ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II quater, 22 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Permesso di costruire

Articolo inserito il 23-12-2020
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L’installazione di cancelli per delimitare la proprietà rientrano sempre nell’attività edilizia libera?

SENTENZA N. 12928
La più recente giurisprudenza inclina a reputare l’installazione di cancelli volti a delimitare la proprietà esercizio di attività edilizia libera (CDS n. 3036/20), mentre solo una attenta valutazione in ordine alla natura e all’ingombro da essi cagionato (del tutto assente nell’atto impugnato) potrebbe legittimare conclusioni differenti, anche con riguardo alla SCIA (Tar Napoli, n. 4572 del 2013).
FATTO e DIRITTO
Con ricorso ritualmente notificato il 24 dicembre 2018 e depositato il successivo 11 gennaio la ricorrente, titolare dell’impianto di distribuzione di carburante sito in Grottaferrata, via Santovetti n. 28, ha impugnato l’atto indicato in epigrafe, con il quale il Comune ha ordinato ai sensi dell’art. 31 del T.U. dell’edilizia la demolizione delle seguente opere: a) serbatoi interrati a servizio dell’impianto di distribuzione su area di proprietà Santovetti gravata da servitù di passaggio; b) due cancelli carrabili di accesso ad area di servizio (autolavaggio).
Il Comune ha rilevato che per entrambe tali opere non sono stati rinvenuti titoli abilitativi, e le ha pertanto ritenute abusive, ingiungendone la demolizione alla ricorrente, al sig. Santovetti, proprietario dell’area, e all’autore dei pretesi abusi.
Il sig. Santovetti non ha proposto ricorso, ma ha depositato nel presente giudizio una “memoria di costituzione”, con la quale aderisce alle ragioni della ricorrente, aggiungendo di non essere il proprietario del fondo.
Va fin d’ora sottolineato che tale atto ha la sostanza di un autonomo ricorso, poiché sollecita l’annullamento di un provvedimento diretto (anche) nei confronti del sig. Santovetti, deducendo che esso sia viziato.
Al contempo, posto che si tratta di una mera memoria depositata nella odierna causa, senza previa notifica all’amministrazione e successivo deposito, tale ricorso va reputato inammissibile, per carenza dei requisiti essenziali al perseguimento dello scopo.
il Tribunale ha sospeso in fase cautelare l’atto impugnato, con valutazione che merita conferma in fase di merito.
Con riferimento ai serbatoi funzionali all’impianto di distribuzione del carburante, sono infatti fondati il secondo ed il quarto motivo di ricorso, da accorparsi.
Con essi, la ricorrente ha lamentato violazione di legge, carenza di istruttoria e di motivazione, e lesione del principio del legittimo affidamento, poiché i serbatoi sono stati assentiti con l’autorizzazione n. 192 del 9 ottobre 2000.
Tale ultimo atto, in effetti, autorizza a fini edilizi il compimento di lavori “consistenti nella trasformazione di una pensilina nell’impianto di distribuzione carburanti (…) in conformità al progetto allegato alla domanda” avanzata dall’avente diritto.
Ora, la stessa difesa del Comune, nel costituirsi in giudizio, ha convenuto con la ricorrente che tale progetto includesse la realizzazione dei serbatoi.
A nulla vale, perciò, opporre che l’autorizzazione concerne la “pensilina”, una volta acclarato che il progetto di modifica dei quest’ultima, depositato agli atti e vagliato dal Comune, includeva l’intervento sui serbatoi.
Posto, perciò, che i serbatoi risultano assentiti, non corrisponde al vero quanto postulato dall’atto impugnato, ovvero che tali opere non siano state precedute da titoli abilitativi.
Ha perciò ragione la ricorrente a porre in evidenza che ogni eventuale intervento repressivo del Comune non può che essere preceduto dall’eventuale esercizio del potere di autotutela decisoria nei confronti dell’autorizzazione del 2000, anche ad ammettere che vi siano i presupposti perché ciò sia consentito, alla luce del lungo tempo trascorso e dell’affidamento oramai maturato sulla stabilità del titolo.
Con riferimento ai due cancelli, poi, è fondato il secondo motivo di ricorso, con cui è dedotta la violazione dell’art. 31 del T.U. dell’edilizia e l’eccesso di potere, sotto il profilo della contraddittorietà,
Benché, in tal caso, non siano stati rinvenuti titoli abilitativi, va infatti osservato che l’atto impugnato stesso afferma che i cancelli sono stati eseguiti “in assenza di SCIA-art- 22 comma 1 lett. a ”, e che essa sarebbe stata necessaria, trattandosi di attività di manutenzione straordinaria.
La ricorrente ha perciò facile gioco nel sottolineare l’inapplicabilità dell’art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001, con conseguente demolizione delle opere e acquisizione gratuita al patrimonio comunale in caso di inottemperanza. Difatti, quand’anche i cancelli fossero stati soggetti a SCIA ex art. 22 T.U. edilizia, ciò avrebbe comportato l’applicazione della sola sanzione pecuniaria prevista dall’art. 37 del d.P.R. n. 380 del 2001.
Del resto, è noto che la più recente giurisprudenza inclina a reputare l’installazione di cancelli volti a delimitare la proprietà esercizio di attività edilizia libera (CDS n. 3036/20), mentre solo una attenta valutazione in ordine alla natura e all’ingombro da essi cagionato (del tutto assente nell’atto impugnato) potrebbe legittimare conclusioni differenti, anche con riguardo alla SCIA (Tar Napoli, n. 4572 del 2013).
Il provvedimento censurato è perciò illegittimo, con riferimento ad entrambi gli oggetti materiali su cui incide, e va perciò annullato.
Resta così assorbito il terzo motivo di ricorso, con il quale si lamenta che il Comune non avrebbe potuto attivarsi, per tutelare un interesse “di natura privatistica”, come quello del titolare della servitù di passaggio asseritamente gravante sul fondo: la ricorrente non ha più alcun interesse che tale censura venga trattata.
È invece infondato il primo motivo di ricorso: la circostanza che l’atto non sia stato notificato al gestore dell’impianto di carburante e a quello del servizio di autolavaggio costituisce ragione di inefficacia del provvedimento nei loro confronti, ma non di illegittimità (ex plurimis, CDS n. 4754 del 2020).
Le spese tra ricorrente e Comune seguono la soccombenza e si liquidano in euro 3500,00, oltre accessori di legge.
Esse restano invece compensate nei confronti del sig. Santovetti, a causa della peculiarità della fattispecie.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Quater), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Accoglie il ricorso ed annulla l’atto impugnato.
Dichiara inammissibile la memoria di costituzione del sig. Santovetti
Condanna il Comune a rifondere le spese alla ricorrente, che liquida in euro 3500,00, oltre accessori di legge.
Compensa le spese tra le parti e il sig. Santovetti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 15 dicembre 2020, tenutasi con collegamento da remoto ex art. 25 d.l. n. 137 del 2020 con l'intervento dei magistrati:
Donatella Scala, Presidente
Floriana Rizzetto, Consigliere
Marco Bignami, Consigliere, Estensore