a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Puglia Lecce, Sezione II, 5 ottobre 2012


Le prescrizioni dettate a livello regolamentare non possono tradursi nell’imposizione di limitazioni o divieti generalizzati incompatibili con la possibilità di realizzare una rete completa di infrastrutture per la telecomunicazione

SENTENZA N. 1647

L’art. 8, comma 6, della legge n. 36/2001 prevede che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Per principio pacifico in giurisprudenza, le prescrizioni dettate a livello regolamentare non possono tradursi nell’imposizione di limitazioni o divieti generalizzati incompatibili con la possibilità di realizzare una rete completa di infrastrutture per la telecomunicazione, e ciò ancor più quando dette prescrizioni sono palesemente rivolte a tutelare aspetti collegati alla salute umana, dal momento che siffatte esigenze sono valutate dagli organi statali a ciò deputati, stante la previsione dell’art. 4 della legge n. 36/2001 (Consiglio Stato, sez. VI, 27 dicembre 2010, n. 9414; T.A.R. Calabria - Reggio Calabria, sez. I, 21 marzo 2012, n. 231; T.A.R. Campania – Napoli, sez. VII, 28 ottobre 2011, n. 5030; T.A.R. Molise – Campobasso, sez. I, 4 agosto 2011, n. 533).

FATTO E DIRITTO

I - La Wind Telecomunicazioni s.p.a. ha impugnato gli atti indicati in epigrafe con cui il Comune di Lecce ha negato l’autorizzazione all’installazione di una stazione radio base sul lastrico solare di un edificio di proprietà della Provincia sito nel territorio comunale, rilevandone il contrasto con le prescrizioni del Regolamento comunale approvato con deliberazione di C.C. n. 26 del 9.3.2007, con particolare riferimento all’art. 5, comma 2, del medesimo, nella parte in cui vieta l’installazione degli impianti in questione all’interno delle aree sensibili indicate nell’allegato “A” e definite nei limiti nelle cartografie dell’allegato “B” (cfr. punto 6 dell’art. 5, comma 2, cit.).
L’impianto da realizzare, infatti, ricadrebbe all’interno dell’area sensibile indicata nella Tavola B30a dell’allegato “B” al Regolamento, posta a tutela dell’istituto scolastico “Marcelline” della Pia Fondazione di Culto e Religione “Cardinale G. Panico”, individuato al n. 31 dell’allegato “A”.
A sostegno del gravame la ricorrente deduce i seguenti motivi di illegittimità:
1 - violazione degli artt. 7, 8 e 10, nonché dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990, violazione dell’art. 87, comma 9, del d.lgs. n. 259/2003, omessa comunicazione dell’avvio del procedimento e violazione del giusto procedimento;
2 - violazione della legge n. 36/2001 e dell’art. 87 del d.lgs. n. 259/2003, violazione del Regolamento comunale per l’installazione degli impianti di telecomunicazione, eccesso di potere, difetto di istruttoria;
3 - violazione del d.lgs. n. 259/2003 e dell’art. 5 del regolamento recante norme concernenti gli impianti radioelettrici con frequenza di trasmissione tra 100 Khz e 300 Ghz, violazione dell’art. 2 della legge n. 241/1990, del DPCM dell’8.7.2003 e dei principi di semplificazione procedimentale, eccesso di potere, difetto di istruttoria e di motivazione, illegittimità derivata;
4 - violazione degli artt. 86, comma 3, 87 e 93 del d.lgs. n. 259/2003, violazione della normativa comunitaria, dell’art. 14 della legge n. 36/2001 e dell’art. 41 Cost.;
5 - violazione del DPR n. 380/2001 e della legge regionale n. 5/2002, incompetenza assoluta, difetto di potere sotto distinti ed ulteriori profili.
Entrambe le Amministrazioni intimate si sono costituite in giudizio per resistere al ricorso.
La società ricorrente ha depositato memorie difensive e documenti; ha prodotto, altresì, perizia tecnica di parte.
Alla pubblica udienza del 14 giugno 2012 la causa, sulle conclusioni dei difensori, è stata trattenuta per la decisione.
II.a - I motivi di ricorso contrassegnati dai n. 2, 3, 4 e 5 possono essere esaminati congiuntamente.
In sintesi, con essi la ricorrente si duole, in primo luogo, del fatto che il diniego impugnato sarebbe carente sotto il profilo motivazionale, sia perché in esso non si indica la violazione di alcuna distanza minima dai siti sensibili, avendo il Regolamento comunale previsto un divieto di installazione in determinate aree considerate tali senza imporre un limite distanziale, sia perché lo stesso Regolamento non vieta ma favorisce l’installazione degli impianti di telefonia su immobili pubblici, qual è appunto quello in questione.
In secondo luogo, il Regolamento comunale di cui si è fatto applicazione, nel vietare l’ubicazione degli impianti di telefonia cellulare in determinate zone del territorio comunale, introdurrebbe surrettiziamente un divieto generalizzato di installazione, e ciò tenuto conto del numero e dell’estensione delle aree su cui detto divieto ricade, ponendosi in contrasto con le disposizioni di cui al d.lgs. n. 259/2003, alla legge n. 36/2001 ed al DPCM dell’8.7.2003, che invece hanno previsto criteri localizzativi basati sui valori di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici e non sul rispetto di distanze minime o sull’introduzione di divieti per zone omogenee; conseguentemente, la norma regolamentare invocata dal Comune di Lecce e posta a base del diniego impugnato avrebbe dovuto essere disapplicata.
La ricorrente lamenta, altresì, l’eccessiva estensione del divieto di localizzazione nelle aree cosiddette sensibili, asseritamente individuate a priori dall’Amministrazione senza dar corso ad una compiuta istruttoria e rendendo impossibile la copertura del segnale in determinati punti del territorio comunale, specie a ridosso del centro abitato, data anche l’assenza della previsione di eventuali siti alternativi.
Le limitazioni introdotte dal Regolamento comunale, quindi, contrasterebbero con il quadro normativo di riferimento poiché si tradurrebbero in divieti pressoché generalizzati di installazione, come tali non consentiti, peraltro non preceduti da una preventiva valutazione del cosiddetto effetto utile del Regolamento, ossia delle conseguenze finali pratiche derivanti dall’applicazione dei criteri localizzativi individuati dalla disciplina regolamentare.
Il Collegio non condivide le censure proposte.
L’art. 8, comma 6, della legge n. 36/2001 prevede che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”.
Per principio pacifico in giurisprudenza, le prescrizioni dettate a livello regolamentare non possono tradursi nell’imposizione di limitazioni o divieti generalizzati incompatibili con la possibilità di realizzare una rete completa di infrastrutture per la telecomunicazione, e ciò ancor più quando dette prescrizioni sono palesemente rivolte a tutelare aspetti collegati alla salute umana, dal momento che siffatte esigenze sono valutate dagli organi statali a ciò deputati, stante la previsione dell’art. 4 della legge n. 36/2001 (Consiglio Stato, sez. VI, 27 dicembre 2010, n. 9414; T.A.R. Calabria - Reggio Calabria, sez. I, 21 marzo 2012, n. 231; T.A.R. Campania – Napoli, sez. VII, 28 ottobre 2011, n. 5030; T.A.R. Molise – Campobasso, sez. I, 4 agosto 2011, n. 533).
Nel caso in esame, tuttavia, non risulta che i criteri localizzativi indicati nel Regolamento del Comune di Lecce siano tali da determinare un divieto generale di installazione su tutto il territorio comunale.
Con il predetto Regolamento, infatti, l’Amministrazione non ha vietato l’ubicazione degli impianti di telefonia cellulare per zone omogenee del territorio, né ha imposto limiti distanziali generalizzati che prescindono dall’accertamento dei valori di campo elettromagnetico prodotto nella zona considerata, bensì, conformemente a quanto prescritto dagli art. 5, comma 1, lett. m) e 10 della legge regionale n. 5/2002, ha individuato talune aree sensibili in considerazione della particolare densità abitativa, della presenza di infrastrutture e/o servizi a elevata intensità d'uso e dello specifico interesse storico-architettonico e paesaggistico-ambientale, nonché caratterizzate dalla presenza di edifici destinati ad utenti in età pediatrica, a luoghi di culto ed a strutture sanitarie.
Piuttosto, risulta che, a fronte della previsione di un divieto di installazione nelle aree definite sensibili come individuate nell’allegato “A” al Regolamento medesimo, l’Amministrazione ha indicato altre zone del territorio comunale, anche limitrofe alle aree sensibili, dove è possibile l’ubicazione degli impianti di telefonia per assicurare la copertura del servizio su tutto il territorio (cfr. allegato “B” al Regolamento).
Pertanto, i divieti di installazione introdotti dal Regolamento comunale sono espressione del potere di pianificazione e controllo del territorio in materia di localizzazione degli impianti di telefonia cellulare riservato all’Ente locale, volto ad assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti medesimi ed a minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, disciplinato a livello normativo sia statale che regionale (art. 8, comma 6, della legge n. 36/2001 ed art. 6, comma 1, lett. b, della legge regionale n. 5/2002); esso risulta, nel caso di specie, correttamente esercitato, dato che l’attività pianificatoria dell’Ente è posta a presidio di interessi di rilievo pubblico, in considerazione del valore paesaggistico/ambientale e storico/artistico di determinate porzioni del territorio e della presenza di siti che, per la loro destinazione d'uso, sono qualificati particolarmente sensibili alle immissioni elettromagnetiche, nè siffatta pianificazione risulta invasiva della sfera di competenza statale in materia.
Il Collegio è ben consapevole della necessità, più volte sottolineata in diverse pronunce, che il servizio pubblico di telefonia venga erogato in maniera omogenea su tutto il territorio e che, nella scelta dei siti su cui localizzare gli impianti, venga effettuato l’equo contemperamento di due opposti interessi, la protezione della salute pubblica, da un lato, e l’ottimale copertura della rete telefonica, dall’altro; tuttavia, nel caso in esame, a fronte di un Regolamento comunale che non vieta l’installazione in maniera indiscriminata ma che individua possibili siti alternativi a ridosso delle aree cosiddette sensibili, non è stata fornita un’adeguata dimostrazione dell’inidoneità di tali siti alternativi a garantire ugualmente la copertura del segnale telefonico nella zona considerata.
Anche l’autorevole perizia tecnica depositata dalla ricorrente si è limitata, sul punto, a delle valutazioni teoriche sull’impossibilità per il gestore Wind, stanti i divieti introdotti dal Regolamento comunale, di garantire la copertura del segnale su tutto il territorio in maniera omogenea se non potenziando il numero di portanti e canali dei sistemi di trasmissione già esistenti, con conseguente aumento dei livelli di campo elettromagnetico in atmosfera, senza però fornire, in merito, un riscontro concreto.
II.b - Posta, quindi, la legittimità delle contestate disposizioni regolamentari, il diniego opposto alla ricorrente da parte del Comune di Lecce si rivela immune dai vizi dedotti.
L’art. 5, comma 2, lettere a) e b) del predetto Regolamento vieta l’installazione di impianti di telefonia mobile, tra l’altro, “all’interno delle aree sensibili elencate nell’allegato “A” e definite nei limiti nelle cartografie dell’allegato “B”“ (cfr., lettera a, punto 6); la puntuale individuazione di tali aree ove non è possibile ubicare stazioni per la telefonia mobile dimostra per tabulas la infondatezza della censura secondo cui il Regolamento comunale non introdurrebbe alcun limite distanziale di localizzazione, atteso che il citato limite distanziale coincide appunto con la delimitazione delle aree sensibili.
Né può condividersi l’affermazione della ricorrente secondo cui il diniego sarebbe in contrasto con l’art. 5, comma 4, del Regolamento comunale, nella parte in cui esso consente agli operatori, per l’installazione di impianti di telefonia mobile, al solo fine di garantire comunque la copertura del territorio disposto nelle aree sensibili di cui al comma 1, di selezionare, “nell’ordine: a) aree comunali, b) aree pubbliche, c) edifici comunali, d) edifici pubblici, e) altre aree ed edifici…”.
Secondo la prospettazione della ricorrente, infatti, dato che l’immobile su cui è prevista l’installazione è di proprietà della provincia di Lecce ed è quindi un edificio pubblico, sarebbe lo stesso Regolamento a favorirne l’ubicazione nel sito prescelto.
A ben guardare, invece, la lettura del comma 4 dell’art. 5 citato non può prescindere da quanto disciplinato ai precedenti commi, in particolare, per quel che qui interessa, al comma 2; la localizzazione degli impianti nei siti elencati al comma 4 dell’art. 5 è consentita a patto che detti siti non ricadano all’interno delle aree sensibili. In altri termini, l’ordine di priorità fissato al predetto comma 4, al solo fine di garantire la copertura del segnale anche nelle aree sensibili, non può che riferirsi alla localizzazione degli impianti nei siti alternativi individuati dal medesimo Regolamento.
III - Infondata è altresì la censura contenuta nel primo motivo di ricorso (violazione dell’art. 10 bis della legge n. 241/1990), poiché nel provvedimento prot. 127299 del 26.9.2011, l’Amministrazione, oltre ad avere espressamente menzionato le osservazioni prodotte dall’interessata, ha motivato in ordine alle ragioni che lo hanno indotto a discostarsene per l’impossibilità di prescindere dalle disposizioni contenute nel Regolamento comunale approvato con delibera di C.C. n. 26 del 9.3.2007. Le osservazioni prodotte dalla Wind, pertanto, sono state tenute in considerazione dall’Amministrazione nell’adozione dell’atto definitivo ed esaustivo è il riferimento alla vigente disciplina regolamentare a motivazione del mancato accoglimento.
Peraltro, secondo una condivisibile giurisprudenza, l’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 non impone la puntuale ed analitica confutazione delle osservazioni presentate dalla parte privata a seguito della ricezione della comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, essendo sufficiente ai fini della giustificazione del provvedimento adottato la motivazione complessivamente resa a sostegno dell'atto stesso e tenuto conto del fatto che la confutazione delle osservazioni può essere desunta dal complesso del provvedimento (T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 7 maggio 2010, n. 3072; T.A.R. Liguria - Genova, sez. I, 17 febbraio 2010, n. 603).
Per tutte le considerazioni che precedono, quindi, il ricorso è infondato e va respinto.
IV - Sussistono tuttavia valide ragioni per compensare tra le parti le spese processuali, tenuto conto delle peculiarità fattuali della vicenda in esame.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 14 giugno 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Costantini, Presidente
Enrico d'Arpe, Consigliere
Simona De Mattia, Referendario, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it