a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Marche, Sezione I, 25 luglio 2013


È evidente che l’ampiezza delle valutazioni svolte in relazione all’AIA si riflette sulla procedura di VIA, nella quale assumono rilievo necessariamente anche gli studi effettuati in vista del rilascio dell’AIA

SENTENZA N. 581

1. La procedura di VIA, non può essere vista come totalmente separata dalla successiva AIA. E’ indubbio che la VIA sia la sede dove si esamina l’impatto dell’opera e l’interesse pubblico alla realizzazione della stessa, sotto i profili localizzativi e strutturali. Come è stato condivisibilmente sostenuto in giurisprudenza, le due autorizzazioni e i due procedimenti, perlomeno nel quadro normativo antecedente al c.d. “terzo correttivo” (quale quello fatto proprio dalla legge regionale 14.4.2004 n. 7 applicabile alla fattispecie), introdotto con D.lgs. 29.6.2010 n.128, rimangono, comunque, distinti anche nel caso in cui uno stesso progetto debba essere sottoposto sia a VIA sia ad AIA). A livello statale, il nuovo Titolo III bis, contenente la disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), in precedenza rinvenibile nel D.lgs 18.2.2005 n. 59 (oggi abrogato), e che viene, dunque, ad affiancarsi a quelle della valutazione ambientale strategica (VAS) e della valutazione di impatto ambientale (VIA), in tal modo eliminando una delle più macroscopiche anomalie del sistema previgente nonché realizzando quella disciplina unitaria e coerente delle autorizzazioni ambientali che costituiva uno degli obiettivi dell’originaria legge delega 15.11.2004 n. 308 (si veda l’articolata esposizione in Tar Catanzaro 8.11.2011 n. 1345).

2. L’'impatto ambientale di un'opera o di un impianto non potrebbe infatti essere compiutamente inquadrato senza prendere in considerazione gli approfondimenti tecnici che conducono al rilascio dell'AIA e alla contestuale formulazione dei limiti relativi alla produzione di inquinanti (v. art. 7 commi 3 e 4 del Dlgs. 59/2005). Nella disciplina della VIA applicabile al presente caso, la VIA deve precedere il rilascio dell’AIA e ne condiziona il contenuto (v. art. 5 c. 12 e art. 7 c. 2 del d.lgs. 59/2005). È però evidente che l’ampiezza delle valutazioni svolte in relazione all’AIA si riflette sulla procedura di VIA, nella quale assumono rilievo necessariamente anche gli studi effettuati in vista del rilascio dell’AIA (Tar Brescia 22.1.2010 n.211, Tar Milano 14.9.2012 n.2331).In definitiva il medesimo materiale è esaminato due volte, ai fini della VIA e per il rilascio dell’AIA (Tar Brescia 211/2010 cit).

3. E’ pur vero che il Consiglio di Stato, con la sentenza 19.3.2012 n. 154 ha stabilito che, se pure dopo il D.lgs. n. 128/2010 (non applicabile ai provvedimenti impugnati), si è giunti ad una nuova formulazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, in particolare dell’articolo 10, volta al massimo coordinamento delle due procedure) emerge tuttavia con la massima chiarezza che è restata ferma la loro diversità di funzione, specificata in particolare nelle lettere b) e c) dell’art. 4, comma 4, (22) del detto decreto legislativo, in quanto orientate, la VIA alla verifica del progetto, e l’AIA alla verifica dell’attività riguardo a particolari impianti “salve le disposizioni sulla valutazione di impatto ambientale” Però, in ogni caso così, come la VIA, anche l’AIA rappresenta uno «strumento a carattere preventivo e globale, da rilasciarsi a seguito di un’istruttoria in cui vengono valutati tutti i possibili impatti di una determinata attività sull’ambiente (Tar Catanzaro 1345/2011 cit), così come esplicitamente previsto dall’art. 7 c. 2 del d.lgs 59/2005.

FATTO E DIRITTO

Con nota datata 30.11.2005, Picenambiente SpA ha chiesto il rilascio dell’Autorizzazione integrata Ambientale e della relativa Valutazione di Impatto Ambientale per la realizzazione del progetto di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi, in località Alto Bretta, nel Comune di Ascoli Piceno.
Con nota della Regione Marche 3.2.2006, venivano avviati i relativi procedimenti ai sensi dell’art. 12 del d.lgs 387/3003. Ai sensi dell'art. 5, comma 12, del D.Lgs. n. 152/2006, il procedimento di AlA stato sospeso, in attesa della conclusione del procedimento di VIA.
Con decreto dirigenziale del 29.1.2008 il procedimento di VIA si concludeva positivamente, con prescrizioni.
In data 29.1.2008 e 11.9.2008 veniva convocata la Conferenza di Servizi ai sensi dell’art, 5 c.10 e 11 d.lgs 59/2005, per la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
La Regione Marche esprimeva parere positivo, mentre il comune di Ascoli Piceno e la Provincia di Ascoli Piceno esprimevano parere negativo. In particolare la Provincia esprimeva parere negativo per contraddittorietà con il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti Speciali, per le disposizioni di cui all’art. 12 c. 6 delle NTA.
A fronte del dissenso espresso dalle citate amministrazioni, l’Amministrazione procedente rimetteva la questione al Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art. 14 quater della legge 241/90.
Il Consiglio dei Ministri riteneva di condividere il parere delle Amministrazioni dissenzienti con delibera del 22.12.2010, per cui in data 6/11.5.2011 veniva notificato alla ricorrente preavviso di rigetto.
Con il provvedimento n. 100 del 23.11.2011 veniva quindi deciso il rigetto dell’istanza.
Con ricorso depositato in data 26.1.2012 la ricorrente ha impugnato i dinieghi.
Con il primo motivo parte ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 14 ter e 14 quater l. 241/90 e s.m.i., la violazione e falsa applicazione degli artt. 2 lett. 1), 4, 5 c.11 e 14 del d.l.g.s. 59/2005, dei principi di imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa ex art. 97 Cost., del principio di leale collaborazione, violazione del principio del giusto procedimento e del principio di non aggravamento incompetenza, incongruità della motivazione ,violazione e falsa applicazione degli artt. 20 c. 7 D.P.R. 380/2001 e 107 d.Lgs. 267/2000, dell’art. 208 c. 6 D.Lgs. 152/2006 e 14 ter co. 6 L. 241/90, erroneità dei presupposti, contraddittorietà, disparità di trattamento e violazione dei principi di corretto esercizio del potere di discrezionalità tecnica.
Con il secondo motivo, la ricorrente deduce l’illegittimità del provvedimento impugnato per violazione e falsa applicazione dell'art. 14 quater commi 1 e 3 l. 241/90 e s.m.i., anche in relazione all'art. 5 co. 11 del D.Lgs. 59/2005, per incompetenza, erroneità dei presupposti, contraddittorietà, illogicità ed irrazionalità, violazione dei principi di correttezza ed imparzialità, sviamento di potere.
Con il terzo motivo, la ricorrente deduce la violazione sotto ulteriori aspetti dell'art. 14 quater L. 241/90 e s.m.i., l’erroneità dei presupposti, il difetto di motivazione e di istruttoria, la violazione dei principi in materia di esercizio della discrezionalità, la violazione e falsa applicazione degli artt. 7, 8, 9 e 10 L. 241/90 e s.m.i.
Si sono costituiti la Regione Marche, il Comune di Ascoli Piceno, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Provincia di Ascoli Piceno
Alla pubblica udienza del 13.12.2012 il ricorso è stato trattenuto in decisione.
1 Preliminarmente, deve essere respinta l’eccezione, dedotta dal Comune di Ascoli Piceno, di irricevibilità del ricorso con riguardo ai pareri resi dal Comune, dato che tali pareri non hanno provocato alcun arresto procedimentale, avendo, al contrario come effetto la devoluzione della questione ai sensi dell’art. 14 quater legge 241/90 e un successivo provvedimento negativo della Regione.
1.1 Nel merito, il ricorso è infondato.
1.2 La ricorrente presentava istanza in data 30.11.2005 per il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale ai sensi dell’articolo 5 del D.lgs n. 59/2005 e contestuale istanza per l’avvio del procedimento di valutazione d’impatto ambientale (VIA) a norma dell’articolo della L.R. 7/2004. Dopo la conclusione positiva del procedimento di VIA, con decreto dirigenziale 29.1.2008 n. 20, il procedimento veniva ripreso in data 25.7.2008, con la successiva indizione della conferenza di servizi per il procedimento di AIA. Esprimevano il proprio dissenso alla realizzazione della discarica la Provincia e il Comune di Ascoli Piceno.
Ritenendo applicabile il disposto dell’articolo 14 quater comma 3 della legge 241/90, come modificata dall’articolo 49 del Dl 78/2010, la Regione Marche rimetteva la questione prima alla Conferenza Stato Regioni e, successivamente all’entrata in vigore del DL 78/2010, al Consiglio dei Ministri.
1.3 Il Consiglio dei Ministri, con provvedimento del 22.12.2010, condivideva, facendole proprie, le motivazioni espresse dalle amministrazioni dissenzienti e statuiva che, sulla base delle osservazioni fornite e che integralmente recepiva, non sussisteva la possibilità di procedere alla realizzazione della discarica. Dopo il rituale preavviso di rigetto ex articolo 10 bis legge 241/90, era adottato il provvedimento impugnato.
2 Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente sostiene che il provvedimento di rigetto si basa su una illegittima ed erronea valutazione delle risultanze della conferenza di servizi. Ciò in quanto il dissenso prestato dal Comune di Ascoli Piceno e dalla provincia di Ascoli Piceno risulterebbe contrario ai principi di imparzialità e buon andamento dell’azione amministrativa e del principio di leale collaborazione. Inoltre, nel caso in esame, l’amministrazione procedente avrebbe abdicato al suo ruolo di guida e di esercizio autonomo del potere provvedimentale previsti dall’articolo 14 ter comma 6 bis, basando i propri provvedimenti su pareri che non potevano considerarsi ammissibili. Di fatto, la Regione sarebbe ritornata su questioni già trattate in sede di VIA, e oggetto del decreto del dirigente P.F. Valutazioni e autorizzazioni ambientali della 29.1.2008, il quale aveva dato parere positivo alla VIA. La Regione Marche avrebbe quindi finito per contraddirsi con un suo stesso provvedimento, ritornando su decisioni già prese. Gli stessi pareri negativi sarebbero stati sostanzialmente identici a quelli espressi in sede di VIA, e in particolare, quello del Comune di Ascoli Piceno sarebbe afflitto da gravi illegittimità. Inoltre, il parere sarebbe stato espresso da soggetto incompetente, in relazione alla conferenza di servizi del 23.12.2007.
Stessa sorte per il parere della Provincia di Ascoli Piceno, in quanto la contrarietà agli strumenti programmatori (nel caso in esame, la non conformità al piano provinciale dei rifiuti urbani di cui alla delibera 208/2002, nonché al piano provinciale di gestione dei rifiuti speciali di cui alla delibera 19.5.2005 n. 76) sarebbe già stata valutata in sede di VIA, oltre ad essere infondata nel merito. Inoltre vi sarebbe disparità di trattamento tenendo conto che l’autorizzazione è stata rilasciata per strutture simili senza che si sia richiesto il consenso del Comune interessato.
2.1 Con il secondo motivo, la ricorrente essenzialmente lamenta la decisione dell’amministrazione di devolvere la questione, ai sensi dell’articolo 14 quater comma 3 legge 241/90, prima alla Conferenza Unificata e poi, con l’entrata in vigore del DL 31/5/2010 n. 78, al Consiglio dei Ministri. A detta della ricorrente il parere negativo espresso dal sindaco di Ascoli Piceno sarebbe del tutto pretestuoso e non avrebbe altresì i requisiti previsti dall’articolo 14 quater comma 1, non potendo quindi portare alla rimessione della questione al Consiglio dei Ministri.
2.2 Con l’ultimo motivo, parte ricorrente deduce l’illegittimità propria della delibera del Consiglio dei Ministri del 22.12.2010, allegata al provvedimento di rigetto in quanto la stessa sarebbe stata adottata in difetto dei presupposti di legge, in presenza di pareri illegittimi per i motivi specificati nei precedenti motivi, in assenza adeguata motivazione e istruttoria e senza considerare che la maggior parte dell’autorità amministrative coinvolte avrebbero espresso parere favorevole. Inoltre, la ricorrente sarebbe stata esclusa da qualsiasi partecipazione procedimentale alla delibera, in violazione della legge 241/1990.
3 Il primo motivo è infondato.
3.1 In particolare, non è precluso, in sede di valutazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ritornare su profili già trattai in sede di VIA. Va premesso che, come chiarito recentemente da questo Tribunale, la scelta del sito dove realizzare una discarica non è la risultante dell’esclusiva applicazione di criteri meccanicistici avulsi da ogni valutazione anche discrezionale (discrezionalità riguardante scelte di merito che non sono proponibili attraverso numeri, formule e tabelle, Tar Marche 24.2.2012 n. 150, 6.6.2013 n.418). A parere del Collegio spetta sempre alla Regione sulla base dei dati a propria disposizione, verificare l’esistenza di un interesse pubblico alla realizzazione nel territorio regionale di una nuova discarica per RSNP (Rifiuti Speciali Non Pericolosi), in considerazione degli impatti sul territorio, del fabbisogno regionale e degli impatti interprovinciali.
3.2 Inoltre, la procedura di VIA, non può essere vista come totalmente separata dalla successiva AIA. E’ indubbio che la VIA sia la sede dove si esamina l’impatto dell’opera e l’interesse pubblico alla realizzazione della stessa, sotto i profili localizzativi e strutturali. Come è stato condivisibilmente sostenuto in giurisprudenza, le due autorizzazioni e i due procedimenti, perlomeno nel quadro normativo antecedente al c.d. “terzo correttivo” (quale quello fatto proprio dalla legge regionale 14.4.2004 n. 7 applicabile alla fattispecie) , introdotto con D.lgs. 29.6.2010 n.128, rimangono, comunque, distinti anche nel caso in cui uno stesso progetto debba essere sottoposto sia a VIA sia ad AIA). A livello statale, il nuovo Titolo III bis, contenente la disciplina dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA), in precedenza rinvenibile nel D.lgs 18.2.2005 n. 59 (oggi abrogato), e che viene, dunque, ad affiancarsi a quelle della valutazione ambientale strategica (VAS) e della valutazione di impatto ambientale (VIA), in tal modo eliminando una delle più macroscopiche anomalie del sistema previgente nonché realizzando quella disciplina unitaria e coerente delle autorizzazioni ambientali che costituiva uno degli obiettivi dell’originaria legge delega 15.11.2004 n. 308 (si veda l’articolata esposizione in Tar Catanzaro 8.11.2011 n. 1345).
3.3 Difatti, l’'impatto ambientale di un'opera o di un impianto non potrebbe infatti essere compiutamente inquadrato senza prendere in considerazione gli approfondimenti tecnici che conducono al rilascio dell' AIA e alla contestuale formulazione dei limiti relativi alla produzione di inquinanti (v. art. 7 commi 3 e 4 del Dlgs. 59/2005). Nella disciplina della VIA applicabile al presente caso, la VIA deve precedere il rilascio dell’AIA e ne condiziona il contenuto (v. art. 5 c. 12 e art. 7 c. 2 del d.lgs. 59/2005). È però evidente che l’ampiezza delle valutazioni svolte in relazione all’AIA si riflette sulla procedura di VIA, nella quale assumono rilievo necessariamente anche gli studi effettuati in vista del rilascio dell’AIA (Tar Brescia 22.1.2010 n.211, Tar Milano 14.9.2012 n.2331).In definitiva il medesimo materiale è esaminato due volte, ai fini della VIA e per il rilascio dell’AIA (Tar Brescia 211/2010 cit).
3.4 La disciplina all’epoca vigente permetteva la “doppia valutazione” operata dalla Regione, per cui sono infondate le censure relative alla considerazione per l’AIA di questioni giù trattate in sede di VIA (anzi, sia pure nella sostanziale continuità della valutazione, l’AIA è la sede privilegiata per quanto riguarda la valutazione della conformità agli strumenti programmatori, visto che il DPCM 27.12.1988, stabilisce che la contrarietà ad atti di programmazione non può impedire il rilascio della VIA). E’ pur vero che il Consiglio di Stato, con la sentenza 19.3.2012 n. 154 ha stabilito che, se pure dopo il D.lgs. n. 128/2010 (non applicabile ai provvedimenti impugnati), si è giunti ad una nuova formulazione del D.Lgs. n. 152 del 2006, in particolare dell’articolo 10, volta al massimo coordinamento delle due procedure) emerge tuttavia con la massima chiarezza che è restata ferma la loro diversità di funzione, specificata in particolare nelle lettere b) e c) dell’art. 4, comma 4, (22) del detto decreto legislativo, in quanto orientate, la VIA alla verifica del progetto, e l’AIA alla verifica dell’attività riguardo a particolari impianti “salve le disposizioni sulla valutazione di impatto ambientale” Però, in ogni caso così, come la VIA, anche l’AIA rappresenta uno «strumento a carattere preventivo e globale, da rilasciarsi a seguito di un’istruttoria in cui vengono valutati tutti i possibili impatti di una determinata attività sull’ambiente (Tar Catanzaro 1345/2011 cit), così come esplicitamente previsto dall’art. 7 c. 2 del d.lgs 59/2005.
3.5 Si possono quindi analizzare nel merito i pareri che hanno portato al provvedimento negativo. In particolare, il Comune di Ascoli Piceno (era stato invitato alla conferenza di Sindaco, quale auorità sanitaria, nonché il Comune, quale titolare del permesso di costruire), con il proprio parere del 23.10.2008 notava, in sintesi,:
-il notevole disagio ambientale del territorio determinato non solo dalla presenza di n. 4 discariche nel raggio di pochissimi chilometri l’una dall’altra (Polo Ecologico GETA, Polo di ecogestione di Relluce, discarica dismessa Campolungo, ex discarica IPGI) ma di altre realtà che contribuiscono a rendere il quadro ambientale della città particolarmente inquietante (depuratore industriale di Campolungo, depuratore urbano in località Marino del Tronto, impianto Ecocentro Piceno per la messa in riserva di rifiuti ingombranti e RAEE in zona industriale, sito industriale SGL Carbon);
-le forti criticità in ordine alla viabilità esistente che renderebbe impossibile il raggiungimento del sito proposto;
-la necessità di risanare il vecchio sito di discarica a prescindere dalle potenzialità di ampliamento proposte dai proprietari del sito;
-non coerenza della proposta con il piano provinciale di gestione dei rifiuti speciali;
-La Provincia di Ascoli Piceno, invitata in quanto amministrazione competente in materia di rifiuti, ai sensi della L.R. n. 28/1998, evidenziava il proprio dissenso all’intervento richiamando la posizione contraria assunta dal Consiglio comunale con delibera n. 38 del 28.5.2007, che farebbe venir meno la possibilità di localizzare l'impianto nel sito prescelto dalla ditta, per quanto previsto dall'art. 12, comma 6, lett. d) del Piano Provinciale di gestione rifiuti speciali, adottato con delibera di Giunta provinciale n. 76 del 19.05.2005.
3.6 Per le considerazioni di cui sopra, appare chiaro come i pareri sopracitati non potevano essere considerati inammissibili e non motivati e, indubbiamente, provenivano da autorità che partecipavano a pieno titolo alla conferenza di servizi.
3.7 Sono peraltro irrilevanti le deduzioni di parte ricorrente relative all’incompetenza degli organi che avrebbero espresso i pareri. Il Sindaco ha regolarmente espresso il proprio parere come autorità sanitaria, mentre Il Consiglio Comunale aveva delegato il rappresentante del Comune in conferenza di Servizi ad esprimere il diniego. E’ irrilevante come tale rappresentante sia stato individuato, dato che lo stesso doveva semplicemente rappresentare il dissenso già deciso dalla delibera consiliare. Del resto, come è stato stabilito condivisibilmente dalla giurisprudenza, non costituisce vizio di legittimità della decisione assunta dalla conferenza di servizi la circostanza che nel relativo verbale non risulti sia stato previamente accertato l'effettivo potere dei soggetti intervenuti di rappresentare le Amministrazioni di appartenenza e non siano state menzionate le deleghe conferite, in quanto è onere di chi deduce il difetto di rappresentanza fornire, a tal fine, almeno un principio di prova (Tar Pescara 18.10.2010 n. 1165, Tar Marche 9.3.2012 n. 182). Nel caso in esame, il vizio di competenza del Dirigente intervenuto, è dedotto in maniera generica, sulla base della competenza settoriale relativa alla autorizzazione.
3.8 Non è altresì condivisibile l’affermazione di parte ricorrente per cui il parere del sindaco come autorità sanitaria che non potrebbe investire aspetti ambientali, dato che l’inquinamento e comunque l’impatto di una discarica non può essere considerato privo di aspetti sanitari. Del resto, per quanto riguarda la inquadrabilità del parere del Sindaco tra quelli delle autorità di cui al più volte citato art. 14 c. quater, il Collegio ritiene che, come già osservato in giurisprudenza, in materia di rifiuti tale ruolo non possa che essere riconosciuto. Si deve infatti rilevare lo strettissimo legame intercorrente tra la tutela dell'ambiente e l'incomprimibile diritto di cui all'art. 32 della Carta Fondamentale, è sempre stato tenuto presente dalla giurisprudenza amministrativa, in armonia con gli insegnamenti della Consulta (si veda in particolare Corte costituzionale, 30.7.1993, n. 365), essendosi condivisibilmente affermato, che il potere di emanare ordinanze contingibili ed urgenti in materia di sanità pubblica, attribuito al sindaco dall'art. 32, l. 23.1.1978 n. 833, può essere esercitato anche per la tutela della salute pubblica attraverso la garanzia di un ambiente salubre, per cui tali ordinanze legittimamente possono essere adottate nei casi in cui la salute pubblica sia minacciata da fenomeni di inquinamento ambientale provocati da rifiuti, emissioni inquinanti nell'aria e scarichi inquinanti (CdS sez. IV 18.1.1997 n. 22, 18.3.2008 n. 1109). Inoltre, non è condivisibile la tesi di parte ricorrente per cui la Regione, in quanto autorità procedente, avrebbe dovuto superare i parerei negativi e imporre il proprio parere favorevole. Ciò anche a prescindere dal disposto dell’art. 14 quater della legge 241/90, in quanto l’impostazione di parte ricorrente sembra contraria alla natura stessa della Conferenza di servizi, che è volta alla composizione e al confronto degli interessi delle autorità coinvolte. E’stata la stessa Regione Marche che, nella Conferenza di Servizi del 23.10.2008, ha affermato la presenza di una posizione prevalente negativa, la quale ha portato alla devoluzione al Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art. 14 quater della Legge 241/90. Come è noto la regola della maggioranza prevista dalla l.340/2000 ha lasciato spazio alla regola delle “posizioni prevalenti” introdotta dalla l.15/2005 al fine di semplificare ed accelerare i procedimenti amministrativi nell’ottica dell’efficienza e dell’efficacia. A questo punto il superamento del dissenso si deve intendere non solo in senso quantitativo-formale, come in precedenza, ma in un’ottica qualitativa-sostanziale. Di conseguenza, per stabilire quali siano le posizioni prevalenti dovrà tenersi conto del ruolo che le diverse amministrazioni assumono in sede di conferenza. Ciò porta, ovviamente a valutate con particolare attenzione al dissenso proveniente dagli enti esponenziali di comunità territoriali (Tar Marche.418/2013, cit.). Soprattutto, tale valutazione delle opposizioni e la determinazione della posizione prevalente emersa spetta, ovviamente, all’autorità procedente, quindi alla Regione Marche.
3.9 Ne consegue l’infondatezza anche del secondo motivo di ricorso, essenedo del tutto corretta la decisione della Regione Marche di investire della decisione il Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art, 14 quater della legge 241/90. A parere del Collegio la Regione Marche, trovandosi a essere favevole all’intervento ma con il parere contrario degli altri due enti che rappresentavano la collettività territoriale ha correttamente scelto la rimessione all’Autorità statale ai sensi dell’articolo 14 quater comma 3 della legge 241/90, come modificato dall’articolo 49 del DL 78/2010. Come già accennato, la norma citata è sostanzialmente, una “clausola di salvaguardia”, per le autorità favorevoli ai progetti oggetto della conferenza di servizi, nei confronti dei dissensi congruamente motivati ma non fondati nel merito. La normale alternativa alla remissione è infatti il respingimento del progetto a causa dell’opposizione di un’autorità titolare di un interesse protetto e non l’accoglimento, per cui non può essere censurata la scelta della Regione di rimettere la questione al Consiglio dei Ministri (che non è un aggravio del procedimento) per tutelare il proprio orientamento favorevole alla realizzazione del progetto ed, eventualmente, superare il parere negativo della Provincia e del Comune di Ascoli Piceno.
3.10 Va quindi ritenuto che, per le considerazioni sopra svolte, non sia dubbia la presenza dei requisiti previsti dall’art. 14 quater c.1 e 3 per la devoluzione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Va altresì condivisa la tesi della Regione M archeper cui l’assenza della previsione, nei pareri negativi, di modifiche progettuali idonee ai fini dell’assenso non rende gli stessi insuscettibili di provocare la devoluzione all Consiglio dei Ministri, in quanto i pareri possono presentare questioni non superabili.
3.11 Né in alcun modo il modulo di cui all’art. 14 quater, volto a tentare di comporre i dissensi qualificati provenienti da enti pubblici, è sottoposto alle regole generali sulla partecipazione procedimentale (nonché a quelle dell’art. 14 c. 2bis legge 241/90), che devono essere rispettate per la conferenza di servizi nel suo complesso (come avvenuto nella fattispecie) e non la per fase procedimentale di cui all’art. 14 quater che, appunto, è una previsione volta a superare i dissensi che avrebbero come sbocco l’esito negativo del procedimento.
3.12 Infine, non può essere condivisa la censura relativa alla disparità di trattamento apparentemente subita dalla ricorrente, dato che le autorizzazioni menzionate nel ricorso riguardano imianti di tipo differente.
4 Si può quindi passare al merito della decisione regionale, che investe, ovviamente, la presupposta delibera del Consiglio dei Ministri, con conseguente trattazione del terzo motivo di ricorso.
4.1 Come si legge dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 22.12.2010, lo stesso (riunione di coordinamento istruttorio) ha aggiornato la riunione per ulteriore approfondimento delle questioni in trattazione, al fine di individuare modifiche progettuali necessarie ai fini dell’assenso. Con nota del 7.12.2010, il Comune di Ascoli Piceno ribadiva le motivazioni del proprio dissenso, in particolare per quanto riguarda la problematica sanitaria, così come ha fatto la Provincia di Ascoli Piceno con riguardo alla viabilità e al contrasto con la programmazione provinciale.
4.2 Infine, il Consiglio dei Ministri ha ritenuto di”condividere integralmente” e recepire le motivazioni addotte dalle amministrazioni dissenzienti ed in particolare del Comune di Ascoli Piceno e dalla Provincia di Ascoli Piceno, per cui non sussisteva la possibilità di procedere alla realizzazione del progetto.
4.3 Va ribadito che, come già accennato, la devoluzione, ai sensi dell’art. 14 quater, della questione al Consiglio dei Ministri ha una funzione di ultima ratio. Il suo scopo è cercare un’intesa tra le amministrazioni o, al limite, rivalutare gli interessi in gioco in caso di persistenza dei dissensi. In considerazione di ciò non deve certo sorprendere che l’esito del procedimento possa essere la conferma dei dissensi espressi dalle amministrazioni e la conseguente valutazione negativa. Valutazione che è espressione di discrezionalità tecnica al massimo livello, che richiede approfondita motivazione solo qualora non si limiti a fare propri i dissensi espressi dalla amministrazioni che hanno provocato la devoluzione della questione all’Autorità statale.
4.4 Nel caso in esame il del Consiglio dei Ministri ha preso atto che i dissensi “residui” confermati dopo la fase di composizione propria della procedura in esame, non consentivano la realizzazione dell’impianto.
4.5 In particolare, come già accennato;
-la Provincia di Ascoli Piceno, pur ritenendo eventualmente superabile (con prescrizioni), la contrarietà al Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Urbani sotto il profilo dell’evenutale conferimento di rifiuti solidi urbani, ha invece confermato la contrarietà al Piano Provinciale dei Rifiuti Urbani (approvato con deliberazione del Consiglio Provinciale 208/2002 e aggiornato, con il programma di gestione dei rifiuti speciali, con delibera di Consiglio Provinciale n. 76 del 19.5.2005). In particolare l’art. 16 c.2 delle NTA prevede che nei comuni, come Ascoli Piceno, non dotati di PRG adeguato al PPAR, i progetti di ampliamento o di nuovo impianto siano legati alla presentazione di una delibera consiliare di stretto ed espresso assenso a riguardo, con l’impegno a recepire la variazione di destinazione conseguente all’approvazione del progetto nello strumento urbanistico generale comunale entro sei mesi dalla sua approvazione. Nel caso in esame il Comune, al contrario, ha opposto un espresso diniego. Inoltre, nella fase di approfondimento disposta dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Provincia ha aggiunto al proprio diniego la circostanza che gli autocarri per il conferimento dei rifiuti passerebbero sulla strada provinciale 115, interessata da episodi franosi.
-il Comune di Ascoli Piceno conferma la contrarietà al Piano Provinciale, in presenza di un parere negativo proveniente dal Comune stesso. Il parere è stato formulato dal Sindaco quale autorità sanitaria nella conferenza di servizi del 23.5.2008 e confermato dal Comune di Ascoli Piceno con nota del 5.5.2009 e, ancora, ribadito dal Sindaco di Ascoli Piceno in sede di conferenza istruttoria presso la Presidenza dei Ministri in data 23.11.2010.
-denuncia la presenza di quattro discariche nel raggio di pochi km.
- afferma la presenza di altre realtà similari tali da rendere critico il quadro ambientale della città.
-afferma la presenza d’impianti trattamento rifiuti in altri comuni a ridosso del territorio di Ascoli Piceno (Maltignano, S.Egidio alla Vibrata). Inoltre la relazione istruttoria evidenzia le criticità relative alla viabilità Comunale, rispondendo alle soluzioni prospettate dalla ricorrente ed affermando la mancanza di soluzioni tali da evitare l’attraversamento dei quartieri più popolosi.
4.5 Nel caso in esame non è quindi contestabile che la realizzazione comporterebbe consistenti
impatti in termini di trasformazione del territorio, di modifica della viabilità al suo servizio, e di contrarietà al Piano Provinciale per i rifiuti speciali, come espresso dalla Provincia di Ascoli Piceno e dal Comune. Ciò pur considerando le articolate deduzioni della società ricorrente, e la possibilità di mitigare con prescrizioni l’impatto dell’impianto. Il Comune e la Provincia di Ascoli Piceno, portatori di un interesse qualificato hanno invece ritenuto insuperabili le proprie obiezioni. E’ evidente come l’impatto di un nuovo impianto per RSNP in un territorio già interessato da altre discariche o comunque da impianti inquinanti sull’ambiente e sulla circolazione (sia per quanto riguarda il passaggio in aree popolate, sia per quanto riguarda il passaggio su strada provinciale interessata da episodi franosi) non può essere ritenuto irrilevante e, men che meno, pretestuoso, anche se mitigabile con prescrizioni e l’impegno della ditta interessata.
4.6 La Regione Marche, autorità procedente, pur prendendo atto delle criticità, riteneva che l’impianto dovesse essere realizzato, in considerazione della circostanza che l’approvazione del progetto avrebbe portato con sé la bonifica dell’area ove doveva sorgere l’impianto. In considerazione di ciò, ha verificato se fosse possibile superare la posizione prevalente negativa formatosi sul progetto attraverso la devoluzione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri prevista dall’art. 14 quater della legge 241/90. Il Consiglio die Ministri, nell’ambito dei suoi poteri, ha ritenuto i pareri negativi non superabili, condividendoli, con conseguente prevalenza della posizione negativa.
4.7 Come detto, la legittimazione della Provincia di Ancona e del Sindaco e del Comune di Ascoli Piceno a rendere gli stessi, a parere del Collegio, non può essere negata. Come già detto, se poteva essere mitigato con prescrizioni l’impatto dell’impianto sul territorio (anche se l’impatto sulla viabilità, alla luce della documentazione in atti, appare difficilmente mitigabile), al contrario non poteva essere mitigata la contrarietà del progetto al Piano Provinciale Rifiuti, con riguardo ai rifiuti speciali. Il problema poteva essere superato solo attraverso la concessione dell’Autorizzazone Unica contro il parere di Comune e Provincia, considerato che la concessione dell’AIA, ai sensi dell’art. 208 c.6 d.lgs 152/2006 comprende le necessarie varianti agli strumenti urbanistici, e quindi, come fatto notare dalla ricorrente, in astratto le varianti potevano essere ottenute senza l’assenso del Comune. Però, l’operatività di questo incisivo strumento rimane, ovviamente, condizionata ad una verifica positiva della compatibilità ambientale e della possibilità di concedere l’autorizzazione, per cui non costituisce una variabile indipendente rispetto alla scelta discrezionale (che, nel caso in esame, è di alta discrezionalità tecnica) di approvare o meno il progetto presentato (Tar Toscana n. 224 del 4.02.2011).
4.8 Per le considerazioni sopra svolte, la decisione del Consiglio dei Ministri è del tutto immune dalle censure prospettate, non potendo la ricorrente dolersi del mancato “ribaltamento”, da parte della Regione, della prevalente posizione negativa emersa nella conferenza di servizi.
5 Alla luce delle considerazioni fin qui svolte, il ricorso deve essere respinto.
5.1 Le spese possono essere compensate, in relazione alle particolarità della controversia.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche (Sezione Prima)definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 13 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Gianluca Morri, Presidente FF
Giovanni Ruiu, Primo Referendario, Estensore
Francesca Aprile, Primo Referendario



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