ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II stralcio, 25 novembre 2020

Argomenti trattati:
Giustizia amministrativa

Articolo inserito il 04-12-2020
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Nel caso di impugnazione di strumenti urbanistici, anche particolareggiati, o di loro varianti, il rapporto di vicinitas è sufficiente a fondare l’interesse a ricorrere?

SENTENZA N. 12599
Nel caso di impugnazione di strumenti urbanistici, anche particolareggiati, o di loro varianti, quindi, il semplice rapporto di vicinitas, se dimostra al più la sussistenza di una generica legittimazione ad agire, non è però sufficiente a fondare anche l'interesse a ricorrere, occorrendo a tal fine l'allegazione e la prova di uno specifico e concreto derivante datti di pianificazione impugnati; tale pregiudizio, poi, deve essere adeguatamente allegato e provato non potendosi risolvere in un generico richiamo all'ordinato assetto del territorio, alla salubrità dell'ambiente e ad altri valori la cui fruizione potrebbe essere rivendicata da qualsiasi soggetto residente, anche non stabilmente, nella zona interessata dalla pianificazione (Cons. Stato sez. IV, 04.12.2017, n.5674).
FATTO e DIRITTO
Il ricorrente, proprietario di un immobile ubicato nel Comune di Acquapendente (VT), Frazione Torre Alfina, alla Via Marchese Cahen nn. 73 e 77, ha impugnato la delibera n. 10 del 26 febbraio 2002 con la quale il Comune adottava una serie di varianti al Piano Regolatore ed introduceva significative novità circa la destinazione urbanistica del territorio comunale, anche con riferimento ad alcune aree immediatamente adiacenti a quella di proprietà dell’istante.
Il ricorrente ha, quindi, rilevato come, per effetto delle suddette varianti, il terreno di sua proprietà vedrebbe perdere irrimediabilmente la sua originaria vocazione agricolo-turistica ed il suo grande valore paesistico-naturalistico in quanto si vedrebbe posto al centro di un’area interessata, da un lato, da uno sproporzionato aumento della destinazione produttiva e industriale e, dall’altro, caratterizzata dalla previsione della realizzazione di un grande ed inquinante insediamento industriale e di un vasto Centro benessere.
Il tutto mentre il lotto del ricorrente manteneva una destinazione agricola che, per effetto della sopra descritta urbanizzazione ed industrializzazione, non aveva più ragion d’essere ed appariva ancor più ingiusta e discrimintaroria.
Ha aggiunto il ricorrente che la delibera impugnata era stata giustificata con la necessità di dare attuazione al PRUSST promosso dal Comune di Civitavecchia, cui lo stesso Comune di Acquapendente aveva aderito, ma che la semplice adesione al suddetto PRUSST non integrava una motivazione sufficiente a dar conto del sacrificio imposto agli interessi privati dalle nuove previsioni urbanistiche. Il Comune, cioè, avrebbe dovuto più compiutamente motivare circa le ragioni di pubblico interesse che avevano giustificato le varianti impugnate, specificando, altresì, le ragioni d incompatibilità delle nuove destinazioni con il previgente strumento urbanistico.
Da ultimo, la delibera impugnata sarebbe stata adottata frettolosamente e senza tenere in debita considerazione le osservazioni che i cittadini e le associazioni culturali e ambientalistche avevano evidenziato in difesa del valore naturalistico ed ambientale del territorio comunale; la stessa Commissione Ambientale del Comune di Acquapendente e la Frazione di Torre Alfina, infine, si erano espresse in senso contrario alla adozione delle varianti in contestazione.
Si è costituito in giudizio il Comune di Acquapendente deducendo l’inammissibilità del ricorso per assoluta genericità dei motivi di censura in esso proposti e la sua infondatezza; il Comune resistente ha fatto, poi, rilevare come, con delibera n. 20, del 12 aprile 2006, era stata adottata una ulteriore variante al P.R.G., poi approvata con delibera G.R. Lazio n. 535, del 26.11.2010, il che poteva determinare la sopravvenuta carenza di interesse ove tale variante avesse inciso specificatamente anche sulle aree di proprietà del ricorrente e si fosse definitivamente consolidata per mancata impugnazione.
Alla pubblica udienza del 30 ottobre 2020 la causa è stata trattenuta in decisione.
Giova, in primo luogo, rilevare come al Collegio non è dato sapere se la delibera n. 20, adottata dal Comune di Acquapendente il 12 aprile 2006, abbia effettivamente inciso sulle aree di proprietà del ricorrente né se le sue previsioni possano ritenersi satisfattive degli interessi del ricorrente non avendo le parti costituite fornito, sul punto, argomentazioni precise e dettagliate.
Ad ogni modo il ricorso va respinto stante la sua inammissibilità ed infondatezza per le considerazioni che seguono.
Il ricorrente ha, in primo luogo, affermato che la disciplina della variante adottata dal Comune di Acquapendente avrebbe avuto ripercussioni pregiudizievoli nei suoi confronti in quanto l’area di sua proprietà, a vocazione agricolo-turistica e dal grande valore paesistico-naturalistica, si vedrebbe ingiustamente sacrificata perché circondata, per effetto delle suddette varianti, da zone a destinazione industriale e fortemente urbanizzate.
La censura così formulata, tuttavia, va dichiarata inammissibile perché estremamente generica ed indeterminata.
Ed invero, è noto che, nel caso di impugnazione di strumenti urbanistici, anche particolareggiati, o di loro varianti, quindi, il semplice rapporto di vicinitas, se dimostra al più la sussistenza di una generica legittimazione ad agire, non è però sufficiente a fondare anche l'interesse a ricorrere, occorrendo a tal fine l'allegazione e la prova di uno specifico e concreto derivante datti di pianificazione impugnati; tale pregiudizio, poi, deve essere adeguatamente allegato e provato non potendosi risolvere in un generico richiamo all'ordinato assetto del territorio, alla salubrità dell'ambiente e ad altri valori la cui fruizione potrebbe essere rivendicata da qualsiasi soggetto residente, anche non stabilmente, nella zona interessata dalla pianificazione (Cons. Stato sez. IV, 04.12.2017, n.5674).
Ciò detto, e passando all’esame del caso che ci occupa, è evidente come la doglianze mosse alle varianti urbanistiche in esame risultano quanto mai generiche ed indimostrate, non avendo il ricorrente fornito alcun elemento di valutazione sul punto ed essendosi limitato ad una generica censura di ingiustizia ed inopportunità delle scelte, peraltro tipicamente discrezionali, poste in essere dal Comune. Non è dato, quindi, sapere nulla di più preciso su cosa, e come, verrà costruito intorno alla proprietà di parte istante e, conseguentemente, non è nemmeno possibile fornire una valutazione in ordine ai possibili rischi o alle potenziali lesioni del suo diritto di proprietà atteso che la possibilità di destinare un determinato bene immobile o zona territoriale all’esercizio di attività industriali o ricettiva e turistica non può dirsi costituire, di per sé, ed in assenza di ulteriori elementi di prova, un pregiudizio per il terzo proprietario, ancorchè confinante o limitrofo (T.a.r Valle d’Aosta, 19.12.2018, n. 62).
Con un secondo ordine di censure, il ricorrente ha, invece, censurato la delibera impugnata per difetto di istruttoria e carenza di motivazione in quanto il Comune si sarebbe limitato a richiamare, genericamente e frettolosamente, il PRUSST promosso dal Comune di Civitavecchia, senza null’altro motivare circa le ragioni di pubblico interesse che avevano determinato l’adozione delle varianti in contestazione. La delibera impugnata, poi, sarebbe stata preceduta da una istruttoria quanto mai sommaria e frettolosamente che non aveva tenuto in debita considerazione le osservazioni proposte dai cittadini e dalle associazioni culturali e ambientalistche in difesa del valore naturalistico ed ambientale del territorio comunale; la stessa Commissione Ambientale del Comune di Acquapendente e la Frazione di Torre Alfina, infine, si erano espresse in senso contrario alla adozione delle varianti in contestazione.
Anche tali censure risultano infondate oltre che indimostrate.
Deve, infatti, rilevarsi come le scelte urbanistiche non necessitano, di regola, di apposita motivazione oltre a quella che si può evincere dai criteri generali, di ordine tecnico-discrezionale, seguiti nell’impostazione del piano (Ad. plen, n. 24 del 1999), salvo che non ricorra una delle evenienze che, in conformità ai consolidati indirizzi della giurisprudenza amministrativa, determinino un più incisivo onere motivazionale.
Nel caso oggetto del presente giudizio, il Comune di Acquapendente ha specificamente dato atto, in sede di variante al Piano Regolatore, della necessità di consentire l’attuazione degli interventi pubblici e privati inseriti nel suddetto PRUSST con la conseguenza che la pretesa del ricorrente ad una diversa programmazione urbanistica, a suo dire più opportuna e più confacente alle proprie aspettative, non può inficiare, in assenza di più specifiche censure, la legittimità della delibera impugnata.
Va anche osservato che non sono allegati e non emergono dalla documentazione versata in atti elementi che possano dimostrare una presunta volontà del Comune resistente di autorizzare opere specifiche in pregiudizio di altri proprietari; analogamente nulla si dice in sede di ricorso circa le osservazioni contrarie alle varianti che il Comune avrebbe frettolosamente pretermesso.
Il ricorso si appalesa, quindi, del tutto è infondato e, pertanto, va respinto.
Le spese di lite seguono la soccombenza nella misura di seguito indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Stralcio), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara in parte inammissibile ed in parte infondato.
Condanna il ricorrente alla refusione delle spese di lite in favore del Comune di Acquapendente nella misura di euro 1500,00 oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 ottobre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Michelangelo Francavilla, Presidente
Rita Luce, Consigliere, Estensore
Alessandro Enrico Basilico, Referendario