a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Abruzzo Pescara, Sezione I, 28 dicembre 2012


[A] La costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata, ancorché avvenuta oltre il termine di sessanta giorni di cui all''art. 46, c.p.a. è ammissibile. [B] La parte tardivamente costituita il giorno prima dell’udienza può solo svolgere la sola difesa orale nel corso dell’udienza di discussione. [C] Il D.lgs 152 del 2006 ha individuato, quale unico limite temporale inderogabile per l’espletamento della valutazione ambientale la data di “approvazione” del piano, e non quella di “adozione”

SENTENZA N. 556

1. Secondo un costante e consolidato orientamento degli organi di giustizia amministrativa, nel silenzio del legislatore, i termini di costituzione delle parti intimate devono ritenersi di natura ordinatoria, e non perentoria, con la conseguenza che la costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata, ancorché avvenuta oltre il termine di sessanta giorni di cui all'art. 46, c.p.a. è ammissibile (Cons. St., sez. V, 19 giugno 2012, n. 3562, e sez. III, 23 febbraio 2012, n. 1070). La costituzione tardiva dell'Amministrazione non incorre, pertanto, in alcuna decadenza, avendo la sola conseguenza che la stessa interviene allo stato in cui il procedimento si trova. Ciò comporta che non può fare un utilizzo tardivo delle potestà processuali di produrre documenti e memorie, in quanto tali potestà soggiacciono ai termini perentori/decadenziali previsti direttamente dalla normativa che regola il processo amministrativo; per cui la parte tardivamente costituita il giorno prima dell’udienza può solo svolgere la sola difesa orale nel corso dell’udienza di discussione (T.A.R. Toscana, sez. III, 12 marzo 2012, n. 496, T.A.R. Lombardia, sede Milano, sez. II, 7 luglio 2011, n.1829, T.A.R. Campania, sede Napoli, sez. VI, 10 gennaio 2011, n. 35, e T.A.R. Lazio, sede Roma, sez. I, 7 aprile 2011, n. 3108, e sez. III, 3 agosto 2012, n. 7216).

2. La direttiva 27 giugno 2001 n. 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti i determinati piani e programmi sull’ambiente, è stata recepita con il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, il quale ha previsto la sottoposizione a valutazione ambientale non solo dei “piani e dei programmi statali, regionali e sovracomunali” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 3), ma anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4); l’art. 7 ha previsto a tal fine al n. 5 che “l’autorità competente all’approvazione del piano deve preliminarmente verificare se lo specifico piano o programma oggetto di approvazione possa avere effetti significativi sull’ambiente”. La norma transitoria contenuta nell’art. 52 di tale decreto ha poi previsto che i procedimenti amministrativi in corso “alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché i procedimenti per i quali a tale data sia già stata formalmente presentata istanza introduttiva da parte dell'interessato, si concludono in conformità alle disposizioni ed alle attribuzioni di competenza in vigore all'epoca della presentazione di detta istanza”. Tale decreto, a seguito di successive proroghe, è entrato in vigore il 31 luglio 2007 (Cons. St., sez. VI, 10 maggio 2011, n. 2755). Successivamente, tale decreto legislativo ha subito sostanziali modifiche a seguito prima del D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 (c.d. primo correttivo), e poi del D.Lgs. 29 giugno 2010, n. 120. L’intera parte seconda del D.Lgs. 152 del 2006 è stata, infatti, abrogata dall’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, ed è stata sostituita dagli artt. 1, comma 2, e 4, comma 3, del medesimo decreto correttivo, che hanno introdotto, in materia di VAS, una disciplina (v. gli artt. da 4 a 18 e da 30 a 36, nonché gli allegati da I a V della parte seconda) largamente differente. Le disposizioni in materia di VAS contenute nel decreto originario hanno, pertanto, avuto vigenza dal 31 luglio 2007 al 13 febbraio 2008, data di entrata in vigore della nuova disciplina introdotta dal c.d. primo correttivo.

3. Per effetto di tale D.Lgs. n. 4/2008 oggi debbono essere sottoposti a valutazione ambientale strategica tutti gli atti di “pianificazione territoriale” e di “destinazione dei suoli” e tale valutazione deve essere effettuata - come disposto dall’art. 11, n. 3, e come questa stessa Sezione ha già avuto modo di chiarire con sentenze 13 dicembre 2011, nn. 693-700 - prima dell’approvazione del piano, in quanto tale normativa ha individuato, quale unico limite temporale inderogabile per l’espletamento della valutazione ambientale la data di “approvazione” del piano, e non quella di “adozione”, tanto che l’art. 11, n. 5, ha dichiarato espressamente annullabili i provvedimenti di approvazione degli strumenti pianificatori, ove non siano stati preceduti dal sub procedimento in questione (cfr. nello stesso senso T.A.R. Sicilia, sez. Catania, sez. I,1 settembre 2011, n. 2143, e sede Palermo, sez. III, 31 ottobre 2011, n. 1934, e T.A.R. Friuli Venezia - Giulia, 10 agosto 2011, n. 365).

4. Il D.Lgs. n. 152/2006 nel suo testo originario prevedeva la sottoposizione a valutazione ambientale anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4) e tra tali piani non può non rientrare lo strumento urbanistico in questione che disciplina una zona di rilevante dimensione (l’intero territorio comunale), che comprende anche zone sottoposte a particolare tutela ambientale; tale previsione impositiva dell’obbligo di eseguire la procedura VAS era in vigore in epoca antecedente la deliberazione di adozione dello strumento urbanistico in questione. E basta al riguardo ricordare quanto questo Tribunale ha già avuto modo di evidenziare con le sopra ricordate sentente del 2011 relative ad una fattispecie per molti versi analoga relativa al P.R.G. del Comune di Vasto. Va, inoltre, considerato che la mancata adozione della procedura VAS non attiene ad un aspetto meramente formale, ma al contrario appare fondamentale per determinare le scelte di pianificazione del territorio.

5. La procedura di valutazione ambientale strategia deve precedere, come già detto, non la delibera di adozione, ma quella di approvazione del piano e per altro verso che la norma transitoria contenuta nel predetto art. 35, così come quella contenuta nel previgente art. 52, si riferisce alle ipotesi in cui fosse già stata avviata una procedura VAS, mentre nella specie tale procedura è stata omessa del tutto e non risulta sia mai stata espletata (T.A.R. Sicilia, sez. Catania, 23 marzo 2012, n. 831).

FATTO

Il Consiglio comunale del Comune di Ortona con deliberazione 21 dicembre 2007, n. 37, ha adottato il nuovo Piano Regolatore Generale del Comune e, dopo aver esaminato le osservazioni pervenute, ha approvato in via definitiva il piano con la deliberazione 21 novembre 2011, n. 76, dando mandato al competente Dirigente comunale di provvedere all’adeguamento degli elaborati tecnici e grafici. Con deliberazione 14 marzo 2012, n. 14, il Consiglio ha, infine, preso atto della intervenuta corretta trasposizione delle modifiche introdotte negli elaborati grafici e tale ultima deliberazione è stata pubblicata sul B.U.R.A. n. 25 del 4 maggio 2012.
L’attuale ricorrente, proprietario di un fondo con sovrastante un vecchio edificio rurale, sito in contrada Arielli e ricompreso in zona agricola, con il ricorso in esame è insorto dinanzi questo Tribunale avverso tali atti, deducendo le seguenti censure:
1) che in violazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27 giugno 2001 n. 2001/42/CE, e degli artt. 4 e segg. del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, non era stata esperita, prima dell’approvazione del piano, la prescritta valutazione ambientale strategica (VAS), né, quanto meno, era stata effettuata la verifica di assoggettabilità;
2) che lo strumento urbanistico non era stato integrato, prima della sua approvazione, con gli studi di microzonizzazione sismica di cui all’art. 5 della L.R. Abruzzo 11 agosto 2011, n. 28;
3) che, pur essendo stata accolta con deliberazione 6 agosto 2010, n. 69, l’osservazione presentata dal ricorrente, con la quale era stato chiesto il cambio di destinazione d’uso del fabbricato da “rurale” a “turistica ricettiva”, in sede di adeguamento degli elaborati grafici non era stata riportata tale modifica; né era al riguardo rilevante la circostanza che la S.U.P., nel formulare il proprio parere, aveva precisato le nuove zona F7, inserite a seguito dell’accoglimento di osservazioni ed avulse da contesto delle aree circostanti, si ponevano in contrasto con il sovraordinato P.T.C.P., in quanto tale contrasto non era riscontrabile nel caso in questione.
Tali doglianze la parte ricorrente ha ulteriormente illustrato con memoria depositata il 5 novembre 2012.
La Provincia di Chieti e la Regione Abruzzo, ritualmente intimate, non si sono costituite in giudizio.
Il Comune di Ortona si è costituito in giudizio il 5 dicembre 2012, depositando documenti ed una memoria a difesa della proprie ragioni.
Alla pubblica udienza del 6 dicembre 2012 la parte ricorrente per un verso ha eccepito l’inammissibilità della costituzione in giudizio dell’Amministrazione comunale, in quanto questa avrebbe potuto costituirsi, così come disposto dall’art. 46 del codice del processo amministrativo, entro sessanta giorni dalla notifica del ricorso, e per altro verso ha chiesto di non considerare la memoria e i documenti presentati, dato che questi avrebbero dovuto essere depositati rispettivamente trenta e quaranta giorni prima dell’udienza pubblica (art. 73 del codice). La causa è stata quindi introitata a decisione.

DIRITTO

1. Con il ricorso in esame il ricorrente ha impugnato il nuovo P.R.G. del Comune di Ortona, il cui procedimento si è concluso - come sopra esposto - con la deliberazione 14 marzo 2012, n. 14, con la quale il Consiglio comunale ha preso atto della intervenuta corretta trasposizione delle modifiche introdotte negli elaborati grafici; tale ultima deliberazione è stata pubblicata sul B.U.R.A. n. 25 del 4 maggio 2012.
2. - In via pregiudiziale vanno esaminate le questioni di rito sollevate dalla parte ricorrente alla pubblica udienza con le quali questa per un verso ha sostenuto che l’Amministrazione comunale non avrebbe potuto costituirsi in giudizio il giorno prima dell’udienza pubblica e per altro verso ha chiesto di non considerare la memoria e i documenti da questa depositati unitamente all’atto di costituzione.
La prima eccezione è priva di pregio.
Secondo, infatti, un costante e consolidato orientamento degli organi di giustizia amministrativa, nel silenzio del legislatore, i termini di costituzione delle parti intimate devono ritenersi di natura ordinatoria, e non perentoria, con la conseguenza che la costituzione in giudizio dell’Amministrazione intimata, ancorché avvenuta oltre il termine di sessanta giorni di cui all'art. 46, c.p.a. è ammissibile (Cons. St., sez. V, 19 giugno 2012, n. 3562, e sez. III, 23 febbraio 2012, n. 1070). La costituzione tardiva dell'Amministrazione non incorre, pertanto, in alcuna decadenza, avendo la sola conseguenza che la stessa interviene allo stato in cui il procedimento si trova.
Ciò comporta che non può fare un utilizzo tardivo delle potestà processuali di produrre documenti e memorie, in quanto tali potestà soggiacciono ai termini perentori/decadenziali previsti direttamente dalla normativa che regola il processo amministrativo; per cui la parte tardivamente costituita il giorno prima dell’udienza può solo svolgere la sola difesa orale nel corso dell’udienza di discussione (T.A.R. Toscana, sez. III, 12 marzo 2012, n. 496, T.A.R. Lombardia, sede Milano, sez. II, 7 luglio 2011, n.1829, T.A.R. Campania, sede Napoli, sez. VI, 10 gennaio 2011, n. 35, e T.A.R. Lazio, sede Roma, sez. I, 7 aprile 2011, n. 3108, e sez. III, 3 agosto 2012, n. 7216).
Né sembra al Collegio che nella specie si rinvengono ragioni per autorizzare “eccezionalmente” tale deposito in base al disposto dell’art. 54 del codice.
Di conseguenza, nel mentre deve ritenersi ammissibile la costituzione in giudizio del Comune, in accoglimento della puntuale eccezione della parte ricorrente, deve essere rilevata la tardività, con conseguente inutilizzabilità ai fini del presente giudizio, della memoria depositata dalla difesa comunale il 5 dicembre 2012.
3. - Così risolta tale questione pregiudiziale, va subito evidenziato che carattere pregiudiziale ed assorbente rivestono le censure con le quali la parte ricorrente si è lamentata del fatto che non era stata esperita, prima dell’approvazione del piano, la prescritta valutazione ambientale strategica (VAS), né, quanto meno, era stata effettuata la verifica di assoggettabilità e che lo strumento urbanistico non era stato integrato, prima della sua approvazione, con gli studi di microzonizzazione sismica di cui all’art. 5 della L.R. Abruzzo 11 agosto 2011, n. 28.
Tali censure sono entrambe fondate.
4. - Con la prima doglianza la parte ricorrente ha dedotto che - in violazione della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27 giugno 2001 n. 2001/42/CE, e degli artt. 4 e segg. del D. Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (in vigore a decorrere al 31 luglio 2007) - non era stata esperita, prima dell’approvazione del piano, la prescritta valutazione ambientale strategica (VAS), né, quanto meno, era stata effettuata la relativa verifica di assoggettabilità.
Tale doglianza è fondata.
Va al riguardo ricordato che la direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 27 giugno 2001 n. 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti i determinati piani e programmi sull’ambiente, ha imposto all’art. 3 agli Stati membri di individuare i piani ed i programmi che “possono avere effetti significativi sull’ambiente”; mentre la norma transitoria contenuta nell’art. 13 ha da un lato imposto agli Stati membri di conformarsi alla direttiva entro il 21 luglio 2004 e dall’altro ha precisato (al n. 3) che tale obbligo non si applica ai piani ed ai programmi il cui primo atto formale preparatorio sia precedente a tale data e “che sono stati approvati più di ventiquattro mesi dopo”.
Tale direttiva, ritenuta dalla giurisprudenza non self-executing (Cons. St., sez. IV, 14 aprile 2010, n. 2097, T.A.R. Lombardia, sede Milano, sez. II, 17 febbraio 2011, n. 481, e T.A.R. Veneto, sez. I, 7 ottobre 2011, n. 1503), è stata recepita con il D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152, il quale ha previsto la sottoposizione a valutazione ambientale non solo dei “piani e dei programmi statali, regionali e sovracomunali” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 3), ma anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4); l’art. 7 ha previsto a tal fine al n. 5 che “l’autorità competente all’approvazione del piano deve preliminarmente verificare se lo specifico piano o programma oggetto di approvazione possa avere effetti significativi sull’ambiente”. La norma transitoria contenuta nell’art. 52 di tale decreto ha poi previsto che i procedimenti amministrativi in corso “alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonché i procedimenti per i quali a tale data sia già stata formalmente presentata istanza introduttiva da parte dell'interessato, si concludono in conformità alle disposizioni ed alle attribuzioni di competenza in vigore all'epoca della presentazione di detta istanza”.
Tale decreto, a seguito di successive proroghe, è entrato in vigore il 31 luglio 2007 (Cons. St., sez. VI, 10 maggio 2011, n. 2755).
Successivamente, tale decreto legislativo ha subito sostanziali modifiche a seguito prima del D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4 (c.d. primo correttivo), e poi del D.Lgs. 29 giugno 2010, n. 120. L’intera parte seconda del D.Lgs. 152 del 2006 è stata, infatti, abrogata dall’art. 4, comma 2, del decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, ed è stata sostituita dagli artt. 1, comma 2, e 4, comma 3, del medesimo decreto correttivo, che hanno introdotto, in materia di VAS, una disciplina (v. gli artt. da 4 a 18 e da 30 a 36, nonché gli allegati da I a V della parte seconda) largamente differente. Le disposizioni in materia di VAS contenute nel decreto originario hanno, pertanto, avuto vigenza dal 31 luglio 2007 al 13 febbraio 2008, data di entrata in vigore della nuova disciplina introdotta dal c.d. primo correttivo.
Per effetto di tale D.Lgs. n. 4/2008 oggi debbano, pertanto, essere sottoposti a valutazione ambientale strategica tutti gli atti di “pianificazione territoriale” e di “destinazione dei suoli” e tale valutazione deve essere effettuata - come disposto dall’art. 11, n. 3, e come questa stessa Sezione ha già avuto modo di chiarire con sentenze 13 dicembre 2011, nn. 693-700 - prima dell’approvazione del piano, in quanto tale normativa ha individuato, quale unico limite temporale inderogabile per l’espletamento della valutazione ambientale la data di “approvazione” del piano, e non quella di “adozione”, tanto che l’art. 11, n. 5, ha dichiarato espressamente annullabili i provvedimenti di approvazione degli strumenti pianificatori, ove non siano stati preceduti dal sub procedimento in questione (cfr. nello stesso senso T.A.R. Sicilia, sez. Catania, sez. I,1 settembre 2011, n. 2143, e sede Palermo, sez. III, 31 ottobre 2011, n. 1934, e T.A.R. Friuli Venezia - Giulia, 10 agosto 2011, n. 365).
Con riferimento a tali considerazioni ritiene il Collegio che l’atto impugnato sia inficiato dal vizio denunciato in quanto - come sembra evidente dagli atti di causa - l’atto di approvazione del piano non è stato preceduto dal sub procedimento in questione.
Né appaiono al riguardo rilevanti le difese prospettate dal Comune che ha fatto riferimento alla circostanza che il piano era stato adottato prima della predetta modifica introdotta con il D.Lgs. 16 gennaio 2008, n. 4, e che le norme transitorie contenute nell’art. 35, n. 2-ter (nuovo testo), prevedono espressamente che “le procedure di VAS, VIA ed AIA avviate precedentemente all’entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi delle norme vigenti al momento dell'avvio del procedimento”.
Secondo la resistente, invero, l’art. 4, 1° co., n. 3), del D.Lgs. n. 152/2006, nella versione originaria, prevedeva “l’utilizzo della valutazione ambientale [strategica] nella stesura dei piani e dei programmi statali, regionali e sovra comunali” e che i PRG comunali fossero esclusi dalla VAS, la cui necessità sarebbe stata introdotta dal D. Lgs. n. 4/2008 (entrato in vigore il 13 febbraio 2008), che, all’art. 6, ha esteso tale procedura a tutti i piani ed i programmi di pianificazione territoriale e di destinazione dei suoli, mentre il procedimento di adozione del PRG, concluso con la deliberazione n. 37 del 21 dicembre 2007, soggiaceva alla normativa ante riforma e nessuna necessità era ravvisata in ordine alla VAS.
Deve, invero, osservarsi in merito innanzi tutto che il D.Lgs. n. 152/2006 nel suo testo originario prevedeva, come si è già ricordato, la sottoposizione a valutazione ambientale anche dei “piani e programmi che possono avere effetti significativi sull’ambiente” (art. 4, n. 1, lett. a, n. 4) e tra tali piani non può non rientrare lo strumento urbanistico in questione che disciplina una zona di rilevante dimensione (l’intero territorio comunale), che comprende anche zone sottoposte a particolare tutela ambientale; tale previsione impositiva dell’obbligo di eseguire la procedura VAS era in vigore in epoca antecedente la deliberazione di adozione dello strumento urbanistico in questione. E basta al riguardo ricordare quanto questo Tribunale ha già avuto modo di evidenziare con le sopra ricordate sentente del 2011 relative ad una fattispecie per molti versi analoga relativa al P.R.G. del Comune di Vasto. Va, inoltre, considerato che la mancata adozione della procedura VAS non attiene ad un aspetto meramente formale, ma al contrario appare fondamentale per determinare le scelte di pianificazione del territorio.
Inoltre, va anche osservato per un verso che tale procedura di valutazione ambientale strategia deve precedere, come già detto, non la delibera di adozione, ma quella di approvazione del piano e per altro verso che la norma transitoria contenuta nel predetto art. 35, così come quella contenuta nel previgente art. 52, si riferisce alle ipotesi in cui fosse già stata avviata una procedura VAS, mentre nella specie tale procedura è stata omessa del tutto e non risulta sia mai stata espletata (T.A.R. Sicilia, sez. Catania, 23 marzo 2012, n. 831).
5. - Con ulteriore censura la parte ricorrente - come già detto - si è lamentata del fatto che lo strumento urbanistico non era stato integrato, prima della sua approvazione, con gli studi di microzonizzazione sismica di cui all’art. 5 della L.R. Abruzzo 11 agosto 2011, n. 28.
Tale legge regionale, contenente norme per la riduzione del rischio sismico, ha invero testualmente previsto all’art. 5 che “l’adozione di nuovi strumenti urbanistici generali, o di loro varianti generali, è preceduta dalla validazione regionale dello studio di microzonizzazione sismica e dall’adozione della carta delle microaree a comportamento sismico omogeneo, da allegare alla richiesta di parere di cui all'articolo 89 del D.P.R. n. 380/2001”. Il successivo comma n. 10 dello stesso articolo ha poi previsto che “dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli strumenti di pianificazione in itinere non possono essere approvati in via definitiva se non in conformità con gli indirizzi di cui al presente articolo”.
Tale normativa è entrata in vigore in data 24 novembre 2011, per cui secondo la parte ricorrente lo strumento urbanistico in questione, il cui procedimento si è concluso con la deliberazione consiliare 14 marzo 2012, n. 14, sarebbe illegittimo perché non erano stati svolti tali adempimenti.
Secondo l’Amministrazione resistente tale violazione non sussisterebbe in punto di fatto in quanto l’atto di approvazione dello strumento urbanistico va identificato nella deliberazione del Consiglio comunale n. 76 del 21 novembre 2011, antecedente l’entrata in vigore di tale obbligo di microzonizzazione sismica. Con tale atto, invero, il Consiglio aveva “approvato” il piano, dando mandato al Dirigente del Settore Assetto e Gestione del Territorio di provvedere “all’adeguamento degli elaborati tecnici e grafici, costituenti il Progetto di P.R.G.” ed alla correzione di eventuali errori materiali e grafici inerenti la non corrispondenza tra destinazioni di piano, lo stato di fatto e lo stato di diritto di alcune aree, nonché alla correzione/revisione di eventuali contrasti e discordanze che si dovessero rilevare tra le Norme Tecniche di Attuazione del progetto di P.R.G. e le norme nazionali e regionali vigenti in materia. Con la successiva deliberazione n 14 del 14 marzo 2012 lo stesso Consiglio si era, poi, semplicemente limitato a prendere atto della intervenuta corretta trasposizione delle modifiche introdotte negli elaborati grafici e tale ultima deliberazione è stata pubblicata sul B.U.R.A. n. 25 del 4 maggio 2012.
Tale assunto, ad avviso del Collegio, non può essere condiviso.
Da un’attenta lettura degli atti si rileva, invero, che l’approvazione definitiva dello strumento urbanistico in questione (e quindi la conclusione dell’iter di formazione del PRG) deve essere identificata con tale ultima deliberazione del 14 marzo 2012, in quanto tale deliberazione non si è risolta in un mero adempimento formale di un procedimento già concluso dato che per un verso con la deliberazione n. 76 si era “approvato” il piano senza la necessaria e completa documentazione cartografica, in ragione del contestuale conferimento all’Ufficio Tecnico dell’incarico di eseguire tutti i necessari adeguamenti cartografici, e per altro verso che l’Ufficio Tecnico ha, poi, in concreto apportato tutta una serie di modifiche tali da stravolgere, almeno in parte, quanto stabilito nella precedente seduta del novembre 2011. Tale ufficio tecnico, infatti, non si è limitato ad effettuare una mera correzione degli errori materiali e grafici, ma ha proceduto anche alla “revisione” ed alla eliminazione di contrasti e discordanze tra quanto deciso dal Consiglio comunale (specie in sede di esame delle osservazioni) e le prescrizioni imposte dagli enti (tra cui la Provincia di Chieti) intervenuti nel procedimento e le norme nazionali e regionali vigenti in materia
In definitiva, solo con la c.d. “presa d’atto” dell’attività volta dall’Ufficio Tecnico, si è avuta la definitiva approvazione del piano, che è stato in effetti pubblicato solo successivamente (cioè il 4 maggio 2012).
Di conseguenza, essendo la nuova normativa antisismica entrata in vigore in data 24 novembre 2011, la definitiva approvazione del piano regolatore, che è in effetti intervenuta nel marzo 2012, avrebbe dovuto necessariamente rispettare la nuova normativa antisimica, tanto più che sin dal 2003 il Comune di Ortona era stato inserito fra i Comuni a rischio di evento sismico.
6. - Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso in esame deve, conseguentemente, essere accolto e, per l’effetto, deve essere annullato lo strumento urbanistico impugnato.
La spese, come di regola, seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, tenendo conto dei parametri e di quanto oggi disposto dal D.M. 20 luglio 2012, n. 140.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’impugnato Piano regolatore generale del Comune di Ortona, il cui procedimento si è concluso con la deliberazione consiliare 14 marzo 2012, n. 14.
Condanna il Comune di Ortona al pagamento a favore della parte ricorrente delle spese e degli onorari di giudizio che liquida nella complessiva somma di € 2.000 (duemila), oltre agli accessori di legge (IVA e CAP) ed al rimborso del contributo unico versato.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Michele Eliantonio, Presidente, Estensore
Dino Nazzaro, Consigliere
Massimiliano Balloriani, Consigliere



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