a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 13 giugno 2013


In assenza di una specifica previsione urbanistica la collocazione di impianti di telefonia mobile deve ritenersi consentita sull''intero territorio comunale

SENTENZA N. 1324

In assenza di una specifica previsione urbanistica, la collocazione di impianti di telefonia mobile deve ritenersi consentita sull'intero territorio comunale, non assumendo carattere ostativo le specifiche destinazioni di zona (residenziale, verde, agricola, ecc.) rispetto ad impianti di interesse generale, quali quelli di telefonia mobile, che presuppongono la realizzazione di una rete che dia uniforme copertura al territorio” (cfr, Sez. VI, 10 febbraio 2003, n. 673; circa l’esigenza di assicurare tale esigenza, di recente: T.A.R. Catanzaro Calabria sez. I, 14 marzo 2013, n. 291; C. Stato, III, 4 aprile 2013 n. 1873).

FATTO

Con ricorso notificato in data 25 maggio 2012 e ritualmente depositato il 7 giugno successivo, Società Wind Telecomunicazioni S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, impugna il provvedimento, meglio distinto in epigrafe, con il quale il Comune di Montemiletto ha respinto l’istanza di autorizzazione alla realizzazione di una stazione radio base su area della quale ha previamente acquisito la disponibilità mediante contratto di locazione, distinta in Catasto alla particella n. 1767 del fg. 28.
Avverso tale atto la ricorrente solleva, sotto distinti e concorrenti profili, i vizi della violazione di legge e dell’eccesso di potere, lamentando quanto segue:
1) violazione dell’art. 10 bis l.n. 241/90, in quanto l’Amministrazione avrebbe omesso di argomentare nel senso della infondatezza delle osservazioni rese dalla ricorrente a seguito della comunicazione del preavviso di diniego;
2) la delibera n. 24/2005, con la quale l’Amministrazione comunale asserisce di aver individuato i siti idonei nel territorio comunale, non avrebbe il preteso carattere ostativo, atteso che tale pianificazione sarebbe stata unilateralmente adottata, riguarderebbe l’approvazione di una proposta di altro gestore e sarebbe comunque superata dovendo essere costantemente aggiornata; inoltre l’Amministrazione non si sarebbe avveduta che l’intervento in progetto ricade in un’area PIP dalle caratteristiche idonee ad ospitare l’impianto;
3) non sarebbe condivisibile quanto rimarcato dall’Ente in ordine alla mancata impugnativa della delibera pianificatoria, essendo l’interesse a ricorrere sorto solo con il provvedimento odiernamente impugnato, che peraltro è incurante della necessità di assicurare una idonea propagazione del segnale telefonico emesso dalla ricorrente; ad ogni modo l’istanza andava esaminata in base alla normativa di riferimento invece che utilizzando la delibera anzidetta, che pertanto andava disapplicata;
4) la delibera n. 24/2005 sarebbe stata superata dalla successiva, n. 9/2008, e comunque sarebbe insussistente il potere del Comune di incidere sulla localizzazione di impianti a rete che costituiscono opere di urbanizzazione primaria;
5) l’area prescelta dalla Wind sarebbe perfettamente idonea ad ospitare la stazione radio base in quanto non sarebbe tale da incidere sulle opere di urbanizzazione primaria, peraltro già realizzate, inerenti al PIP;
6) poiché l’area non ha alcun rapporto funzionale con l’immobile nel quale si espleta l’attività commerciale non vi era alcuna necessità che la locatrice richiedesse il preventivo nulla osta alla Giunta comunale, come invece si afferma nell’atto impugnato.
La ricorrente conclude per l’annullamento, previa sospensiva, degli atti impugnati.
In data 6 luglio 2012, si costituisce il Comune di Montemiletto al fine di resistere, assumendo la infondatezza di tutte le censure sollevate.
Alla Camera di Consiglio del 12 luglio 2012, la domanda di sospensiva è accolta.
In data 24 aprile 2013, la società ricorrente deposita memoria insistendo per l’accoglimento del gravame.
Alla pubblica udienza del 16 maggio 2013, sulle conclusioni delle parti costituite, il ricorso è trattenuto in decisione.

DIRITTO

Viene all’esame del Collegio il provvedimento di cui in epigrafe col quale il Comune di Montemiletto si è determinato nel senso di non autorizzare il sospirato intervento inteso alla realizzazione di un impianto di telefonia mobile.
Mette conto evidenziare, preliminarmente alla disamina del merito del ricorso, che la stessa Amministrazione, nel quadro delle articolate argomentazioni poste a base dell’atto impugnato, ha precisato che “Nel caso de quo, pertanto, la motivazione del presente provvedimento scaturisce esclusivamente dalla necessità del rispetto dei parametri urbanistici della zona interessata dalla richiesta di autorizzazione per l’allocazione dell’impianto a farsi rispetto alla destinazione d’uso prevista per la medesima, di cui alle concessioni già rilasciate…”. Più avanti, nel corpo del provvedimento, l’Amministrazione infatti soggiunge che “…il sito oggetto di richiesta di autorizzazione non ricade tra i siti indicati con Delibera di C.C. n. 24/2005, ovvero non ricade in aree PIP destinate ad impianti e servizi tecnici, atteso che l’autorizzazione è richiesta per il lotto, già edificato, n. 27 – area PIP D2 Artigianale – Commerciale, la cui edificazione è stata ottenuta con il permesso di costruire n. 8/2000 e con il permesso di costruire in variante n. 3/2003…impegnando così, a verde, anche la superficie su cui dovrebbe sorgere l’impianto di telefonia…l’impianto a farsi avrebbe dovuto trovare collocazione su area non impegnata da altre opere di urbanizzazione, previo rispetto dell’art. 11 del Regolamento PIP da parte della ditta proprietaria del lotto, che ha ottenuto l’autorizzazione preventiva al fitto di area o opifici da parte di questo Comune. La società “Musto Promoter s.r.l.”, nella specie, disattenderebbe l’art. 12 del Regolamento PIP, cosicché sarebbe passibile di revoca della convenzione, quindi della titolarità del lotto medesimo”.
Trascorrendo al merito delle censure articolate occorre ravvisarne la fondatezza.
Ritiene il Collegio che abbiano carattere recessivo le censure, di carattere formale, con le quali si lamenta il deficit di contraddittorio, da instaurarsi nelle forme dell’art. 10 bis l.n. 241/90, per omessa motivazione sulle osservazioni rese dall’istante a seguito del preavviso di diniego, assumendo rilievo dirimente le doglianze calibrate con riguardo alle plurime e concorrenti ragioni poste a base del contestato diniego di autorizzazione.
Va quindi esaminata, in primo luogo, la censura con la quale si assume che non avrebbe carattere ostativo la Delibera di C.C. n. 24/2005, esattamente richiamata in sede di motivazione e a sua volta oggetto del ricorso in esame. Convince il Collegio quanto osservato dall’istante a proposito dell’implicito superamento della citata pronuncia consiliare per effetto della successiva delibera di C.C. n. 9 dell’8 aprile 2008, con la quale il Consiglio comunale di Montemiletto, richiamata la precedente deliberazione n. 24 del 20/07/2005, ha preso atto che “All’esito dei rilievi effettuati dalle società di telefonia interessate sono state rilevate difficoltà all’insediamento di SRB in tali siti, sulla deduzione che tali siti non garantivano la opportuna localizzazione delle infrastruttura di comunicazione elettronica e soprattutto la copertura del segnale nell’ambito del territorio interessato”. Il Consiglio Comunale, quindi, ha rilevato che “gli impianti di rete di comunicazione elettronica hanno carattere di pubblica utilità e di servizio pubblico”, espressamente richiamando le previsioni del d.lgs. n. 259/83 ed il riparto di funzioni tra Stato e Comuni, ed ha quindi ingresso ad una procedura preordinata all’esproprio per il reperimento delle aree necessarie ai fini della installazione di impianti di reti di comunicazione elettronica. Occorre altresì osservare che, come evidenziato dal Collegio in sede di delibazione della domanda cautelare, la pianificazione comunale in materia, nel caso di specie risalente al 2005, non può avere una durata indefinita nel tempo, stante l’esigenza di aggiornarla alla costante evoluzione tecnologica (questa Sezione, 23 marzo 2012, n. 537). Tale versante della motivazione non è quindi in grado di sorreggere la determinazione impugnata risultando compromessa dalla censura in esame, che pertanto va accolta. Tanto non è tuttavia sufficiente per il complessivo accoglimento del ricorso, avuto riguardo alla natura plurimotivata dell’atto impugnato, come agevolmente si evince dall’articolato tenore del suo corredo motivazionale, con la conseguenza che si impone la disamina delle ulteriori doglianze rassegnate.
Ebbene, è da reputare parimenti fondata la censura con la quale parte ricorrente deduce l’inconsistenza del versante motivazionale afferente alla pretesa incompatibilità dell’intervento richiesto con la destinazione a verde impressa dal PIP vigente sull’area, in quanto, in disparte dalla ridotta incidenza del manufatto da installare in termini di superficie (v. progetto architettonico allegato n. 9 al ricorso introduttivo), tale profilo di incompatibilità non sussiste in considerazione della valenza pubblicistica degli impianti di telecomunicazione, come esattamente rilevato dalla giurisprudenza proprio con riferimento alla destinazione di un’area a verde pubblico (Tar Sicilia Catania, Ordinanza 17 giugno 2010, n. 778). Il Supremo Consesso di Giustizia Amministrativa ha a sua volta opinato conformemente, rilevando testualmente che “In assenza di una specifica previsione urbanistica, la collocazione di impianti di telefonia mobile deve ritenersi consentita sull'intero territorio comunale, non assumendo carattere ostativo le specifiche destinazioni di zona (residenziale, verde, agricola, ecc.) rispetto ad impianti di interesse generale, quali quelli di telefonia mobile, che presuppongono la realizzazione di una rete che dia uniforme copertura al territorio” (cfr, Sez. VI, 10 febbraio 2003, n. 673; circa l’esigenza di assicurare tale esigenza, di recente: T.A.R. Catanzaro Calabria sez. I, 14 marzo 2013, n. 291; C. Stato, III, 4 aprile 2013 n. 1873).
Coglie nel segno altresì quanto argomentato dalla ricorrente a proposito della inconsistenza del profilo motivazionale con il quale l’Amministrazione assume la violazione dell’ordito regolamentare di cui al PIP vigente sull’area, attesa la rilevata mancanza di previa autorizzazione al fitto in capo alla ditta proprietaria del lotto da parte della Giunta comunale, come statuito dall’art. 11 del citato Regolamento. In effetti, come evidenziato in ricorso, la norma non si attaglia al caso di specie, in quanto il contratto di locazione immobiliare intercorso tra la ricorrente e la ditta assegnataria del lotto Musto Promoter S.r.l., stipulato in data 17/2/2012, riguarda una “porzione di area esterna parcheggio” che non è pertanto interessata dallo svolgimento dell’attività produttiva. L’art. 11 citato, infatti, riserva la necessità dell’autorizzazione ad opera dell’organo giuntale affinché questo valuti “la continuità dell’attività produttiva”, che invece in tal caso non è in alcun modo incisa dalla locazione di un’area residuale e di modeste proporzioni rispetto alla superficie complessiva del lotto.
Il ricorso va, per tali ragioni complessivamente accolto, con conseguente annullamento dell’impugnato diniego.
Sussistono nondimeno giusti motivi, attesa la particolarità della vicenda, per compensare le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 861/2012, come in epigrafe proposto da Wind Telecomunicazioni S.p.A., lo accoglie e, per l’effetto, annulla il diniego impugnato.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 16 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Antonio Esposito, Presidente
Ferdinando Minichini, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore


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