a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Latina, Sezione I, 12 ottobre 2012


Sulla lottizzazione abusiva materiale e sulla lottizzazione abusiva cartolare ai sensi dell’art. 30 del D.P.R. 380 del 2001

SENTENZA N. 754

L’articolo 30, comma 1, del d.P.R. n. 380/2001, collega la lottizzazione abusiva: - all’inizio di opere di trasformazione urbanistica od edilizia in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti o adottati, o comunque dettate dalle leggi statali o regionali, senza la prescritta autorizzazione (lottizzazione cd. materiale); - al frazionamento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche (quali la dimensione in relazione alla natura del terreno ed alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l’ubicazione o la previsione di opere di urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti), denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio (lottizzazione cd. cartolare). La giurisprudenza, quanto alla prima ha precisato che: - sussiste in presenza di qualsivoglia tipo di opere concretamente idonee a stravolgere l’assetto del territorio preesistente, a realizzare un nuovo insediamento abitativo e, quindi, in definitiva, a determinare sia un concreto ostacolo alla futura attività di programmazione (che viene posta di fronte al fatto compiuto), sia un carico urbanistico necessitante un adeguamento degli standards (T.a.r. Liguria, I, 20 gennaio 2012, n, 161); - non richiede la realizzazione di vere e proprie costruzioni abusive, essendo sufficiente la sussistenza di opere le quali, sebbene nella fase iniziale, denotino che è stato iniziato o è in corso un procedimento di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno, in contrasto con le norme vigenti (T.a.r. Lazio, Latina, I, 12 ottobre 2011, n. 798); - per verificarne l’esistenza appare necessaria una visione d’insieme dei lavori, ossia una verifica nel suo complesso dell’attività edilizia realizzata, giacché potrebbero anche ricorrere modifiche rispetto all’attività assentita idonee a conferire un diverso assetto al territorio comunale oggetto di trasformazione (T.a.r. Lazio, Roma, I, 9 ottobre 2009, n. 9859). Ha sottolineato che si ha, invece, lottizzazione cartolare quando la trasformazione sia predisposta mediante il frazionamento, la vendita o atti equivalenti del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche, come la dimensione in relazione alla natura del terreno ed alla sua destinazione sulla base degli strumenti urbanistici, il numero, l’ubicazione o l’eventuale previsione di opere di urbanizzazione, denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio; l’elemento oggettivo della fattispecie è costituito pertanto dal frazionamento di mappali seguito necessariamente da atti di vendita, o da atti ad essi equiparati, sicché in mancanza di detti atti non è possibile contestare legittimamente la lottizzazione abusiva. L’attività negoziale è, infatti, considerata dalla norma quale strumento funzionale al perseguimento dell’intento lottizzatorio e, quindi, come indice della sussistenza di siffatta finalità che deve però esser confermata anche da altri elementi, che rendano evidente la non equivocità della destinazione a scopo edificatorio sia del frazionamento, sia della vendita (Consiglio di Stato, IV, 20 luglio 2009, n. 4578; V, 12 marzo 2012, n. 1374). La giurisprudenza poi: - ha evidenziato con riferimento all’elemento oggettivo della lottizzazione abusiva che si tratta di un illecito non solo di danno (rispetto alle opere già eseguite) ma anche di pericolo (rispetto alle urbanizzazioni ancora possibili), qualora, pur a fronte dell’avvenuta ultimazione degli edifici, strade od altri manufatti, vi sia la possibilità che l’urbanizzazione del comprensorio, ancora incompleta, sia condotta a termine per stati di avanzamento successivi (T.a.r. Toscana, III, 28 febbraio 2012, n. 392); - quanto all’elemento soggettivo, in base all’affinità tra l’acquisizione delle aree ex articolo 30 del d.P.R. 380/2001 e la confisca urbanistica disposta dall’autorità giudiziaria ai sensi del successivo articolo 44, ha affermato la necessità per l’applicazione delle sanzioni privative della proprietà del bene, che non si presentino come meramente ripristinatorie rispetto all’abuso perpetrato, di un elemento soggettivo di natura colposa da parte del soggetto che subisce la sanzione, ragion per cui l’acquirente di un lotto non può considerarsi, come tale, estraneo al reato di lottizzazione abusiva, essendo tenuto a dimostrare di aver agito in buona fede, senza cioè rendersi conto (pur avendo adoperato la necessaria diligenza nell’adempimento dei doveri di informazione e conoscenza) di partecipare ad un’opera di illecita lottizzazione (T.a.r. Campania, Napoli, IV, 4 agosto 2011, n. 4210).

FATTO

1 Il ricorrente espone di aver: - acquistato nel 1979 un terreno di mq. 670, sito in località Selva Vetere del comune di Fondi, distinto al catasto terreni al foglio 86 particelle nn. 365 e 368 e di aver edificato nello stesso anno, sulla particella 365, un’abitazione di mq. 70 circa; - presentato istanza di condono edilizio ai sensi della legge 47/1985 respinta con ordinanza nella quale si contestava la lottizzazione abusiva e si ordinava l’immediata sospensione dei lavori ed il divieto di alienare. Con l’ordinanza citata, il comune ha: - confermato il rigetto dell’istanza di condono edilizio presentata il 29 marzo 1986 prot. n. 1/6063 già respinta con ordinanza n. 502 del 4 luglio 1992; - ordinato l’immediata sospensione dei lavori di cui in premessa ed acquisito i terreni ed i manufatti abusivi al patrimonio disponibile ai sensi degli articoli 30 del DPR 380/2001 e 23 della L.R. 15/2008. Ciò premesso impugna l’ordinanza deducendo: violazione del giusto procedimento amministrativo ai sensi dell’art. 7 legge 241/90 - difetto di motivazione - inesistenza di lottizzazione - illogicità - violazione e falsa applicazione artt. 30, 31 e 44 DPR 380/2001 - violazione e falsa applicazione art. 23 L.R.15/2008 - violazione e falsa applicazione artt. 3 e 7 L. 241/90 - eccesso di potere per inesistenza dei presupposti - carenza assoluta di istruttoria e di motivazione - sproporzione - ingiustizia manifesta - eccesso di potere per difetto di istruttoria e di partecipazione - inconfigurabilità della fattispecie.
2 Con atto depositato il 5 aprile 2011 si è costituito il comune di Fondi che ha argomentato l’infondatezza.
3 Alla pubblica udienza del 24 maggio 2012 il ricorso è stato chiamato e dopo la discussione è stato introdotto per la decisione.

DIRITTO

1 Il ricorrente agisce per l’annullamento dell’ordinanza con la quale il comune di Fondi nel ribadire il diniego di condono edilizio di cui all’istanza presentata il 29 marzo 1986 prot. n. 1/6063 - già respinta con ordinanza n. 502 del 4 luglio 1992 -, ordina l’immediata sospensione dei lavori e dispone che i terreni nonché i manufatti abusivi siano acquisiti di diritto al patrimonio disponibile ai sensi degli articoli 30 del DPR 380/2001 e 23 della L.R. 15/2008.
2 L’ordinanza presuppone che: - gli elementi rilevati sin dal 1992 deponevano per l’esistenza di una lottizzazione abusiva; - per gli abusi commessi furono emesse un’ordinanza di sospensione dei lavori e l’ingiunzione a demolire, quindi redatti dalla polizia locale, rapporti di sequestro per le opere abusive successivamente realizzate; - già nel 1992 sono state respinte tutte le domande di condono edilizio, anche quella del ricorrente.
3 L’articolo 30, comma 1, del d.P.R. n. 380/2001, collega la lottizzazione abusiva: - all’inizio di opere di trasformazione urbanistica od edilizia in violazione delle prescrizioni degli strumenti urbanistici vigenti o adottati, o comunque dettate dalle leggi statali o regionali, senza la prescritta autorizzazione (lottizzazione cd. materiale); - al frazionamento e la vendita, o atti equivalenti, del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche (quali la dimensione in relazione alla natura del terreno ed alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l’ubicazione o la previsione di opere di urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti), denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio (lottizzazione cd. cartolare).
4 La giurisprudenza, quanto alla prima ha precisato che: - sussiste in presenza di qualsivoglia tipo di opere concretamente idonee a stravolgere l’assetto del territorio preesistente, a realizzare un nuovo insediamento abitativo e, quindi, in definitiva, a determinare sia un concreto ostacolo alla futura attività di programmazione (che viene posta di fronte al fatto compiuto), sia un carico urbanistico necessitante un adeguamento degli standards (T.a.r. Liguria, I, 20 gennaio 2012, n, 161); - non richiede la realizzazione di vere e proprie costruzioni abusive, essendo sufficiente la sussistenza di opere le quali, sebbene nella fase iniziale, denotino che è stato iniziato o è in corso un procedimento di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno, in contrasto con le norme vigenti (T.a.r. Lazio, Latina, I, 12 ottobre 2011, n. 798); - per verificarne l’esistenza appare necessaria una visione d’insieme dei lavori, ossia una verifica nel suo complesso dell’attività edilizia realizzata, giacché potrebbero anche ricorrere modifiche rispetto all’attività assentita idonee a conferire un diverso assetto al territorio comunale oggetto di trasformazione (T.a.r. Lazio, Roma, I, 9 ottobre 2009, n. 9859). Ha sottolineato che si ha, invece, lottizzazione cartolare quando la trasformazione sia predisposta mediante il frazionamento, la vendita o atti equivalenti del terreno in lotti che, per le loro caratteristiche, come la dimensione in relazione alla natura del terreno ed alla sua destinazione sulla base degli strumenti urbanistici, il numero, l’ubicazione o l’eventuale previsione di opere di urbanizzazione, denuncino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio; l’elemento oggettivo della fattispecie è costituito pertanto dal frazionamento di mappali seguito necessariamente da atti di vendita, o da atti ad essi equiparati, sicché in mancanza di detti atti non è possibile contestare legittimamente la lottizzazione abusiva. L’attività negoziale è, infatti, considerata dalla norma quale strumento funzionale al perseguimento dell’intento lottizzatorio e, quindi, come indice della sussistenza di siffatta finalità che deve però esser confermata anche da altri elementi, che rendano evidente la non equivocità della destinazione a scopo edificatorio sia del frazionamento, sia della vendita (Consiglio di Stato, IV, 20 luglio 2009, n. 4578; V, 12 marzo 2012, n. 1374). La giurisprudenza poi: - ha evidenziato con riferimento all’elemento oggettivo della lottizzazione abusiva che si tratta di un illecito non solo di danno (rispetto alle opere già eseguite) ma anche di pericolo (rispetto alle urbanizzazioni ancora possibili), qualora, pur a fronte dell’avvenuta ultimazione degli edifici, strade od altri manufatti, vi sia la possibilità che l’urbanizzazione del comprensorio, ancora incompleta, sia condotta a termine per stati di avanzamento successivi (T.a.r. Toscana, III, 28 febbraio 2012, n. 392); - quanto all’elemento soggettivo, in base all’affinità tra l’acquisizione delle aree ex articolo 30 del d.P.R. 380/2001 e la confisca urbanistica disposta dall’autorità giudiziaria ai sensi del successivo articolo 44, ha affermato la necessità per l’applicazione delle sanzioni privative della proprietà del bene, che non si presentino come meramente ripristinatorie rispetto all’abuso perpetrato, di un elemento soggettivo di natura colposa da parte del soggetto che subisce la sanzione, ragion per cui l’acquirente di un lotto non può considerarsi, come tale, estraneo al reato di lottizzazione abusiva, essendo tenuto a dimostrare di aver agito in buona fede, senza cioè rendersi conto (pur avendo adoperato la necessaria diligenza nell’adempimento dei doveri di informazione e conoscenza) di partecipare ad un’opera di illecita lottizzazione (T.a.r. Campania, Napoli, IV, 4 agosto 2011, n. 4210).
5 Ciò premesso dalle esposte indicazioni e da richiamati principi fissati dalla giurisprudenza, discende l’infondatezza della proposta domanda
6 Ed, infatti, va innanzitutto affermato che il comune non ha errato nel ravvisare un’ipotesi di lottizzazione abusiva connotata dalla commistione di condotte materiali ed atti giuridici. Dalla documentazione acquisita emerge, infatti, il frazionamento in corrispondenza dell’alienazione, dai sigg. Baghino e Duratorre al ricorrente, del terreno distinto in catasto al foglio 86, particelle 365 e 368; il ricorrente acquirente del lotto n° 13, ha partecipato pertanto alla lottizzazione e realizzando il fabbricato per il quale ha poi presentato domanda di condono, ha integrato anche la lottizzazione materiale. L’operazione, costituita da negozi giuridici ed attività materiali che va considerata nel suo insieme, deve quindi ritenersi preordinata alla trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno. Il primo motivo non è, allora, condivisibile perché la fattispecie nel caso va ricondotta non solo all’alienazione del 1979 ma anche all’edificazione abusiva, elementi questi già suo tempo valutati nel precedente provvedimento il che, da un lato, esclude in base alla citata giurisprudenza che il ricorrente possa esser ritenuto estraneo, dall’altro, implica la sicura rilevanza dell’articolo 18 della legge 47/1985, non a caso richiamato dell’ordinanza 502 del 1992. Gli elementi che si traggono da detta ordinanza e dai rapporti della polizia municipale, depositati dal resistente il 5 agosto 2011, depongono poi per la reiezione della dedotta violazione delle garanzie procedimentali e ciò in base al condiviso orientamento (T.a.r. Campania, Napoli, II, 9 settembre 2011, n. 4363) secondo il quale, la comunicazione di avvio del procedimento di individuazione e repressione della lottizzazione abusiva è superflua ove il contenuto dell’atto non possa essere diverso da quello in concreto adottato e, più in dettaglio, laddove la partecipazione del privato a detto procedimento sia inutile (ed egli non possa fornire alcun apporto conoscitivo e/o documentale rilevante), sussistendo la certezza assoluta della finalità edificatoria della lottizzazione.
7 Esito analogo va rassegnato con riguardo alle altre censure perché: - la misura acquisitiva deve ritenersi determinata e specificata in dipendenza del riferimento ai pregressi accertamenti e provvedimenti, inclusi quelli presupposti ed interessanti l’esito negativo dell’istanza di condono; - alla rappresentata inosservanza delle formalità di cui all’articolo 30 del d.P.R. 380/2001 deve opporsi che riveste sicura rilevanza la precedente ordinanza 502/1992 adottata dal comune ai sensi dell’articolo 18 della legge 47/1985; - al difetto di motivazione appuntato sul confermato rigetto di condono è agevole replicare che l’indicazione secondo la quale non sarebbero stati eseguiti ulteriori interventi abusivi sull’immobile non elide l’illecito da riferire anche alla lottizzazione abusiva.
8 Le spese seguono, come per legge, la soccombenza per l’ammontare in dispositivo liquidato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Sezione staccata di Latina (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in complessivi € 1.000,00 (mille,00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Latina nella camera di consiglio del 24 maggio 2012 con l’intervento dei magistrati:
Francesco Corsaro, Presidente
Santino Scudeller, Consigliere, Estensore
Antonio Massimo Marra, Consigliere



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