a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Campania Salerno, Sezione II, 5 agosto 2013


La sospensione in assenza della previsione di un termine finale, degli effetti di un provvedimento si risolve sostanzialmente in una revoca del provvedimento ampliativo precedentemente rilasciato, che avrebbe richiesto l’adozione delle formalità garantistiche di cui al’art. 21 nonies l.n. 241/90

SENTENZA N. 1735

La sospensione in assenza della previsione di un termine finale, degli effetti di un provvedimento si risolve sostanzialmente in una revoca del provvedimento ampliativo precedentemente rilasciato, che avrebbe richiesto l’adozione delle formalità garantistiche di cui al’art. 21 nonies l.n. 241/90, nel caso che occupa del tutto obliterate. Disporre la sospensione sine die degli effetti di un atto ampliativo ne comporta, di fatto, la revoca senza tuttavia l’adozione di appositi atti repressivi secondo lo schema procedimentale normativamente imposto. Ancor più di recente si afferma, in sede pretoria, che “È riconosciuto un generale potere cautelare della pubblica amministrazione a norma dell'art. 7 comma 2 e, in particolare, dell'art. 21 quater, l. n. 241 del 1990, come aggiunto dall'art. 14, l. 11 febbraio 2005 n. 15, consistente nel disporre la sospensione dell'efficacia di atti precedentemente adottati, pur in assenza di definitive determinazioni in sede di autotutela, purché si ottemperi alla necessità della prefissione di un termine che salvaguardi l'esigenza di certezza della posizione giuridica dell'interessato, restando così scongiurato il rischio di un'illegittima sospensione sine die, poiché - come è noto - il provvedimento amministrativo, una volta adottato e reso efficace, deve necessariamente essere portato ad esecuzione, non essendo consentito alla pubblica amministrazione di sospenderlo sine die con atti atipici” (cfr. T.A.R. Roma Lazio sez. III, 05 novembre 2007, n. 10892). Così pure si osserva che “Il provvedimento amministrativo, una volta adottato e reso efficace, deve necessariamente essere portato ad esecuzione, non essendo consentito alla pubblica amministrazione di sospenderlo sine die con atti atipici. Ciò in quanto, in applicazione del principio della certezza delle posizioni degli amministrati, governate da atti validi e produttivi di effetti, eventuali profili incidenti sull'eseguibilità dell'atto trovano apposita valutazione in provvedimenti di secondo grado tipici e nominati, il cui iter procedimentale è caratterizzato dall'indefettibile applicazione del modulo partecipativo nel quale l'interessato può far valere le proprie ragioni, ex artt. 7 ss., l. 7 agosto 1990 n. 241” (cfr. T.A.R. Catania Sicilia sez. II, 13 marzo 2007, n. 473).

FATTO E DIRITTO

Con ricorso notificato in data 8 ottobre 2002 e ritualmente depositato il 22 ottobre successivo, il sig. Vincenzo Esposito impugna il provvedimento meglio distinto in epigrafe, invocandone l’annullamento. Premette che i ricorrenti, con separati atti di compravendita, hanno acquistato ciascuno una casa a schiera in un complesso edilizio di sei unità immobiliari, ubicato in Angri, alla Via Semetelle, ed il lotto edificato confina ad Ovest con proprietà Russo mercé una strada privata comune ai frontisti, denominata Traversa Sip. Poiché il costruttore realizzava il marciapiede, ove si aprono gli ingressi delle predette unità immobiliari, in difformità dalla concessione edilizia, in quanto dalla larghezza di soli mt. 1,1 - inferiore a quella prescritta di mt. 1,5 - i ricorrenti conseguivano autorizzazione edilizia n. 1418 del 10.7.2000 per il rifacimento del marciapiede, come previsto dalla concessione edilizia. Tuttavia, a causa delle rimostranze dei vicini, ed in particolare del sig. Domenico Russo, e dopo che due dei condomini revocavano il loro consenso, l’Amministrazione, col provvedimento di cui in epigrafe, sospendeva l’efficacia dell’autorizzazione edilizia rilasciata per il rifacimento del marciapiede “in attesa che siano chiarite innanzi alle sedi giudiziarie le conflittualità sorte tra i controinteressati, nonché sia ripristinata la legittimazione degli aventi diritto all’autorizzazione, come prescrive l’art. 4 della l. 10/1977”.
I ricorrenti impugnano tale atto sollevando, sotto distinti e concorrenti profili, i vizi della violazione di legge e dell’eccesso di potere, per i seguenti motivi: l’atto sfuggirebbe al novero dei provvedimenti cautelari tipici e difetterebbe sia del presupposto che di motivazione; l’art. 1109 c.c. non consentirebbe ai comproprietari consenzienti alcuna facoltà di revoca del consenso prestato e comunque non pregiudicherebbe la maggioranza qualificata; sarebbe privo di valore probatorio il verbale di sopraluogo eseguito da dipendenti comunali sulla proprietà del Russo attestandone le sue dimensioni; sarebbe stato omesso il necessario avviso di avvio del procedimento.
L’Amministrazione comunale si costituisce in giudizio al fine di resistere, eccependo la inammissibilità ed infondatezza del gravame .
Si costituisce, al fine di resistere, il controinteressato Domenico Russo, il quale eccepisce la improcedibilità del gravame e contesta la fondatezza delle censure sollevate. Assume che i ricorrenti non avrebbero la disponibilità dell’area sulla quale dovrebbe insistere il nuovo marciapiedi e che gli stessi avrebbero di fatto partecipato al procedimento sfociato nell’atto impugnato.
Alla Camera di Consiglio del 31 ottobre 2002 la domanda di sospensiva è accolta.
In data 13 maggio 2013, parte ricorrente deposita memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso.
Alla pubblica udienza del 13 giugno 2013, sulle conclusioni delle parti costituite, il ricorso è trattenuto in decisione.
Va preliminarmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata da parte resistente, per preteso difetto di interesse ad insorgere avverso il provvedimento impugnato, attesa la obiettiva incidenza sulla posizione giuridica sottesa al gravame per effetto della disposta sospensione sine die dell’atto autorizzativo precedentemente rilasciato.
Il ricorso è fondato.
E’ meritevole di favorevole apprezzamento la censura, avente rilievo assorbente, di cui al primo motivo di gravame, col quale si lamenta il carattere atipico del provvedimento oggetto di gravame. Invero, come condivisibilmente affermato in giurisprudenza (T.A.R. Bari, Sez. III, n. 1389 del 4 giugno 2008), la sospensione in assenza della previsione di un termine finale, degli effetti di un provvedimento si risolve sostanzialmente in una revoca del provvedimento ampliativo precedentemente rilasciato, che avrebbe richiesto l’adozione delle formalità garantistiche di cui al’art. 21 nonies l.n. 241/90, nel caso che occupa del tutto obliterate. Disporre la sospensione sine die degli effetti di un atto ampliativo ne comporta, di fatto, la revoca senza tuttavia l’adozione di appositi atti repressivi secondo lo schema procedimentale normativamente imposto. Ancor più di recente si afferma, in sede pretoria, che “È riconosciuto un generale potere cautelare della pubblica amministrazione a norma dell'art. 7 comma 2 e, in particolare, dell'art. 21 quater, l. n. 241 del 1990, come aggiunto dall'art. 14, l. 11 febbraio 2005 n. 15, consistente nel disporre la sospensione dell'efficacia di atti precedentemente adottati, pur in assenza di definitive determinazioni in sede di autotutela, purché si ottemperi alla necessità della prefissione di un termine che salvaguardi l'esigenza di certezza della posizione giuridica dell'interessato, restando così scongiurato il rischio di un'illegittima sospensione sine die, poiché - come è noto - il provvedimento amministrativo, una volta adottato e reso efficace, deve necessariamente essere portato ad esecuzione, non essendo consentito alla pubblica amministrazione di sospenderlo sine die con atti atipici” (cfr. T.A.R. Roma Lazio sez. III, 05 novembre 2007, n. 10892). Così pure si osserva che “Il provvedimento amministrativo, una volta adottato e reso efficace, deve necessariamente essere portato ad esecuzione, non essendo consentito alla pubblica amministrazione di sospenderlo sine die con atti atipici. Ciò in quanto, in applicazione del principio della certezza delle posizioni degli amministrati, governate da atti validi e produttivi di effetti, eventuali profili incidenti sull'eseguibilità dell'atto trovano apposita valutazione in provvedimenti di secondo grado tipici e nominati, il cui iter procedimentale è caratterizzato dall'indefettibile applicazione del modulo partecipativo nel quale l'interessato può far valere le proprie ragioni, ex artt. 7 ss., l. 7 agosto 1990 n. 241” (cfr. T.A.R. Catania Sicilia sez. II, 13 marzo 2007, n. 473).
Il ricorso è per tali ragioni da accogliere, con conseguente annullamento dell’atto impugnato.
Sussistono giusti motivi, attesa la particolarità della vicenda, per compensare le spese di lite, fatto salvo il diritto di refusione del contributo unificato per la proposizione del ricorso introduttivo. L'art. 13, d.P.R. 30 maggio 2002 n. 115, recante “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia”, prescrive infatti che il contributo unificato é dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche in caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si é costituita in giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso n. 2573/02, come in epigrafe proposto da Esposito Lucia ed altri, lo accoglie e, per l’effetto, annulla l’atto impugnato.
Spese compensate, fatto salvo l’obbligo di refusione del contributo unificato a acrico del Comune di Angri.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 13 giugno 2013 con l'intervento dei magistrati:
Luigi Antonio Esposito, Presidente
Ferdinando Minichini, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere, Estensore


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