a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Calabria Catanzaro, Sezione I, 27 giugno 2013


L''autore di un esposto non assume la veste giuridica di controinteressato perché il potere di autotutela è esercitato per il conseguimento dell''interesse pubblico al quale è estraneo il privato

SENTENZA N. 749

L'autore di un esposto non assume la veste giuridica di controinteressato perché il potere di autotutela è esercitato per il conseguimento dell'interesse pubblico al quale è estraneo il privato che, se vanta un interesse di mero fatto, ricorrendone i presupposti, può svolgere l'intervento ad opponendum a norma dell'art. 22 comma 2, l. n. 1034 del 1971 - ora art. 28 comma 2 c.p.a. (cfr. T.A.R. Salerno Campania sez. II, 4 ottobre 2012 n. 1794). Ritiene il Collegio di condividere, dunque, l’avviso giurisprudenziale secondo cui l'autore di un esposto o di una denuncia non assume la veste di controinteressato nel giudizio contro l'annullamento di un determinato provvedimento amministrativo, anche se all'esposto e al suo autore la p.a. faccia, come nella specie, espresso riferimento nel provvedimento impugnato (cfr. T.A.R. Napoli, sez. VII, 15 luglio 2010 n. 16811).

FATTO E DIRITTO

Espone la odierna ricorrente, concessionaria del pubblico servizio per la realizzazione e la gestione della seconda rete nazionale di telefonia mobile denominata GSM, di aver avanzato al Comune di Paterno Calabro richiesta di autorizzazione per la installazione di una stazione radio base da ubicarsi in località “Venneruzzi e San Marco”. La detta autorizzazione è stata quindi rilasciata in data 9 febbraio 2012. La ricorrente ha conseguentemente avviato i lavori, la cui ultimazione ha comunicato in data 26 aprile 2012 con comunicazione pure della contestuale attivazione dell’impianto.
Con ordinanza n. 5 del medesimo 26 aprile 2012 il Sindaco ha tuttavia ordinato alla ricorrente “di voler spegnere e disattivare immediatamente la stazione radio base…”. Ha fatto seguito, quindi, il provvedimento del responsabile dell’area tecnica del Comune di Paterno Calabro del 19 giugno 2012 con cui è disposta la revoca della già concessa autorizzazione alla installazione della stazione radio base di cui è questione.
Avverso la citata ordinanza e la susseguente revoca sono dunque proposti il ricorso introduttivo del giudizio ed i successivi motivi aggiunti a sostegno dei quali si deduce violazione del decreto legislativo n. 259 del 2003, della legge n. 36 del 2001, del T.U.E.L. n. 267/2000, degli articoli 7,8,10 e 21 quinquies della legge n. 241 del 1990, difetto assoluto di istruttoria, violazione del giusto procedimento, errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto, eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità e manifesta ingiustizia nonchè sviamento.
Si è costituita in giudizio l’intimata Amministrazione affermando la infondatezza del proposto ricorso e concludendo perché lo stesso venga respinto.
Alla pubblica udienza del 17 maggio 2013 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
Deve essere preliminarmente esaminata l’eccezione di inammissibilità del proposto ricorso per omessa notifica dello stesso ai controinteressati, dalla resistente Amministrazione individuati innanzitutto nei cittadini di Paterno Calabro la cui nota di protesta ha dato il via all’ordinanza sindacale e quindi al provvedimento di revoca dell’autorizzazione già rilasciata (cittadini ovviamente nominativamente contemplati nel provvedimento di revoca avversato). Invero, ad avviso del Comune, controinteressato sarebbe anche il proprietario del terreno ove sorge l’impianto nonché, da ultima, l’ARPACAL.
L’eccezione è infondata.
Occorre, infatti, osservare che l'autore di un esposto non assume la veste giuridica di controinteressato perché il potere di autotutela è esercitato per il conseguimento dell'interesse pubblico al quale è estraneo il privato che, se vanta un interesse di mero fatto, ricorrendone i presupposti, può svolgere l'intervento ad opponendum a norma dell'art. 22 comma 2, l. n. 1034 del 1971 - ora art. 28 comma 2 c.p.a. (cfr. T.A.R. Salerno Campania sez. II, 4 ottobre 2012 n. 1794). Ritiene il Collegio di condividere, dunque, l’avviso giurisprudenziale secondo cui l'autore di un esposto o di una denuncia non assume la veste di controinteressato nel giudizio contro l'annullamento di un determinato provvedimento amministrativo, anche se all'esposto e al suo autore la p.a. faccia, come nella specie, espresso riferimento nel provvedimento impugnato (cfr. T.A.R. Napoli, sez. VII, 15 luglio 2010 n. 16811). Quanto al proprietario del terreno ed all’ARPACAL rimane invero difficile cogliere le ragioni conducenti alla loro qualificazione come controinteressati: non si vede, infatti, quale sia l’interesse del proprietario del terreno (opposto alla ricorrente) a veder conservata la avversata revoca dal momento che, proprio in ragione della installazione della stazione radio base, il detto proprietario ha stipulato apposito contratto con la ricorrente, evidentemente per esso remunerativo. Quanto alla ARPACAL, si tratta di soggetto con compiti istituzionali normativamente predefiniti e che non ha dunque un interesse opposto a quello dell’operatore autorizzato ad una data attività (dovendosi nella specie anche considerare che la citata ARPACAL ha rilasciato parere sanitario favorevole quanto alla conformità dell’impianto ai limiti di immissione campi elettromagnetici fissati dalla vigente normativa).
Nel merito, il ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.
Quanto alla avversata ordinanza sindacale contingibile ed urgente del 26 aprile 2012, con cui si ordina la immediata disattivazione della stazione radio base, osserva il Collegio che la stessa si fonda esclusivamente sulla nota di protesta in data 12 aprile 2012 con cui alcuni cittadini del Comune di Paterno Calabro invocavano un intervento a tutela della propria integrità fisica poiché abitanti in zona immediatamente adiacente all’impianto. Orbene, in disparte la singolare circostanza che vede l’avversata ordinanza essere adottata lo stesso giorno in cui la ricorrente comunica alla resistente Amministrazione la intervenuta ultimazione dei lavori e l’avvenuta attivazione dell’impianto (lavori che erano iniziati il 13 febbraio 2012), non può non osservarsi e rilevarsi l’assoluta carenza istruttoria della ordinanza medesima nonchè il suo conseguente difetto motivazionale. Il pur pregevole ed insistito richiamo di giurisprudenza, di cui alla detta ordinanza, non riesce con ogni evidenza a supplire la necessaria esposizione degli elementi di fatto, debitamente accertati, che hanno condotto alla determinazione assunta. Del resto, l’ordinanza è comunicata con nota a firma del Sindaco nella quale si legge espressamente che la trasmissione della stessa è operata “in adesione anche alle determinazioni del Consiglio comunale del 26 aprile 2012 che hanno evidenziato una situazione di grave disordine pubblico”.
In pratica, il 26 aprile 2012 viene comunicata l’attivazione dell’impianto, il Consiglio comunale proprio il 26 aprile 2012, con propria delibera n. 9/CC, esprime “con forza e decisione la contrarietà alla installazione del ripetitore…” ed il Sindaco assume, nella ripetuta data del 26 aprile 2012, un’ordinanza contingibile ed urgente ex art. 54 testo unico enti locali.
E’ evidente lo sviamento di potere che segna l’avversata ordinanza. La resistente Amministrazione ha fatto ricorso ad uno strumento, quale appunto l’ordinanza contingibile ed urgente, in difetto dei requisiti previsti, per soddisfare, per come peraltro è espressamente ed inequivocamente dichiarato negli stessi atti della resistente Amministrazione (cfr., in particolare, la deliberazione consiliare n. 9/CC del 2012), altra finalità, di natura decisamente non tecnica.
In disparte il rilevato profilo di sviamento, osserva ancora il Collegio che l'ordinanza sindacale prevista dal T.U. 18 agosto 2000 n. 267 deve contenere specifica motivazione circa la sussistenza in concreto degli elementi giustificativi dell'esercizio del potere, con indicazione dell'istruttoria compiuta e dei presupposti di fatto considerati, posto che il relativo potere presuppone la necessità di provvedere, con immediatezza, riguardo a situazioni di natura eccezionale ed imprevedibile, alle quali sia impossibile fare fronte con gli strumenti ordinari apprestati dall'ordinamento. Il che, nella specie, difetta pressoché del tutto.
Ha osservato, infatti, condivisibile giurisprudenza che, ai sensi dell'art. 54 comma 2 T.U. 18 agosto 2000 n. 267, le ordinanze contingibili e urgenti possono essere adottate dal Sindaco nella veste di ufficiale di governo solo quando si tratti di affrontare situazioni di carattere eccezionale e impreviste, costituenti concreta minaccia per la pubblica incolumità situazione che l'Amministrazione deve accertare a seguito di approfondita istruttoria con adeguata motivazione circa il carattere indispensabile degli interventi immediati ed indilazionabili imposti a carico dei privati, l'accertamento che deve fondarsi su prove concrete e non mere presunzioni.
Del pari illegittima si rivela la revoca che ha seguito l’ordinanza sindacale della quale riproduce i già rilevati vizi. Il secondo provvedimento, infatti, che pur dà conto della conformità del progetto alle vigenti disposizioni, quale acclarata dalla ARPACAL, riprende la già ricordata nota di protesta di alcuni cittadini e la ordinanza del Sindaco per dunque pervenire, in autotutela, a revocare la autorizzazione già concessa. Se vi è un punto “autonomo” di contestazione alla ricorrente, quello è l’aver messo in esercizio l’impianto senza prima ottemperare alla richiesta di certificazione della non nocività delle emissioni prima della messa in funzione. In pratica, l’Amministrazione fonda la disposta revoca sulla mancanza di una ulteriore verifica dell’ARPACAL della cui richiesta ed acquisizione avrebbe dovuto farsi carico – senza che alcuna disposizione di legge disponga l’incombente in questione - la ricorrente e non già, di contro, l’Amministrazione comunale ove effettivamente interessata a conoscere la compatibilità dell’impianto con le prescritte regole di settore, in pratica il rispetto dei limiti di esposizione fissati dal d.m. dell’8 luglio 2003.
In definitiva, ribadite le svolte considerazioni, il Collegio accoglie il ricorso ed i motivi aggiunti prodotti poiché fondati e, per l’effetto, annulla gli atti con gli stessi impugnati.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, e connessi atti di motivi aggiunti lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati.
Condanna l’amministrazione resistente a pagare le spese del presente giudizio che liquida in euro 1.500,00 oltre IVA e CPA.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 17 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Giovanni Iannini, Presidente FF
Anna Corrado, Primo Referendario, Estensore
Lucia Gizzi, Referendario



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