a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 19 ottobre 2012


Il provvedimento tardivo non è di per sé illegittimo ma, a seguito della L. 18 giugno 2009 n. 69, vengono, a certe condizioni, correlate all''inosservanza del termine finale conseguenze significative sul piano della responsabilità civile dell''Amministrazione

SENTENZA N. 1889

Salvo che una norma non disponga specificamente nel senso della perentorietà, il termine di conclusione del procedimento amministrativo ha natura meramente ordinatoria od acceleratoria, con la conseguenza che il provvedimento tardivo non è di per sé illegittimo ma, a seguito dell'introduzione, nell'ambito della L. 7 agosto 1990 n. 241, dell'art. 2 bis per effetto della L. 18 giugno 2009 n. 69, vengono, a certe condizioni, correlate all'inosservanza del termine finale conseguenze significative sul piano della responsabilità civile dell'Amministrazione (c.d. danno da ritardo), ma non anche profili afferenti alla legittimità dell'atto tardivamente adottato” (cfr. Tar Catania, Sez. III, n. 2944 del 7 dicembre 2011).

FATTO E DIRITTO

Con ricorso spedito per la notifica in data 3 agosto 2012 e ritualmente depositato il successivo 29 agosto, il Comune di Solofra impugna il provvedimento, meglio distinto in epigrafe, con il quale la Regione Campania ha autorizzato la ditta Cave.Mar S.r.l. alla prosecuzione della coltivazione di cava sita alla località Turci del medesimo Comune, assentendo anche un ampliamento delle superfici coltivabili nella misura del 30% rispetto alle aree già in precedenza autorizzate. L’Ente evidenzia, in punto di fatto, che la coltivazione della cava era stata già in precedenza autorizzata in prosecuzione, in favore della Lettieri Salvatore & C. Snc, dalla Regione Campania – Settore Genio Civile di Avellino (con decreto dirigenziale n. 1204/2001), che ne aveva successivamente disposto la sospensione “per evidenti e diffuse condizioni di pericolo conseguenti ad una avventata coltivazione” e che l’ampliamento nella misura del 30% era stato assentito con ordinanza di questo Tribunale nell’ambito di un giudizio (ricorso RG n. 1969/2001) dichiarato perento, con conseguente sopravvenuta inefficacia di detto provvedimento giurisdizionale.
Quindi solleva, sotto distinti e concorrenti profili, i vizi della violazione di legge ed eccesso di potere, assumendo che l’autorizzazione originariamente rilasciata alla Lettieri sarebbe da considerare estinta prima della voltura in favore della Cave.Mar, tanto più che tale atto sarebbe intervenuto senza che la variazione fosse previamente assentita dal competente dirigente regionale; inoltre il progetto presentato dalla Cave.Mar sarebbe tardivo, oltre che non accoglibile perché riguarda un’area di crisi; l’ampliamento sarebbe stato autorizzato sulla base di un provvedimento cautelare di questo giudice oramai inefficace; sarebbe stato omesso il necessario controllo sul rispetto del fabbisogno; vi sarebbe difetto di motivazione, tanto più che si tratta di cava ricadente in area di particolare attenzione ambientale (A.P.A.); l’area ricadrebbe inoltre in “zona a Pericolosità da elevata a molto elevata” tanto che l’Autorità di Bacino del Sarno, nella prima seduta della conferenza di Servizi, ha espresso parere sfavorevole e il Genio Civile ha sospeso l’attività di cava nel 2004; sarebbe stato violato l’art. 17 del PRAE, laddove prevede la conclusione della conferenza di servizi entro il termine di 120 giorni dalla presentazione dell’istanza da parte dell’impresa e mancherebbero due presupposti indefettibili ai fini del contestato rilascio dell’autorizzazione alla prosecuzione dell’attività per la mancanza di convenzione con il Comune di Solofra ex art. 18 L.R. n. 54/85 e il mancato versamento anticipato del contributo annuale previsto dall’art. 16 del PRAE.
Si costituiscono sia la difesa regionale che la controinteressata Cave.Mar al fine di resistere.
Non si costituisce, invece la ditta Lettieri, ancorché ritualmente intimata.
Spiegano intervento ad adiuvandum i sigg.ri Erberto Petoia e Antonio Petoia nonché l’Associazione A.N.P.A. (Associazione Nazionale Produttori Agricoli).
Alla camera di consiglio del 27 settembre 2012, rese edotte le parti, il ricorso è introitato in decisione in forma semplificata.
Il ricorso è infondato.
Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per omessa notifica del ricorso anche alla Cave.Mar S.r.l., nella qualità di controinteressata, in quanto non solo tale soggetto è stato evocato in giudizio ma si è anche costituito al fine di resistere.
Il ricorso è infondato per i seguenti motivi:
- con nota prot. n. 9908 del 04.01.2007 del 04.01.2007, il competente Settore del genio Civile di Avellino ha autorizzato la voltura del Decreto Regionale n. 1204 del 15/05/2001, sia pure prescrivendo delle condizioni che sono poste a carico della “ditta subentrante” ovverosia della Cave.Mar S.r.l.;
- ne consegue che la cessione del ramo d’azienda, con atto del 23.01.2007, tra la Lettieri e la Cave.Mar è intervenuta successivamente alla predetta autorizzazione;
- il meccanismo estintivo configurato dall’art. 89, comma 16 delle NN. di A del PRAE si riferisce alle “autorizzazioni rilasciate ai sensi dell’art. 36 della L.R. n. 54/1985 e s.m.i.”, il cui art. 1 così dispone: “La coltivazione delle cave in atto alla data dell'8 gennaio 1986, per le quali, a norma dell'articolo 28 del D.P.R. 9 aprile 1959, n. 128, è stata presentata denuncia al Comune e alla Regione Campania, potrà essere proseguita, purché, entro sei mesi dalla stessa data, l'esercente abbia presentato domanda di proseguimento, con la procedura e documentazione prevista dall'articolo 8 della presente legge ed adempia agli obblighi previsti dagli articoli 6 e 18 della presente legge”; la cava in oggetto, siccome autorizzata con D.D. n. 1204 del 15.05.2001, non rientra nell’alveo applicativo della norma e pertanto non può ritenersi automaticamente estinta alla data del 31.3.2007 per “scadenza del termine”, come si assume in ricorso;
- la ditta Lettieri ha presentato istanza di prosecuzione alla coltivazione della cava in data 15.12.2006, quindi nel termine di sei mesi di cui all’art. 27 del PRAE, entrato in vigore il 20.06.2006 (giorno successivo alla sua pubblicazione sul BURC);
- con il provvedimento impugnato si autorizza la prosecuzione di una cava già esistente ed autorizzata non di una “nuova” cava, come si assume in ricorso;
- il dictum giudiziale contenuto nella ordinanza di questo Tribunale n. 974 del 26/07/2001 è stato recepito in nuovi e autonomi provvedimenti dell’amministrazione che non risentono quindi delle vicende che hanno interessato quella pronuncia giurisdizionale;
- il provvedimento impugnato risulta preceduto da adeguata istruttoria sia in ordine al fabbisogno che ai vincoli esistenti, secondo la formulazione dell’art. 38, comma 8 del PSAI;
- a proposito della dedotta violazione del termine sancito dall’art. 17 del PRAE occorre osservare che “Salvo che una norma non disponga specificamente nel senso della perentorietà, il termine di conclusione del procedimento amministrativo ha natura meramente ordinatoria od acceleratoria, con la conseguenza che il provvedimento tardivo non è di per sé illegittimo ma, a seguito dell'introduzione, nell'ambito della L. 7 agosto 1990 n. 241, dell'art. 2 bis per effetto della L. 18 giugno 2009 n. 69, vengono, a certe condizioni, correlate all'inosservanza del termine finale conseguenze significative sul piano della responsabilità civile dell'Amministrazione (c.d. danno da ritardo), ma non anche profili afferenti alla legittimità dell'atto tardivamente adottato” (cfr. Tar Catania, Sez. III, n. 2944 del 7 dicembre 2011);
- non si evince dall’invocato art. 17, comma 4 PRAE alcun obbligo di allegare all’istanza di autorizzazione alla prosecuzione della cava la domanda di valutazione di impatto ambientale;
- l’art. 18 della L.R. n. 54/85 non impone che il versamento del contributo avvenga prima del rilascio dell’autorizzazione e l’art. 36, comma 4 bis della L.R. n. 54/85 prevede che “In caso di inerzia del Comune nella stipula della convenzione di cui al comma 1 del presente articolo e per gli effetti di cui al comma medesimo, il titolare dell'autorizzazione o della concessione deposita presso il Comune un atto d'obbligo, avente i contenuti propri dello schema tipo della convenzione approvata dalla Giunta regionale ai sensi dell'articolo 18 della presente legge”; dagli atti di causa risulta appunto l’inerzia del Comune di Solofra (v. diffida Cave.Mar del 29/09/2011);
- il parere prot. n. 3349 del 16/02/2010 è espressamente descritto come “favorevole” sia pure con prescrizioni;
- il termine quinquennale di efficacia dell’autorizzazione è conforme alla disciplina di riferimento (art. 27, comma 3, NN di A. del PRAE).
Il ricorso va conclusivamente respinto.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 1223/2012, come in epigrafe proposto dal Comune di Solofra, lo respinge, come da motivazione.
Condanna il Comune di Solofra, in persona del legale rappresentante pro tempore, al pagamento di € 2.000,00 (duemila/00) a titolo di diritti, spese ed onorari di giudizio in favore delle controparti costituite Regione Campania e Cave.Mar S.r.l., da dividersi in parti uguali.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 27 settembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Antonio Esposito, Presidente
Ferdinando Minichini, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it