ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

Consiglio di Stato, Sez. VI, 15 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Sanzioni edilizie per abusi

Articolo inserito il 18-12-2020
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Quali sono le conseguenze nell’eventualità in cui le opere abusive, la cui esecuzione sia risalente nel tempo, siano strutturalmente parte della morfologia del manufatto?

SENTENZA N. 8065
Vero è che, in presenza di opere abusive, l'ordine di demolizione costituisce atto dovuto, per cui la possibilità di non procedere alla rimozione delle parti abusive – quando sia pregiudizievole per quelle legittime – costituisce solo un'eventualità della fase esecutiva, subordinata alla circostanza dell'impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi (cfr., Cons. Stato, sez. V, 21 maggio 1999, n. 587). Nondimeno, nel caso in cui l’ordinanza sanzionatoria sia adottata a distanza di 11 anni dall’esecuzione di opere che strutturalmente fanno parte della morfologia del manufatto e senza nemmeno aver quantificato l’effettivo incremento volumetrico, l’amministrazione deve farsi carico dell’appropriatezza della sanzione comminata.
FATTO e DIRITTO
1. È appellata la sentenza breve del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania, (Sezione Seconda) n. 04766/2013, di reiezione del ricorso proposto dai sig.ri Gaetano Santoro, Nunziante Santoro, Romano Flora, Nicola Santoro e Mariarca Santoro avverso l’ordinanza di demolizione n. 17 del 29.05.2013, del Comune di Casalnuovo di Napoli, avente ad oggetto le opere edilizie realizzate in assenza di permesso di costruire su un terreno sito in Via Siviglia, distinto in catasto al foglio 11, particella 952 in zona agricola.
La natura delle opere realizzate, il tempo trascorso dalla loro esecuzione ed il mancato accertamento degli effetti responsabili dei lavori hanno fondato le censure proposte dai ricorrenti di cui a plurimi motivi d’impugnazione.
2. Il TAR ha respinto il ricorso.
2.1 I giudici di prime cure hanno affermato che: a fronte del permesso di costruire (il n. 18 del 2002) per la realizzazione di un manufatto-deposito di macchine agricole con un volume pari a metri cubi 349.86 (m. 17,85 x m. 4.90 x 4,00), i ricorrenti hanno realizzato opere che superano abbondantemente la volumetria assentita; dagli atti del giudizio non risulta che la demolizione delle nuove opere possa pregiudicare l’esistenza del manufatto realizzato in conformità al titolo edilizio; i ricorrenti non hanno addotto alcun principio di prova atto a dimostrare che il manufatto fosse stato completato in data di gran lunga anteriore all’ordine di demolizione; sussiste comunque a carico del proprietario dell'immobile una presunzione di responsabilità per gli abusi edilizi accertati, sicché l'interessato può sottrarsi a tale responsabilità solo dimostrando la sua estraneità all'abuso commesso.
3. Appellano la sentenza i sig.ri Gaetano Santoro, Nunziante Santoro, Romano Flora, Nicola Santoro e Mariarca Santoro. Resiste il Comune di Casalnuovo di Napoli.
4. Alla pubblica udienza del 27 novembre 2020 la causa su richiesta delle parti, è stata trattenuta in decisione.
5. Coi motivi d’appello i ricorrenti lamentano l’errore di giudizio in cu sarebbero incorsi i giudici i prime cure nell’omettere d’accertare l’assenza di motivazione dell’atto impugnato.
L’ordinanza di demolizione, deducono gli appellanti, adottata ad oltre 11 anni dall’esecuzione degli interventi, sanziona in principalità il cambio di destinazione del capannone e non l’aumento di volumetria su cui viceversa il TAR si diffonde; non considera la natura delle opere per lo più realizzate nel sottosuolo.
In definitiva l’ordinanza di demolizione, con riguardo ai profili richiamati, sarebbe a loro avviso immotivata.
6. Il motivo è fondato ai sensi e nei limiti di seguito precisati.
In punto di fatto emerge che le opere, per larga parte, state realizzate al di sotto della preesistente struttura assentita, ossia al di sotto del manufatto per il deposito di macchine agricole di volume pari a metri cubi 349.86.
Il cambio di destinazione non risulta contestato da specifici atti, né è stato quantificato l’aumento volumetrico abusivo.
A tutto ciò s’aggiunge, che il Comune, prima d’adottare la misura ripristinatoria, ha pretermesso la valutazione dell’incidenza delle opere abusive realizzate sulla struttura originaria.
Vero è che, in presenza di opere abusive, l'ordine di demolizione costituisce atto dovuto, per cui la possibilità di non procedere alla rimozione delle parti abusive – quando sia pregiudizievole per quelle legittime – costituisce solo un'eventualità della fase esecutiva, subordinata alla circostanza dell'impossibilità del ripristino dello stato dei luoghi (cfr., Cons. Stato, sez. V, 21 maggio 1999, n. 587).
Nondimeno, nel caso in cui l’ordinanza sanzionatoria sia adottata a distanza di 11 anni dall’esecuzione di opere che strutturalmente fanno parte della morfologia del manufatto e senza nemmeno aver quantificato l’effettivo incremento volumetrico, l’amministrazione deve farsi carico dell’appropriatezza della sanzione comminata.
7. Conclusivamente l’ordinanza impugnata non è sufficientemente motivata.
8. Pertanto l’appello è fondato ai sensi e nei limiti della motivazione e, per l’effetto, in riforma dell’appellata sentenza, deve essere accolto il ricorso di prime cure, e, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione vorrà adottare, annullato l’atto impugnato.
9. La controvertibilità dei fatti dedotti in causa giustifica la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie sensi e nei limiti della motivazione e, per l’effetto, in riforma dell’appellata sentenza, accoglie il ricorso di prime cure, e, fatti salvi gli ulteriori provvedimenti che l’amministrazione vorrà adottare, annulla l’atto impugnato.
Compensa le spese del doppio grado di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 27 novembre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Sergio Santoro, Presidente
Oreste Mario Caputo, Consigliere, Estensore
Francesco Gambato Spisani, Consigliere
Giovanni Sabbato, Consigliere
Davide Ponte, Consigliere