a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Latina, Sezione I, 12 ottobre 2012


L’accertamento di conformità ha una natura eminentemente oggettiva e vincolata, priva pertanto di appezzamenti discrezionali

SENTENZA N. 751

L’accertamento di conformità regolato dall’articolo 36 del d.P.R. 380/2001 è diretto a sanare opere formalmente abusive perchè eseguite senza il richiesto titolo ma conformi, nella sostanza, alla disciplina edilizia - urbanistica applicabile per l’area su cui sorgono, vigente sia al momento della realizzazione che a quello della presentazione dell’istanza di sanatoria (cd. doppia conformità). Il comune è chiamato a svolgere una valutazione da rapportare ad un assetto di interessi prefigurato dalla citata disciplina, dal che deriva che l’accertamento di conformità assume una connotazione eminentemente oggettiva e vincolata, priva pertanto di appezzamenti discrezionali (T.a.r. Puglia, Bari, III, 26 gennaio 2012, n. 246; T.a.r. Campania, Napoli, II, 11 gennaio 2012, n. 55).

FATTO

1 Con atto notificato il 13 luglio 2009 - depositato il successivo 15 - il ricorrente, proprietario e possessore di alcuni terreni e di un fabbricato siti nel comune di San Giorgio a Liri rappresenta la vicina realizzazione, da parte del controinteressato, di alcuni fabbricati destinati in parte ad attività commerciale ed in parte a civile abitazione in totale difformità e/o in assenza dei prescritti titoli. Richiama quindi l’accertamento in data 22 settembre 2008 nel corso del quale la polizia municipale rilevava che lo stesso, “oltre ad aver realizzato ex novo due manufatti privi di titolo edilizio, con l’insieme degli interventi abusivamente realizzati sul fabbricato “A”, ha creato nuove superfici utili, ha modificato la destinazione d’uso di un piano del medesimo stabile ed ha realizzato un ulteriore piano sottotetto destinato a mansarda.”. Prosegue esponendo che non solo non è stata adottata alcuna sanzione ma che è stato invece riattivato, dal responsabile del procedimento, l’istruttoria di un’istanza di concessione avanzata dal controinteressato il 4 marzo 2004 alla quale è seguita la proposta, nonostante le numerose illegittimità, di rilascio del permesso a costruire subordinatamente all’esecuzione di alcuni adempimenti. Dopo di che quest’ultimo ha, il 27 marzo 2009, chiesto il permesso ex articolo 36 del d.P.R. 380/2001 per sanare “il fabbricato “A” quanto alla chiusura di un portico a piano terra e alla chiusura del vano scala che porta sino al sottotetto; il fabbricato “B” destinato a legnaia; il fabbricato “C” destinato a pollaio.”. Con la relazione istruttoria dell’11 maggio 2009 poi, il responsabile del procedimento ha formulato proposta favorevole subordinata allo “obbligo di ripristinare la destinazione d’uso del piano primo ad attività commerciale” ed alla condizione “che venga ripristinata la destinazione originale del sottotetto.”.
2 Ciò posto, il permesso a costruire in sanatoria n. 20 del 5 giugno 2009, prot. n. 3519, rilasciato ad Antonio Graniero è illegittimo per: violazione, falsa e/o erronea applicazione dell’art. 36 del d.P.R. 380/2001 - violazione, falsa e/o erronea applicazione degli artt. 5 e 32 delle N.T.A. - eccesso di potere per irragionevolezza, illogicità sviamento dell’azione amministrativa - illegittimità del rilascio del permesso in sanatoria con condizioni - violazione, falsa ed erronea applicazione dell’art. 6 N.T.A. al P.R.G. - illegittimità per mancato atto di assenso per la costruzione a confine per i fabbricati indicati nella domanda come A, B e C - violazione, falsa ed erronea applicazione dell’art. 32 N.T.A. al P.R.G. - illegittimità del permesso in sanatoria per i fabbricati A, B e C per mancanza di superficie fondiaria - mancanza del requisito della doppia conformità - violazione, falsa e/o erronea applicazione dell’art. 2 - 18 c.d.s. e art. 28 reg. c.d.s. e art. 84 d.P.R. n. 380/01 e normativa del D.M. 24.01.1996 - violazione di legge in relazione agli artt. 26, 31, 32 e 34 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G. - violazione della destinazione urbanistica.
3 Con atto depositato il 31 luglio 2009 si è costituito il controinteressato che, con memoria depositata il 15 settembre 2009, ha concluso per il rigetto della domanda.
4 Le parti hanno quindi, nei termini, versato documentazione e prodotto memorie con le quali hanno ulteriormente illustrato le originarie posizioni.
5 Alla pubblica udienza del 24 maggio 2012 il ricorso è stato chiamato e, dopo la discussione, è stato introdotto per la decisione.

DIRITTO

1 Nel permesso in sanatoria impugnato il comune ha previsto l’obbligo del controinteressato di: - “ripristinare la destinazione d’uso del primo piano dell’attuale residenza ad attività commerciale, secondo quanto previsto dall’art. 32/1 delle N.T.A. del P.R.G.”; - di “non utilizzare il sottotetto a deposito dei prodotti attinenti all’attività commerciale, bensì solo come accessori, come previsto dall’articolo 5 delle NTA del P.R.G.”; - “acquisire l’autorizzazione a costruire in zona sismica”. Il ricorrente argomenta la violazione dell’articolo 36 del d.P.R. 380/2001 nonché delle citate nn.tt.aa. perché la sanabilità andrebbe verificata in relazione all’abuso ed i riprodotti obblighi tradirebbero la ratio e la funzione dell’istituto “valevole esclusivamente rispetto a quanto risulta già realizzato.”. Il controinteressato ha opposto che l’adeguamento a detti obblighi non implicherebbe alcun intervento edilizio bensì solo il ripristino della destinazione senza opere edilizie.
2 Il motivo in esame deve ritenersi fondato. Va preliminarmente osservato che l’accertamento di conformità regolato dall’articolo 36 del d.P.R. 380/2001 è diretto a sanare opere formalmente abusive perchè eseguite senza il richiesto titolo ma conformi, nella sostanza, alla disciplina edilizia - urbanistica applicabile per l’area su cui sorgono, vigente sia al momento della realizzazione che a quello della presentazione dell’istanza di sanatoria (cd. doppia conformità). Il comune è chiamato a svolgere una valutazione da rapportare ad un assetto di interessi prefigurato dalla citata disciplina, dal che deriva che l’accertamento di conformità assume una connotazione eminentemente oggettiva e vincolata, priva pertanto di appezzamenti discrezionali (T.a.r. Puglia, Bari, III, 26 gennaio 2012, n. 246; T.a.r. Campania, Napoli, II, 11 gennaio 2012, n. 55). Normalmente poi gli esatti contorni dell’abuso sono stati già esplicitati in un provvedimento sanzionatorio o da accertamenti ai quali l’interessato ricollega la presentazione della domanda. Nel caso in esame allora non può non rilevare, innanzitutto, l’accertamento della polizia municipale del 22 settembre 2008 quindi che il controinteressato ha avanzato un’istanza in palese contrasto con l’articolo 31 delle nn.tt.aa. al prg che fissa la sola destinazione commerciale. Da tali sommarie indicazioni interessanti anche gli obblighi su citati, emerge allora un impiego, tramite il meccanismo delle prescrizioni, dell’istituto lontano dalla sua finalità consistente appunto nella verifica della conformità dell’abuso edilizio sì come denunziato ed in base alla richiesta dell’interessato da riscontrare in base ai parametri di riferimento. Vanno quindi condivisi gli argomenti tratti dai precedenti citati in sede introduttiva dal ricorrente a sostegno del motivo, secondo i quali “non è ammissibile il rilascio della concessione in sanatoria … subordinata alla esecuzione di specifici interventi edilizi”. Infine va evidenziato che dall’accertamento di cui al verbale del 22 settembre 2008 emerge, tra l’altro, la realizzazione di opere abusive e non conformi all’articolo 5 delle nn.tt.aa. relativo alle condizioni di esclusione dalla superficie utile lorda, il che depone per la non condivisibilità della tesi del controinteressato relativa ad un ripristino senza opere della destinazione del sottotetto a deposito dei prodotti attinenti all’attività commerciale.
3 L’impostazione sottesa al primo motivo e le esposte conclusioni, permettono di scrutinare da subito il sesto motivo nel quale si presuppone la mancata rappresentazione e/o accertamento di un dato necessario per la richiesta verifica di doppia conformità quale il periodo di realizzazione delle opere. Il che sostanzierebbe, ad avviso del ricorrente, la violazione delle norme e dei principi per i quali l’autore dell’abuso sarebbe obbligato a fornire precise indicazioni sul punto ed il comune sarebbe, a prescindere dalle possibili conseguenze sul mancato adempimento da parte dell’istante, comunque tenuto ad istruire l’istanza. Il motivo va accolto. Ed, infatti, posto che la connotazione vincolata sottende solitamente una valutazione da rapportare ad elementi già definiti, è evidente l’essenzialità del dato in questione che permette di individuare la disciplina edilizia ed urbanistica pertinente, quindi le regole ed i parametri per tempo vigenti in base ai quali deve esser accertata la “sostanziale” conformità di un abuso per definizione solo “formale”. L’assunto va quindi condiviso anche alla stregua della documentazione depositata il 13 aprile 2012 (sub allegato n. 13) dalla quale emerge che: - il controinteressato ha fornito indicazioni sul tempo di realizzazione delle opere solo dopo il rilascio del titolo; - nell’accertamento di conformità rilevava una duplice normativa quella vigente al 1993 e quella del successivo p.r.g. Il motivo è pertanto fondato ed ammissibile perché il ricorrente ha provato, nei limiti di quanto imposto, la tesi iniziale richiamando senza che siano stati forniti elementi contrari, la successione quindi la rilevanza di una distinta normativa dipendente dalla dichiarata realizzazione delle opere abusive.
4 Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione dell’articolo 6 delle nn.tt.aa. che al numero 3) fissa per le nuove costruzioni in metri 5 le distanze minime dei fabbricati dai confini di proprietà, nonché l’eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Precisa in argomento che la relazione istruttoria preordinata al rilascio del permesso ora impugnato non reca indicazione alcuna e che tale assunto, da riferire a tutti i manufatti, risulterebbe invece confermato dalla relazione istruttoria (5 ottobre 2008) correlata alla precedente richiesta di permesso a costruire in sopraelevazione ritenuto, in detta sede, assentibile ma “a condizione che venga esibito: - atto notarile di assenso per la costruzione a confine;”. Il controinteressato oppone che: - il fabbricato “A” è stato edificato in forza di concessione edilizia n. 33/1993 non impugnata e che l’ampliamento non comprometterebbe il rispetto delle distanze stabilite dalle nn.tt.aa. perché realizzato ad almeno 10 metri dal confine; - il rispetto delle distanze sarebbe assicurato pure con riguardo agli altri fabbricati. Anche tale motivo deve ritenersi fondato. In via preliminare va respinta l’eccezione di inammissibilità perché l’interesse va nel caso riferito al permesso in sanatoria, quindi alla richiesta verifica dell’esistenza o meno delle condizioni per accertare la conformità di opere successive al titolo rilasciato nel 1993. In punto di fatto poi certamente non possono condividersi le indicazioni riportate dal controinteressato alla planimetria allegata al permesso in sanatoria ove si consideri che le misurazioni ivi rappresentate, sopratutto con riferimento al manufatto “A”, ma anche per quello contraddistinto dalla lettera “B”, non includono le parti più prossime alla particella 476 di proprietà del ricorrente. Infine, va disatteso il riferimento del controinteressato nella memoria predisposta in prossimità dell’udienza di trattazione perchè l’articolo 6 delle nn.tt.aa., per la parte richiamata, ammette “la costruzione sul confine” e presuppone pareti o parti di pareti in aderenza, vale a dire la condivisione di una porzione del corpo di fabbrica preesistente.
5 Il ricorrente deduce poi un altro profilo interessante la violazione dell’articolo 36 del d.P.R. perché dal raffronto tra l’accertamento della polizia municipale eseguito il 22 settembre 2009 e la richiesta interessante il fabbricato “A”, emergerebbe una sanatoria parziale relativa all’abusiva chiusura del portico al piano terra e del vano scala, non a quella dell’ingresso zona residenziale, del terrazzo al primo piano al pari della realizzazione di un sottotetto destinato a mansarda e della mancata demolizione di un vano deposito. Anche tale censura va accolta non potendosi convenire con la tesi opposta e per la quale, ai sensi dell’articolo 5 delle nn.tt.aa. le superfici diverse da quelle assentite non andavano incluse nel computo della superficie utile lorda del fabbricato “A”. Ed, infatti, in maniera più pertinente il ricorrente ha argomentato e dimostrato la propria tesi, confermata dalle fotografie allegate alla consulenza depositata dal controinteressato il 15 settembre 2009, circa la computabilità di superfici certamente non qualificabili come porticato (chiusura dell’ingresso della zona residenziale) loggia balcone (chiusura del terrazzo al primo piano) nonché di quella riferibile al sottotetto secondo le misurazioni emerse in sede di sopralluogo.
6 Le indicazioni di cui sopra interessanti anche l’accertata violazione di alcune norme di attuazione del p.r.g., conducono all’accoglimento della domanda di annullamento con assorbimento delle restanti censure. Le spese seguono, come per legge, la soccombenza per l’ammontare in dispositivo liquidato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio Sezione staccata di Latina (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il permesso di costruire in sanatoria n. 20 del 5 giugno 2009, prot. n. 3519.
Condanna il comune di San Giorgio a Liri ed Antonio Graniero, in solido ed in parte uguali, al pagamento delle spese di giudizio che liquida in complessivi € 1.500,00 (millecinquecento,00).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Latina nella camera di consiglio del 24 maggio 2012 con l’intervento dei magistrati:
Francesco Corsaro, Presidente
Santino Scudeller, Consigliere, Estensore
Antonio Massimo Marra, Consigliere



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