a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Piemonte, Sezione I, 11 dicembre 2012


In relazione a manufatti abusivi realizzati in ambiti soggetti a tutela paesaggistica, non è il diniego di sanatoria a dover essere rigorosamente motivato, ma semmai, l''eventuale provvedimento favorevole

SENTENZA N. 1326

In relazione a manufatti abusivi realizzati in ambiti soggetti a tutela paesaggistica, non è il diniego di sanatoria a dover essere rigorosamente motivato, ma semmai, l'eventuale provvedimento favorevole (T.A.R. Torino Piemonte sez. I, 15 giugno 2012, n. 721; TAR Toscana, sez. III, 13 maggio 2011, n. 843; Cons. Stato, sez. VI, 11 ottobre 2007, n. 5330).

FATTO E DIRITTO

1) Nel 1989 il sig. FRASCOIA Carlo ha realizzato abusivamente un manufatto su un terreno agricolo di sua proprietà prospiciente il Lago d’Orta, identificato al NCT al F. 6 mapp. 869 del Comune di San Maurizio d’Opaglio, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale ai sensi della L. 1497/1939 e della L. 431/1985.
Successivamente, in data 24.02.1995, ha presentato al Comune di San Maurizio d’Opaglio istanza di sanatoria edilizia ai sensi dell’art. 39 L. 724/1994, unitamente alla richiesta di parere alla Regione Piemonte ai sensi dell’art. 32 L. 47/1985.
Con nota prot. n. 16484 del 05.08.1997 l’Assessore Regionale ai Beni Ambientali ha trasmesso al sig. Frascoia copia della deliberazione della Giunta Regionale n. 6-21224 del 29.07.1997 e della relativa relazione istruttoria, richiamata a motivazione del parere regionale negativo.
Il cennato parere è stato impugnato sulla base di censure, inerenti i profili della violazione di legge e dell’eccesso di potere, incentrate: a) sulla carenza di adeguata motivazione, non rinvenibile, a detta del ricorrente, nella sommaria valutazione delle opere condotta dall’amministrazione; b) sulla disparità di trattamento, per non avere l’autorità preposta alla tutela del vincolo formulato analoghi rilievi in sede di controllo di interventi edilizi di natura simile a quello in esame, situati nella medesima area.
Si è costituita in entrambi i procedimenti la Regione Piemonte, contestando gli assunti avversari di cui ha chiesto l’integrale rigetto.
A seguito di ordinanza istruttoria, il ricorso è pervenuto a decisione all’udienza del 06.12.2012.
2) In via preliminare occorre osservare che, a termini dell’art. 32 della Legge n. 47/1985, il rilascio della concessione in sanatoria per le opere edilizie abusive ricadenti su aree sottoposte a vincolo, è subordinato al previo rilascio del parere favorevole dell’amministrazione o dell’organo preposto alla tutela del vincolo, parere non solo obbligatorio ma anche vincolante per le determinazioni del Comune.
Ad esso tuttavia non può attribuirsi natura provvedimentale o di atto conclusivo del procedimento attivato con l’istanza di permesso di costruire o di sanatoria edilizia presentate all’amministrazione comunale, trattandosi di atto di natura endoprocedimentale, dotato di effetti sulla determinazione conclusiva del procedimento, di spettanza dell’autorità adita.
Pertanto il parere, quantunque vincolante, non è immediatamente lesivo, in quanto l’atto che incide sulla sfera giuridica del richiedente è il provvedimento concessorio o negatorio della sanatoria richiesta (Cons. St., sez. VI, 24 settembre 1996, n. 1248).
Conseguentemente esso non è, in quanto tale, suscettibile di impugnazione autonoma in via giurisdizionale (come quella attivata nel presente procedimento), ma lo è unitamente al provvedimento finale concretamente lesivo della sfera giuridica del richiedente (Cons. Stato, sez. V, 16 febbraio 2012, n. 794).
3) Il ricorso, tuttavia, risulta infondato anche nel merito, sotto tutti i profili dedotti.
E’ infondato il primo motivo, dal momento che il parere impugnato è stato congruamente motivato con esplicito riferimento alla relazione istruttoria del competente Settore della Regione Piemonte, ente preposto alla tutela del vincolo; il quale, nell'affermare che "le opere realizzate appaiono tali da recare pregiudizio alle caratteristiche di pregio ambientale della località”, e che “si ritiene assolutamente inaccettabile la collocazione del manufatto all’interno di un lotto in sponda del lago, dove gli spazi a verde necessitano di una attenta salvaguardia”, giustifica in modo certamente adeguato, benché succinto, le ragioni sottostanti al diniego, ragioni da individuarsi nella evidente incompatibilità del manufatto con il pregevole contesto naturalistico e paesaggistico sottoposto a specifica tutela, tenuto altresì conto che, secondo condivisibili principi giurisprudenziali, in relazione a manufatti abusivi realizzati in ambiti soggetti a tutela paesaggistica, non è il diniego di sanatoria a dover essere rigorosamente motivato, ma semmai, l'eventuale provvedimento favorevole (T.A.R. Torino Piemonte sez. I, 15 giugno 2012, n. 721; TAR Toscana, sez. III, 13 maggio 2011, n. 843; Cons. Stato, sez. VI, 11 ottobre 2007, n. 5330). Ad integrare il profilo di incompatibilità ambientale, sinteticamente espresso nella relazione richiamata, concorrono la significativa estensione del fabbricato, che occupa una superficie di 48 mq circa, l’irreversibile alterazione dello spazio verde che essa produce e la sua realizzazione con materiali di bassa qualità.
4) E’ infondato anche il secondo motivo: la circostanza che in relazione ad altre istanze di sanatoria aventi ad oggetto immobili ricadenti nel medesimo contesto vincolato la Regione abbia ritenuto di avallare interventi conservativi, non determina disparità di trattamento in mancanza della prova - che incombeva al ricorrente fornire - della identità della situazione sostanziale qui in esame con quella oggetto di quelle diverse domande di concessione in sanatoria.
Pertanto, non può tradursi in vizio di legittimità del provvedimento la presenza, nell'area interessata dall'intervento edilizio, di altre costruzioni asseritamene omogenee a quella da assentire, sia perché ogni manufatto è diverso per consistenza, ubicazione, periodo di realizzazione; sia perché un pregresso comportamento illegittimo dell'amministrazione non può valere a sanare un'ulteriore illegittimità (Cons. St., sez. VI, 09 giugno 2009, n. 3557 e 22 novembre 2010, n. 8117). Al contrario, la situazione di compromissione della bellezza naturale da parte di preesistenti realizzazioni, anziché impedire, maggiormente imporrebbe che ulteriori costruzioni non deturpino irreversibilmente l'ambiente protetto (Cons. St., sez. VI, 27 marzo 2012, n. 1813).
Per le ragioni esposte, il ricorso non può trovare accoglimento.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
lo respinge
condanna il ricorrente a rifondere in favore della parte resistente costituita le spese di lite che liquida in complessivi euro 2000,00, oltre Iva e Cpa.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Lanfranco Balucani, Presidente
Roberta Ravasio, Primo Referendario
Giovanni Pescatore, Referendario, Estensore



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