a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Umbria, Sezione I, 6 novembre 2012


L’assenza, e dunque, a fortiori, la non regolarità del piano di sicurezza comporta la sospensione dell’efficacia del titolo abilitativo

SENTENZA N. 481

L’assenza, e dunque, a fortiori, la non regolarità del piano di sicurezza comporta la sospensione dell’efficacia del titolo abilitativo, come si inferisce dall’art. 90, comma 10, del d.lg. n. 81 del 2008, senza incidere sulla legittimità dei provvedimenti, rispettivamente di natura urbanistica ed ablatoria, oggetto del presente gravame.

FATTO

La ricorrente, proprietaria dei ¾ di un edificio di civile abitazione con annesso giardino ubicato in frazione Collepepe del Comune di Collazzone, tra la via Perugina e la via Tiberina, impugna la delibera consiliare n. 22 in data 13 giugno 2011 con la quale, previa reiezione delle osservazioni dalla stessa presentate, è stata approvata la variante urbanistica n. 5 al vigente P.R.G.-Parte operativa, nonché la delibera consiliare n. 13 del 31 marzo 2011, recante adozione della variante stessa e contestuale approvazione di progetto di opera pubblica (un anello circolatorio) non conforme la P.R.G. vigente.
Deduce a sostegno del ricorso i seguenti motivi di diritto :
1) Eccesso di potere nelle distinte figure del difetto assoluto dei presupposti, dell’erroneità e del travisamento dei fatti, del difetto di istruttoria, della contraddittorietà, illogicità manifesta ed insufficienza dei motivi, nella considerazione che la delibera consiliare gravata non ha tenuto conto delle osservazioni dalla stessa presentate avverso il progetto di viabilità comunale oggetto della variante e delle soluzioni alternative proposte (mediante tavole progettuali contenenti due diverse soluzioni di viabilità, A e B), in allegato alle osservazioni.
Mentre il progetto comunale, comportante l’esproprio di una parte significativa del giardino ove insiste l’edificio abitativo della ricorrente, incide su aree in pendenza, richiedendo opere aggiuntive di raccordo a compensazione del dislivello tra le strade, la soluzione della ricorrente sarebbe risultata anche maggiormente rispettosa del paesaggio, oltre che più economica. In particolare, la ricorrente non insiste sulla soluzione progettuale “A”, mentre contesta puntualmente il corredo motivazionale della reiezione dell’osservazione con riferimento alla proposta progettuale “B”, che si discosta dal progetto comunale limitatamente al secondo anello circolatorio (che invade la corte della civile abitazione).
2) Contraddittorietà, difetto dei presupposti, illogicità manifesta e difetto di motivazione, in quanto nella variante di P.R.G. una strada pubblica (precisamente, via Capitini) viene rappresentata con un tracciato difforme rispetto al tracciato indicato nel progetto approvato.
Si è costituito in giudizio il Comune di Collazione chiedendo la reiezione del ricorso.
Con successivi motivi aggiunti la sig.ra Iachettini ha impugnato il decreto di esproprio n. 1 del 29 novembre 2011, interessante una porzione del terreno di sua proprietà, parte dell’area pertinenziale della sua abitazione, e vengono inoltre dedotte ulteriori censure in relazione al contenuto della relazione paesaggistica.
3) Con riguardo al decreto di esproprio n. 1 del 29 novembre 2011 ed al conseguente avviso di esecuzione in pari data deduce l’illegittimità derivata per gli stessi motivi esposti nel ricorso introduttivo.
4) Quanto alla relazione paesaggistica, la ricorrente premette che l’intervento progettato è localizzato sulla sponda sinistra del torrente Puglia a poche centinaia di metri dalla confluenza con il Tevere e ciò comporta l’assoggettamento del sedime al vincolo paesaggistico previsto dall’art. 142 del codice dei beni culturali e del paesaggio.
La relazione paesaggistica versata nel procedimento, e presupposto necessario per il conseguimento dell’autorizzazione paesaggistica, ha ad oggetto un progetto di viabilità completamente diverso da quello approvato dall’Amministrazione comunale, come emerge dal mero confronto tra le planimetrie. In particolare, l’anello circolatorio descritto nel progetto approvato, sia come forma e dimensione, sia per la sua localizzazione, nulla ha a che vedere con quello rappresentato nella relazione paesaggistica. Ne consegue che l’opera in esame è stata approvata, insieme alla variante urbanistica, in assenza di idonea relazione paesaggistica, e, se rilasciata, di idonea autorizzazione paesaggistica, in violazione degli artt. 142 e 146 del d.lgs. n. 42 del 2004, nonché, ancora, degli artt. 13, 14 e 18 della l.r. n. 11 del 2004, oltre che inficiata da eccesso di potere.
5) E’ illegittimo il piano della sicurezza e coordinamento in quanto redatto dal tecnico responsabile dell’Area tecnica del Comune non abilitato per l’esercizio di tale funzione, e comunque altamente generico, con conseguente violazione del d.lgs. n. 81 del 2008, oltre che viziato da eccesso di potere.
Il Comune di Collazzone ha svolte le proprie difese eccependo l’inammissibilità e comunque l’infondatezza nel merito del ricorso.
All’udienza dell’11 luglio 2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. - Il ricorso introduttivo, con il primo motivo, contesta il mancato accoglimento delle osservazioni riferite alla soluzione progettuale “B”, censurando in particolare le controdeduzioni del responsabile dell’area tecnica che ne sono a fondamento.
Il motivo deve essere disatteso.
Sintetizzando gli argomenti sviluppati, con riferimento alla considerazione secondo cui «non vengono risolte n. 4 pericolose svolte a sinistra», la ricorrente allega che per due (quelle poste in prossimità del Centro vendite “Andreani”) non è ravvisabile alcun problema, essendo il Centro dotato di due accessi ; il braccio di ingresso/uscita di una viabilità privata nella corona giratoria è fatto del tutto usuale, e previsto anche dal progetto comunale; il rilievo relativo all’innesto da sud non rispettoso delle indicazioni provinciali attiene ad una soluzione di viabilità equivalente a quella adottata dall’Amministrazione, e dunque risulta pretestuoso; inesatta è anche l’indicazione della superficie dell’area antistante il Centro vendite che dovrebbe essere espropriata, la quale risulta pari a mq. 420, per un valore di circa 16.800,00 euro; con riguardo all’impatto visivo il rilievo è inconferente, atteso che la soluzione progettuale rispetta l’andamento naturale del terreno, mentre il progetto comunale è di forte impatto ambientale comportando l’abbattimento di alberi di alto fusto; la soluzione progettuale della ricorrente comporterebbe una rampa di innesto da via Capitini con pendenza non superiore al 14%; è irrilevante il costo parziale per la realizzazione di opere di contenimento, dovendosi guardare al costo complessivo; le rilevate criticità in uscita ed in ingresso dalle direttrici di traffico da Perugia a Collazzone e da Pantalla a Perugia sono pretestuose; l’affermazione secondo cui il costo del progetto della ricorrente sarebbe superiore del 50% è affermazione apodittica, priva di ogni motivazione.
L’Amministrazione comunale, nei suoi scritti difensivi, anche mediante rinvio al documento di “controdeduzioni alle osservazioni presentate” in data 8 giugno 2011, ribadisce tutte le argomentazioni sfavorevoli all’accoglimento degli assunti di parte ricorrente. In particolare ribadisce anche che l’area edificabile (“B.1.5”) facente parte della particella 423 e prospiciente il Centro vendite Andreani si estende per più di ml. 20 dal ciglio della strada ed è caratterizzata da un forte dislivello (sul lato valle) di ml. 2,5/3,00 circa, per una superficie pari a mq. 760 circa, che importerebbe un importo stimato dell’indennità di esproprio pari ad euro 45.600,00; di contro, sottolinea, sempre al fine della determinazione dell’indennità di esproprio dovuta alla ricorrente, che quella interessata non costituisce area pertinenziale rispetto al fabbricato.
Ciò posto, osserva il Collegio che l’esatto apprezzamento del contenuto delle “osservazioni” dimostra che la censura è inammissibile, secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, alla stregua del quale le scelte urbanistiche effettuate dall’Amministrazione attengono al merito amministrativo, e, come tali, si sottraggono al sindacato di legittimità del giudice amministrativo, salva la loro irragionevolezza, illogicità od arbitrarietà (tra le tante, Cons. Stato, Sez. IV, 14 maggio 2004, n. 3084; Sez. IV, 22 maggio 2012, n. 2952).
Si intende dire che sono espressione di un’amplissima valutazione discrezionale le scelte compiute dal Comune nell’impugnata variante urbanistica n. 22 del 2011, e dunque sono insindacabili; non può, in astratto, escludersi che possano esservi soluzioni migliori rispetto a quelle approvate, ma non per questo la scelta urbanistica appare frutto di una determinazioni irragionevole, tale da giustificare il sindacato del giudice amministrativo, che ha un ambito limitato, preclusivo di una sua sostituzione o sovrapposizione alle scelte ricadenti nelle competenze e nella responsabilità dell’Amministrazione.
2. - Con il secondo mezzo si assume l’illogicità manifesta della variante, in quanto la via Capitini viene rappresentata con un tracciato difforme rispetto al tracciato indicato nel progetto approvato.
Anche tale censura non appare meritevole di positiva valutazione.
La variante gravata si limita ad approvare l’anello circolatorio in frazione Collepepe, intersezione tra via Perugina e via Tiberina, con conseguente irrilevanza (nel senso di estraneità) del tracciato di via Capitini.
La ragione della non coincidenza dello stato attuale di via Capitini rispetto alla rappresentazione grafica risultante dal P.R.G., come dedotto dall’Amministrazione negli scritti difensivi, discende dal fatto che al momento dell’approvazione del P.R.G. (con delibera consiliare n. 32 del 12 giugno 2002) è stata utilizzata la cartografia catastale di allora, che non è poi stata aggiornata a seguito dell’intervenuto allargamento del sedime stradale.
3. - Procedendo alla disamina dei motivi aggiunti indirizzati avverso il decreto di esproprio in data 29 novembre 2011, va anzitutto disattesa l’eccezione di irricevibilità, sviluppata dall’Amministrazione resistente nella considerazione di avere depositato in giudizio la documentazione il 26 ottobre 2011, momento dal quale sarebbe decorso il termine di decadenza per l’impugnativa.
Ed invero l’art. 46 del cod. proc. amm. stabilisce che nel termine, peraltro unanimente ritenuto non perentorio (Cons. Stato, Sez. III, 2 agosto 2011, n. 4601; Sez. VI, 14 luglio 2011, n. 4283; Sez. V, 19 giugno 2012, n. 3562), di sessanta giorni dal perfezionamento nei propri confronti della notificazione del ricorso, le parti intimate possono costituirsi, presentare memorie e produrre i documenti, oltre che l’eventuale provvedimento impugnato; al comma secondo è stabilito che della produzione dei documenti è data comunicazione alle parti dalla Segreteria. In difetto di siffatta comunicazione, la conoscenza legale degli atti depositati può presumersi avvenuta solo allo spirare del sessantesimo giorno dalla notificazione del ricorso, e quindi, nel caso di specie, in data 11 dicembre 2011 (essendosi la notifica del ricorso introduttivo perfezionata il 12 ottobre). Conseguentemente, la proposizione dei motivi aggiunti, consegnati per la notifica il 19 gennaio 2012, è tempestiva, anche facendosi applicazione del rito abbreviato prefigurato dall’art. 119 del cod. proc. amm. per i provvedimenti di espropriazione delle aree destinate all’esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità.
3.1. - Analogamente infondato è l’ulteriore profilo di tardività dei motivi aggiunti eccepito dal Comune di Collazzone circa una “probabile” conoscenza, da parte della ricorrente, dei documenti acquisiti dalla di lei figlia; ed infatti, secondo il consolidato indirizzo giurisprudenziale, la tardività del ricorso, ancorata alla piena conoscenza dell’atto lesivo quale dies a quo, deve fondarsi su elementi oggettivi, e non su mere argomentazioni, seppure ragionevoli sul piano probabilistico (Cons. Stato, Sez. IV, 29 settembre 2011, n. 5409).
4. - Nel merito il primo motivo, che censura l’illegittimità del decreto di esproprio sotto il profilo dell’illegittimità derivata dalla invalidità del provvedimento di approvazione della variante, deve essere disatteso, per le ragioni, suesposte, che hanno indotto alla pronuncia di inammissibilità del ricorso introduttivo.
5. - Il secondo motivo aggiunto, che concerne la variante urbanistica, lamenta che la relazione paesaggistica, a fondamento dell’autorizzazione paesaggistica, atto presupposto del provvedimento impugnato, avrebbe ad oggetto un progetto di viabilità completamente diverso da quello approvato dall’Amministrazione comunale.
Ora, a parte il fatto, di per sé assorbente, che con tale censura, propriamente, si allega un vizio dell’autorizzazione paesaggistica, che non è, invece, stata fatta oggetto di gravame, occorre altresì considerare che il progetto esaminato in sede di conferenza di servizi, per quanto allegato e documentato dall’Amministrazione, è proprio il progetto definitivo, che è stato inviato alle varie Amministrazioni su supporto informatico, come si evince dalla nota prot. n. 7496 in data 22 novembre 2010 del Responsabile dell’Area Tecnica del Comune.
6. - L’ultimo motivo aggiunto contesta il piano della sicurezza e coordinamento, che proverrebbe da tecnico comunale non abilitato, e comunque sarebbe inficiato da genericità.
La censura è inammissibile per carenza di interesse attuale, non correlandosi in senso stretto all’impugnazione della delibera di approvazione della variante. Ed invero, a parte la considerazione che i contenuti minimi del piano di sicurezza e coordinamento sono definiti dall’allegato XV e quelli specifici dall’allegato XVI al d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, l’art. 91 di tale corpus normativo prevede che il piano di sicurezza e di coordinamento viene redatto «durante la progettazione dell’opera e comunque prima della richiesta di presentazione delle offerte», momento, questo non ancora intervenuto, con conseguente possibilità di integrazioni e specificazioni del piano. In ogni caso, e risolutivamente, l’assenza, e dunque, a fortiori, la non regolarità del piano di sicurezza comporta la sospensione dell’efficacia del titolo abilitativo, come si inferisce dall’art. 90, comma 10, del d.lg. n. 81 del 2008, senza incidere sulla legittimità dei provvedimenti, rispettivamente di natura urbanistica ed ablatoria, oggetto del presente gravame.
7. - In conclusione, alla luce delle considerazioni che precedono, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile ed i motivi aggiunti respinti.
Deve inoltre essere espunta dal fascicolo la documentazione depositata da parte ricorrente con la memoria del 20 giugno 2012, in quanto tardiva.
Si ravvisano giusti motivi per compensare tra tutte le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Umbria (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando, dichiara inammissibile il ricorso e respinge i motivi aggiunti.
Compensa tra le parti le spese di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 11 luglio 2012 con l'intervento dei magistrati:
Cesare Lamberti, Presidente
Carlo Luigi Cardoni, Consigliere
Stefano Fantini, Consigliere, Estensore



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