ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III, 10 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Sanzioni edilizie per abusi
Sequestro penale

Articolo inserito il 18-12-2020
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Sull’inottemperanza all’ordine di demolizione in pendenza di sequestro.

SENTENZA N. 1607
La giurisprudenza ha da tempo chiarito che l’eseguibilità della demolizione è subordinata al venir meno della misura cautelare, considerato che soltanto il dissequestro restituisce al proprietario la disponibilità del bene; salvo talora a qualificare tale impedimento come impossibilità non assoluta, superabile attraverso la formulazione di apposita istanza di dissequestro.
Da ultimo, tuttavia, il Consiglio di Stato ha condivisibilmente confermato l’indirizzo più garantista, giungendo a definire lo stato patologico del provvedimento di acquisizione gratuita per inottemperanza all’ordine di demolizione in pendenza di sequestro quale “nullità” per assenza di un elemento essenziale dell’atto, ai sensi dell’art. 21 septies della legge n. 241/90, in relazione agli artt. 1346 e 1418 c.c.
FATTO e DIRITTO
1.-Con il gravame in epigrafe, parte ricorrente lamenta l’illegittimità del provvedimento di acquisizione gratuita (ordinanza n. 66 in epigrafe meglio specificata) emesso in relazione ad area di sua proprietà, riportata in catasto al fg. 15, particella 353, quale misura sanzionatoria della mancata ottemperanza a precedente ordine di demolizione, pronunziato quest’ultimo rispetto ad un intervento edilizio realizzato sull’area in parola sine titulo; ordine rimasto inoppugnato.
I rilievi articolati in ricorso sono, invero, diretti a censurare l’atto di acquisizione gratuita per vizi propri.
Si è costituito in giudizio il Comune di Vieste, per resistere al ricorso con atto prodotto in data 24 ottobre 2013, articolando le difese in successive memorie.
All’udienza del 16 settembre 2020, la causa è stata trattenuta in decisione.
2.- In via preliminare va scrutinata e respinta l’eccezione di inammissibilità del gravame, formulata dall’Amministrazione comunale resistente sul presupposto della mancata impugnazione dell’ordinanza di demolizione n. 1 del 5 gennaio 2012.
Come anticipato sub 1, parte ricorrente censura l’ordinanza di acquisizione gratuita per vizi propri; ciò che rende assolutamente ininfluente la circostanza della mancata impugnazione dell’ordine di demolizione presupposto.
3.- Il gravame è incentrato su quattro motivi.
3.1.- Con i motivi sub 1 e 3, parte ricorrente fa valere due distinte violazioni procedimentali: mancato accertamento dell’inottemperanza all’ordine di demolizione e mancato avvio del procedimento. Con il motivo sub 2, contesta la volontarietà dell’inottemperanza in relazione alla circostanza che l’immobile da demolire fosse stato attinto da provvedimento di sequestro. Infine, con il motivo sub 4, rileva l’assenza di motivazione del provvedimento di acquisizione sotto il profilo della “quantificazione dimensionale”.
3.2.- Il ricorso va accolto sulla scorta del secondo motivo.
La giurisprudenza ha da tempo chiarito che l’eseguibilità della demolizione è subordinata al venir meno della misura cautelare, considerato che soltanto il dissequestro restituisce al proprietario la disponibilità del bene; salvo talora a qualificare tale impedimento come impossibilità non assoluta, superabile attraverso la formulazione di apposita istanza di dissequestro.
Da ultimo, tuttavia, il Consiglio di Stato ha condivisibilmente confermato l’indirizzo più garantista, giungendo a definire lo stato patologico del provvedimento di acquisizione gratuita per inottemperanza all’ordine di demolizione in pendenza di sequestro quale “nullità” per assenza di un elemento essenziale dell’atto, ai sensi dell’art. 21 septies della legge n. 241/90, in relazione agli artt. 1346 e 1418 c.c.
In tal senso si è invero espressa la sesta Sezione, con la recente sentenza n. 2431 del 16 aprile 2020, ove si trova statuito quanto di seguito riportato: “Sul rapporto tra ordine di demolizione e sequestro penale, va precisato che il provvedimento che prescrive la demolizione o la riduzione in pristino di un immobile oggetto di sequestro è affetto da vizio di nullità ai sensi dell'art. 21-septies della L. n. 241 del 1990 (in relazione agli artt. 1346 e 1418 c.c.) e, quindi, radicalmente inefficace, per l'assenza di un elemento essenziale dell'atto, tale dovendosi intendere la possibilità giuridica dell'oggetto del comando. Ne consegue che solo il venir meno del sequestro consente ex se all'Amministrazione di ingiungere o di reiterare la demolizione” (in termini Tar Abruzzo, L’Aquila, Sez. I, 2.3.2020, n. 502 e Tar Sicilia, Catania, Sez. I, 2.10.2019 n. 2320).
3.3.- I motivi ulteriori vanno invece assorbiti non comportando per il ricorrente ulteriore utilità: i motivi sub 1 e 3 poiché a carattere strettamente procedimentale e il motivo sub 4 poiché concernente il profilo dell’estensione dell’area oggettivo di acquisizione gratuita; pur in disparte ogni considerazione circa l’ammissibilità di tale ultima censura nell’ottica dell’interesse ricorrente, posto che non si lamenta l’acquisizione di un’area più estesa di quanto consentito per legge.
4.- In conclusione, il gravame può essere accolto nei termini su indicati. Considerate tuttavia le oscillazioni della giurisprudenza sul punto di diritto rivelatosi centrale nella soluzione della controversia, il Collegio dispone la compensazione tra le parti delle spese di causa.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini di cui in motivazione. Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Bari nella camera di consiglio del giorno 16 settembre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Orazio Ciliberti, Presidente
Carlo Dibello, Consigliere
Giacinta Serlenga, Consigliere, Estensore