a cura del Dott. Francesco Barchielli



T.A.R. Lazio Roma, Sezione I Quater, 10 settembre 2013


Il verbale redatto e sottoscritto dagli agenti e dai tecnici del Comune a seguito di sopralluogo, attestante l''esistenza di manufatti abusivi, costituisce atto pubblico, fidefaciente fino a querela di falso

SENTENZA N. 8178

Il verbale redatto e sottoscritto dagli agenti e dai tecnici del Comune a seguito di sopralluogo, attestante l'esistenza di manufatti abusivi, costituisce atto pubblico, fidefaciente fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 c.c., delle circostanze di fatto in esse accertate sia relativamente allo stato di fatto e sia rispetto allo "status quo ante" (Consiglio di Stato IV, 14.2.2012 n. 703).

FATTO E DIRITTO

Con i provvedimenti gravati Roma Capitale ha disposto dapprima la sospensione dei lavori e , successivamente, la demolizione di opere realizzate dalla sig.ra Di Bartolo Maria Mattea, e riguardanti la realizzazione di un lavatoio sul terrazzo di sua proprietà sito in Roma via Giuseppe Gianfranceschi 32, asseritamente realizzati in difformità rispetto alla D.I.A. presentata in data 3.8..2006 ed alla successiva variante del 28.9.2006.
Detti provvedimenti sono stati adottati alla stregua delle risultanze dei sopralluoghi effettuati dal Comune rispettivamente in data 31 gennaio 2007 e 27 .3.2007.
In particolare dal verbale dei primo sopralluogo risulta accertata la realizzazione di opere in difformità rispetto alla DIA ed alla successiva variante consistenti in “ diversa ampiezza del locale tecnico da una lunghezza di m. 3,50 a 4,10 e da un’altezza di m 2,40 a 2,50/2,65. Inoltre la rappresentazione dell’esistenza è difforme a quanto riportato sugli elaborati grafici. La tettoia non trova rispondenza nelle altezze > di m. 2,30 previste”.
Dal successivo verbale del sopralluogo del 27.3.2007 risulta che “ le difformità consistono nello spostamento della finestra e nella copertura realizzata in pendenza anziché in piano e posta a quota più alta rispetto a quanto previsto” nella DIA.
Con il gravame la ricorrente, premesso di avere comunicato al Comune di Roma la conclusione dei lavori già in data precedente all’adozione dello stesso provvedimento di sospensione, e di avere ripetutamente richiesto ulteriori verifiche in contraddittorio sulla effettività delle opere realizzate, assume l’illegittimità degli atti impugnati, considerato che i lavori sarebbero stati conformi alla d.i.a. ed alla successiva variante e che, comunque, eventuali difformità non avrebbero potuto essere sanzionate ai sensi dell’art. 33 del d.p.r. 380/01, dovendo piuttosto trovare applicazione la diversa disciplina di cui al successivo art. 37.
Disposta la sospensione cautelare degli effetti dell’ordinanza di demolizione ed espletata istruttoria, alla pubblica udienza del giorno 6 giugno 2013 la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione nel merito.
Dal verbale del sopralluogo effettuato in contraddittorio, in ottemperanza all’ordine istruttorio impartito dal Tribunale con ordinanza n. 6167/2012, è emerso che lo stato delle opere è rispondente alla d.i.a. ed alla variante successiva del 28.9.2006, non risultando più sussistenti, a differenza di quanto attestato con il verbale del sopralluogo del 27.3.2007, lo spostamento della finestra e la quota più alta della copertura del volume tecnico.
Osserva tuttavia il Collegio che alla stregua delle superiori risultanze istruttorie non è possibile ritenere provata la conformità delle opere al titolo abilitativo già al momento dell’adozione del provvedimento sanzionatorio.
Gli unici elementi istruttori – solo genericamente contestati da parte ricorrente, senza allegazioni documentali e probatorie sufficienti a smentirne il contenuto e la portata probatoria – sono costituiti dai verbali del 31 gennaio 2007 e del 27 marzo 2007, in base ai quali risultavano riscontrate difformità nella realizzazione dei lavori, rispetto al contenuto della d.i.a. e della successiva variante, tali da giustificare l’adozione del provvedimenti sanzionatori gravati.
Il fatto che, in data successiva, ed eventualmente già all’epoca cui si riferiscono le richieste di ulteriori accertamenti in contraddittorio formulate dalla ricorrente ( comunque successive agli accertamenti effettuati sempre in contraddittorio da parte dell’autorità comunale) , la realtà del manufatto possa essere stata modificata , così da risultare differente rispetto a quanto accertato dal Comune, e reso conforme al titolo abilitativo, non inficia la legittimità di atti sanzionatori adottati con riguardo alla situazione già accertata in termini di difformità.
Va ricordato che, come ribadito anche di recente dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, in materia di edilizia ed urbanistica, è sufficientemente motivato il provvedimento che, a fronte di un abuso edilizio , ne ordina la demolizione con richiamo al verbale di sopralluogo dei tecnici comunali dato che, il provvedimento sanzionatorio in materia edilizia ha natura del tutto vincolata giacchè è conseguente ad un accertamento tecnico della consistenza delle opere abusive realizzate; inoltre il verbale redatto e sottoscritto dagli agenti e dai tecnici del Comune a seguito di sopralluogo, attestante l'esistenza di manufatti abusivi, costituisce atto pubblico, fidefaciente fino a querela di falso, ai sensi dell'art. 2700 c.c., delle circostanze di fatto in esse accertate sia relativamente allo stato di fatto e sia rispetto allo "status quo ante" (Consiglio di Stato IV, 14.2.2012 n. 703).
Né può sostenersi, come fa parte ricorrente, che non avrebbero potuto essere adottate misure ex art. 33 del dpr 380/2001, considerato che le difformità allora riscontrate si risolvevano in un aumento del volume tecnico implicante, in quanto tale, la necessità di permesso a costruire.
Il ricorso proposto avverso l’ordinanza di demolizione indicata in epigrafe va quindi rigettato perché infondato.
Quanto all’impugnazione dell’ordinanza di sospensione va invece dichiarata la inammissibilità per carenza di interesse, considerato che già al momento della proposizione del ricorso era stata adottata l’ordinanza di demolizione.
Infatti l'ordinanza di sospensione dei lavori ha natura di provvedimento cautelare e provvisorio, inteso ad evitare che l'attività costruttiva abusivamente condotta possa essere portata ad ulteriori conseguenze e ha efficacia temporalmente limitata, spirando al decorso del quarantacinquesimo giorno dalla sua adozione e, comunque, al momento dell’adozione dell’ordine di demolizione in aderenza alla sequenza procedimentale delineata dagli artt. 27 e 31, d.P.R. n. 380 del 2001.
Le spese del giudizio, anche in considerazione della sopravvenuta conformità dell’opera al titolo abilitativo, possono essere compensate fra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile e in parte lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 giugno 2013 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Giampiero Lo Presti, Consigliere, Estensore
Fabio Mattei, Consigliere



Urbanisticaitaliana.it - Rivista di Urbanistica:  http://www.urbanisticaitaliana.it