a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione II, 3 agosto 2012


Il giudice di merito può utilizzare anche prove raccolte in diverso giudizio fra le stesse o altre parti, come qualsiasi altra produzione delle parti stesse e può, quindi, avvalersi anche di una consulenza tecnica ammessa ed espletata in diverso procedimento

SENTENZA N. 1768

La giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato, qui condivisa, ha avuto modo di precisare che "il giudice di merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto di legge, anche prove raccolte in diverso giudizio fra le stesse o altre parti, come qualsiasi altra produzione delle parti stesse e può, quindi, avvalersi anche di una consulenza tecnica ammessa ed espletata in diverso procedimento, valutandone liberamente gli accertamenti ed i suggerimenti una volta che la relativa relazione peritale sia stata ritualmente prodotta dalla parte interessata" (ex multis, ancora di recente Consiglio Stato , sez. V, 19 gennaio 2009 , n. 223). Tale principio, che per altro trae giustificazione da quello attinente all’economia dei mezzi probatori e nella salvaguardia del principio del libero convincimento giudiziale, appare al Collegio perfettamente simmetrico a quello già espresso dal Giudice di legittimità civile ( Cassazione civile , sez. II, 19 settembre 2000 , n. 12422).

FATTO E DIRITTO

1.-Con ricorso introduttivo, notificato il 30/11/2009 e depositato il 23/12/2009, parte ricorrente premette di far parte di un condominio minimo, composto da sue sole condomine, sito in Menfi nella Via della Vittoria nr.166/168/170 in relazione al quale rappresenta di avere avuto notizia da parte del Comune di Menfi, in data 02/10/2009, dell’avvenuto rilascio in data 24/9/2009 di una concessione edilizia (pratica nr.TU – 3214 del 4/09/2009 / prot.12649 del 24/09/2009 – rep.4770 del 24/09/2009) alla ditta Rizzo Grazia (unica altra condomina dello stesso stabile), in proprio e per conto del ricorrente stesso, per la demolizione integrale del fabbricato in questione.
Nel ricorso si articolano quattro motivi di censura, riconducibili alla violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.
2.-Con ordinanza n.11 dell’11/01/2010 la domanda cautelare è stata respinta. Il C.G.A., con ordinanza n.316/2010 del 7/4/2010, ha rigettato l’appello cautelare proposto dal ricorrente.
2.-Con un primo ricorso per motivi aggiunti, notificato il 30/06/2010 e depositato il 01/06/2010, il ricorrente ha impugnato, oltre agli atti già gravati con il ricorso introduttivo, la nuova concessione edilizia prot.5935 del 22/4/2010 rilasciata alla controinteressata articolando due motivi di doglianza contestando la violazione e falsa applicazione del DPR 380/2001 e la violazione di legge e l’eccesso di potere.
3.-Con ulteriori motivi aggiunti, notificati il 10/09/2010 e depositati il 13/09/2010, è stato impugnato, oltre a quelli già gravati, il provvedimento n.4 del 20/01/2010 del Capo Settore dell’Ufficio Tecnico II –Urbanistica del Comune di Menfi di revoca dell’autorizzazione edilizia n.15098 del 12/11/2009.
Resistono la controinteressata Grazia Rizzo ed il Comune di Menfi articolando scritti e depositando documenti chiedendo il rigetto del ricorso e della domanda cautelare.
Con ordinanza n.896 del 07/10/2010 è stata accolta la domanda cautelare proposta con il primo e con il secondo ricorso per motivi aggiunti limitatamente alla concessione edilizia prot. n. 5935 del 22.4.10, prescindendo dall’eccezione di rito sollevata dalla parte resistente in ordine al provvedimento n.4 del 20.1.10, essendo stato provato il profilo del danno grave ed irreparabile atteso l’accoglimento in sede civile del reclamo proposto dal Palminteri Rosario nel procedimento per l’imposizione di obblighi di facere nei confronti della controinteressata Rizzo Grazia (per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili di cui si controverte), e stante altresì la conferma –sempre in sede civile- della sospensione della delibera assembleare del 6/7/2009 che ha statuito in ordine alla demolizione e ricostruzione del fabbricato di che trattasi.
3.-In ultimo, con terzo ricorso per motivi aggiunti, notificato il 29/04/2011 e depositato l’11/5/2011, il ricorrente ha impugnato, chiedendone l’annullamento, l'ordinanza Sindacale n. 13 del 3 marzo 2011, con cui il Comune di Menfi ha ordinato al sig. Palminteri l'immediata esecuzione di opere di messa in sicurezza dell’immobile, per mezzo di un programma redatto da un tecnico, specificando che tale intervento può comprendere la demolizione mirata di parti dell' edificio.
In detto mezzo si articola un solo profilo di doglianza relativo alla violazione di legge ed eccesso di potere.
In prossimità della odierna pubblica udienza di trattazione la controinteressata ha depositato memoria conclusiva in termini chiedendo il rigetto del gravame e documentando l’estinzione, per rinuncia del ricorrente Palminteri, del giudizio in sede civile intentato dal ricorrente inerente la manutenzione del fabbricato.
4.-Ciò posto, il ricorso introduttivo va dichiarato improcedibile atteso che la concessione edilizia impugnata è stata sostituita dal nuovo titolo edilizio rilasciato alla controinteressata ed impugnato con i successivi motivi aggiunti.
5.-Ritiene il Collegio a questo punto di dover procedere, in adesione alla eccezione di parte resistente, alla valutazione delle sopravvenienze evidenziate dalla stessa Rizzo Grazia in relazione ai possibili effetti, sul ricorso in esame, connessi: a) sia all’acquiescenza prestata dal Palminteri all’ordinanza emessa dal Comune di Menfi n.13 del 03/03/2011, impugnata con il terzo ricorso per motivi aggiunti, avendo lo stesso eseguito i lavori richiesti e provveduto allo sgombero della porzione in proprietà; b) sia alla rinuncia da parte del Palminteri agli atti del procedimento civile (in parte qua richiamato nel contesto dell’ordinanza n.896/2010 di concessione della misura cautelare richiesta) intrapreso per imporre obblighi di facere nei confronti della controinteressata Rizzo Grazia per opere di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili di cui si controverte; c) sia alla disponibilità dimostrata dal Palminteri, in via transattiva (poi non conclusasi), di accondiscendere alla demolizione dell’edificio in luogo della effettuazione delle opere di presidio ordinate.
6.-Quanto evidenziato sub.a) comporta la declaratoria di inammissibilità del terzo ricorso per motivi aggiunti, qui previamente scrutinato per comodità di trattazione, come eccepito dalla parte resistente (cui il Palminteri non ha controdedotto). Secondo l’orientamento della Giurisprudenza amministrativa, qui condivisa (richiamata dalla resistente Rizzo) “L'acquiescenza ad un provvedimento amministrativo, pur avendo natura sostanziale in quanto comporta il riconoscimento della legittimità del precedente operato dell'amministrazione e quindi la rinuncia alla situazione giuridica che il titolare avrebbe potuto far valere, determina però anche effetti di carattere processuale, in quanto la rinuncia implicita alla situazione giuridica esclude una condizione dell'azione ed è quindi causa di inammissibilità del ricorso” (T.A.R. Lombardia Milano, sez. IV, 23 gennaio 2009 , n. 211; che richiama sul punto anche cfr. TAR Lombardia, Milano, sez. I, 7 maggio 2008, n. 1351; Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, 25 febbraio 2008, n. 26; Consiglio di Stato, sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2804). Nel caso in esame infatti, con nota del 15/04/2011, in pari data assunta al protocollo dell’Ente comunale con num.5401, il Palminteri rappresentava infatti al Comune di Menfi (in data quindi antecedente alla notifica del mezzo impugnatorio passato per la notifica solo il 29/04/2011) di voler prestare piena ed incontrovertibile acquiescenza all’ordinanza in parola, informando –senza riserva di proposizione di ricorso giurisdizionale- di aver già incaricato formalmente l’ing. Ugo Argiroffi della redazione del progetto di messa in sicurezza dell’immobile (progetto versato in atti e datato aprile 2011, trasmesso in seguito dal Palminteri al Comune i Menfi con nota del 16/05/2011, prot.6920, in atti).
7.-Quanto evidenziato sub b) si riverbera innanzi tutto sul secondo ricorso per motivi aggiunti che, oltre che in parte qua inammissibile per la tardiva impugnazione dell’ulteriore provvedimento gravato ((la determina n.4 del 20/01/2010) risulta per la stessa parte altresì improcebile per carenza di interesse proprio in ragione dell’avvenuta estinzione del procedimento tra le parti instaurato in sede Civile per obblighi di facere nei confronti della Rizzo Grazia.
8.-Residua quindi l’esame del primo ricorso per motivi aggiunti e della restante parte del secondo ricorso per motivi aggiunti con i quali si impugna la nuova concessine edilizia n.5935 del 22/4/2010.
8.1-In relazione a detti mezzi, ritiene il Collegio di poter richiamare l’orientamento già espresso dalla Sezione con la recente pronuncia n.1252/2012 del 18/6/2012 in tela di utilizzabilità degli accertamenti effettuati in altra sede giudiziaria. La giurisprudenza amministrativa del Consiglio di Stato, qui condivisa, ha avuto modo di precisare che "il giudice di merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto di legge, anche prove raccolte in diverso giudizio fra le stesse o altre parti, come qualsiasi altra produzione delle parti stesse e può, quindi, avvalersi anche di una consulenza tecnica ammessa ed espletata in diverso procedimento, valutandone liberamente gli accertamenti ed i suggerimenti una volta che la relativa relazione peritale sia stata ritualmente prodotta dalla parte interessata. "(ex multis, ancora di recente Consiglio Stato , sez. V, 19 gennaio 2009 , n. 223). Tale principio, che per altro trae giustificazione da quello attinente all’economia dei mezzi probatori e nella salvaguardia del principio del libero convincimento giudiziale, appare al Collegio perfettamente simmetrico a quello già espresso dal Giudice di legittimità civile ( Cassazione civile , sez. II, 19 settembre 2000 , n. 12422).
9.-Ebbene, per quanto qui rileva, ritiene il Collegio che il compendio probatorio in atti sia sufficiente e non bisognoso di ulteriori integrazioni. Dalla documentazione versata risulta infatti che nel giudizio civile siano rimaste incontestate (costituendo verosimilmente principale motivo della rinuncia agli atti da parte del Palminteri, con conseguente estinzione del giudizio) le conclusioni cui sono giunti sia il CTU nominato dal Tribunale di Sciacca, sia il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Menfi, richiamato a deporre.
All’udienza civile del 25/02/2011 (causa Palminteri Rosario contro Rizzo Grazia, R.G:23/2010) il nominato CTU Francesco Fiorino ha infatti non solo confermato la precedente relazione del 14/02/2011 dallo stesso redatta, ma ha altresì concordato con le valutazioni tecniche già espresse dall’Ing. Bengasino (Capo settore Lavori Pubblici del Comune di Menfi, escusso nella stessa udienza del 25/02/2011) “in ordine al pericolo di crollo”, significando in modo particolare che le opere da seguire in base al provvedimento giudiziario “sono di sostanziale rifinitura della struttura edilizia in questione e presuppongono, stante il pericolo di crollo, delle opere o di consolidamento o di parziale demolizione”.
10.-Ciò posto, occorre ribadire che il fabbricato per cui è causa risulta essere stato danneggiato in modo significativo dal sisma del 1968. La parte di fabbricato in proprietà del ricorrente Palminteri fa parte di un’unica unità immobiliare che si estende, oltre che in quello qui in evidenza, anche ad un fabbricato limitrofo (di proprietà esclusiva del solo Palminteri): il ricorrente, secondo quanto prospettato dalla controinteressata, per le suddette proprietà ha ottenuto da tempo il previsto contributo di demolizione e ricostruzione attesa l’accertata non riparabilità dei medesimi. Detto assunto è contestato dal ricorrente secondo il quale, diversamente, la concessione edilizia ed i contributi riconosciuti e riscossi da tempo hanno avuto riguardo unicamente l’immobile in proprietà esclusiva sito in continuità a quello per cui è causa.
11.-La tesi del ricorrente risulta contraddetta dalla documentazione versata in atti dal resistente Comune di Menfi. Dalla copiosa produzione il Collegio ricava infatti argomenti di prova in relazione al fatto che il progetto presentato a suo tempo dal Palminteri per la demolizione e ricostruzione, con erogazione di contributo, delle unità edilizie in proprietà site in Cortile 12 nr. 4, 8 e 10, contemplava anche la porzione dell’unità edilizia in proprietà dello stesso Palminteri sita, tuttavia, al primo piano del corpo di fabbrica individuato con particella 1137 del foglio di mappa n.49. Il Palminteri infatti, con la “Relazione Tecnica Economica”, allegato B/2 al progetto del 1984, approvata dalla Commissione ex art.5 L.178/1976, richiama espressamente la p.lla 1137/4, segnalando altresì che “tutta l’abitazione è dislocata a primo piano”). Ebbene, dallo stralcio della planimetrica catastale (in scala 1:1000) versato dal Comune, risulta in modo incontrovertibile che il fabbricato identificato con la particella 1137 è il medesimo edificio di cui si compone il “condominio” delle ditte Palminteri/Rizzo per cui è causa (interessato dalla concessione edilizia n. 5935 del 22.4.10 impugnata con i motivi aggiunti in esame). Inoltre, dagli atti versati (produzione del Comune di Menfi dell’1/7/2011) emerge che : i) il fabbricato sito in via della Vittoria nn.166-168-170, oggetto di contenzioso, identificato con la particella n.1137, faceva parte di un copro di fabbrica di maggiore estensione che si sviluppa anche all’interno dell’ex cortile 12 (o cortile “Busterna”); ii) dalle visure per immobile “si rileva in particolare che la proprietà Rizzo attiene ai subalterni 2 e 3 (…) mentre quella Palminteri, originariamente compresa nelle particelle graffate con nn.1135/2 – 1136/2 – 1137-4 ha subito variazioni sin dal 1993 per cui oggi si identifica con le particelle complesse nn.1136/8 – 1137/8 – 5284/7” (vedasi allegato 4 sub.E).
12.-Risulta comprovato, in altri termini, che per la quota in proprietà Palminteri, in relazione al fabbricato condominiale identificato al foglio 49, p.lla 1137, era da tempo riconosciuta dallo stesso istante l’impossibilità di procedervi con riparazioni, come per altro accertato dall’Amministrazione anche in sede di sopralluoghi del 1984, come da verbali in atti. Le argomentazioni di parte ricorrente non riescono a revocare in dubbio quanto affermato dalla controinteressata Rizzo e dal Comune resistente circa il fatto che il contributo per la ricostruzione dell’intera prima unità abitativa comprende anche i due vani condominiali con la sig.ra Rizzo prospicienti la via della Vittoria “così come rilevabile dai disegni relativi allo stato attuale, dalla dichiarazione giurata resa dal Palminteri il 21.09.1988 nonché dal calcolo della superficie utile dello stato attuale allegati alla pratica di ricostruzione, proprio perché i tecnici comunali nel sopralluogo del 02.10.1984 hanno accertato e confermato l’impossibilità della riparazione di detta unità abitativa ed in data 19.10.1984 il Sindaco pro tempore, visti detti verbali di sopralluogo dell’ufficio tecnico comunale, ha attestato che per il fabbricato di via della Vittoria cortile 12 n. 4 primo piano, quindi comprensivo dei due vani di proprietà del sig. Palminteri facenti parte dell’immobile in condominio con la sig.ra Rizzo, non è tecnicamente possibile la riparazione e detto fabbricato non risulta da trasferire”. Persuade quindi quanto sostenuto dal Comune che l’immobile in proprietà Palminteri nella sua interezza, ossia la parte demolita e quella oggi in questione, fosse stato già valutato non riparabile al momento della presentazione del progetto stesso nonché al momento dell’approvazione della concessione al medesimo del contributo elargito. Per altro, risulta emessa sin dal 1968 sia l’ordinanza n. 296 di sgombero immediato del fabbricato di Via della Vittoria c. 12/10, sia l’ordinanza n. 549 di demolizione del fabbricato di Via della Vittoria c.12 n.2, “proprio in corrispondenza della soprastante proprietà Rizzo” (cfr. memoria conclusiva del Comune di Menfi).
13.-Alla stregua di quanto precede, le censure articolate con il primo e con il secondo ricorso per motivi aggiunti avverso la nuova concessione edilizia n.5935 del 22/4/2010 risultano prive di pregio, non riscontrandosi i censurati profili della violazione di legge ed eccesso di potere articolati con le censure I e II del primo ricorso per motivi aggiunti e con la restante parte dell’unica doglianza interposta con il secondo ricorso per motivi aggiunti.
Si osserva in primo luogo che sul progetto presentato dalla Rizzo in data 26/11/2007 si era espressa, in termini favorevoli dal punto di vista urbanistico quanto alla possibilità di demolizione, la Commissione ex art.5 L.178/76.
Inoltre, quantunque l’efficacia della delibera condominiale di approvazione della proposta di integrale demolizione e ricostruzione dell’edificio in condominio risulti essere stata sospesa in sede civile su impugnazione del Palminteri (ed il relativo procedimento risulta allo stato ancora pendente), ritiene il Collegio persuasiva la tesi del Comune resistente circa la superfluità del dell’acquisizione del (nuovo) consenso del Palminteri stante che il medesimo “era stato autorizzato a demolire le parti di sua proprietà facenti parte della prima unità abitativa comprensiva della porzione soprastante la proprietà Rizzo”, come sopra evidenziato.
Per altro, in via meramente incidentale, il Collegio osserva che quanto sostenuto in generale dalla Corte di Cassazione circa l’applicabilità anche al condominio minimo, quello cioè composto da due soli condomini, della disciplina dettata dal codice civile (cfr. Cassazione civile , sez. un., 31 gennaio 2006 , n. 2046, richiamata dal ricorrente), non revoca in dubbio la sussistenza nell’ordinamento di norme speciali che consentono di derogare alle disposizioni generali in tema di maggioranze per l’adozione ed approvazione delle delibere condominiali. Viene in rilievo, proprio in relazione ad immobili gravemente sinistrati a seguito di eventi naturali, quali i terremoti, la disposizione di cui all’art.23bis del d.l.79/1968, anche in combinato disposto con l’art.12 L.219/1981, non reputandosi preclusivo all’applicazione in specie della prima norma cit. quanto obiettato dal Palminteri circa il fatto che nella questione qui dedotta non si tratta di immobile diruto. Va infatti osservato, premesso che per detto immobile non è stata imposta la ricostruzione in altro sito e che non sussistono ostacoli di natura urbanistica o di altra natura alla demolizione e ricostruzione sulla medesima area, che la disposizione normativa fa riferimento ad “unità immobiliari sinistrate comprese in un medesimo condominio” per le quali sorge un contrato tra i condomini “per la progettazione dell’edificio da ricostruire”.
In conclusione, per le considerazioni che precedono, il ricorso in esame va in parte dichiarato improcedibile, in parte inammissibile e per la restante parte respinto in quanto infondato.
La complessità delle questioni affrontate induce il Collegio a ravvisare gli estremi della eccezionalità per non fare applicazione della regola della soccombenza, compensando integralmente tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte improcedibile, in parte inammissibile e per la restante parte lo rigetta per come in motivazione riportato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 28 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere
Roberto Valenti, Primo Referendario, Estensore



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