a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Napoli, Sezione IV, 12 dicembre 2012


Sulla realizzazione di tettoie

SENTENZA N. 5109

La realizzazione di una tettoia, indipendentemente dalla sua eventuale natura pertinenziale, è configurabile come intervento di ristrutturazione edilizia ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera d), del D.P.R. n. 380/01, nella misura in cui realizza “l'inserimento di nuovi elementi ed impianti”, ed è quindi subordinata al regime del permesso di costruire, ai sensi dell'articolo 10, comma primo, lettera c), dello stesso D.P.R. laddove comporti una modifica della sagoma o del prospetto del fabbricato cui inerisce” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 17 febbraio 2010, n. 968; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 28 dicembre 2009, n. 9605) ed ancora “la tettoia realizzata sul terrazzo di un fabbricato, in quanto struttura stabilmente ancorata al pavimento e destinata a soddisfare non una esigenza temporanea e contingente, ma prolungata nel tempo, è priva del carattere della precarietà ed amovibilità ed è quindi assoggettata al regime del permesso di costruire, dal momento che comporta una rilevante modifica dell’assetto edilizio preesistente” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 21 dicembre 2007, n. 16493).

FATTO E DIRITTO

1) I ricorrenti impugnavano l'ordinanza n. 351/2012 del Comune di Napoli, recante ordine di ripristino dei luoghi relativamente ad opere abusive realizzate in Napoli, Via G. Leopardi, n. 192, is. 3 e, precisamente “sul terrazzo antistante il proprio appartamento: tettoia di mq. 12,00 in legno e guaina bituminosa, parzialmente a copertura di vano in alluminio e vetri”, nonché ogni atto relativo e connesso chiedendone l’annullamento.
2) Il ricorso si palesa manifestamente infondato.
2.1) Infondato è il primo motivo di ricorso incentrato sul difetto di motivazione e conseguente violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della legge n. 241/90.
Il provvedimento in questione risulta sufficientemente motivato, ai sensi di quanto previsto dall’indicato art. 3 della legge n. 241/90, riportando i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato l’ordine di demolizione e, in particolare, indicando in modo specifico le opere abusive e la loro qualifica come opere di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. c, del D.P.R. n. 380/2001, deducendo l’assenza del permesso di costruire e facendo riferimento, quanto alla sanzione all’art. 33 del medesimo D.P.R. n. 380/2001.
2.2) Infondata è la censura relativa alla violazione dell’art.7 della legge n.241/90.
Il Collegio evidenzia l’orientamento giurisprudenziale secondo cui in ragione del contenuto rigidamente vincolato che li caratterizza, gli atti sanzionatori in materia edilizia, tra cui l'ordine di demolizione di costruzione abusiva, non devono essere preceduti dalla comunicazione d'avvio del relativo procedimento (Consiglio Stato , sez. VI, 24 settembre 2010 , n. 7129).
In ogni caso, in considerazione delle espresse ragioni di rigetto degli altri motivi di ricorso, risulterebbe comunque applicabile al caso in esame il disposto dell’art.21 octies della legge n.241/90, ai sensi del quale non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti, vertendosi in ambito provvedimentale vincolato e risultando che il contenuto dispositivo del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.
Priva di pregio è altresì la censura relativa all’intervenuta presentazione di una istanza di sanatoria per le opere in questione motivazione.
Parte ricorrente non ha comprovato l’intervenuta presentazione di un’istanza di sanatoria per le opere oggetto di ordinanza di demolizione e la copia del’istanza di sanatoria presentata (di cui non sono stati depositati gli allegati tecnici) si palesa essere, come specificato nella nota del Comune del 15.11.2012, prot. 2012 0875678, riferita a opere differenti.
3) Infondate sono inoltre le generiche censure relative alla conformità agli strumenti urbanistici, alla teorica sanabilità dell’opera all’erroneità della sanzione che sarebbe dovuta essere limitata alla sanzione pecuniaria.
L’assenza del permesso di costruire per le opere di ristrutturazione edilizia ex art. 19, comma 1, lett. c, costituisce requisito sufficiente per disporre la sanzione demolitoria ai sensi dell’art. 33 del medesimo D.P.R. senza che il Comune debba fare ulteriori indagini sulla conformità o meno degli interventi agli strumenti urbanistici vigenti.
L'abusività di un'opera edilizia costituisce già di per sé sola presupposto per l'applicazione della prescritta sanzione demolitoria e non è necessaria una motivazione "ad hoc" sulla non sanabilità dell'opera. (Consiglio Stato, sez. V, 30 novembre 2000, n. 6357).
4) Infondate infine sono le censure relative alla natura pertinenziale dell’opera che sarebbe stata soggetta al regime della D.I.A. e non a quello del permesso di costruire, stante anche che l’intervento non avrebbe aggravato il carico urbanistico.
Al riguardo si richiama quella giurisprudenza secondo cui la realizzazione di una tettoia è soggetta a concessione edilizia poichè, pur potendo avere avendo carattere pertinenziale rispetto all'immobile cui accede, incide sull'assetto edilizio preesistente (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 16 luglio 2002, n. 4107; T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 8 luglio 2002, n. 1936; T.A.R. Campania Napoli, sez. III, 09 settembre 2008 , n. 10059; T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 04 agosto 2008, n. 9725; T.A.R. Lombardia Brescia, sez. I, 25 maggio 2010 ).
In tal senso peraltro vengono in rilievo specifici precedenti di questa sezione secondo cui “la realizzazione di una tettoia, indipendentemente dalla sua eventuale natura pertinenziale, è configurabile come intervento di ristrutturazione edilizia ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera d), del D.P.R. n. 380/01, nella misura in cui realizza “l'inserimento di nuovi elementi ed impianti”, ed è quindi subordinata al regime del permesso di costruire, ai sensi dell'articolo 10, comma primo, lettera c), dello stesso D.P.R. laddove comporti una modifica della sagoma o del prospetto del fabbricato cui inerisce” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 17 febbraio 2010, n. 968; T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 28 dicembre 2009, n. 9605) ed ancora “la tettoia realizzata sul terrazzo di un fabbricato, in quanto struttura stabilmente ancorata al pavimento e destinata a soddisfare non una esigenza temporanea e contingente, ma prolungata nel tempo, è priva del carattere della precarietà ed amovibilità ed è quindi assoggettata al regime del permesso di costruire, dal momento che comporta una rilevante modifica dell’assetto edilizio preesistente” (T.A.R. Campania, Napoli, Sez. IV, 21 dicembre 2007, n. 16493).
5) Il ricorso deve quindi essere rigettato.
Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Quarta)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del Comune di Napoli, delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi euro 1.000,00 (mille).
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Domenico Nappi, Presidente
Anna Pappalardo, Consigliere
Fabrizio D'Alessandri, Primo Referendario, Estensore


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