a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lombardia Milano, Sezione II, 24 ottobre 2012


[A] Non sussiste un obbligo per i Comuni di notiziare di un piano attuativo qualsivoglia soggetto residente in zone reputate in qualche modo vicine a quella oggetto del piano. [B] Ai fini del fondamento della legittimazione e dell’interesse ad agire, non é sufficiente il requisito della “vicinitas” dell’area oggetto dell’intervento urbanistico

SENTENZA N. 2594

1. Non sussiste un obbligo per i Comuni di notiziare di un piano attuativo qualsivoglia soggetto residente in zone reputate in qualche modo vicine a quella oggetto del piano (cfr. TAR Lombardia, Brescia, sez. I, 5.11.2010, n. 4559 ed anche l’art. 16 della legge 1150/1942, in forza del quale il decreto di approvazione di un piano particolareggiato deve essere notificato soltanto “… a ciascun proprietario degli immobili vincolati dal piano stesso... ”).

2. Ai fini del fondamento della legittimazione e dell’interesse ad agire, non é sufficiente il requisito della “vicinitas” dell’area oggetto dell’intervento urbanistico, esigendosi invece dal ricorrente la prova concreta della specifica lesione inferta dagli atti impugnati alla propria sfera giuridica. Questo per evitare che un’eccessiva dilatazione del concetto di “interesse ad agire” (ex art. 100 del codice di procedura civile), applicato ai piani urbanistici, consenta l’impugnativa anche a soggetti titolari di un interesse di mero fatto (cfr., fra le tante, Consiglio di Stato, sez. IV, 13.7.2010, n. 4545 e sez. IV, 30.11.2010, n. 8365, la quale ultima ha confermato la sentenza di questa Sezione II, n. 5170/2009). La giurisprudenza della scrivente Sezione, dal canto suo, ha anch’essa richiesto, ai fini della legittimazione all’impugnazione di piani urbanistici, anche attuativi, che l’esponente fornisca la prova non solo della vicinanza del proprio fondo a quello oggetto del piano, ma anche dell’effettività del danno derivante dall’intervento urbanistico (si vedano: TAR Lombardia, Milano, sez. II, 22.11.2011, n. 2824, 8.2.2011, n. 383; 17.1.2011, n . 90; 9.5.2008, n. 1551, con la giurisprudenza ivi richiamata, fra cui di importanza rilevante è la decisione del Consiglio di Stato, sez. IV, 10.4.2008, n. 1548).

FATTO

Gli esponenti sono tutti residenti a Milano, in zone che essi affermano trovarsi “al confine” di un’ampia area, avente superficie di circa 31.000 metri quadrati, sita fra le vie Ceresio, Bramante e Procaccini, oggetto di un Programma integrato di intervento (di seguito, anche solo “PII”), ai sensi dell’art. 87 della legge regionale della Lombardia sul governo del territorio n. 12/2005.
Con il ricorso in epigrafe gli stessi, in proprio e quali membri della sedicente “Associazione Area ex Enel”, impugnavano le deliberazioni del Consiglio Comunale di Milano rispettivamente di adozione e di approvazione del Programma di cui sopra.
Questi, in sintesi, i mezzi di gravame:
1) violazione degli articoli 13, 14, 25, 87 e 92 della legge della Regione Lombardia n. 12/2005, eccesso di potere per sviamento, difetto di motivazione e violazione del giusto procedimento;
2) eccesso di potere per difetto di motivazione e sviamento;
3) violazione del giusto procedimento;
4) violazione dell’art. 1 legge 241/1990, del giusto procedimento, dell’art. 97 della Costituzione e del principio di buon andamento;
5) violazione del DM 2.4.1968 n. 1444, sui limiti inderogabili di standard;
6) violazione dell’art. 46 LR 12/2005;
7) violazione degli articoli 27 e 87 della legge regionale 12/2005, eccesso di potere e violazione dell’art. 338 del RD 1265/1934.
Si costituivano in giudizio il Comune di Milano e la società controinteressata, eccependo la tardività, l’inammissibilità ed in ogni caso l’infondatezza nel merito del gravame; la difesa dell’Amministrazione, nella propria memoria del 24.7.2012, chiedeva altresì la cancellazione di una espressione riportata a pag. 15 del ricorso e ritenuta offensiva.
Alla pubblica udienza dell’11.10.2012, la causa era trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. In via preliminare, deve essere esaminata l’eccezione di irricevibilità del ricorso per tardività della sua notificazione, sollevata da entrambe le parti evocate in giudizio.
1.1 L’eccezione appare suscettibile di accoglimento, per le ragioni che seguono.
Come noto, ai sensi del combinato disposto degli articoli 29 e 41 del D.Lgs. 104/2010 (“Codice del processo amministrativo”), che riprende peraltro analoga formulazione dell’abrogato art. 21 della legge 1034/1971, per gli atti amministrativi non soggetti a notifica individuale, il termine perentorio di sessanta giorni per la proposizione (vale a dire per la notificazione), del ricorso decorre “ (...) dal giorno in cui sia scaduto il termine per la pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla legge”.
Nel caso di specie, le due deliberazioni di Consiglio Comunale impugnate, rispettivamente la numero 8/2011 e la numero 47/2011, sono state pubblicate all’albo pretorio del Comune di Milano dall’11.3.2011 al 26.3.2011 (la delibera 8/2011, cfr. doc. 1 del resistente) e dal 1.10.2011 al 16.10.2011 (la delibera 47/2011, cfr. doc. 4 del resistente); infine sul BURL (Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia), del 2.11.2011 è stato pubblicato l’avviso di approvazione del PII (cfr. doc. 6 del resistente).
L’obbligo di pubblicazione delle delibere di Consiglio Comunale, giova rammentarlo, è previsto dall’art. 124 del D.Lgs. 267/2000 (Testo Unico degli enti locali), mentre l’obbligo di pubblicazione degli atti dei piani urbanistici attuativi in variante dello strumento urbanistico generale è contemplata dal combinato disposto degli articoli 13 e 14 della legge regionale 12/2005.
Ciò premesso, avendo il Comune provveduto alla pubblicazione degli atti in adempimento dei propri obblighi di legge, il termine per l’impugnazione delle due deliberazioni di cui è causa decorreva – a tutto voler concedere agli esponenti - dalla pubblicazione sul BURL dell’avviso di approvazione del PII, vale a dire dal 2 novembre 2011.
Il presente ricorso è stato notificato, mediante spedizione a mezzo posta ai sensi della legge 53/1994, il 26 gennaio 2012, quindi oltre il termine di decadenza di 60 giorni.
Neppure potrebbe ragionevolmente sostenersi che gli atti del PII dovevano essere oggetto di comunicazione individuale agli interessati, trattandosi di soggetti residenti al di fuori dell’area dell’intervento e non sussistendo un obbligo per i Comuni di notiziare di un piano attuativo qualsivoglia soggetto residente in zone reputate in qualche modo vicine a quella oggetto del piano (cfr. TAR Lombardia, Brescia, sez. I, 5.11.2010, n. 4559 ed anche l’art. 16 della legge 1150/1942, in forza del quale il decreto di approvazione di un piano particolareggiato deve essere notificato soltanto “… a ciascun proprietario degli immobili vincolati dal piano stesso... “).
1.2 Ferma restando la fondatezza della pregressa eccezione, da reputarsi assorbente, ritiene il Tribunale, per doverosa completezza espositiva, di esaminare anche l’ulteriore eccezione pregiudiziale sollevata dalle parti intimante, vale a dire quella di inammissibilità dell’impugnativa per difetto di legittimazione e/o di interesse degli esponenti.
Anche tale eccezione risulta fondata, alla luce del dominante indirizzo della giurisprudenza amministrativa in materia di impugnazione di piani urbanistici, anche attuativi, per la quale, ai fini del fondamento della legittimazione e dell’interesse ad agire, non é sufficiente il requisito della “vicinitas” dell’area oggetto dell’intervento urbanistico, esigendosi invece dal ricorrente la prova concreta della specifica lesione inferta dagli atti impugnati alla propria sfera giuridica.
Questo per evitare che un’eccessiva dilatazione del concetto di “interesse ad agire” (ex art. 100 del codice di procedura civile), applicato ai piani urbanistici, consenta l’impugnativa anche a soggetti titolari di un interesse di mero fatto (cfr., fra le tante, Consiglio di Stato, sez. IV, 13.7.2010, n. 4545 e sez. IV, 30.11.2010, n. 8365, la quale ultima ha confermato la sentenza di questa Sezione II, n. 5170/2009).
La giurisprudenza della scrivente Sezione, dal canto suo, ha anch’essa richiesto, ai fini della legittimazione all’impugnazione di piani urbanistici, anche attuativi, che l’esponente fornisca la prova non solo della vicinanza del proprio fondo a quello oggetto del piano, ma anche dell’effettività del danno derivante dall’intervento urbanistico (si vedano: TAR Lombardia, Milano, sez. II, 22.11.2011, n. 2824, 8.2.2011, n. 383; 17.1.2011, n . 90; 9.5.2008, n. 1551, con la giurisprudenza ivi richiamata, fra cui di importanza rilevante è la decisione del Consiglio di Stato, sez. IV, 10.4.2008, n. 1548).
Nel caso di specie, non solo il danno paventato risulta meramente affermato in via apodittica e non provato, ma gli stessi ricorrenti non possono neppure reputarsi realmente vicini all’area di intervento: in particolare, come indicato senza alcuna contestazione di segno contrario nella memoria della controinteressata del 26.7.2012, i signori Belpoliti e Lenarduzzi sono comproprietari di un immobile in via Paolo Sarpi, separato dall’area del PII da un isolato; allo stesso modo l’immobile del sig. Saibene è sito in piazzale Baiamonti 1, separato anch’esso da un intero isolato.
Gli altri ricorrenti risultano comproprietari di immobili in via Fioravanti, separati però dall’area in questione da altre case, non interessate all’intervento.
Quanto alla sedicente Associazione “Area ex Enel”, di cui gli esponenti asseriscono essere membri, la stessa è indicata nell’epigrafe del ricorso, ma non sono offerti in giudizio idonei documenti da cui dedurre non solo la giuridica esistenza dell’Associazione ma soprattutto la sua rappresentatività e le sue finalità, tenuto conto che la legittimazione delle associazioni all’impugnazione dei piani urbanistici è ancorata a rigorosi presupposti, il cui onere della prova è in capo al ricorrente (cfr. sul punto, TAR Lombardia, Milano, sez. II, 17.4.2012, n. 1124).
L’accoglimento delle suindicate eccezioni pregiudiziali esime il Collegio dalla trattazione del merito del ricorso.
2. La difesa del Comune ha chiesto, ai sensi dell’art. 89 del codice di procedura civile, di cancellare l’espressione contenuta a pag. 15 del ricorso e reputata offensiva; si tratta – in particolare – del passaggio dell’atto introduttivo in cui gli esponenti sembrano ironizzare sulla circostanza che gli uffici comunali hanno lavorato sul progetto di cui è causa anche nel mese di agosto.
Ad avviso del Collegio, però, le parole utilizzate dalla difesa ricorrente, per quanto forse non molto eleganti, non possono assurgere ad “offesa” ai sensi del citato art. 89, rientrando invece nell’ordinaria dialettica processuale.
La richiesta di cancellazione di cui sopra va pertanto respinta.
3. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara irricevibile.
Respinge la richiesta di cancellazione ex art. 89 c.p.c. avanzata dal Comune di Milano.
Condanna i ricorrenti, in solido fra loro, al pagamento delle spese di lite, che liquida in euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge (IVA e CPA) a favore del Comune di Milano ed euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre accessori di legge (IVA e CPA) a favore di Immobiliare Porta Volta Spa.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 11 ottobre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Angelo De Zotti, Presidente
Giovanni Zucchini, Primo Referendario, Estensore
Gaia Palmieri, Referendario


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