a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Sicilia Palermo, Sezione II, 10 luglio 2013


La precarietà dell’opera non coincide con il concetto di agevole rimuovibilità

SENTENZA N. 1480

1. La precarietà dell’opera non coincide con il concetto di agevole rimuovibilità atteso che per consolidata giurisprudenza amministrativa “i prefabbricati ad una sola elevazione non adibiti ad uso abitativo ricadenti nel regime autorizzatorio ex art. 5 L.R. n. 37/1985 costituiscono strutture precarie, fermo che la precarietà di un’opera non deriva dalla sua più o meno agevole rimuovibilità, ma, da un canto, dalla sua destinazione oggettiva e originaria a sopperire ad una necessità contingente e temporanea, al cui esaurimento la costruzione debba essere rimossa (C.G.A., sez. riun., 17 gennaio 1995, n. 765) e, dall’altro, dalle ridotte dimensioni e dalle caratteristiche costruttive del manufatto (Corte Cost. 18 giugno 1997 n. 187; C.G.A., par., 16 marzo 1993, n. 396; C.G.A. 20 gennaio 2003, n. 28; T.A.R. Sicilia, sez. I, 22 marzo 2001, n. 452).

2. Le caratteristiche del manufatto, di superficie complessiva di 70 mq., realizzato con struttura portante di travi in ferro e tampognato con lastre onduline, evidenziano che non trattasi di struttura precaria. Infatti la prefata tettoia, destinata, per stessa ammissione degli interessati, a magazzino merci, non sopperisce ad una necessità temporanea e contingente e non può certamente considerarsi di modeste dimensioni” (C.G.A. 20 gennaio 2003, n. 28).

FATTO

Con ricorso notificato il 02/07/2012 e depositato il 10/07/2012 i ricorrenti hanno esposto:
- di avere acquistato e di essere oggi proprietari di un immobile sito in Riesi nella Via Don Bosco n.53, composto da un vano di mq.30 (trenta) circa al piano terra (cat.C/6 vano box) e da quattro vani e servizi con attigua terrazza al primo piano (cat A/3) censito al NCEU del Comune di Riesi al Fg.35, p.lla 351 sub3 per l’appartamento adibito ad abitazione;
- che in data 25/07/2001 il controinteressato Martorana Mario Giuseppe ha acquistato dal medesimo dante causa la rimanente parte del piano terra dell’immobile sito in Riesi nella Via Don Bosco n.53, della superficie catastale di mq.231, nonché l’annesso terreno di mq.600 censito al NCEU del Comune di Riesi al Fg.35, p.lla 322 sub 2 e 351 sub 2;
- che il sig. Martorana ha intrapreso dei lavori edili nell’area di pertinenza del fabbricato di sua proprietà e di avere in tal modo appreso che il Comune di Riesi ha assentito al Martorana di eseguire i lavori in parola con autorizzazione per l'esecuzione di lavori edili n. 50/2011 rilasciata dal Responsabile dell'Area Tecnica del Comune di Riesi - Sezione Urbanistica il 22/8/2011;
- che con detta autorizzazione il Comune ha assentito la realizzazione delle seguenti opere:
1) “lavori di manutenzione straordinaria di ristrutturazione interna dei locali siti a piano terra …. consistenti nella sostituzione di pavimenti, nell’ampliamento di una porta che accede al corridoio e nel collegamento delle due sale espositive mediante una nuova apertura, nonché nella realizzazione di muri di recinzione interna dell’altezza di mt.3,00 posti a confine con la proprietà IACP e ditta Rindone e nella realizzazione di due aperture con saracinesche nel lato prospiciente il Viale Don Bosco”;
2) “realizzazione nell’area del fabbricato di cui sopra, …. di una struttura prefabbricata delle dimensioni di mt.23,00 x 5,40 x 4,00 di altezza dalla linea di gronda, aperta da tutti i lati escluso il lato prospiciente il Viale Don Bosco dove verrà realizzato un tamponamento in conci di tufo ed un infisso monoblocco in vetro e grate in ferro battuto”.
- di aver riscontrato delle palesi contraddizioni nel provvedimento autorizzatorio impugnato rispetto ai lavori di scavo e fondazione della ditta Martorana Mario Giuseppe e di avere invano richiesto al Comune di Riesi l’annullamento in autotutela del provvedimento impugnato;
- di essere stati dunque costretti a proporre ricorso dinanzi a questo Tar chiedendo l’annullamento del provvedimento impugnato previa sospensione cautelare del medesimo.
1.2. Il gravame è affidato a due motivi di ricorso con i quali i ricorrenti deducono: 1) Violazione e falsa applicazione dell’art.5 L.r. 37/85 – Travisamento e/o erronea valutazione dei fatti – Eccesso di potere – illogicità manifesta e/o incongruità rispetto a quanto richiesto dall’art.5 L.r. 37/85 – Disparità di trattamento – Contraddittorietà del provvedimento – Violazione e/o falsa applicazione dell’art.97 Cost. - 2) Violazione e/o falsa applicazione e/o travisamento degli artt.9 D.M. 2/04/1968 n.1444 e 28 N.T.A. del Comune di Riesi – Travisamento e/o erronea valutazione dei fatti – Eccesso di potere – Illogicità manifesta e7o incongruità rispetto a quanto richiesto dagli artt. artt.9 D.M. 2/04/1968 n.1444 e 28 N.T.A. del Comune di Riesi – Disparità di trattamento – Contraddittorietà del provvedimento - Violazione e/o falsa applicazione dell’art.97 Cost.
1.3. In data 13/07/2012, e ancora in data 20/07/2012, i ricorrenti hanno depositato documenti.
1.4. In data 20/07/2012 si è costituito in giudizio il controinteressato Martorana Mario Giuseppe, chiedendo rigettarsi la domanda di sospensione cautelare, nonché rigettarsi il ricorso nel merito.
1.5. In data 25/07/2012 si è costituito in giudizio anche il Comune di Riesi, chiedendo la reiezione del ricorso.
1.6. Con ordinanza n.478/12 depositata in Segreteria il 25/07/2012 il Collegio ha accolto la domanda cautelare proposta dai ricorrenti sospendendo l’efficacia dell’autorizzazione per l’esecuzione di lavori edili n.50/2011.
1.7. In data 08/04/2013 i ricorrenti hanno depositato ulteriori documenti e in data 15/04/2013 anche una memoria difensiva.
1.8. Alla pubblica udienza del 22/05/2013 il ricorso è stato introitato per la decisione.

DIRITTO

2. Il ricorso è fondato.
I ricorrenti lamentano che per le caratteristiche di costruzione esposte nella relazione illustrativa del progetto e per la natura dei lavori in corso di esecuzione, la “struttura precaria” assentita alla ditta Martorana, contrariamente alle opere che possono essere autorizzate ai sensi dell’art.5 L.r. 37/85, non avrebbe un uso realmente precario e temporaneo né, tantomeno, consisterebbe in una struttura prefabbricata di modeste dimensioni, assemblata negli stabilimenti dell’impresa produttrice, adagiata sul suolo e facilmente rimuovibile.
Con il primo motivo di ricorso i ricorrenti censurano il provvedimento impugnato sotto molteplici profili tra i quali la violazione e falsa applicazione dell’art.5 (Opere da eseguire previa autorizzazione) della L.r.37/85 il quale così recita: “L'autorizzazione del sindaco sostituisce la concessione per gli interventi di manutenzione straordinaria e di restauro conservativo, così come definiti dall'art. 20 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71, per le opere costituenti pertinenze o impianti tecnologici al servizio di edifici già esistenti, per l'impianto di prefabbricati ad una sola elevazione adibiti ad uso non abitativo, per le occupazioni di suolo mediante deposito di materiali o esposizioni di merci a cielo libero, …”
Deducono i ricorrenti che la giurisprudenza formatasi con riferimento ai prefabbricati assentibili ex art.5 L.r.37/85 si pone in piena sintonia con l’interpretazione della norma fornita dall’ARTA con la circolare n.2 del 20/07/1992 secondo la quale la disposizione in esame riguarda “l’assenso di modesti volumi già prefabbricati in stabilimento (aventi quindi facilità di impianto ed eventualmente disimpianto) di guisa che potranno essere autorizzate costruzioni di modeste dimensioni quali chioschi ed edicole, impianti di cantiere, piccoli depuratori, cabine telefoniche etc…”
L’esame degli atti e dei rilievi fotografici prodotti in giudizio fornisce al Collegio l’esatta consistenza dell’opera assentita e in fase di realizzazione.
Secondo la relazione tecnica illustrativa allegata al progetto assentito, a lavori ultimati la struttura, definita precaria, avrà una superficie coperta “a deposito” di mq.124,20 (mt.23x6,19) per un’altezza media di mt.4,37 su un lotto di mq.580; la struttura sarà libera da tutti i lati ad eccezione del lato prospiciente il Viale don bosco dove verrà realizzato un tamponamento di tufo arenato a malta cementizia e dove saranno ubicate due saracinesche in acciaio anodizzato ed un infisso monoblocco in vetro e grate di ferro battuto; la struttura sarà dotata di impianto elettrico la cui distribuzione avverrà in tubazione rigida esterna.
In definitiva, ritiene il Collegio che la realizzanda opera non rientra tra quelle assentibili a norma dell'art. 5 l. reg. sic. 10 agosto 1985, n. 37, per il quale “l'esclusione dall'obbligo della concessione edilizia postula che si sia in presenza di una costruzione precaria, la quale non si caratterizza per il fatto che le parti di cui essa si compone siano facilmente rimovibili, ma per l'uso realmente precario e temporaneo cui la costruzione è destinata” (Cons. giust. amm. Sicilia, sez. giurisd., 23 ottobre 1998, n. 633 che nella specie ha escluso il carattere precario della costruzione di un capannone agricolo destinato al ricovero di mezzi meccanici).
Peraltro la precarietà dell’opera non coincide con il concetto di agevole rimuovibilità atteso che per consolidata giurisprudenza amministrativa “i prefabbricati ad una sola elevazione non adibiti ad uso abitativo ricadenti nel regime autorizzatorio ex art. 5 L.R. n. 37/1985 costituiscono strutture precarie, fermo che la precarietà di un’opera non deriva dalla sua più o meno agevole rimuovibilità, ma, da un canto, dalla sua destinazione oggettiva e originaria a sopperire ad una necessità contingente e temporanea, al cui esaurimento la costruzione debba essere rimossa (C.G.A., sez. riun., 17 gennaio 1995, n. 765) e, dall’altro, dalle ridotte dimensioni e dalle caratteristiche costruttive del manufatto (Corte Cost. 18 giugno 1997 n. 187; C.G.A., par., 16 marzo 1993, n. 396; C.G.A. 20 gennaio 2003, n. 28; T.A.R. Sicilia, sez. I, 22 marzo 2001, n. 452).
Sotto quest’ultimo profilo, risulta poi dai rilievi fotografici che per la realizzazione della struttura sono stati realizzati significativi lavori di scavo e fondazione, mentre le caratteristiche evincibili dalla relazione al progetto evidenziano che la struttura della superficie di mq. 124,20 sarà in acciaio, composta da pilastrini in profilato tipo HEA, collegati a terra tramite piastra in acciaio munita di tirafondi ed opportunamente ammorsata, che in elevazione la struttura sarà collegata a maglia chiusa con travi orizzontali sempre in acciaio, mentre la copertura sarà in pannelli coibentati autoportanti.
Si tratta cioè di un’opera non sussumibile, per caratteristiche del manufatto, nel novero delle strutture precarie, come evincibile ancora dalla seguente pronunzia del C.G.A. in margine a una fattispecie del tutto analoga e secondo la quale “le caratteristiche del manufatto, di superficie complessiva di 70 mq., realizzato con struttura portante di travi in ferro e tampognato con lastre onduline, evidenziano che non trattasi di struttura precaria. Infatti la prefata tettoia, destinata, per stessa ammissione degli interessati, a magazzino merci, non sopperisce ad una necessità temporanea e contingente e non può certamente considerarsi di modeste dimensioni” (C.G.A. 20 gennaio 2003, n. 28).
3. Conclusivamente, il provvedimento impugnato è illegittimo e pertanto, assorbita ogni altra censura, deve essere annullato.
4. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Condanna il Comune di Riesi e Martorana Mario Giuseppe al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese processuali che liquida complessivamente in € 1.500,00 (millecinquecento/00) pro quota, oltre Iva e Cpa.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Filippo Giamportone, Presidente
Carlo Modica de Mohac, Consigliere
Sebastiano Zafarana, Referendario, Estensore


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