a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 10 novembre 2012


La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti

SENTENZA N. 1085

Secondo il D.M. del 6 settembre 1994 in tema di valutazione del rischio “La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale”.

FATTO E DIRITTO

I ricorrenti sono proprietari di un immobile sito nel Comune di Fuscaldo. Detto immobile fa parte di un ampio corpo di fabbrica, appartenente a tre proprietari tra cui anche gli odierni ricorrenti. L’intero fabbricato, oltre alle tre unità abitative, è composto da un ampio giardino posto a nord delle abitazioni, e da un condotto posto a ridosso della parete nord, atto allo scarico delle acque piovane provenienti dal giardino e dai discendenti pluviali, nonché da alcuni locali lavanderia posti al piano terra del fabbricato. I ricorrenti hanno acquistato la parte centrale del detto corpo di fabbrica che comprende anche il giardino e hanno quindi utilizzato sin dall’acquisto, avvenuto nel 1989, il condotto esistente a ridosso della parete nord per far defluire le acque raccolte dal giardino, dai pluviali e dai locali posti al piano terra. Successivamente all’acquisto, i ricorrenti hanno ristrutturato l’immobile e hanno costruito una piccola piscina nel giardino.
Con atto del 27 settembre 2007 il Comune ha autorizzato i ricorrenti allo smaltimento dell’acqua della propria piscina tramite una pompa elettronica da allacciarsi al pozzetto della fognatura comunale esistente all’interno del giardino di loro proprietà, e ciò al fine di ottemperare ad una ordinanza del Tribunale di Paola resa su ricorso ex art. 700 c.p.c. presentato dai confinanti, i quali avevano domandato la cessazione dell’attività di scarico dell’acqua della piscina nel condotto ubicato lungo il confine con la loro proprietà immobiliare.
Con ordinanza n. 1825/2010 del 2 febbraio 2010 il Responsabile del settore Tecnico del Comune di Fuscaldo ha ordinato ai ricorrenti “il ripristino dello stato dei luoghi consistente nell’eliminazione dello scarico della piscina nel canale di scolo ubicato lungo il confine del fabbricato di proprietà Oro Giuseppe, all’allacciamento del proprio immobile al nuovo collettore della fognatura comunale, al distacco dei pluviali dalla fognatura, nonché alla sostituzione delle canne fumarie a norma di legge”.
Avverso detta ordinanza è proposto il presente ricorso a sostegno del quale si deduce:violazione degli articoli 3 e 7 della legge 241/1990, violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 12 della L. n. 257/1992 e del D.M. 6 settembre 1994; eccesso di potere per motivazione erronea, perplessa ed apparente, travisamento dei presupposti di fatto e di diritto, illogicità, irragionevolezza ed ingiustizia manifesta, difetto di istruttoria, sviamento.
In particolare i ricorrenti fanno presente di aver fin dal 2007 provveduto ad allacciare alla rete fognante lo scarico delle acque provenienti dalla piscina, (circostanza comunque nota al Comune per essere stata comunicata direttamente dai ricorrenti) e che da quella data nessuna attività di scarico dell’acqua della piscina all’interno del canale di scolo sito lungo il confine con la proprietà Oro.Ramundo è mai avvenuta. Per quanto concerne la richiesta di distacco dei pluviali dalla fognatura i ricorrenti fanno presente che questi raccolgono l’acqua proveniente dal tetto dell’edificio, sicchè l’ordinanza di eventuale distacco non poteva che essere rivolta al condominio, ovverossia a tutti i proprietari del tetto e non solo ai ricorrenti. Infine, in relazione alla rimozione della canna fumaria in eternit il Comune non indica i motivi per cui questa deve essere rimossa dato che essa si trova in perfette condizioni tali da non arrecare pregiudizio per la salute di alcuno.
I ricorrenti chiedono anche che vengano risarciti i danni morali ed esistenziali derivanti dall’attività amministrativa illegittima ed ingiusta da quantificarsi in via equitativa.
Non risulta costituito il Comune resistente.
Alla pubblica udienza del 5 ottobre 2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Il ricorso è fondato e va pertanto accolto.
Il provvedimento impugnato intima ai ricorrenti di eliminare lo scarico della piscina di proprietà dal canale di scolo ubicato lungo il confine del fabbricato di proprietà Oro Giuseppe, di allacciare il proprio immobile al nuovo collettore della fognatura comunale, di distaccare i pluviali dalla fognatura, ed, infine, di sostituire le canne fumarie.
Per quanto concerne l’eliminazione dello scarico riguardante la piscina, i ricorrenti fanno presente che a far data dal 2007, in ottemperanza all’ordinanza del Tribunale di Paola, hanno provveduto ad impiantare nella piscina una pompa elettrica collegata al pozzetto della rete fognante comunale ubicato all’interno della loro proprietà proprio al fine di far cessare l’attività di scarico nel canale di scolo ubicato lungo il confine del fabbricato di proprietà del vicino. A tal fine i ricorrenti evidenziano che hanno anche chiesto ed ottenuto l’autorizzazione dall’amministrazione comunale ad attivare detta pompa elettrica. Questa circostanza emerge anche dal verbale di sopralluogo della Polizia Municipale del 23 settembre 2009, effettuato al fine “di accertare inconveniente inerente alla piscina sita presso la proprietà confinante sig. Cortese Antonio”. Nel verbale si legge che” sul posto, presente la signora Ramundo M. Luisa che nell’indicare la piscina ci faceva notare dal pianerottolo della sua scala che la stessa era vuota (priva di acqua) e nel contempo affermava che il sig. Cortese nel mese di agosto aveva svuotato detta piscina nella fognatura comunale. I sottoscritti pertanto constatavano che la piscina indicata era vuota”.
Che la piscina sia collegata con la rete fognante comunale è circostanza, quindi, che non risulta contestata nel verbale del 2009.
Inoltre i ricorrenti con nota del primo luglio 2008, in atti del giudizio, hanno fatto presente all’Ufficio Tecnico Lavori pubblici del Comune di Fuscaldo che “ nell’anno 2007 sono stati effettuati dalla ditta Domenico Trotta ….su commissione dei sig. Antonio Cortese e della di lui moglie sig.ra Adelina Piemontese……i lavori relativi all’allaccio dell’immobile sito nel Comune di Fiscaldo alla Via Gondoliere, …..alla rete fognante comunale”.
Rispetto a queste circostanze nulla viene detto nell’ordinanza impugnata che pertanto risulta viziata per difetto di istruttoria; né dagli atti processuali emergono eventuali elementi contrastanti, attesa anche la mancata costituzione in giudizio del Comune intimato.
Per quanto concerne le altre attività ordinate ai ricorrenti con l’ordinanza impugnata, devono anche sul punto essere accolte le censure dedotte dai ricorrenti. In particolare per quanto concerne la richiesta di distacco dei pluviali dalla fognatura, poiché questi raccolgono l’acqua proveniente dal tetto dell’intero edificio, l’ordinanza di distacco deve essere rivolta a tutto il condominio, ovverossia a tutti i proprietari del tetto e non solo ai ricorrenti.
Infine, per quanto concerne la rimozione delle canne fumarie in eternit il Comune non indica i motivi per cui deve essere operata detta rimozione, atteso che le canne fumarie, per come affermato dai ricorrenti, non si troverebbero in stato di degrado.
Ciò che infatti non emerge dall’ordinanza è la motivazione su cui poggia la decisione dell’amministrazione di ordinare la demolizione delle contestate canne fumarie, non risultando alcuna verifica o valutazione effettuata al fine di evidenziare la pericolosità delle stesse per la salute pubblica. Secondo il D.M. del 6 settembre 1994 in tema di valutazione del rischio “ “La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell'edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d'aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale”.
Dall’ordinanza impugnata non emerge l’espletamento di alcuna attività di valutazione dell’effettivo rischio che le canne fumarie rappresentano per i cittadini.
In conclusione, l’atto impugnato risulta affetto anche da difetto di motivazione per non avere il Comune intimato evidenziato i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno condotto l’amministrazione ad ordinare il ripristino dello stato dei luoghi.
Per quanto concerne la domanda di risarcimento dei danni morali ed esistenziali derivanti da attività amministrativa illegittima, questa deve essere dichiarata inammissibile perché formulata in maniera generica e priva di qualsiasi allegazione probatoria.
Alla luce delle esposte argomentazioni il ricorso è fondato per come innanzi esplicitato e, per l’effetto, va annullato l’atto impugnato.
Sussistono giuste ragioni per compensare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei limiti di cui in motivazione, e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 5 ottobre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Giuseppe Romeo, Presidente
Anna Corrado, Referendario, Estensore
Alessio Falferi, Referendario



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