere andata una prima volta in decisione in data 18102011, la causa veniva definitivamente trattenuta in decisione all’udienza del 5 luglio 2012, previa acquisizione delle memorie difensive di ciascuna delle parti in lite e dopo una breve discussione sui punti principali della controversia.

DIRITTO

Il Tribunale è per la prima volta chiamato a definire un contenzioso che ha come oggetto la legge regionale Liguria n.49 del 3112009 (cd. Piano-casa).
In particolare la fattispecie sottoposta all’attenzione del Collegio riguarda un procedimento edilizio già definito dall’amministrazione sulla base di una diversa disciplina (L.Reg. Liguria n.242001 per il recupero dei sottotetti) e già avviato nella sua esecuzione attraverso la demolizione dell’edificio oggetto d’intervento, poiché la costruzione presentava problemi strutturali di staticità.
Intervenuta la nuova legge i ricorrenti hanno ripensato il progetto già approvato ed hanno presentato una variante in corso d’opera all’originario piano costruttivo per beneficiare dei maggiori aumenti volumetrici consentiti dal piano-casa.
La variante presentata, tuttavia ha completamente rivisitato l’originario progetto, come ben evidenziato dalla tavola 4 di raffronto tra quanto autorizzato e quanto ipotizzato, modificando sagoma, volumi, prospetti, dislocazione spaziale dell’immobile.
Il comune, sulla scorta di un’approfondita istruttoria ha ritenuto non ammissibile la variante sia in considerazione dell’avvenuta demolizione del manufatto e dell’impossibilità di valutarne l’incongruità, sia perché la legge reg. n.168 art. 25 comma 1 non consente il rilascio di varianti che modifichino caratteristiche tipologiche, formali o strutturali dell’edificio a lavori iniziati.
Ciò premesso il ricorso è, ad avviso del Collegio non fondato.
Il presupposto da cui muovere e caposaldo della valutazione del caso sottoposto all’attenzione del Tribunale è costituito dalla particolare natura della legge regionale n.492009 che per scelta del legislatore ha natura temporanea ed eccezionale con la conseguenza della necessità di una rigida interpretazione delle sue norme.
Ciò premesso, i motivi posti a fondamento del diniego impugnato sono essenzialmente due:
Il primo costituito dall’inapplicabilità della variante perché, al momento della presentazione del progetto l’immobile risultava demolito.
Conseguenza di questo accadimento era, secondo l’ente resistente, la mancata verifica della situazione d’incongruità edilizia dell’edificio, presupposto indispensabile per l’applicazione della disciplina prevista dall’art. 6 della L.reg.Ligure N.492009 unica norma applicabile nella fattispecie in oggetto, ed effettivamente posta a fondamento della istanza dei ricorrenti (cfr. doc.7 comune di Andora).
Il secondo motivo ostativo è invece costituito dalla violazione della disciplina urbanistica che all’art. 25 c.1 l.n.162008 stabilisce che qualunque variante debba essere autorizzata prima dell’inizio delle opere già autorizzate con permesso di costruire o con DIA., mentre nel caso di specie la variante è stata presentata il 2152010 cioè oltre dieci mesi dopo l’inizio dei lavori di demolizione.
Quanto al primo motivo, posto dal comune a fondamento del diniego di variante, questo, ad avviso del Collegio, non è fondato.
Indipendentemente dall’erronea interpretazione dell’articolo di legge su cui si fondava la domanda di variante (art.6 e non art. 3 come indicato nel provvedimento definitivo del 2412011), la valutazione di incongruità dell’immobile era già stata compiuta al momento della presentazione del primo progetto, posto che era stata autorizzata la demolizione dello stabile per le gravi deficienze strutturali riscontrate che avevano verificato l’assenza di fondamenta; il distacco dal corpo principale del manufatto più basso eretto sul lato ovest; infiltrazioni di acqua dal tetto; l’assenza di un impianto di riscaldamento e di un impianto elettrico a norma, oltre ad infissi fatiscenti o inadeguati alla funzione (cfr. foto e perizia 2152010).
A ciò si aggiunga che esiste un documento protocollato dal comune il 582009 che certifica l’inizio lavori di demolizione del manufatto il 3 agosto precedente.
Il comune era dunque in grado di valutare l’incongruità dell’edificio sulla base della documentazione depositata per il primo progetto.
Aveva inoltre la prova documentale dell’esistenza dell’immobile alla data di entrata in vigore della legge n.492009 che fissa al 3062009 la data di persistenza degli edifici dei quali veniva chiesta la demolizione e la ricostruzione con i benefici dalla stessa stabiliti.
Tuttavia il provvedimento di diniego si fonda su due autonome e indipendenti motivazioni la seconda delle quali, avversata nel secondo motivo di ricorso è invece ad avviso del Collegio fondata.
Come enunciato in premessa infatti, la legge regionale n.49 del 2009 è una legge temporanea ed eccezionale che è destinata a durare soltanto per un tempo molto limitato.
Come tutte le leggi di questa natura l’intepretazione delle sue norme deve essere restrittiva per evitare di dilatare i benefici oltre i limiti previsti dal legislatore.
Esistono esempi di queste situazioni nella materia del condono edilizio.
In questo caso le tavole di raffronto dei due progetti dimostrano plasticamente come gli stessi non possano essere sovrapposti e che si tratti dunque di due iniziative edilizie distinte tanto da poter difficilmente qualificare la seconda come variante in corso d’opera del primo progetto.
Diversa la sagoma dell’edificio, la sua collocazione spaziale, i prospetti , persino i volumi del sottotetto, scopo precipuo del primo intervento risultano modificati alzando l’inclinazione della falda del tetto.
Né si può concordare con il difensore dei ricorrenti quando ritiene, nel secondo motivo di ricorso, che la norma invocata dal comune attenga soltanto alla costruzione dell’opera secondo il primitivo progetto approvato e non si riferisca all’inizio dei lavori e dunque anche alla demolizione dell’edificio.
Siffatta scissione contrasta anzitutto con la ribadita natura restrittiva della disciplina invocata, e dall’altro lato tende a sovrapporre due normative che invece proprio per la delicatezza della ratio che le anima presuppongono una corrispondenza del progetto presentato al modello ipotizzato dal legislatore e mal sopportano l’utilizzo promiscuo di iniziative pensate per risolvere problemi edilizi.
Neppure è fondato il terzo motivo di ricorso che lamenta la violazione dell’art. 3 del regolamento edilizio comunale.
L’articolo citato impone il parere della CE in ogni ipotesi di opere edilizie che non siano semplici varianti ex art. 15 l.n4785 o disciplinate dalla DIA, e certamente quella in oggetto è per la trasformazione operata sul primitivo permesso di costruzione un’iniziativa edilizia del tutto diversa come testimoniano in primo luogo, l’aumento di cubatura e la modifica della sagoma dell’edificio.
Tuttavia il Collegio ritiene fondata l’eccezione del comune secondo la quale, nel caso di specie, proprio per la radicale trasformazione dell’opera progettata e la diversa disciplina che sostiene il cd. Piano-casa, il nuovo progetto non potesse essere considerato una variante del primo, con la conseguenza di non dover essere sottoposto alla CE integrata, ma semplicemente rigettato sulla base delle considerazioni giuridiche che negavano la continuità tra l’originaria iniziativa edilizia e il nuovo progetto.
Le considerazioni sopra svolte hanno trovato già conforto nella giurisprudenza amministrativa che ha affermato:” Quando non siano necessarie valutazioni di ordine prettamente tecnico, che involgano profili di tutela territoriale e paesaggistica, ma emergano quelle di ordine più squisitamente giuridico, l'Amministrazione può provvedere pure in assenza del parere della Commissione edilizia”. (Tar Lazio I 1052011 n.4019; Tar Liguria, I 2112011 n.1509).
Il ricorso va pertanto rigettato.
Sussistono giustificate ragioni per compensare integralmente tra le parti le spese di lite anche in considerazione della novità della questione trattata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Genova nella camera di consiglio del giorno 5 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Santo Balba, Presidente
Roberto Pupilella, Consigliere, Estensore
Paolo Peruggia, Consigliere



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