a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione II, 2 ottobre 2012


L''autore di un abuso edilizio, che abbia prestato acquiescenza al diniego di concessione di costruzione in sanatoria, decade dalla possibilità di rimettere in discussione l''abuso accertato in sede di impugnazione dell''ordine di demolizione

SENTENZA N. 1940

L'autore di un abuso edilizio, che abbia prestato acquiescenza al diniego di concessione di costruzione in sanatoria, decade dalla possibilità di rimettere in discussione l'abuso accertato in sede di impugnazione dell'ordine di demolizione, atteso che quest'ultimo rinviene nel diniego di sanatoria il suo presupposto." (Cons. Stato, Sez. V, 17 settembre 2008, n. 4446; T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 05 gennaio 2011, n. 8; Cons. Stato, Sez. V, 28 dicembre 2007, n. 6715).

FATTO E DIRITTO

1. Il giudizio può essere definito con sentenza in forma semplificata in esito alla camera di consiglio per la trattazione dell’istanza cautelare, ai sensi dell’art.60 cod. proc. amm., avendo il Collegio accertato la regolarità della notifica al Comune intimato (non costituito), la completezza della documentazione prodotta ai fini della trattazione delle tematiche oggetto di giudizio ed avendone, il Presidente, dato espresso avviso alla parte costituita, come da verbale.
2. Con istanza del 28/02/1995 prot.5542 la signora Barresi Elisabetta ha richiesto la concessione in sanatoria ai sensi della L.47/85 – 724/94 per aver realizzato un fabbricato in C.da Triscina n.111; istruita la pratica di sanatoria n.291/94, il Comune di Castelvetrano ha rilasciato la concessione in sanatoria portante il numero d’ordine 635, notificata all’istante l’ 01 giugno 2006, la cui efficacia, registrazione e trascrizione è stata, però, espressamente sottoposta alla condizione che la ditta richiedente producesse entro 180 giorni dalla notifica la documentazione mancante che era stata più volte richiesta dal Comune, da ultimo con la nota n.8008 del 16/02/2006 richiamata dall’art.5 (prescrizioni) della concessione condizionata.
La documentazione cui era stata espressamente condizionata l’efficacia della concessione in sanatoria non è mai stata prodotta dai ricorrenti e, dunque, la concessione edilizia in sanatoria non ha mai acquistato efficacia, come si evince dall’esame del documento prodotto dalla stessa parte ricorrente.
Ed infatti, con nota Prot. generale n.7683 e Prot di settore n.829 del 09/02/2012 il Comune di Castelvetrano – facendo seguito alle precedenti note n.47482 del 21/11/2005, n.8008 del 16/02/2006, n.11386 del 05/11/2009 - ha da ultimo sollecitato i ricorrenti a produrre: 1) la perizia giurata attestante l’esatta distanza della costruzione dalla battigia; 2) il N.O. della Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani; sotto comminatoria di respingere definitivamente l’istanza di sanatoria del 28/02/1995 prot.5542 presentata dalla signora Barresi Elisabetta.
Con nota Prot. generale n.19704 e Prot di settore n.2358 del 16/04/2012 il Comune di Castelvetrano – vista la perizia giurata prodotta dai ricorrenti il 19/03/2012 – ha loro comunicato che, riesaminata la pratica di sanatoria, essa è inammissibile in quanto l’area su cui insiste il fabbricato è gravato da vincolo di inedificabilità ex art.15, comma 1, L.r. 78/76 (in ordine alla completezza della documentazione richiesta dal Comune, peraltro, si rileva che i ricorrenti hanno prodotto in giudizio una nota di integrazione documentale datata 04/09/2008 indirizzata alla Soprintendenza BB.CC.AA. di Trapani da cui si evince che il richiesto N.O., ad oggi, non è mai stato rilasciato).
3. Ciò premesso il ricorso è in parte inammissibile e in parte infondato, nei termini di seguito specificati.
Infatti, per consolidata giurisprudenza amministrativa "L'autore di un abuso edilizio, che abbia prestato acquiescenza al diniego di concessione di costruzione in sanatoria, decade dalla possibilità di rimettere in discussione l'abuso accertato in sede di impugnazione dell'ordine di demolizione, atteso che quest'ultimo rinviene nel diniego di sanatoria il suo presupposto." (Cons. Stato, Sez. V, 17 settembre 2008, n. 4446; T.A.R. Puglia Bari, sez. II, 05 gennaio 2011, n. 8; Cons. Stato, Sez. V, 28 dicembre 2007, n. 6715).
Considerata l’omessa impugnazione, da parte degli odierni ricorrenti, del provvedimento di diniego di concessione in sanatoria del 16/04/2012, divenuto ormai inoppugnabile, alla stregua del superiore indirizzo giurisprudenziale, condiviso dal Collegio, essi sono ormai decaduti dalla possibilità di rimettere in discussione l'ordine di demolizione costituente mero atto consequenziale rispetto al provvedimento presupposto rappresentato, appunto, dal diniego di sanatoria, a meno di vizi propri ed autonomi dell’ordinanza di demolizione medesima.
Nel caso di specie deve rilevarsi che con i tre motivi di ricorso i ricorrenti muovono, avverso il provvedimento gravato, censure che avrebbero dovuto rivolgere nei confronti del provvedimento di diniego di sanatoria, viceversa mai impugnato, da essi qualificato come atto di annullamento in autotutela, ovvero di revoca, della concessione edilizia in sanatoria asseritamente rilasciata dal Comune nel 2006 ma che in realtà, come già rilevato, non ha mai acquistato efficacia per il mancato avveramento della condizione apposta all’art.5 (prescrizioni), restando dunque indefinita la pratica di sanatoria fino al provvedimento di diniego in parola.
Nessun vizio proprio dell’ordinanza di demolizione impugnata è stato, invece, censurato dai ricorrenti, se non il difetto di motivazione in ordine al quale il Collegio rileva che il provvedimento impugnato risulta adeguatamente motivato quanto ai presupposti di fatto e di diritto che lo sostengono, espressamente contemplando in premessa il richiamo al provvedimento di diniego della concessione edilizia in sanatoria, rimasto inoppugnato: ragione per cui nessun’altra ed ulteriore valutazione era esigibile da parte del Comune, con la conseguenza che inconferenti appaiono i tre motivi di doglianza articolati dalla parte ricorrente.
4. Conclusivamente il ricorso in esame è in parte inammissibile, e per la restante manifestamente infondato.
5. Nulla deve essere statuito sulle spese di lite, non essendosi costituita l’amministrazione intimata.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, in parte lo dichiara inammissibile e per la restante parte lo rigetta in quanto infondato.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 4 settembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere
Sebastiano Zafarana, Referendario, Estensore


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