a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Piemonte, Sezione I, 14 giugno 2013


Sui presupposti necessari per poter manifestare acquiescenza ad un provvedimento amministrativo

SENTENZA N. 719

La giurisprudenza è assolutamente constante nell’affermare che l’intenzione di prestare acquiescenza ad un atto amministrativo deve risultare in modo assolutamente non equivoco (C.d.S. sez. VI n. 5815 del 31 ottobre 2011; TAR Lomabardia-Milano sez. III n. 889 del 9 aprile 2013), di guisa che “L’acquiescenza ad un provvedimento amministrativo esige una esplicita ed in equivoca manifestazione di piena accettazione, mediante il compimento di atti o comportamenti univocamente rivelatori della volontà di accettarne gli effetti, posta in essere in un momento successivo a quello in cui si sia verificata la lesione dell’interesse legittimo azionato, con la conseguenza che nessuna acquiescenza o rinuncia preventiva alla tutela giurisdizionale dell’interesse legittimo è configurabile quando lo strumento di tutela non é ancora azionabile per mancanza di attualità della lesione” (C.d.S. sez. VI n. 5966 del 27 novembre 2012). Orbene, nel caso di specie non risulta che gli atti progettuali siano stati depositati, che la ricorrente sia stata avvisata dell’avvio del procedimento espropriativo e della possibilità di prendere visione degli atti e di presentare osservazioni, né infine risulta che sia stato adottato uno qualsiasi degli atti successivi alla approvazione del progetto dell’opera. A fronte di ciò è evidente che la ricorrente non può aver prestato acquiescenza di sorta , ed in ogni caso il silenzio mantenuto sulla richiesta di addivenire a cessione bonaria non poteva certo essere interpretato come volontà di rinunciare in via preventiva ad ogni e qualsiasi impugnativa: é vero, anzi, che proprio per il fatto che la ricorrente non era addivenuta a cessione bonaria si doveva presumere che la stessa si sarebbe avvalsa degli strumenti di tutela approntati dall’ordinamento giuridico.

FATTO E DIRITTO

Con ricorso depositato il 18/06/99 la signora Jole Oberti, premettendo di essere proprietaria in Comune di Pasturana di una serie di terreni, ha impugnato la nota pervenuta dalla Direzione Viabilità, Lavori Pubblici e Trasporti della Provincia di Alessandria n. 40054 dell’11 giugno 1999, avente ad oggetto i” Lavori di ampliamento della sede stradale della SP 156 Novai-Francavilla, Verbali di cessione amichevole”, a mezzo della quale é stato comunicato alla ricorrente che “Non avendo ad oggi ricevuto alcun riscontro alle nostre precedenti comunicazioni di acquisizione bonaria dei siti di Vostra proprietà interessati dai lavori in oggetto, riferendoci in particolare alle note prot. n. 23229 del 20/04/1998, prot. 11996 del 24/02/1999 e telegramma del 04/05/1999, ed essendo i medesimi lavori in avviatissima fase di esecuzione e prossimi ad interessare le proprietà di Codesta Ditta, valutando inoltre il silenzio di codesta Ditta quale assenso alle procedure espropriative in essere, comunichiamo che i lavori medesimi interesseranno i sopra citati terreni a far data dal 21/06 p.v. Quanto sopra per opportuna conoscenza”.
A sostegno del ricorso la ricorrente ha dedotto, con unico motivo, la violazione degli artt. 7 e 71 della L. 2359/1865, degli artt. 1 e 3 della L. 1/78, eccesso di potere per travisamento dei fatti ed erronea valutazione dei presupposti, illogicità, difetto e/o insufficienza di istruttorie e di motivazione, omesso invio della comunicazione di inizio del procedimento, in relazione al fatto che la ricorrente non aveva ricevuto alcuna sorta di comunicazione avente ad oggetto i lavori indicati e che a fondamento della determinazione impugnata sarebbe stata posta non la necessità in sé di realizzare l’opera quanto piuttosto il silenzio della proprietaria sulla richiesta di acquisizione bonaria, silenzio che non può avere alcun significato nella materia espropriativa.
Si é costituita in giudizio l’Amministrazione provinciale riferendo, in fatto, che con delibera di Giunta n. 494/41040 del 16 luglio 1998 la Provincia aveva approvato il progetto esecutivo dei lavori di ampliamento della sede della S.P. 156 Novi-Francavilla e che prima di procedere con i lavori aveva contattato informalmente i vari proprietari interessati per verificare la possibilità di addivenire a cessione bonaria ed a tal fine aveva inviato alla ricorrente prima un invito ad una riunione in Provincia, tramite a/r; poi la raccomandata 24 febbraio 1999, una copia degli atti da sottoscrivere; quindi il telegramma del 4/05/99, con il quale la Provincia reiterava formalmente la richiesta della disponibilità, da parte della Oberti, di addivenire a cessione bonaria , contestualmente rappresentando che “ove ciò non avvenisse comunichiamo che i lavori in corsi di pubblica utilità proseguiranno regolarmente in tempi immediatamente successivi interessando anche la proprietà di codesta ditta. Si ricorda che agli effetti dell’art. 1 della L. 1 del 78 l’opera é dichiarata di pubblica utilità, urgente ed indifferibile”; ed infine l’atto impugnato.
In diritto la Provincia ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di lesività dell’atto impugnato e comunque la infondatezza della domanda di annullamento quale conseguenza della censurata abnormità dell’atto medesimo.
Alla camera di consiglio del 24 giugno 1999 il Collegio ha respinto l’istanza incidentale di sospensione.
Il ricorso é stato chiamato alla pubblica udienza del 9 maggio 2013, allorché é stato introitato a decisione.
Va accolta l’eccezione di inammissibilità sollevata dalla Provincia.
E’ infatti evidente che la nota impugnata ha semplicemente inteso avvisare la ricorrente del fatto che la procedura espropriativa, che era stata correttamente tenuta ferma in attesa di verificare se e quali proprietari sarebbero addivenuti a cessione amichevole, sarebbe stata di lì a poco compulsata.
In particolare l’affermazione secondo la quale il silenzio mantenuto dalla signora Oberti avrebbe implicato il di lei assenso alla procedura espropriativa é del tutto inidonea a fondare l’interesse della ricorrente ad impugnare la nota dell’11 giugno 1999, posto che la procedura espropriativa richiede comunque l’adozione di determinati atti da parte della amministrazione procedente– comunicazione di avvio del procedimento espropriativo, redazione del piano particellare, offerta formale della indennità di esproprio, decreto di esproprio, all’occorrenza il decreto di occupazione d’urgenza, etc. etc. – ed una eventuale acquiescenza a tali atti per essere efficace non potrebbe precedere l’adozione degli stessi ma solo seguirla. Oltre a ciò la giurisprudenza é assolutamente constante nell’affermare che l’intenzione di prestare acquiescenza ad un atto amministrativo deve risultare in modo assolutamente non equivoco (C.d.S. sez. VI n. 5815 del 31 ottobre 2011; TAR Lomabardia-Milano sez. III n. 889 del 9 aprile 2013), di guisa che “L’acquiescenza ad un provvedimento amministrativo esige una esplicita ed in equivoca manifestazione di piena accettazione, mediante il compimento di atti o comportamenti univocamente rivelatori della volontà di accettarne gli effetti, posta in essere in un momento successivo a quello in cui si sia verificata la lesione dell’interesse legittimo azionato, con la conseguenza che nessuna acquiescenza o rinuncia preventiva alla tutela giurisdizionale dell’interesse legittimo é configurabile quando lo strumento di tutela non é ancora azionabile per mancanza di attualità della lesione”. (C.d.S. sez. VI n. 5966 del 27 novembre 2012).
Orbene, nel caso di specie non risulta che gli atti progettuali siano stati depositati, che la ricorrente sia stata avvisata dell’avvio del procedimento espropriativo e della possibilità di prendere visione degli atti e di presentare osservazioni, né infine risulta che sia stato adottato uno qualsiasi degli atti successivi alla approvazione del progetto dell’opera. A fronte di ciò é evidente che la ricorrente non può aver prestato acquiescenza di sorta , ed in ogni caso il silenzio mantenuto sulla richiesta di addivenire a cessione bonaria non poteva certo essere interpretato come volontà di rinunciare in via preventiva ad ogni e qualsiasi impugnativa: é vero, anzi, che proprio per il fatto che la ricorrente non era addivenuta a cessione bonaria si doveva presumere che la stessa si sarebbe avvalsa degli strumenti di tutela approntati dall’ordinamento giuridico.
Chiarita la assoluta infondatezza della affermazione dianzi esaminata, é evidente che la nota impugnata é di per sé inidonea a produrre effetti lesivi: da qui l’inammissibilità della relativa impugnazione.
Il ricorso di cui in epigrafe va pertanto dichiarato inammissibile.
Stimasi tuttavia equo disporre la compensazione delle spese in ragione della obbiettiva inesattezza della dianzi esaminata affermazione contenuta nella nota impugnata e dei dubbi cui essa poteva dare adito.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 9 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Lanfranco Balucani, Presidente
Roberta Ravasio, Primo Referendario, Estensore
Ariberto Sabino Limongelli, Primo Referendario



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