a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Piemonte, Sezione I, 25 luglio 2013


Sulle osservazioni presentate dai privati ad uno strumento urbanistico e sui limiti all’obbligo di fornire una dettagliata motivazione delle ragioni per cui l’Amministrazione si è determinata nel senso di respingerle

SENTENZA N. 939

Le osservazioni presentate dai privati ad uno strumento urbanistico si considerano meri apporti collaborativi e pertanto l’amministrazione non è onerata dall’obbligo di fornire una dettagliata motivazione delle ragioni per cui si è determinata nel senso di respingerle, “essendo sufficiente che siano state esaminate e ragionevolmente ritenute in contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base del piano regolatore o della variante generale” (tra le più recenti si veda C.d.S. sez. III n. 2836 del 24 maggio 2013). Nel caso di specie la delibera di approvazione definitiva del P.R.G. dà atto che l’accoglimento di una parte delle osservazioni presentate era stato determinato dal fatto che non intaccavano la struttura complessiva del disegno del P.R.G.C., dal che si desume, a contrario, che le osservazioni respinte avrebbero comportato, se accolte, modifiche sostanziali. Tale motivazione appare ragionevole ed anche verosimile, posto che nel caso di specie le osservazioni avevano ad oggetto terreni vincolati a parcheggi pubblici e a parchi pubblici, la sui soppressione creava, evidentemente, l’esigenza di reperire altrove i suddetti standards, obbligando ad una più profonda revisione del Piano.

FATTO E DIRITTO

1. Con il ricorso in epigrafe indicato l’Azienda Ospedaliera SS. Antonio e Biagio e Carrigo di Alessandria ha impugnato la delibera di Consiglio Comunale di Alessandria n. 8/21/88895 del 26 gennaio 1999, nella parte in cui ha impresso ad alcuni terreni di proprietà di essa Azienda, ubicati nelle immediate vicinanze della struttura ospedaliera, una nuova destinazione urbanistica: in particolare, mentre dette aree erano in precedenza asservite allo svolgimento del servizio sanitario, con lo strumento urbanistico oggetto di gravame si sono viste attribuire una destinazione a parcheggi pubblici ed a parchi pubblici urbani e comprensoriali.
2. A fondamento del ricorso l’Azienda ha dedotto:
I) eccesso di potere per difetto di motivazione, con riferimento alle puntuali osservazioni formulate dalla azienda ospedaliera, respinte con motivazioni apodittiche;
II) eccesso di potere per difetto di motivazione, per contraddittorietà del provvedimento con riferimento alle osservazioni relative all’ospedale infantile: non si comprende per quale ragione siano state accolte solo le osservazioni presentate con riferimento all’Ospedale infantile, per il quale, ugualmente, il nuovo PRG aveva inizialmente mutato la destinazione a servizi sanitari che la relativa area aveva ricevuto dal 1973;
III) eccesso di potere per difetto di motivazione, violazione dell’art. 8 L.R. 8/95, carenza istruttoria, illogicità manifesta, con riferimento alle osservazioni relative all’Ospedale civile ed all’Ospedale infantile: il nuovo PRGC non considera, per giunta senza fornire una adeguata motivazione, che le aree pertinenziali poste in aderenza o nelle immediate vicinanze delle strutture ospedaliere debbono considerarsi aree accessorie ad immobili strumentali all’esercizio delle funzioni della Azienda ospedaliera e sono pertanto soggetti al regime dei beni appartenenti al patrimonio indisponibile, ai sensi della norma citata.
3. Si è costituito in giudizio il Comune di Alessandria, che ha insistito per il respingimento del ricorso, trattenuto a decisione alla pubblica udienza del 18 aprile 2013.
4. Tenuto conto dei principi elaborati dalla consolidata giurisprudenza in materia di motivazione degli atti di pianificazione generale, il Collegio è dell’avviso che il ricorso non possa essere accolto.
5. In ordine al primo motivo di ricorso va ricordato che le osservazioni presentate dai privati ad uno strumento urbanistico si considerano meri apporti collaborativi e pertanto l’amministrazione non è onerata dall’obbligo di fornire una dettagliata motivazione delle ragioni per cui si è determinata nel senso di respingerle, “essendo sufficiente che siano state esaminate e ragionevolmente ritenute in contrasto con gli interessi e le considerazioni generali poste a base del piano regolatore o della variante generale” (tra le più recenti si veda C.d.S. sez. III n. 2836 del 24 maggio 2013). Nel caso di specie la delibera di approvazione definitiva del P.R.G. dà atto che l’accoglimento di una parte delle osservazioni presentate era stato determinato dal fatto che non intaccavano la struttura complessiva del disegno del P.R.G.C., dal che si desume, a contrario, che le osservazioni respinte avrebbero comportato, se accolte, modifiche sostanziali. Tale motivazione appare ragionevole ed anche verosimile, posto che nel caso di specie le osservazioni avevano ad oggetto terreni vincolati a parcheggi pubblici e a parchi pubblici, la sui soppressione creava, evidentemente, l’esigenza di reperire altrove i suddetti standards, obbligando ad una più profonda revisione del Piano.
6. Il secondo motivo impinge, più direttamente, sul merito della scelta compiuta dall’estensore del Piano. Al proposito l’Azienda ricorrente ha posto in risalto la circostanza che i terreni oggetto della previsione urbanistica impugnata, essendo posti nelle immediate vicinanze dell’Ospedale civile e dell’Ospedale infantile, erano necessari alle strutture ospedaliere per realizzarvi ampliamenti e parcheggi per gli utenti . Con l’ultima memoria l’Azienda ospedaliera ha anche documentato che il Comune ha successivamente autorizzato un certo ampliamento dell’Ospedale alla condizione che fosse realizzato, contestualmente, anche un ampliamento del parcheggio in uso all’Ospedale medesimo, ampliamento che è stato effettivamente realizzato nel 2005 su una delle aree gravate dal vincolo a parcheggio pubblico impugnato nella presente sede, previa riattribuzione alla stessa della destinazione sanitaria: secondo la ricorrente tali circostanze confermerebbero la irragionevolezza della qui impugnata scelta compiuta dall’estensore del Piano.
L’argomento è suggestivo, ma la ragionevolezza o meno della scelta urbanistica compiuta dalla Amministrazione va valutata tenendo conto delle circostanze di fatto sussistenti al momento in cui lo strumento urbanistico veniva definitivamente adottato, e non risulta che nel 1999 fosse già stato approvato l’ampliamento dell’Ospedale, che ha determinato la necessità di ampliare anche il parcheggio. Quanto accaduto nel 2005 non è quindi dirimente al fine di dimostrare, a posteriori, l’irragionevolezza della scelte compiute nel 1999.
Né l’irragionevolezza della scelta emerge in modo evidente per contrasto con il trattamento riservato ad alcune delle aree circostanti l’Ospedale infantile, alle quali il PRG ha restituito la destinazione a servizi sociali e sanitari: l’accoglimento parziale delle osservazioni, per quanto riguarda l’Ospedale infantile, é evidentemente da ascrivere ad una considerazione complessiva della struttura del Piano ed alla constatazione che la restituzione di tutte le aree circostanti gli Ospedali alla destinazione sanitaria avrebbe compromesso la struttura del piano. Non si ravvisa, dunque, una intrinseca illogicità e contraddittorietà nella scelta del pianificatore di accogliere le osservazioni solo con riferimento ai terreni circostanti Ospedale infantile e non anche con riferimento a quelli adiacenti l’Ospedale civile.
7. Infondato è anche il terzo motivo, con il quale si deduce la illegittimità della previsione urbanistica impugnata per contrarietà a quanto previsto dall’art. 8 della L.R. 8/95: ivi si stabilisce che i beni direttamente strumentali all’esercizio delle funzioni istituzionali delle U.S.L. e delle Aziende Ospedaliere determina l’appartenenza dei beni stessi al patrimonio indisponibile dell’ente, con conseguente incompatibilità con qualsiasi destinazione urbanistica diversa da quella sanitaria.
Il rilievo sarebbe anche fondato, ma il punto è che l’appartenenza di un bene ospedaliero al patrimonio disponibile o indisponibile dell’ente richiede, da parte del direttore generale, la preventiva classificazione di ciascuno dei beni appartenenti alla U.S.L. o alla Azienda Ospedaliera “in relazione all’effettiva destinazione degli stessi”, e ciò ai sensi dell’art. 8 comma 5: in mancanza di un tale provvedimento di classificazione, che evidentemente presuppone una serie di scelte di natura anche “politica” da parte dell’ente, non si può presumere la diretta finalizzazione di un bene all’esercizio della funzione istituzionale e la conseguente appartenenza di esso al patrimonio indisponibile dell’ente. Da qui l’infondatezza della censura, stante che nel caso di specie il provvedimento di classificazione dei beni della Azienda ricorrente non risulta essere mai stato adottato.
8. Il ricorso va conclusivamente respinto.
Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 18 aprile 2013 con l'intervento dei magistrati:
Lanfranco Balucani, Presidente
Roberta Ravasio, Primo Referendario, Estensore
Ariberto Sabino Limongelli, Primo Referendario


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