ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Toscana, Firenze, Sez. III, 16 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Sanzioni edilizie per abusi

Articolo inserito il 23-12-2020
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In quale ipotesi il proprietario è esente dalla misura della acquisizione gratuita al patrimonio comunale prevista in caso di abusi edilizi?

SENTENZA N. 1675
Secondo un costante orientamento giurisprudenziale in materia di abusi edilizi commessi da persona diversa dal proprietario, perché quest'ultimo possa andare esente dalla misura consistente nell'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime sulla quale insiste il bene, ai sensi dell'art. 31, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001, occorre che risulti, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell'opera abusiva o che, essendone lo stesso venuto a conoscenza, si sia poi adoperato per impedirlo con gli strumenti offertigli dall'ordinamento (Cons. giust. amm. Sicilia, 17/07/2020, n. 617).
FATTO
Con il presente ricorso la società Casarosa Ida s.r.l. ha impugnato l'ordinanza dirigenziale n. 12 del 22 maggio 2013 (n.cronologico 348/13) notificata il 31 maggio 2013, recante "ordinanza di demolizione di opere eseguite in assenza di titolo presso immobile sito in Cascina …".
Nel ricorso si è avuto modo di evidenziare che la società Casarosa Ida s.r.1 e le signore Ida Casarosa e Daniela Salvadori, sono proprietarie di alcuni appezzamenti di terreno situati nel Comune di Cascina ed individuati al foglio 8 particelle 1173 e 1286 del Catasto Terreni dello stesso Comune.
A seguito di un accertamento del 19 ottobre 2012 il Comune di Cascina ha notificato a tutti i soggetti proprietari la "comunicazione di avvio del procedimento ai sensi degli art. 7 e ss. della 1. 241/90 ..." ove si dava atto dell'accertamento operato il 15 febbraio 2012 dal Comando di Polizia Municipale, all'esito del quale era stato possibile accertare la "..realizzazione delle seguenti opere: a) una massicciata in cemento per una estensione di circa 3030 mq; b) un piazzale in ghiaia costipata di circa 3229 mq; c) n. 5 grandi tettoie utilizzate per il deposito di materiali, un manufatto con struttura in ferro; d) divisori in rete metallica e copertura in fibrocemento utilizzato come ricovero per cani".
A questa nota ha fatto seguito l'ordinanza n. 12 del 22 maggio 2012 con la quale si è ordinato alla società Casarosa Ida srl e alle Signore Daniela Salvadori e Ida Casarosa di provvedere entro 90 (novanta) giorni “alla rimozione delle opere contestate e rilevate in sede del sopralluogo richiamato in premessa, con conseguente rimessa in pristino dei luoghi, compreso l'allontanamento dei materiali in luogo debitamente autorizzato...".
Nell’impugnare i sopra citati provvedimenti si sostiene l’esistenza dei seguenti vizi:
1. la violazione della disciplina in materia edilizia ed urbanistica ed in particolare della L.R.T. 1/2005, e del D.P.R. 380 /2001, oltre al venire in essere di diversi profili di eccesso di potere per violazione del principio del legittimo affidamento, insufficienza e contraddittorietà della motivazione, difetto di istruttoria, illogicità ed ingiustizia manifeste; i ricorrenti affermano che sino all'accertamento operato agli inizi dell'anno 2012, il Comune di Cascina non avrebbe assunto alcuna iniziativa relativamente a detti interventi, ingenerando nei titolari della società l'affidamento in ordine alla possibilità di mantenere dette strutture;
2. la violazione dell'art. 3 della Legge del 7 agosto 1990, n.241, sotto ulteriore profilo, oltre all’eccesso di potere per violazione del principio del legittimo affidamento, la carenza dei presupposti, l’insufficienza, la contraddittorietà della motivazione e il travisamento dei fatti; il Comune di Cascina avrebbe sottoposto tutte le opere (ed in particolare le strutture metalliche infisse al suolo) al permesso di costruire, mentre avrebbe potuto applicare il regime proprio della denuncia di inizio attività;
3. la violazione dell'art. 31 D.P.R. 380/2001, sotto ulteriore profilo, in relazione all'art. 31 e sub specie dalla L.R.T. 1/2005, sotto ulteriore profilo, in relazione all'art. 132, oltre all’eccesso di potere per illogicità ed ingiustizia manifeste, travisamento, errore e difetto nell'istruttoria, sotto ulteriore profilo, in quanto l’"acquisizione gratuita" della aree al patrimonio comunale non potrebbe pregiudicare l’attuale proprietario che sarebbe estraneo all'esecuzione dell'opera.
Si è costituito il Comune di Cascina che ha contestato le argomentazioni proposte e ha chiesto il rigetto del ricorso, in quanto infondato.
La causa è passata in decisione all’udienza del 13 novembre 2020, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, ai sensi dell’art. 25, comma 2, decreto-legge n. 137 del 2020.
DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e va respinto.
1.1 E’ da respingere il primo e il secondo motivo con il quale si rileva come la società ricorrente avrebbe realizzato le opere contestate, agli inizi degli anni 2000, a fronte delle necessità di reperire spazi da adeguare a magazzino e ricovero merci.
Dalla realizzazione di detti manufatti, e sino all'accertamento operato agli inizi dell'anno 2012, il Comune di Cascina non avrebbe assunto alcuna iniziativa riferita a detti interventi, ingenerando così nei titolari della società l'affidamento in ordine alla possibilità di mantenere dette strutture.
1.2 Al fine di dimostrare l’infondatezza delle argomentazioni proposte è necessario premettere che una delle particelle dove insistono dette opere (e precisamente la particella n. 1173), ricade quasi completamente nelle “aree rilevanti da un punto di vista ambientale o con funzioni strategiche - Area agricole di Varco”, disciplinate dall’art. 34 vigente all’epoca dell’ordinanza delle Norme Tecniche di Attuazione del Regolamento Urbanistico, mentre seppur in piccola parte rientra nelle aree destinate a verde attrezzato e per il tempo libero, disciplinate dall’art. 21 delle N.T.A..
1.3 La particella 1286 rientra, in parte anch’essa, nelle aree destinate a “verde attrezzato e per il tempo libero”, disciplinate dall’art. 21 delle NTA del RU vigente all’epoca dell’ordinanza.
1.4 Sulla base di dette disposizioni sono escluse destinazioni produttive non collegate con le attività agricole o di valorizzazione ambientale, circostanza quest’ultima che consente di ritenere incompatibili con il territorio le attività svolte dai ricorrenti e dirette al commercio all’ingrosso ed al minuto di materiali per l’edilizia, pavimenti rivestimenti, sanitari, materiali idro sanitari e materiali per l’edilizia in genere.
1.5 Si consideri, peraltro, che le opere di cui si tratta (tettoie, massicciata in cemento, piazzale in ghiaia, manufatto con struttura in ferro e divisori in rete metallica), non potevano che richiedere una preventiva emanazione di un permesso di costruire, considerando come costituiscano dei manufatti, suscettibili di determinare una trasformazione permanente del suolo in edificato, ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. e) del DPR 380/2001.
1.6 Nemmeno l’Amministrazione avrebbe dovuto preventivamente verificare la sanabilità delle opere, considerando che nessuna istanza di accertamento della doppia conformità era stata proposta da nessuno dei soggetti interessati.
1.7 Sulla base di quanto sopra rilevato è, peraltro, evidente come non poteva considerarsi esistente alcun legittimo affidamento da parte dei proprietari.
1.8 Precedenti pronunce hanno avuto modo di sancire che l'attività di repressione degli abusi edilizi non costituisce attività discrezionale, ma del tutto vincolata che non abbisogna di particolare motivazione, essendo sufficiente fare riferimento all'accertata abusività delle opere che si ingiunge di demolire. Peraltro, nemmeno il lungo lasso di tempo intercorso tra la realizzazione dell'abuso e l'adozione del provvedimento repressivo refluisce in un più stringente obbligo motivazionale circa la sussistenza di un interesse pubblico attuale alla ingiunzione di demolizione, atteso che non può ammettersi la consolidazione di un affidamento degno di tutela solo in virtù del tempo trascorso in costanza di una situazione di fatto abusiva, che non può ritenersi per ciò solo legittimata; pertanto, l'ordinanza di demolizione, quale provvedimento repressivo, non è assoggettata ad alcun termine decadenziale e, quindi, è adottabile anche a notevole intervallo temporale dall'abuso edilizio, costituendo atto dovuto e vincolato alla ricognizione dei suoi presupposti (Cons. Stato Sez. II, 03/06/2020, n. 3485; T.A.R. Campania Napoli Sez. VIII, 09/10/2020, n. 4377 T.A.R. Toscana Firenze Sez. III, 29/06/2020, n. 832; (Cons. Stato Sez. II, 21/10/2019, n. 7103; T.A.R. Campania Napoli, Sez. VI, n. 1710 del 25 marzo 2011).
1.9 L’Amministrazione comunale ha contestato il fatto che circostanza (affermata esistente dalla ricorrente) e in base alla quale sarebbe stata depositata presso il Comune e nell’anno 2007 una denuncia di inizio di attività e, ciò, peraltro per opere soggette a permesso di costruire ai sensi dell’art. 10 comma 1 lett. a) del Dpr 380/2001.
2. Le censure sopra citate sono pertanto, infondate.
Altrettanto da respingere è il terzo motivo con il quale si sostiene che l’"acquisizione gratuita" della aree al patrimonio comunale non potrebbe pregiudicare i rimanenti proprietari (e quindi le Sig.re Ida Casarosa e Daniela Salvadori) che sarebbero estranee all'esecuzione delle opere abusive, poste in essere dalla società Casarosa Ida Srl.
2.1 E d’altra parte tutto ciò è comprensibile dal momento che la sig.ra Casarosa Ida è stata socia dell’azienda Casarosa Ida s.r.l., così come la sig.ra Salvadori Daniela ne è stata socia e poi amministratore dal 2007.
2.2 Ne consegue come nel caso di specie non risulti dimostrata l’assoluta estraneità dei sopra citati titolari.
2.3 Si consideri, inoltre, che secondo un costante orientamento giurisprudenziale in materia di abusi edilizi commessi da persona diversa dal proprietario, perché quest'ultimo possa andare esente dalla misura consistente nell'acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell'area di sedime sulla quale insiste il bene, ai sensi dell'art. 31, comma 3, del D.P.R. n. 380/2001, occorre che risulti, in modo inequivocabile, la sua completa estraneità al compimento dell'opera abusiva o che, essendone lo stesso venuto a conoscenza, si sia poi adoperato per impedirlo con gli strumenti offertigli dall'ordinamento (Cons. giust. amm. Sicilia, 17/07/2020, n. 617).
2.4 E’ comunque dirimente constatare che la verifica di tali circostanze è suscettibile di incidere sulla legittimità del provvedimento di acquisizione gratuita e non sull’ordinanza di demolizione.
2.5 In conclusione l’infondatezza di tutte le censure proposte, consente di respingere il ricorso.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna le parti ricorrenti, in solido tra loro, al pagamento delle spese di lite nei confronti del Comune di Cascina che liquida in euro 3.000,00 (tremila//00), oltre oneri di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 13 novembre 2020 tenutasi mediante collegamento da remoto in video conferenza, secondo quanto disposto dagli articoli 25 del decreto-legge n. 137 del 2020 e 4 del decreto-legge n. 28 del 2020, con l'intervento dei magistrati:
Riccardo Giani, Presidente FF
Alessandro Cacciari, Consigliere
Giovanni Ricchiuto, Consigliere, Estensore