ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Toscana, Firenze, Sez. III, 16 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Ristrutturazione edilizia

Articolo inserito il 23-12-2020
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[A] Quali sono i limiti previsti per la ristrutturazione edilizia c.d. ricostruttiva? [B] La realizzazione di un nuovo manufatto può rientrare in una delle fattispecie di ristrutturazione edilizia?

SENTENZA N. 1662
[A] Con riferimento alla ristrutturazione edilizia cd. ricostruttiva l'unico limite previsto è quello della identità di volumetria, rispetto al manufatto demolito, salve innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica, e ad eccezione degli immobili sottoposti a vincolo ex d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei beni culturali), per i quali è altresì prescritto il rispetto della medesima sagoma di quello preesistente (Cons. Stato Sez. IV Sent., 12/10/2017, n. 4728).
1.8.
[B] La realizzazione di un nuovo annesso con un considerevole incremento di volume, oltre alla realizzazione di nuovi vani, non è suscettibile di rientrare in nessuna delle tipologie di ristrutturazione edilizia, consistenti (la prima) nel ripristino o nella sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio; la seconda, caratterizzata da demolizione e ricostruzione, per la quale è richiesta la stessa volumetria di quello preesistente; la terza, rappresentata dagli interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza (Cons. Stato Sez. IV Sent., 02/02/2017, n. 443).
FATTO
Con il presente ricorso la Sig.ra Cosima Pirrelli ha impugnato l’ordinanza n. 204 del 7 maggio 2008 (prot. n. 18799), con la quale il Comune di Bagno a Ripoli ha disposto il diniego dell’istanza di sanatoria ex L.R. n. 53/2004.
Il 25 maggio 2004 il Comando Polizia Municipale ha effettuato un sopralluogo su di un’area di proprietà della ricorrente, identificata al Catasto Terreni del Comune di Bagno a Ripoli al foglio 64, part. 151, accertando che sulla stessa era in corso un ampliamento volumetrico, senza titolo, dell’annesso agricolo realizzato in forza della denuncia di inizio attività n. 761 del 7 dicembre 2000, consistente in un manufatto di legno e materiale coibente posizionato sopra platea di calcestruzzo della superficie di mq. 9,60 x 7,50 x 0,20, con copertura a doppia falda e predisposizione di suddivisione interna in quattro vani, compreso l’inglobamento del preesistente annesso precario.
In occasione del medesimo sopralluogo, veniva accertata la presenza anche di una baracca in lamiera, internamente pavimentata in cemento, adibita a deposito attrezzi agricoli; una tettoia posta a fianco della predetta baracca in lamiera; due depositi acqua in eternit e uno in PVC; locale w.c. esterno, posto in adiacenza tergale all’annesso precario assentito, avente struttura in profilato di ferro, tamponatura in pannelli di lamiera coibentata e copertura in policarbonato.
Al provvedimento di sospensione faceva seguito, in data 9 settembre 2004, l’ordinanza n. 323, prot. 34347, con la quale alla ricorrente veniva intimato di procedere alla demolizione dei manufatti realizzati senza titolo.
Il 9 dicembre 2004 la signora Pirrelli depositava istanza di condono ai sensi del D.L. 269/2003 convertito con Legge 326/03, nonché della L.R. Toscana 20 ottobre 2004 n. 53.
La domanda, finalizzata ad ottenere la sanatoria di opere consistenti nell’ampliamento di annesso agricolo, nonché per la legittimazione di nuovo manufatto, sempre ad uso annesso agricolo, veniva acquisita al protocollo Ufficio Urbanistica al n. 1099/04 - condono n. 74/04.
Con la nota (prot. 6705) del 13 febbraio 2008 è stato comunicato l’avvio di procedimento amministrativo per il diniego della stessa per le seguenti motivazioni:
- l’ampliamento dell’annesso preesistente risulta avere una volumetria superiore al 30% e quindi risulta in contrasto con il disposto di cui all’art. 2 lettera C) della L.R. 53/04;
- il nuovo annesso, in quanto soggetto a permesso a costruire, non risulta condonabile in quanto in contrasto con il disposto dell’art. 2 comma 1 lettera A) della L.R. 53/04.
Il Comune di Bagno a Ripoli ha così emanato l’ordinanza n. 204 del 7 maggio 2008, oggetto del presente ricorso, con la quale si è disposto il diniego della domanda di condono e, conseguentemente, con il medesimo atto, si è intimato di demolire i manufatti entro 90 giorni dalla data di notifica.
Nell’impugnare i sopra citati provvedimenti si sostiene l’esistenza dei seguenti vizi:
1. la violazione dell’art. 5 della L.R. n. 53 del 20 ottobre 2004 e il venire in essere di vari profili di eccesso di potere, in quanto il diniego di sanatoria sarebbe illegittimo per non essere stato adottato sentito il parere della Commissione Edilizia;
2. la violazione del combinato disposto degli artt. 78 e 79, comma 2, lett. d) della L.R. n. 1 del 3.1.2005, in quanto il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo perché basato su di un travisamento dei fatti, in quanto gli interventi realizzati non sarebbero soggetti a permesso di costruire.
Non si è costituito il Comune di Bagno a Ripoli, malgrado fosse stato correttamente intimato.
La causa è passata in decisione all’udienza del 13 novembre 2020, senza discussione orale, sulla base degli atti depositati, ai sensi dell’art. 25, comma 2, decreto-legge n. 137 del 2020.
DIRITTO
1. Il ricorso è infondato e va respinto.
1.1 Sono da respingere entrambi i motivi del ricorso che, in ragione della sostanziale analogia delle argomentazioni dedotte, sono suscettibili di essere trattati congiuntamente.
1.2 Va chiarito, in primo luogo, che l’istanza di condono presentata dalla ricorrente era diretta a sanare l’ampliamento di un annesso agricolo, oltre all’avvenuta realizzazione di una baracca in lamiera, internamente pavimentata in cemento, adibita a deposito attrezzi agricoli e, ciò, unitamente al posizionamento di una una tettoia posta a fianco della predetta baracca in lamiera e due depositi acqua in eternit e uno in PVC.
1.3 Come si è avuto modo di anticipare il provvedimento di rigetto è argomentato in relazione al fatto che l’ampliamento dell’annesso preesistente, risulta avere una volumetria superiore al 30% e quindi risulta in contrasto con il disposto di cui all’art. 2 lettera C) della L.R. 53/04; il nuovo annesso, in quanto soggetto a permesso a costruire, non risulta condonabile, essendo in contrasto con il disposto dell’art. 2 comma 1 lettera A) della L.R. 53/04.
1.4 In primo luogo va evidenziato che dalla ricorrente non è stato dedotto alcun elemento idoneo a dubitare che la volumetria realizzata fosse inferiore al 30% dell’annesso preesistente.
1.5 Si consideri, inoltre, che la realizzazione di nuovi manufatti ha determinato la creazione di nuovi volumi, fattispecie quest’ultima che non poteva che essere sottoposta alla preventiva emanazione di un permesso di costruire e, ciò, considerando che ai sensi dell’art. 78 della L.R. n. 1/2005 “sono considerate trasformazioni urbanistiche ed edilizie soggette a permesso di costruire, …gli interventi di nuova edificazione e cioè di realizzazione di nuovi manufatti edilizi”.
1.6 Gli interventi realizzati non avrebbero potuto essere qualificati come sottoposti ad una semplice denuncia di inizio attività, non essendosi in presenza di una ristrutturazione edilizia.
1.7 E’ noto infatti, che con riferimento alla ristrutturazione edilizia cd. ricostruttiva l'unico limite previsto è quello della identità di volumetria, rispetto al manufatto demolito, salve innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica, e ad eccezione degli immobili sottoposti a vincolo ex d.lgs. n. 42/2004 (Codice dei beni culturali), per i quali è altresì prescritto il rispetto della medesima sagoma di quello preesistente (Cons. Stato Sez. IV Sent., 12/10/2017, n. 4728).
1.8 La realizzazione di un nuovo annesso con un considerevole incremento di volume, oltre alla realizzazione di nuovi vani, non è suscettibile di rientrare in nessuna delle tipologie di ristrutturazione edilizia, consistenti (la prima) nel ripristino o nella sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio; la seconda, caratterizzata da demolizione e ricostruzione, per la quale è richiesta la stessa volumetria di quello preesistente; la terza, rappresentata dagli interventi volti al ripristino di edifici, o parti di essi, eventualmente crollati o demoliti, attraverso la loro ricostruzione, purché sia possibile accertarne la preesistente consistenza (Cons. Stato Sez. IV Sent., 02/02/2017, n. 443).
1.9 Nemmeno è condivisibile l’argomentazione in base alla quale il provvedimento impugnato sarebbe illegittimo, in quanto non preceduto da un “passaggio” in Commissione Edilizia.
2. Sul punto è dirimente constatare che il comma 4 dell’art. 5 della L. reg. 53/2004 si limita a prevedere che “il responsabile del procedimento acquisisce tutti i necessari pareri di competenza comunale ed i documenti eventualmente mancanti, redige una relazione contenente la qualificazione tecnico-giuridica dell'intervento per il quale è fatta richiesta del titolo abilitativo edilizio in sanatoria e formula una motivata proposta all'autorità competente all'emanazione del provvedimento conclusivo”.
2.1 E’ allora evidente che l’art. 5 della L. reg. 53/2004 non prevede (ma più in generale nessuna disposizione applicabile alla fattispecie di cui si discute) l’obbligatorietà del parere della commissione edilizia e, ciò, in conformità ad un costante orientamento giurisprudenziale che ha rilevato che in materia edilizia, a seguito dell'entrata in vigore della l. n. 10/1977, laddove ha previsto la vincolante obbligatorietà dell'ordine di demolizione degli edifici abusivi, non è più necessaria l'acquisizione del parere della Commissione Edilizia Comunale ai sensi dell'art. 32 comma 3, L. n. 1150/1942, il quale era giustificato, nel previgente ordinamento, dalla natura discrezionale di detto ordine (T.A.R. Sicilia Catania Sez. I, 10/12/2018, n. 2361).
2.2 In conclusione l’infondatezza delle censure proposte consente di respingere il ricorso.
La mancata costituzione del Comune di Bagno a Ripoli consente di nulla disporre sulle spese di giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Nulla sulle spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 13 novembre 2020 tenutasi mediante collegamento da remoto in video conferenza, secondo quanto disposto dagli articoli 25 del decreto-legge n. 137 del 2020 e 4 del decreto-legge n. 28 del 2020, con l'intervento dei magistrati:
Riccardo Giani, Presidente FF
Alessandro Cacciari, Consigliere
Giovanni Ricchiuto, Consigliere, Estensore