ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. II, 10 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Condono edilizio

Articolo inserito il 18-12-2020
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Che accade se, in pendenza di procedimento di condono, l’immobile viene demolito?

SENTENZA N. 6054
La demolizione dell’immobile, in pendenza di procedimento di condono ne determina la improcedibilità per venir meno dell’oggetto del procedimento. Correttamente, pertanto, l’amministrazione ha denegato il richiesto condono in ragione della intervenuta demolizione, a nulla rilevando che le dimensioni del manufatto potessero essere altrimenti accertate.
Come ha infatti recentemente affermato il Consiglio di Stato, dopo che il manufatto originario è stato demolito, deve ritenersi che sia venuta meno l'opera a cui si riferiva la richiesta di sanatoria: l'istanza di condono deve infatti essere esaminata solo qualora alla data di emanazione del provvedimento esista ancora l'immobile che ne è l'oggetto (Consiglio di Stato sez. II, 30/07/2019, n.5367).
FATTO e DIRITTO
Con il ricorso in epigrafe, parte ricorrente impugna il provvedimento prot. n. 33899 del 17.11.2016, successivamente notificato del 12.9.2014, con cui il Dirigente del Settore V - Urbanistica ha comunicato il rigetto dell'istanza di assenso edilizio prot. n. 13908 del 9.5.2016, ai sensi del combinato disposto degli artt. 3 e 36 del D.P.R. n. 380/2001, relativamente alla ricostruzione ed al completamento del fabbricato residenziale di proprietà sito alla via Palermo in Nola, località Piazzolla.
Espone, in punto di fatto, di aver realizzato, nel 1983, un manufatto, ultimato al rustico, con destinazione d'uso residenziale, avendo alla data del 1.10.1983 predisposto tutte le opere interne e gli impianti idonei a tale utilizzo rispetto alla conformazione esteriore dell'immobile tanto da presentare domanda di condono ai sensi dell'art. 32 della L. n. 47/85 (prot. n. 19929 del 30.9.1998).
L'immobile, composto da due piani fuori terra, occupava una superficie di circa 400 mq.
In data 23.12.2008, è stata prodotta documentazione integrativa, unitamente all'autocertificazione di cui all'art. 9 della L.r. 10/2014, contestualmente versando integralmente l'oblazione e gli oneri concessori nella misura di euro 34.821,00.
Con nota prot. n. 19428 del 20.9.2011, presentava formale comunicazione ai sensi del comma 8 dell'art. 35 della L. n. 47/85, manifestando l'intendimento di procedere all'adeguamento strutturale ed al completamento delle opere con adeguamento sismico.
Veniva quindi effettuata la demolizione del corpo di fabbrica preesistente in precarie condizioni strutturali. Il 10.1.2013, quando erano già state realizzate le fondazioni ed il primo impalcato, il cantiere veniva posto sotto sequestro.
Il ricorrente presentava dunque domanda di permesso di costruire ai sensi dell'art. 3 del D.P.R. n. 380/2001 per ricostruire fedelmente ciò che era oggetto di condono.
Il Comune avviava il procedimento di diniego della domanda di sanatoria ex L. n. 47/1985, giusta nota prot. n. 29526 del 11.10.2016, sull'esclusivo presupposto che l'immobile fosse stato medio tempore demolito (all'esito di formale comunicazione ex art. 35, comma 13, della L. n. 47/85); inoltre, previa comunicazione di avvio del procedimento, rigettava la domanda di assenso edilizio sulla scorta delle seguenti considerazioni:
− il titolo abilitativo in sanatoria delle opere abusive non è stato formalmente rilasciato, per cui non sarebbe legittimata la ricostruzione di quanto in precedenza demolito, non potendo ricorrersi all'accertamento di conformità ex art. 36 T.U. Edilizia;
- le opere realizzate riguarderebbero una differente tipologia di intervento ed il completamento con l’adeguamento sismico andrebbe qualificato come ristrutturazione edilizia, non supportata dal previo rilascio del titolo in sanatoria e dalla prescritta autorizzazione sismica.
Avverso detto provvedimento, il ricorrente deduce i seguenti motivi di impugnazione:
I. VIOLAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO DI LEGGE – VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 2 E 3 DELLA L. N. 241/90 – FALSA APPLICAZIONE DEGLI ARTT. 32 SS. DELLA L. N. 37/85 – ECCESSO DI POTERE – DIFETTO DI ISTRUTTORIA – IRRAGIONEVOLEZZA – MANIFESTA ILLOGICITA' – ALTRI ASPETTI.
Secondo il ricorrente, vi sarebbe una “asimmetria procedimentale”, in quanto la domanda di permesso di costruire è stata respinta in ragione della pretesa inammissibilità o, comunque, non accoglibilità del condono, non formalmente disposta.
II. VIOLAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO DI LEGGE – VIOLAZIONE DELL'ART. 35 DELLA LEGGE N. 47/85 – VIOLAZIONE DELL'ART. 9 DELLA L.R. N. 10/2004 - VIOLAZIONE DELL'ART. 97 COST. ED IN PARTICOLARE DEI PRINICPI DI LEGALITA' E BUON ANDAMENTO DELL'AZIONE AMMINISTRATIVA – ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO - FALSITA’ DELLA CAUSA – CARENZA DEI PRESUPPOSTI DI FATTO E DI DIRITTO – TRAVISAMENTO DEI FATTI – CARENZA DI ISTRUTTORIA - OMESSA PONDERAZIONE DELLA FATTISPECIE CONSIDERATA - ILLOGICITA’ MANIFESTA - ALTRI PROFILI
Il titolo abilitativo in sanatoria si sarebbe formato per silenzio-assenso ai sensi dell'art. 35, comma 17, della L. n. 47/85, essendo decorso ampiamente il termine di 24 mesi dall'ultima integrazione documentale, con contestuale integrazione dei versamenti, risalente al 23.12.2008.
III. VIOLAZIONE DELL'ART. 3 DEL D.P.R. N. 380/2001 – VIOLAZIONE DELL'ART. 3 DELLA L. N. 241/90 – ECCESSO DI POTERE – SVIAMENTO – CARENZA ASSOLUTA DI MOTIVAZIONE DIFETTO DI ISTRUTTORIA – FALSO SUPPOSTO IN FATTO – TRAVISAMENTO DEI FATTI - ILLOGICITÀ MANIFESTA – IRRAGIONEVOLEZZA -ALTRI PROFILI.
Sarebbe pacifico, secondo il ricorrente, che si possa procedere al ripristino della consistenza demolita nell'ambito della ristrutturazione edilizia purché essa sia certa, come nella specie incontestato ed acclarato dalla perizia giurata acclusa alla pratica a suo tempo prodotta.
Alcun rilievo assumerebbe la conformazione esteriore del manufatto che, alla data ultima prevista dalla normativa sul condono, era completo al rustico ed era già stato modificato per imprimere la destinazione residenziale, dichiarata nella domanda né potrebbe ostare al rilascio del titolo abilitativo l'insistenza di un sequestro penale, attesa l'autonomia del relativo procedimento e, in ogni caso, costituendo proprio l'ammissibilità dell'intervento di ricostruzione successivo alla demolizione valido motivo per rimuovere il vincolo apposto in sede penale, dimostrando la legittimità dell'edificazione.
Il Comune di Nola si è costituito con memoria di stile.
Con motivi aggiunti, notificati in data 17 marzo 2017, il ricorrente impugna il provvedimento prot. n. 4758 del 14.2.2017, con cui è stata respinta la domanda di sanatoria del 30.9.1986 relativamente all'immobile del ricorrente.
I motivi aggiunti sono articolati nelle seguenti doglianze:
I. VIOLAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO DI LEGGE – VIOLAZIONE DELL'ART. 35 DELLA LEGGE N. 47/85 – VIOLAZIONE DELL'ART. 9 DELLA L.R. N. 10/2004 - VIOLAZIONE DELL'ART. 97 COST. ED IN PARTICOLARE DEI PRINICPI DI LEGALITA' E BUON ANDAMENTO DELL'AZIONE AMMINISTRATIVA – ECCESSO DI POTERE PER SVIAMENTO - FALSITA’ DELLA CAUSA – CARENZA DEI PRESUPPOSTI DI FATTO E DI DIRITTO –TRAVISAMENTO DEI FATTI – CARENZA DI ISTRUTTORIA - OMESSA PONDERAZIONE DELLA FATTISPECIE CONSIDERATA ILLOGICITA’ MANIFESTA - ALTRI PROFILI
Il Comune non avrebbe valutato che sulla domanda di sanatoria era intervenuto, decorso il termine di legge, un provvedimento implicito di assenso.
II. VIOLAZIONE DELL'ART. 32 DELLA L. N. 47/84 – VIOLAZIONE DELL'ART. 3 DELLA L. N. 241/90 – ECCESSO DI POTERE – SVIAMENTO – CARENZA ASSOLUTA DI MOTIVAZIONE – DIFETTO DI ISTRUTTORIA – FALSO SUPPOSTO IN FATTO – TRAVISAMENTO DEI FATTI - ILLOGICITÀ MANIFESTA – IRRAGIONEVOLEZZA -
ALTRI PROFILI
Vi sarebbe difetto di istruttoria e travisamento, in quanto il Comune sarebbe giunto alla paradossale conclusione che il ricorrente avrebbe perso lo jus aedificandi riconosciuto dalla normativa eccezionale sul condono, trascurando di considerare come la demolizione del manufatto, le cui caratteristiche dimensionali e tipologiche sono chiaramente evincibili dalla pratica di condono, è avvenuta legittimamente sulla scorta di atti di parte mai contestati o denegati dall'Amministrazione comunale.
Il Comune ha depositato una memoria nella quale ha rilevato che il ricorrente non avrebbe assolto all’onere probatorio, avendo omesso il deposito della documentazione allegata all’istanza di condono (ed in realtà della stessa istanza) e quella relativa all’intervenuto pagamento dell’oblazione.
Ha quindi concluso per il rigetto del ricorso.
Il ricorso e i relativi motivi aggiunti sono infondati e pertanto vanno respinti.
Con il primo motivo, il ricorrente sostiene che vi sarebbe stata, nell’azione amministrativa, una “asimmetria procedimentale”, in quanto la domanda di permesso di costruire è stata respinta in ragione della pretesa inammissibilità o, comunque, non accoglibilità del condono.
Il motivo è infondato.
Nel caso in esame, il previo condono dell’immobile precedente era condizione essenziale per il rilascio del permesso di costruire richiesto, in quanto si trattava di un permesso di costruire per demolizione e ricostruzione, volto appunto a ricostruire fedelmente ciò che era oggetto della istanza di condono. In assenza di condono, infatti, questa specifica forma permesso di costruire richiesto non avrebbe potuto essere rilasciato.
Con il secondo motivo, parte ricorrente sostiene che titolo abilitativo in sanatoria si sarebbe formato per silenzio-assenso ai sensi dell'art. 35, comma 17, della L. n. 47/85, essendo decorso ampiamente il termine di 24 mesi dall'ultima integrazione documentale, con contestuale integrazione dei versamenti, risalente al 23.12.2008.
La censura è infondata.
Per la formazione del silenzio-assenso su un'istanza di condono edilizio è necessario che ricorrano i requisiti sia dell'avvenuto pagamento dell'oblazione dovuta e degli oneri di concessione, sia dell'avvenuto deposito di tutta la documentazione prevista per la sanatoria; l'effetto sanante, in altre parole, non deriva immancabilmente dal decorso del termine previsto, ma è condizionato al pagamento di tutte le somme eventualmente dovute a conguaglio, nonché, per quanto qui di interesse, alla presentazione all'ufficio tecnico erariale della documentazione necessaria all'accatastamento. (Consiglio di Stato sez. II, 27/08/2020, n.5247)
Nel caso di specie, tuttavia, come ha rilevato il Comune resistente, parte ricorrente si è limitata ad affermare tale circostanza, ma non ne ha fornito prova producendo agli atti idonea documentazione.
Il motivo deve dunque essere respinto.
Con il terzo motivo, il ricorrente sostiene che nell'ambito della ristrutturazione edilizia si possa procedere al ripristino di una consistenza già demolita, purché essa sia certa nelle sue dimensioni, come nella specie incontestato ed acclarato dalla perizia giurata acclusa alla pratica a suo tempo prodotta.
Anche tale profilo di doglianza è infondato. Infatti, nell’ipotesi che il bene non esista più (in quanto demolito) non è possibile rilasciare un permesso di costruire per demolizione e ricostruzione, ma un intervento di nuova costruzione.
Il ricorso va dunque respinto.
Con i motivi aggiunti, parte ricorrente ha impugnato il provvedimento di diniego di condono, deducendo, con il primo motivo, che l’amministrazione non avrebbe illegittimamente considerato l’intervenuta formazione del titolo per silentium. Il motivo è infondato per le ragioni già sopra espresse circa l’assenza di prova documentale prodotta in giudizio dei presupposti per la formazione del silenzio assenso sul condono.
Con il secondo motivo aggiunto, il ricorrente deduce difetto di istruttoria e travisamento, in quanto il Comune sarebbe giunto alla paradossale conclusione di far perdere al ricorrente lo jus aedificandi riconosciuto dalla normativa eccezionale sul condono, senza considerare come, nonostante la demolizione del manufatto, caratteristiche dimensionali e tipologiche sono chiaramente evincibili dalla pratica di condono.
Il motivo è infondato.
La demolizione dell’immobile, in pendenza di procedimento di condono ne determina la improcedibilità per venir meno dell’oggetto del procedimento. Correttamente, pertanto, l’amministrazione ha denegato il richiesto condono in ragione della intervenuta demolizione, a nulla rilevando che le dimensioni del manufatto potessero essere altrimenti accertate.
Come ha infatti recentemente affermato il Consiglio di Stato, dopo che il manufatto originario è stato demolito, deve ritenersi che sia venuta meno l'opera a cui si riferiva la richiesta di sanatoria: l'istanza di condono deve infatti essere esaminata solo qualora alla data di emanazione del provvedimento esista ancora l'immobile che ne è l'oggetto (Consiglio di Stato sez. II, 30/07/2019, n.5367).
In conclusione, i motivi aggiunti vanno anch’essi respinti.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, integrato da motivi aggiunti, li respinge entrambi.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite, che liquida in euro 3.000/00 (tremila/00), oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 20 ottobre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Paolo Corciulo, Presidente
Maria Laura Maddalena, Consigliere, Estensore
Antonella Lariccia, Primo Referendario