ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli. Sez. III, 27 novembre 2020

Argomenti trattati:
Accertamento di conformità - Sanatoria

Articolo inserito il 04-12-2020
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La presentazione della domanda di sanatoria, avanzata ai sensi della L. 47/1985, determina sempre la sospensione dei procedimenti sanzionatori?

SENTENZA N. 5628
Sebbene sia corretta l’affermazione di principio secondo cui la presentazione della domanda di sanatoria, avanzata ai sensi della L. 47/1985, determini la sospensione dei procedimenti sanzionatori (v. art. 44 L. 47/1985), va detto che, perché ciò avvenga, è necessario che l’istanza di condono sia ragionevolmente riferibile alle opere di cui si discute (T.A.R. Napoli, sez. IV, 3 novembre 2017, n. 5129).
FATTO e DIRITTO
1. – Antonietta Gagliardi ha impugnato, per l’annullamento, l’ingiunzione n. 14/2016, prot. 1539, del Dirigente IV Settore sez. Urbanistica del Comune di Trecase, con la quale è stata ingiunta la demolizione entro novanta giorni delle opere abusive realizzate a via Cattaneo n. 1, consistenti in un <<vano di circa 16 mq in ampliamento al vano portone in piano terra; apertura passo carrabile di ampiezza circa ml 3,00 su via C. Cattaneo; realizzazione di una pensilina sul prospetto ovest del fabbricato a parziale copertura del terrazzino in primo piano sovrastante i1 vano, di circa mt. 2,0 x 1,00; realizzazione di una pensilina in piano terra sul prospetto nord del fabbricato di circa mt 5,40 X 2,10>>.
2. – Con il primo motivo di ricorso ha dedotto “Violazione e falsa applicazione artt. 4, 7 8 e 10 L. 47/85 in relazione all’art. 7 D.L. 9/82 ed art. 48 della L. 457/78 – eccesso di potere violazione del giusto procedimento – inesistenza dei presupposti di diritto e di fatto – difetto di istruttoria”, per esserle stata ingiunta, mediante l’atto impugnato, la demolizione di talune opere a suo dire già oggetto di precedente ingiunzione di demolizione n. 33/2001, adottata in relazione ad abusi per i quali aveva presentato richiesta prot. n. 12174 dell’8.11.2001 di concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 13 della L. 47/1985, con la conseguenza che, non essendo intervenuta alcuna risposta da parte dell’ente in ordine a tale istanza, la successiva ingiunzione, impugnata in questa sede, come da consolidata giurisprudenza richiamata, si rivelerebbe improduttiva di effetti.
Fermo quanto sopra, il provvedimento impugnato, sanzionando lo stesso abuso di cui alla precedente ingiunzione, violerebbe anche il divieto di ne bis in idem ricavabile dall’art. 4, prot. 7, CEDU e dell’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Le opere, soggiunge ancora la ricorrente, sotto altro profilo, concretandosi in interventi di consolidamento e di ripristino statico dell’immobile senza aumento plano-volumetrico o mutamento di sagoma, neppure necessiterebbero di concessione edilizia, non avendo <<comportato alcuna sostanziale modificazione o alterazione urbanistico-edilizia del territorio>>.
Infine il Comune non avrebbe adeguatamente ponderato la circostanza che <<le opere censurate quali abusive con l’ordinanza di demolizione erano già completamente eseguite ed ultimate da oltre 15 anni>>, con conseguente lesione della posizione di affidamento legittimamente maturata in capo alla ricorrente e violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa.
Con il secondo motivo ha dedotto “Eccesso di potere – difetto di istruttoria – vizio del procedimento”, atteso che il manufatto non sarebbe stato realizzato ex novo come superficialmente ritenuto dall’ente comunale.
Con il terzo motivo ha dedotto “Eccesso di potere difetto di istruttoria – difetto di motivazione e di interesse pubblico”, avendo la P.A. del tutto trascurato di valutare e dare conto nella motivazione, ai fini dell’applicazione della sanzione demolitoria, del contrasto delle opere realizzate con gli interessi urbanistici, paesaggistici e ambientali.
Con il quarto motivo ha dedotto “Violazione e falsa applicazione legge 7.8.90, n. 241 – eccesso di potere – difetto di istruttoria”, per l’omesso invio della comunicazione di avvio del procedimento.
3. – L’intimata amministrazione comunale non si è costituita in giudizio.
4. – La causa è stata inserita nel ruolo dell’udienza pubblica del 13 ottobre 2020, calendarizzata in attuazione del Piano di riduzione dell’arretrato approvato dal Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa in applicazione dell’art. 16 delle norme di attuazione del c.p.a; la stessa è stata quindi introitata per la decisione.
5. – Il ricorso è complessivamente infondato, per le ragioni che si esplicitano appresso.
6. – Occorre, in primo luogo, dare conto dell’infondatezza della prima censura, basata sulla pendenza della domanda condonistica.
6.1. – Sebbene sia corretta l’affermazione di principio secondo cui la presentazione della domanda di sanatoria, avanzata ai sensi della L. 47/1985, determini la sospensione dei procedimenti sanzionatori (v. art. 44 L. 47/1985), va detto che, perché ciò avvenga, è necessario che l’istanza di condono sia ragionevolmente riferibile alle opere di cui si discute (T.A.R. Napoli, sez. IV, 3 novembre 2017, n. 5129). Tale riferibilità non sussiste affatto nel caso di specie in quanto la domanda di condono versata in atti (prot. n. 12174 dell’8.11.2001) attiene, all’evidenza, ad abusi distinti e precedenti rispetto a quelli sanzionati con l’ingiunzione oggetto dell’odierna impugnazione, afferendo essi al <<frazionamento di un’unità abitativa di circa mq 100,00 in due unità di circa mq 50,00 cadauna di cui una abitativa e l’altra commerciale; la trasformazione del portone di acceso al vecchio deposito in un vano porta e in un vano finestra; un piano ammezzato in corrispondenza dell’unità abitativa sottostante, comunicante tramite scala interna composto da una camera ed un bagno, parapetti sui lastrici solari a chiusura di uno spazio antistante a detta camera; modifica dell’altezza del muro di confine posto ad angolo di via Vesuvio-via Cattaneo>>.
6.2. – E’ pertanto anche da escludere la ventilata violazione del principio del “ne bis in idem” trattandosi di sanzioni irrogate a fronte di abusi edilizi aventi consistenza e natura diversa, come pure deve escludersi, diversamente da quanto opinato dal ricorrente e in coerenza con il consolidato orientamento della giurisprudenza, che valga a viziare il provvedimento la risalenza temporale dei medesimi.
In tal senso si è ribadito, di recente, che <<la mera inerzia da parte dell'Amministrazione nell'esercizio di un potere-dovere finalizzato alla tutela di rilevanti finalità di interesse pubblico — qual è, per l'appunto, quella del ripristino della legalità violata nelle attività di trasformazione edilizia del territorio — non è per certo idonea a far divenire legittimo ciò che è sin dall’origine illegittimo, ossia l'edificazione sine titulo. Allo stesso modo, tale inerzia non può certamente radicare un affidamento di carattere “legittimo” in capo al proprietario che ha realizzato l'abuso, giammai destinatario di un atto amministrativo favorevole idoneo a ingenerare un'aspettativa giuridicamente qualificata. Infatti la sanzione repressiva in materia edilizia costituisce atto dovuto della pubblica Amministrazione, riconducibile ad esercizio di potere vincolato, in mera dipendenza dall'accertamento dell'abuso, con la conseguenza che il provvedimento sanzionatorio non richiede una particolare motivazione, essendo sufficiente la mera rappresentazione del carattere illecito dell'opera realizzata; né tale necessaria previa comparazione dell'interesse pubblico alla repressione dell'abuso — che è in re ipsa — con l'interesse del privato proprietario del manufatto si impone quand'anche l'intervento repressivo avvenga a distanza di tempo dalla commissione dell'abuso>> (Cons. di Stato, Sez. VI, 10 gennaio 2020, n. 254).
6.3. – Anche le doglianze incentrate su presunti deficit motivazionali del provvedimento avversato e sull’asserita lesione delle prerogative di partecipazione procedimentale prospettata dalla ricorrente si rivelano inconsistenti, invero, alla luce del granitico orientamento giurisprudenziale nella materia de qua (si v., da ultimo, Cons. di Stato, Sez. II, 24 settembre 2020, n. 5608 secondo cui <<Il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell'abuso>> e Cons. Stato, Sez. VI, 08 giugno 2020, n. 3636 che esclude la necessità della comunicazione di avvio del procedimento sul rilievo del carattere vincolato dell’atto, posto che <<non è consentito all'Amministrazione compiere valutazioni di interesse pubblico relative alla conservazione del bene>>).
6.4. – Contrariamente, infine, a quanto sostenuto in ricorso, le opere oggetto della contestata ingiunzione alla demolizione non possono ritenersi <<interventi di consolidamento e di ripristino statico>>, dai medesimi certamente derivando un incremento della preesistente volumetria e un aggravio del carico urbanistico nonché, dal punto di vista visivo, una alterazione della morfologia e dei prospetti dell’edificio.
Gli interventi, esclusa la natura precaria dei medesimi, infatti, hanno determinato una modifica strutturale dell’edificio originario, essendo da essi scaturito un organismo edilizio diverso dal precedente, con la creazione di locali, la realizzazione di pensiline e un aumento di volumetria di guisa che, per la loro realizzazione sarebbe stato necessario ottenere un permesso di costruire (sulle pensiline si v. Cons. di Stato, Sez. V, 28 aprile 2014, n. 2196; T.A.R. Roma, sez. II, 5 settembre 2017, n. 9572).
7. – Sulla scorta di quanto osservato il ricorso, rivelandosi infondato, va respinto.
8. – Nulla per le spese in difetto di costituzione dell’ente intimato.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Nulla per le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 13 ottobre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Gianmario Palliggiano, Presidente FF
Maria Barbara Cavallo, Consigliere
Pierangelo Sorrentino, Referendario, Estensore