a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione IV, 26 ottobre 2012


A differenza del ricorso proposto avverso l''ordinanza di demolizione, quello proposto avverso l''ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale dell''immobile abusivo e dell''area di sedìme, non diviene improcedibile a seguito della presentazione della domanda di sanatoria

SENTENZA N. 4271

1. A differenza del ricorso proposto avverso l'ordinanza di demolizione, quello proposto avverso l'ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale dell'immobile abusivo e dell'area di sedime, non diviene improcedibile a seguito della presentazione della domanda di sanatoria, dal momento che l'art. 39 comma 19, l. 23 dicembre 1994 n. 724, prevede espressamente che l'interessato ha diritto ad ottenere l'annullamento del provvedimento di acquisizione e la cancellazione della relativa trascrizione presentando presso i competenti uffici una ulteriore istanza contenente un certificato dal quale risulti la presentazione della domanda di condono (T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 15 gennaio 2008, n. 40).

2. L'ordinanza di acquisizione non segue la stessa sorte dell'ordinanza di demolizione, nel senso che essa non diviene inefficace per effetto della presentazione della domanda di sanatoria, presupponendo la sua rimozione una espressa ulteriore istanza dell'interessato (T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 20 aprile 2006, n. 599; di recente T.A.R. Lazio Roma Sez. II ter, Sent., 21-01-2011, n. 679).

FATTO

Parte ricorrente espone di avere presentato domande di condono edilizio, a seguito della abusiva realizzazione di alcune opere; aggiunge che a seguito dell’accertamento degli abusi il Comune di Napoli aveva emesso ordinanza di acquisizione degli stessi al patrimonio comunale, in data 26.2.1983; che detto atto era stato impugnato dinanzi a questo TAR, con ricorso sospeso a seguito della presentazione della istanza di sanatoria; e che il Comune aveva rilasciato le concessioni in sanatoria in data 7.6.2012; 7.6.2010; 3.3.2011; 10.3.2011.
A seguito del rilascio dei condoni, in data 26-27 gennaio 2012 ha presentato istanza di revoca dell’ordine di acquisizione; a fronte dell’inerzia del Comune si è resa necessaria la presentazione del presente ricorso , essendo il comportamento inerte violativo degli artt. 2 e 3 legge 241/90.
Chiede quindi che sia dichiarato l’obbligo del Comune di adottare un provvedimento espresso sulla domanda di revoca dell’acquisizione , per il bene distinto in catasto alle p.llr 657 sub 7,8,9 e sub 3,4,10,11.
Si è costituito in giudizio il Comune di Napoli, contestando la fondatezza della domanda, in quanto volta a lamentare una ipotesi di silenzio inadempimento, inammissibile in materia di diritti soggettivi.
Alla odierna camera di consiglio il ricorso è stato ritenuto in decisione.

DIRITTO

Parte istante chiede sia dichiarato l’obbligo del Comune di Napoli di adottare un provvedimento in risposta alla istanza con la quale, a seguito del rilascio di concessioni in sanatoria, ha chiesto sia revocata l’ordinanza di acquisizione a suo tempo emessa in relazione agli abusi accertati.
Vanno in primo luogo disattese le eccezioni di inammissibilità della difesa dell’amministrazione comunale, in riferimento ad una azione volta alla declaratoria di illegittimità del silenzio in materia di diritti soggettivi.
Invero la posizione che limita l’ambito del ricorso avverso il silenzio a quello attribuito alla giurisdizione amministrativa non trova smentita nel caso in esame, in cui la sussistenza di una materia di giurisdizione esclusiva rende l’istituto applicabile anche ai diritti soggettivi( cfr. Tar Catania, n. 1723 del 2005).
Occorre pertanto esaminare la posizione del ricorrente a seguito del rilascio dei titoli abilitativi in sanatoria.
Il Collegio reputa opportuno segnalare, preliminarmente, il silenzio può formarsi sia ove un obbligo giuridico di provvedere derivi da una norma di legge, da un regolamento o da un atto amministrativo (cfr. Cons. St., A.P., 10 marzo 1978, n. 10; Cons. St., sez. VI, 27 marzo 1984, n. 180) , sia ove tale obbligo possa desumersi anche da prescrizioni di carattere generico e dai principi generali regolatori dell’azione amministrativa (cfr., ex multis, Cons. St., sez. VI, 11 maggio 2007, n. 2318; Cons. St., sez. IV, 14 dicembre 2004, n. 7975; Cons. St., sez. V, 15 marzo 1991, n. 250; T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 23 luglio 2009, n. 1930; T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 20 luglio 2009 , n. 4133; T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 11 giugno 2009, n. 3200).
Su tali basi, si sostiene che, a prescindere dall’esistenza di una specifica disposizione normativa impositiva dell’obbligo, quest’ultimo sussiste in tutte quelle fattispecie nelle quali ragioni di giustizia e di equità impongano l’adozione di un provvedimento; quindi, tutte quelle volte in cui, in relazione al dovere di correttezza e di buona amministrazione della parte pubblica, sorga per il privato una legittima aspettativa a conoscere il contenuto e le ragioni delle determinazioni di quest’ultima.
Nella fattispecie sussistono, avuto riguardo ai contenuti dell’istanza, i presupposti per affermare la sussistenza di un obbligo del Comune resistente di provvedere, non potendosi ritenere che la domanda del ricorrente sia stata superata dalle determinazioni adottate sui condono edilizi.
A differenza del ricorso proposto avverso l'ordinanza di demolizione, quello proposto avverso l'ordinanza di acquisizione al patrimonio comunale dell'immobile abusivo e dell'area di sedìme, non diviene improcedibile a seguito della presentazione della domanda di sanatoria, dal momento che l'art. 39 comma 19, l. 23 dicembre 1994 n. 724, prevede espressamente che l'interessato ha diritto ad ottenere l'annullamento del provvedimento di acquisizione e la cancellazione della relativa trascrizione presentando presso i competenti uffici una ulteriore istanza contenente un certificato dal quale risulti la presentazione della domanda di condono (T.A.R. Lazio Latina, sez. I, 15 gennaio 2008, n. 40).
La richiamata norma dispone, infatti, testualmente che: "... 19. Per le opere abusive divenute sanabili in forza della presente legge, il proprietario che ha adempiuto agli oneri previsti per la sanatoria ha il diritto di ottenere l'annullamento delle acquisizioni al patrimonio comunale dell'area di sedime e delle opere sopra questa realizzate disposte in attuazione dell'articolo 7, terzo comma, della legge 28 febbraio 1985, n. 47, e la cancellazione delle relative trascrizioni nel pubblico registro immobiliare dietro esibizione di certificazione comunale attestante l'avvenuta presentazione della domanda di sanatoria. Sono in ogni caso fatti salvi i diritti dei terzi e del comune nel caso in cui le opere stesse siano state destinate ad attività di pubblica utilità entro la data del 1° dicembre 1994.".
L'ordinanza di acquisizione non segue, pertanto, la stessa sorte dell'ordinanza di demolizione, nel senso che essa non diviene inefficace per effetto della presentazione della domanda di sanatoria, presupponendo la sua rimozione una espressa ulteriore istanza dell'interessato (T.A.R. Sicilia, Catania, sez. I, 20 aprile 2006, n. 599; di recente T.A.R. Lazio Roma Sez. II ter, Sent., 21-01-2011, n. 679).
Nella specie, il ricorso avverso l’atto di acquisizione (RG 4966/1983) è stato dichiarato perento, in data 23.6. 2005, per cui assume piena valenza espansiva l’obbligo dell’amministrazione di pronunciarsi sulla istanza di revoca dell’atto pregiudizievole.
La domanda va pertanto accolta, e per l’effetto va dichiarato l’obbligo dell’ente resistente di provvedere sull’istanza presentata dal ricorrente entro il termine di 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione, se anteriore.
Va altresì accolta la domanda del ricorrente di nomina, sin da ora, di un Commissario ad acta, affinché provveda nell’ipotesi di ulteriore inadempienza del Comune resistente all’obbligo di cui sopra.
Il Commissario ad acta viene individuato nella persona del Dirigente p.t. del settore urbanistica della Provincia di Napoli con facoltà di subdelega, il quale dovrà provvedere in via sostitutiva, previo accertamento della perdurante inadempienza del Comune resistente, entro l’ulteriore termine di 60 (sessanta) giorni.
L’onere del compenso al Commissario ad acta viene posto, sin da ora, a carico del comune resistente e verrà liquidato con separata ordinanza ad avvenuto espletamento dell’incarico, dietro presentazione di documentata e quantificata richiesta.
Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quarta)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
accerta l’illegittimità del silenzio serbato dal Comune resistente; dichiara l’obbligo del Comune di Napoli di provvedere sull’istanza presentata dal ricorrente entro e non oltre 30 (trenta) giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, ovvero dalla sua notificazione se anteriore ;
nomina, fin d’ora, per il caso di persistente inadempimento, il Commissario ad acta nella persona
del Dirigente p.t. del settore urbanistica della Provincia di Napoli con facoltà di subdelega,
il quale dovrà provvedere in via sostitutiva entro l’ulteriore termine di 60 (sessanta) giorni;
rinvia la determinazione del compenso del predetto Commissario ad acta a successiva ordinanza, il cui onere è posto sin da ora a carico del Comune di Napoli.
Condanna il Comune di Napoli alla rifusione delle spese di lite in favore del ricorrente, liquidate in complessivi Euro 1000,00.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Domenico Nappi, Presidente
Anna Pappalardo, Consigliere, Estensore
Achille Sinatra, Primo Referendario



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