a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Toscana, Sezione II, 6 dicembre 2012


La dichiarazione di incostituzionalità della legge attributiva di un potere amministrativo non rende di per sé nulli i provvedimenti che ne hanno fatto applicazione, dovendo invece detti provvedimenti essere considerati affetti da illegittimità derivata

SENTENZA N. 1953

La Sezione ritiene, infatti, di non aver motivo per discostarsi dal tradizionale orientamento giurisprudenziale che ha rilevato come “la dichiarazione di incostituzionalità della legge attributiva di un potere amministrativo non rend(a) di per sé nulli i provvedimenti che ne hanno fatto applicazione, dovendo invece detti provvedimenti essere considerati affetti da illegittimità derivata, anche se parrebbe più appropriato affermare che l'atto, come nel caso di legge retroattiva, sia affetto da illegittimità sopravvenuta” (T.A.R.Campania, Salerno, sez. II, 31 marzo 2011 n. 570; 25 gennaio 2010 n. 878; Consiglio Stato, sez. VI, 6 giugno 2008 n. 2724); non sussistendo pertanto alcuna possibilità di inquadrare la problematica all’interno dell’azione di nullità del provvedimento amministrativo, anche la declaratoria di incostituzionalità dell’art. 54, 4° comma del d.lgs. 267 del 2000 operata da Corte cost. 7 aprile 2011 n. 115 deve pertanto trovare esplicazione all’interno della sistematica dei vizi di legittimità del provvedimento e, nella fattispecie che ci occupa, non può trovare accoglimento per effetto dell’inammissibilità originaria del ricorso (con relativo consolidamento del provvedimento) sopra rilevata.

FATTO

La società ricorrente è proprietaria di un complesso ad uso artigianale su due piani posto in Prato via G. Rossini n. 56, distinto in catasto al foglio n. 44, p.lla n. 769, sub 505; il detto immobile è condotto in locazione dalle ditte individuali Belinda di Wang Xiuwen e Lin Yingzhi.
All’esito di un sopralluogo eseguito in data 15 aprile 2010 da tutti gli Enti pubblici interessati (Questura di Prato; Polizia municipale; Vigili del Fuoco; ecc.) e di una serie di approfondimenti istruttori sulla regolarità dell’utilizzo del manufatto, il Sindaco di Prato, con ordinanza 10 giugno 2010 n. 1254, dichiarava l’inagibilità del detto immobile ed ordinava l’immediata cessazione dell’utilizzo dello stesso; a base del provvedimento sindacale era posta la rilevazione di una grave situazione igienico-sanitaria determinata dalla realizzazione di una serie di lavori abusivi (in particolare, di un soppalco e di una serie di tramezzature che avevano dato vita alla realizzazione di alcuni “vani-dormitorio”, posti in immediata promiscuità con gli ambienti di lavoro), ma anche e soprattutto la mancanza originaria del certificato di agibilità dell’intero immobile: “dalla verifica d‘ufficio, effettuata sui supporti informatici che coprono un arco temporale che va al 1961 ad oggi, non risulta rilasciato, per l’immobile sito in Prato alla Via Gioacchino Rossini n. 56….la “Dichiarazione per l’uso di locali a carattere industriale” attualmente denominato “Certificato di Agibilità”; …L’immobile è (quindi) da ritenersi privo del certificato di agibilità di cui all’art. 24 del D.P.R. n. 380/2001”.
Gli atti meglio specificati in epigrafe erano impugnati dalla società ricorrente per: 1) violazione dei principi di imparzialità e correttezza dell’azione amministrativa, violazione del principio di tipicità dell’atto amministrativo; 2) incompetenza relativa, violazione dei principi in materia di sanzioni edilizie; 3) violazione ed omessa applicazione art. 54, 4° comma d.lgs. 267 del 2000, violazione del giusto procedimento; 4) violazione dei principi in materia di responsabilità per abusi edilizi del proprietario, eccesso di potere; 5) violazione art. 7 l. 241 del 1990 e dei principi in materia di partecipazione al procedimento amministrativo.
Con il ricorso, la società ricorrente chiedeva altresì il risarcimento dei danni derivanti dall’illegittima dichiarazione di inagibilità dell’immobile, individuati nei mancati canoni di locazione percepiti dalle ditte Belinda di Wang Xiuwen e Lin Yingzhi e quantificati nella capital somma di € 2.400,00 per ogni mese di inutilizzabilità dell’immobile.
Con i successivi motivi aggiunti depositati in data 1° giugno 2011, la società ricorrente, sollevava, a seguito dell’intervento di Corte cost. 7 aprile 2011 n. 115, ulteriore censura di nullità del provvedimento sindacale impugnato per difetto assoluto di attribuzione, chiedendo altresì la declaratoria di nullità o l’annullamento del provvedimento impugnato, a seguito della declaratoria di incostituzionalità della norma attributiva del potere (art. 54, 4° comma d.lgs. 267 del 2000).
Si costituiva in giudizio l’Amministrazione comunale di Prato, controdeducendo sul merito del ricorso.
Alla pubblica udienza del 6 novembre 2012, la Sezione sollecitava il contraddittorio in ordine ad una possibile inammissibilità dell’azione di annullamento e tratteneva in decisione il ricorso.

DIRITTO

L’azione di annullamento deve essere dichiarata inammissibile.
Come già desumibile dalla parte in fatto della sentenza, il provvedimento impugnato è caratterizzato da una struttura motivazionale complessa che individua due circostanze autonomamente in grado di reggere il provvedimento sotto l’aspetto motivazionale e costituite dalla realizzazione di una serie di abusi edilizi (che hanno reso possibile la modificazione parziale della destinazione urbanistica dell’immobile e creato alcuni “vani-dormitorio” posti in immediata promiscuità con gli ambienti di lavoro) e dall’originaria mancanza del certificato di agibilità dell’intero immobile (“dalla verifica d‘ufficio, effettuata sui supporti informatici che coprono un arco temporale che va al 1961 ad oggi, non risulta rilasciato, per l’immobile sito in Prato alla Via Gioacchino Rossini n. 56….la “Dichiarazione per l’uso di locali a carattere industriale” attualmente denominato “Certificato di Agibilità”; …L’immobile è (quindi) da ritenersi privo del certificato di agibilità di cui all’art. 24 del D.P.R. n. 380/2001”).
Del resto, anche in punto di fatto, la mancanza originaria del certificato di agibilità dell’immobile al momento dell’emanazione dell’atto impugnato costituisce un dato indiscutibile, alla luce anche del comportamento di parte ricorrente che ha presentato la richiesta di agibilità dell’immobile solo in data 11 novembre 2010, ovvero molti mesi dopo l’intervento dell’ordinanza Sindacale impugnata.
Nell’articolare le proprie censure nei confronti del provvedimento impugnato, parte ricorrente ha però articolato motivi che investono solo una delle due serie motivazionali poste a base dell’atto (quella relativa alle opere abusive realizzate dai locatari), tralasciando completamente le argomentazioni relative alla mancanza originaria del certificato di agibilità dell’immobile (che non risulta contestata in alcun modo).
Nella fattispecie, deve pertanto trovare applicazione il tradizionale orientamento giurisprudenziale che, nell’ipotesi di atti fondati su una pluralità di motivazioni autonome, ha concluso per l’inammissibilità dei ricorsi che si limitino a contestare solo alcune delle motivazioni poste a giustificazione del provvedimento e non l’intera struttura motivazionale dello stesso: “qualora l'atto si basi su una pluralità di motivazioni autonome (c.d. atto plurimotivato), il ricorso con il quale non si contestino tutte le motivazioni deve essere dichiarato inammissibile per difetto di interesse, atteso che l'eventuale riconoscimento della fondatezza delle doglianze proposte non esclude l'esistenza e la validità della restante causa giustificatrice dell'atto” (T.A.R. Campania, Napoli, sez. III, 16 gennaio 2012 n. 194; T.A.R. Piemonte, sez. I, 20 ottobre 2011 n. 1107; T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 8 aprile 2011 n. 2009; T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 14 ottobre 2010 n. 32810).
La declaratoria di inammissibilità deve poi essere estesa anche ai motivi aggiunti depositati in data 1° giugno 2011.
Contrariamente a quanto prospettato da parte ricorrente, la Sezione ritiene, infatti, di non aver motivo per discostarsi dal tradizionale orientamento giurisprudenziale che ha rilevato come “la dichiarazione di incostituzionalità della legge attributiva di un potere amministrativo non rend(a) di per sé nulli i provvedimenti che ne hanno fatto applicazione, dovendo invece detti provvedimenti essere considerati affetti da illegittimità derivata, anche se parrebbe più appropriato affermare che l'atto, come nel caso di legge retroattiva, sia affetto da illegittimità sopravvenuta” (T.A.R.Campania, Salerno, sez. II, 31 marzo 2011 n. 570; 25 gennaio 2010 n. 878; Consiglio Stato, sez. VI, 6 giugno 2008 n. 2724); non sussistendo pertanto alcuna possibilità di inquadrare la problematica all’interno dell’azione di nullità del provvedimento amministrativo, anche la declaratoria di incostituzionalità dell’art. 54, 4° comma del d.lgs. 267 del 2000 operata da Corte cost. 7 aprile 2011 n. 115 deve pertanto trovare esplicazione all’interno della sistematica dei vizi di legittimità del provvedimento e, nella fattispecie che ci occupa, non può trovare accoglimento per effetto dell’inammissibilità originaria del ricorso (con relativo consolidamento del provvedimento) sopra rilevata.
Quanto sopra rilevato in ordine alla mancanza originaria del certificato di agibilità dell’immobile porta poi al rigetto dell’azione risarcitoria; appare, infatti, indiscutibile come l’inutilizzabilità dell’immobile derivi da una mancanza imputabile solo a parte ricorrente e che l’Amministrazione comunale di Prato non poteva non rilevare, non sussistendo alcuna possibilità di permettere l’utilizzabilità di immobile mancante del necessario certificato di agibilità.
In definitiva, il ricorso e i motivi aggiunti depositati in data 1° giugno 2011 devono essere dichiarati inammissibili, per quello che riguarda l’azione impugnatoria e rigettati, in quanto infondati nel merito, per quello che riguarda l’azione risarcitoria; sussistono ragioni per procedere alla compensazione delle spese di giudizio tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto e sui motivi aggiunti depositati in data 1° giugno 2011, dichiara inammissibile l’azione di annullamento e rigetta l’azione risarcitoria, come da motivazione.
Compensa le spese di giudizio tra le parti.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 6 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Angela Radesi, Presidente
Luigi Viola, Consigliere, Estensore
Bernardo Massari, Consigliere



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