a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 7 novembre 2012


L''art. 55 cod. nav., che pone a carico di chi intende procedere all''esecuzione di nuove opere entro una zona di 30 metri dal demanio marittimo o dal ciglio dei terreni elevati sul mare l''onere di conseguire l''autorizzazione del capo del compartimento, non prevede alcuna disposizione transitoria

SENTENZA N. 1040

L' art. 55 cod. nav., che pone a carico di chi intende procedere all'esecuzione di nuove opere entro una zona di 30 metri dal demanio marittimo o dal ciglio dei terreni elevati sul mare l'onere di conseguire l'autorizzazione del capo del compartimento, non prevede alcuna disposizione transitoria riguardo alle opere, pur esistenti nella detta fascia di rispetto, edificate anteriormente all'entrata in vigore del codice della navigazione medesimo. Pertanto, in carenza di un'espressa disposizione normativa, non possono qualificarsi come illeciti, agli effetti della norma, gli immobili edificati prima dell'entrata in vigore del suddetto codice per la sola circostanza di non aver ottenuto il nulla osta del competente capo del compartimento marittimo (Tar Sicilia, Palermo 2002 n. 1150).

FATTO E DIRITTO

1. Con ricorso ritualmente notificato, Palmieri Antonio impugnava, chiedendone l’annullamento, il provvedimento n. 41/2010 del 26.2.2010, con il quale la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Vibo Valentia Marina revocava l’autorizzazione n. 22/2008 rilasciata, ai sensi dell’art. 55 cod. nav., dalla medesima Capitaneria, in data 21.10.2008, a Palmieri Antonio e Palmieri Annunziata, per eseguire lavori di straordinaria manutenzione e consolidamento statico di un manufatto di civile abitazione sito a meno di trenta metri dal confine del demanio marittimo.
Deduceva il ricorrente che, in data 17.6.2009, aveva presentato istanza di autorizzazione ex art. 55 cod. nav. per eseguire lavori di straordinaria manutenzione e di ristrutturazione di un immobile e che, in data 21.10.2008, la Capitaneria di Porto rilasciava l’autorizzazione. Con il provvedimento gravato, però, la Capitaneria stessa revocava la suddetta autorizzazione.
Il ricorrente lamentava l’illegittimità del suddetto provvedimento, deducendo in primo luogo l’infondatezza della motivazione addotta per giustificare il rigetto della richiesta di autorizzazione, in quanto il suolo cui essa si riferisce appartiene al ricorrente ed ai suoi dante causa da tempo immemorabile e comunque almeno dal 1923; in secondo luogo, falsa applicazione dell’art. 55 cod. nav. ed eccesso di potere per travisamento ed errata rappresentazione dei fatti. Ed invero, poiché l’immobile oggetto di giudizio esiste da tempo immemorabile e, quindi, è certamente preesistente all’entrata in vigore dell’art. 55 cod. nav., gli interventi di manutenzione straordinaria per cui è causa non necessiterebbero di alcuna autorizzazione da parte della Capitaneria di Porto e, pertanto, il relativo diniego della stessa sarebbe illegittimo.
Si costituiva in giudizio l’Amministrazione resistente, deducendo in via preliminare l’inammissibilità del ricorso per omessa notifica del ricorso introduttivo all’Agenzia del Demanio, che ha annullato in autotutela il parere sulla cui base è stata rilasciata l’autorizzazione poi revocata, nonché per difetto di interesse, avendo omesso il ricorrente di impugnare l’atto dell’Agenzia del Demanio che qualifica l’area oggetto di autorizzazione come appartenente al patrimonio dello Stato. Nel merito, l’Amministrazione resistente deduceva l’infondatezza del ricorso.
Con ordinanza dell’8.7.2010, il Collegio accoglieva la domanda cautelare, sospendendo l’efficacia del provvedimento impugnato sul presupposto, da un lato, dei titoli di proprietà prodotti dal ricorrente e, dall’altro, che l’attività oggetto del provvedimento impugnato consiste in lavori di manutenzione e consolidamento di un fabbricato già esistente.
Alla pubblica udienza del 5.10.2012, la causa è stata trattenuta in decisione.
2. In via preliminare, ritiene il Collegio di dover rigettare le eccezioni di inammissibilità del ricorso, sollevate dall’Amministrazione resistente, per omessa impugnazione dell’atto dell’Agenzia del Demanio che qualifica l’area in questione come appartenente al patrimonio dello Stato e che ha annullato in autotutela il parere sulla cui base è stata rilasciata l’autorizzazione poi revocata, nonché per omessa notifica del ricorso all’Agenzia del Demanio stessa.
Le eccezioni sono prive di pregio, perché gli atti menzionati sono meri atti endoprocedimentali, con la conseguenza che né il ricorrente aveva l’onere di impugnarli autonomamente, né doveva notificare il ricorso introduttivo all’Agenzia del Demanio, che li ha adottati.
3. Nel merito, il ricorso è fondato e, pertanto, va accolto.
Con la prima censura, il ricorrente ha dedotto l’illegittimità dell’atto gravato per erronea motivazione, in quanto, contrariamente a quanto ritenuto dall’Amministrazione, il suolo cui l’autorizzazione ex art. 55 cod. nav. si riferisce appartiene al ricorrente ed ai suoi dante causa da tempo immemorabile e comunque almeno dal 1923.
Il motivo è fondato.
Risulta dagli atti di causa, infatti, che, con atto notarile del 30.8.1923 redatto dal notaio dott. Gullo, Palmieri Ferdinando ha acquistato un immobile sito in Pizzo, alla Marina, sulla via Piedigrotta, nei pressi della stazione ferroviaria, con annessa una baracca di legno e, con successivo atto notarile redatto in data 23.11.2006 dal notaio dott. Ruscio, Chiarella Paolina e Palmieri Eugenio hanno donato a Palmieri Annunizata e Antonio il suddetto immobile. È stata altresì depositata in atti, una relazione peritale che attesta che si tratta del medesimo bene cui si riferisce l’autorizzazione della Capitaneria di Porto revocata dall’atto impugnato (fg 9, part. 27 sub 2 del catasto terreni).
Risulta, pertanto, la proprietà, in capo a parte ricorrente, dell’immobile cui si riferiscono i lavori assentiti con la predetta autorizzazione.
Con un secondo gruppo di censure, parte ricorrente ha dedotto falsa applicazione dell’art. 55 cod. nav. ed eccesso di potere per travisamento ed errata rappresentazione dei fatti, sia perché l’immobile oggetto di giudizio esiste da tempo immemorabile e, quindi, è preesistente all’entrata in vigore dell’art. 55 cod. nav., sia perché gli interventi di manutenzione straordinaria per cui è causa non necessiterebbero di alcuna autorizzazione da parte della Capitaneria di Porto e, pertanto, il relativo diniego della stessa sarebbe illegittimo.
Anche questi motivi di ricorso sono fondati.
Dalla relazione tecnica del geometra G. Labate, prodotta in atti, risulta che i lavori assentiti costituiscono interventi di manutenzione e di restauro, e in particolare interventi volti a ridurre gli effetti delle azioni sismiche e ad aumentare la resistenza dell’organismo edilizio a tali azioni, nonché a ripristinare l’integrità delle strutture danneggiate, mantenendo le volumetrie e le altezze esistenti.
Nel caso di specie, non si tratta, pertanto, della realizzazione di una nuova opera, bensì di interventi di manutenzione e ristrutturazione di un immobile già esistente.
L’art. 55 cod. nav., invece, nel richiedere l'autorizzazione del capo del compartimento, fa riferimento all’esecuzione di nuove opere entro una zona di trenta metri dal demanio marittimo o dal ciglio dei terreni elevati sul mare. L'art. 55 cod. nav., nel subordinare ad autorizzazione del capo del compartimento "l'esecuzione di nuove opere entro una zona di 30 metri dal demanio marittimo o dal ciglio di terreni elevati sul mare", e nel prevederne, in mancanza, la rimessione in pristino ai sensi dell'articolo precedente (che si riferisce alle "occupazioni e innovazioni abusive"), è finalizzato ad impedire che nella suindicata fascia di rispetto vengano operate trasformazioni del territorio attraverso l'edificazione di nuovi manufatti e non è pertanto applicabile in relazione a quegli interventi che, in quanto rivolti a semplici modifiche di fabbricati preesistenti, non comportino alcuna modifica dell'assetto esteriore dei luoghi, trattandosi di interventi che non sono in grado di ledere l'interesse pubblico a presidio del quale è posta la norma in esame (Tar Campania, Napoli 2006, n. 10399).
Bisogna, infine, osservare che l’immobile per cui è causa, come risulta peraltro dall’atto notarile del 1923, è anteriore all’entrata in vigore del cod. nav. e quindi è sottratto all’ambito di applicabilità dell’art. 55. Ed invero, come rilevato dalla giurisprudenza, l' art. 55 cod. nav., che pone a carico di chi intende procedere all'esecuzione di nuove opere entro una zona di 30 metri dal demanio marittimo o dal ciglio dei terreni elevati sul mare l'onere di conseguire l'autorizzazione del capo del compartimento, non prevede alcuna disposizione transitoria riguardo alle opere, pur esistenti nella detta fascia di rispetto, edificate anteriormente all'entrata in vigore del codice della navigazione medesimo. Pertanto, in carenza di un'espressa disposizione normativa, non possono qualificarsi come illeciti, agli effetti della norma, gli immobili edificati prima dell'entrata in vigore del suddetto codice per la sola circostanza di non aver ottenuto il nulla osta del competente capo del compartimento marittimo (Tar Sicilia, Palermo 2002 n. 1150).
Alla luce delle suesposte considerazioni, il ricorso va accolto e, per l’effetto, l’atto impugnato va annullato.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accogli e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato. Condanna l’Amministrazione resistente alla rifusione delle spese di lite, in favore, di parte ricorrente, che liquida in complessivi euro 890,00.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Concetta Anastasi, Consigliere
Lucia Gizzi, Referendario, Estensore



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