a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 26 giugno 2013


A fronte di specifiche competenze circa la gestione della risorsa idrica e la vigilanza sullo stato della medesima, la ricerca del soggetto pubblico responsabile del rischio di inquinamento delle acque – derivante da una cattiva manutenzione del sito o, comunque, da una non adeguata vigilanza sul suo corretto uso – non va orientata sul soggetto “proprietario”, ma su quello che in effetti ne ha la gestione

SENTENZA N. 724

Le funzioni della gestione del demanio idrico sono state trasferite dal d. lgs. n. 112/1998 dallo Stato alle Regioni e da queste comunemente delegate agli Enti locali, come nel caso della Regione Calabria che, con la legge regionale n. 34/2002, ha espressamente attribuito alle Province le funzioni amministrative di polizia idraulica, nonché la gestione e la vigilanza sul demanio idrico, oltre che il rilascio delle relative concessioni ed incameramento dei canoni (art. 88). In tal caso, quindi, a fronte di specifiche competenze circa la gestione della risorsa idrica e la vigilanza sullo stato della medesima, la ricerca del soggetto pubblico responsabile del rischio di inquinamento delle acque – derivante da una cattiva manutenzione del sito o, comunque, da una non adeguata vigilanza sul suo corretto uso – non va orientata sul soggetto “proprietario”, ma su quello che in effetti ne ha la gestione, essendo incaricato sia di introitarne i proventi sia di provvedere alle spese per le opere rientranti nell’ambito delle funzioni di propria spettanza (Tar Toscana, n. 3222 del 2006).

FATTO E DIRITTO

1. Con ricorso notificato in data 12.5.2012, l’Agenzia del Demanio, rappresentata e difesa dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, impugnava, chiedendone l’annullamento previa sospensione, l’ordinanza sindacale contingibile e urgente n. 31/2011, adottata, ai sensi dell’art. 117 del d.lgs. n. 112/1998 e dell’art. 54 del d.lgs. n. 267/2000, il 21 luglio 2011 e notificata il successivo 23 marzo 2012, dal Sindaco del Comune di Aiello Calabro.
L’ordinanza gravata aveva ingiunto all’Agenzia del Demanio, ai sensi dell’art. 244 del d.lgs. n. 152/2006, di provvedere alla bonifica dell’area di demanio idrico sita in agro di Aiello Calabro denominata “Torrente Oliva”.
A fondamento del proprio gravame, l’Amministrazione ricorrente deduceva una pluralità di profili di illegittimità, lamentando in primo luogo che, per le problematiche ambientali e di inquinamento, il d.lgs. n. 152/2006 prevede un apposito sistema di procedure amministrative per la bonifica dei siti inquinati, non essendo idonea l’ordinanza sindacale contingibile ed urgente al perseguimento degli interessi pubblici in gioco.
In secondo luogo, si deduceva violazione degli artt. 7 e 8 della legge n. 241/1990, per omessa comunicazione di avvio del procedimento, e dell’art art. 192, comma 3, del d.lgs. n. 152/2006, nonché difetto di motivazione e di istruttoria e violazione dei principi di adeguatezza, proporzionalità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa, in quanto l’Amministrazione comunale non aveva svolto un’adeguata indagine istruttoria in ordine alle cause dell’inquinamento e aveva ordinato la bonifica, senza tener conto del principio di proporzionalità e di sostenibilità dei costi.
Con un terzo gruppo di censure, si lamentava poi la violazione degli artt. 192 e 244 del d.lgs. n. 152/2006 e l’insussistenza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica del sito nei confronti dell’Agenzia del Demanio, in quanto il sito da bonificare, costituito da un bacino fluviale, non è gestito né è di proprietà dell’Agenzia del Demanio, ricadendo nell’ambito del demanio idrico, la cui proprietà e gestione competono alla Regione ai sensi dell’art. 51 del d.lgs. n. 112/1998, che ha conferito appunto alle Regione e agli Enti locali le funzioni ed i compiti amministrativi in materia di “risorse idriche e difesa del suolo”, nonché di “tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti”.
Con riferimento alla gestione, l’art. 86 del d.lgs. n. 112/1998 dispone, infatti, che “Alla gestione dei beni del demanio idrico provvedono le Regioni e gli Enti locali competenti per territorio” e, al secondo comma, aggiunge che “I proventi dei canoni ricavati dalla utilizzazione del demanio idrico sono introitati dalla Regione”. Peraltro, l’art. 88 della legge regionale Calabria n. 34/2002 ha espressamente attribuito alle Province le funzioni amministrative di polizia idraulica, nonché la gestione e la vigilanza sul demanio idrico, oltre che il rilascio delle relative concessioni ed incameramento dei canoni.
Con riferimento alla proprietà, l’art. 65 del d.lgs. n. 300/1999 prevede l’attribuzione all’Agenzia del Demanio della sola amministrazione (comma 1) e gestione (comma 2) dei beni immobili dello Stato, rimanendo la proprietà degli stessi in capo al Ministero dell’Economia e delle Finanze (non destinatario dell’ordinanza sindacale impugnata), rispetto al quale l’Agenzia del Demanio è soggetto distinto ed autonomo.
Mancherebbe, pertanto, il presupposto fondante l’emissione dell’ordinanza gravata, ossia la qualifica di proprietaria dell’area in capo all’Amministrazione ricorrente.
Con un ultimo gruppo di censure, parte ricorrente lamentava infine la violazione degli artt. 192 e 244 del d.lgs. n. 152/2006, per aver omesso, l’Amministrazione comunale, il compimento delle opportune indagini “volte ad identificare il responsabile dell’evento di superamento”. La responsabilità del proprietario dell’area inquinata, in caso di omessa individuazione del responsabile, è di carattere soggettivo e presuppone un rimprovero a titolo di colpa o dolo.
Con successivo ricorso notificato in data 13.6.2012, l’Agenzia del Demanio proponeva motivi aggiunti chiedendo l’annullamento, previa sospensione, della nota n. 1742 dell’11 maggio 2012, con la quale il Comune di Aiello Calabro ha rigettato l’istanza formulata dall’Agenzia del Demanio stessa, avente ad oggetto la richiesta di revoca ex art. 21 quinquies della legge n. 241/1990 dell’ordinanza Sindacale n. 31/2011 del 21 luglio 2011, impugnata con il ricorso principale, deducendo violazione del d.lgs. n. 152/2006, per mancanza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica nei confronti dell’Agenzia ricorrente, stante il trasferimento alle Regioni e agli Enti locali delle funzioni in materia di demanio idrico, nonché per difetto di qualsivoglia indagine in ordine alla sua responsabilità nell’inquinamento del sito.
Con ordinanza del 15.9.2012, il Collegio accoglieva la domanda cautelare, sospendendo il provvedimento impugnato, in quanto “non risultano sussistere i presupposti soggettivi, richiesti dalla normativa di riferimento, per l’adozione, nei confronti dell’Agenzia ricorrente, dell’ordinanza contingibile ed urgente impugnata”.
Alla pubblica udienza del 7.5.2013, la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Il ricorso è fondato e, pertanto, è meritevole di accoglimento per le seguenti ragioni.
Oggetto di impugnazione è l’ordinanza contingibile e urgente n. 31/2011, adottata dal Sindaco del Comune di Aiello Calabro, con cui è stato ingiunto all’Agenzia del Demanio, ai sensi dell’art. 244 del d.lgs. n. 152/2006, di provvedere alla bonifica dell’area di demanio idrico sita in agro di Aiello Calabro denominata “Torrente Oliva”.
Con un gruppo di censure, l’Agenzia del Demanio ha lamentato la violazione degli artt. 192 e 244 del d.lgs. n. 152/2006 e l’insussistenza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica del sito nei suoi confronti, in quanto il sito da bonificare, costituito da un bacino fluviale, non è gestito né è di proprietà dell’Agenzia stessa, ricadendo nell’ambito del demanio idrico, la cui proprietà e gestione competono alla Regione ai sensi dell’art. 51 del d.lgs. n. 112/1998, che ha conferito appunto alle Regione e agli Enti locali le funzioni ed i compiti amministrativi in materia di “risorse idriche e difesa del suolo”, nonché di “tutela dell’ambiente dagli inquinamenti e gestione dei rifiuti”.
La controversia in oggetto pone, pertanto, il problema di stabilire la sussistenza o meno in capo all’Agenzia del Demanio dell’obbligo di provvedere – in qualità di proprietario – alla bonifica dell’area di demanio idrico sita in agro di Aiello Calabro denominata “Torrente Oliva”.
Osserva, in proposito, il Collegio che il soggetto pubblico competente alla manutenzione e vigilanza dell’area di demanio idrico sita in agro di Aiello Calabro denominata “Torrente Oliva” non può essere individuato nell’Agenzia del Demanio, filiale di Catanzaro, poichè, trattandosi di demanio idrico, le funzioni della relativa gestione sono state trasferite dal d. lgs. n. 112/1998 dallo Stato alle Regioni e da queste comunemente delegate agli Enti locali, come nel caso della Regione Calabria che, con la legge regionale n. 34/2002, ha espressamente attribuito alle Province le funzioni amministrative di polizia idraulica, nonché la gestione e la vigilanza sul demanio idrico, oltre che il rilascio delle relative concessioni ed incameramento dei canoni (art. 88).
In tal caso, quindi, a fronte di specifiche competenze circa la gestione della risorsa idrica e la vigilanza sullo stato della medesima, la ricerca del soggetto pubblico responsabile del rischio di inquinamento delle acque – derivante da una cattiva manutenzione del sito o, comunque, da una non adeguata vigilanza sul suo corretto uso – non va orientata sul soggetto “proprietario”, ma su quello che in effetti ne ha la gestione, essendo incaricato sia di introitarne i proventi sia di provvedere alle spese per le opere rientranti nell’ambito delle funzioni di propria spettanza (Tar Toscana, n. 3222 del 2006).
Nel caso di specie, quindi, una volta posto fuori discussione che non è stato identificato il responsabile dell’evento di inquinamento, il soggetto pubblico eventualmente tenuto a provvedere alla bonifica andava individuato o nella Regione Calabria, ai sensi del trasferimento di funzioni realizzato dal d.lgs. n. 112/1998, oppure, ai sensi della legge regionale n. 34/2002, nella Provincia.
Sono allora condivisibili le censure di violazione degli artt. 192 e 244 del d.lgs. n. 152/2006, nonché di mancanza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica del sito nei confronti dell’Agenzia del Demanio.
Ritiene pertanto il Collegio che, assorbiti gli altri motivi di ricorso, questo vada accolto e il provvedimento gravato annullato.
3. Con successivo ricorso per motivi aggiunti, l’Agenzia del Demanio ha impugnato la nota n. 1742 dell’11 maggio 2012, con la quale il Comune di Aiello Calabro ha rigettato l’istanza formulata dall’Agenzia stessa di revoca, ex art. 21 quinquies della legge n. 241/1990, dell’ordinanza sindacale n. 31/2011, gravata con il ricorso principale.
L’Agenzia ricorrente ha nuovamente dedotto, a fondamento del proprio gravame, violazione del d.lgs. n. 152/2006, per mancanza dei presupposti per l’emissione dell’ordine di bonifica nei suoi confronti, stante il trasferimento alle Regioni e agli Enti locali delle funzioni in materia di demanio idrico.
Il motivo è fondato per le medesime ragioni sopra esposte e, pertanto, anche il ricorso per motivi aggiunti deve essere accolto, con conseguente annullamento dell’atto con esso gravato.
4. In considerazione della peculiarità del contendere e attesa la mancata costituzione del Comune resistente, può disporsi che le spese di lite restino a carico dell’Agenzia del Demanio ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso principale e sul ricorso per motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, li accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti gravati. Dispone che le spese di lite restino a carico dell’Agenzia del Demanio ricorrente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 17 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Giovanni Iannini, Presidente FF
Anna Corrado, Primo Referendario
Lucia Gizzi, Referendario, Estensore



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it