ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 21 dicembre 2020

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Articolo inserito il 29-12-2020
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Quando si può parlare di affidamento meritevole di tutela?

SENTENZA N. 6322
Il Collegio rileva come di affidamento meritevole di tutela si possa parlare solo ove il privato, il quale abbia correttamente ed in senso compiuto reso nota la propria posizione all’Amministrazione, venga indotto da un provvedimento della stessa Amministrazione a ritenere come legittimo il suo operato, non già nel caso, come quello di specie, in cui si commetta un illecito a tutta insaputa della stessa (Cons. Stato, Sez. IV, 15 settembre 2009, n. 5509).
FATTO
Il Comune di Durazzano, con ordinanza n. 1/2015 ha ingiunto alla parte ricorrente, in qualità di responsabile, la demolizione di opere abusive e ripristino dello stato dei luoghi.
In particolare, parte ricorrente otteneva una autorizzazione (n. 17/90) per la realizzazione di un manufatto di dimensioni in pianta pari a ml 11x13,80 e struttura composta da pali in legno infissi nel terreno per riparo falegnameria.
In seguito interveniva, per lo stesso immobile, una autorizzazione in sanatoria (n. 44/92) riguardante un manufatto di natura precaria con struttura costituita da pali di legno infissi nel terreno destinato a deposito di legame.
Veniva rilasciata, infine, una autorizzazione in sanatoria (n. 1/93) riguardante lo stesso manufatto precario, per l’utilizzo del locale precario quale deposito di legname.
A seguito di sopralluogo, il Comune intimato riscontrava delle difformità del realizzato rispetto ai titoli abilitativi edilizi e, in particolare, veniva riscontrata una diversa dimensione e altezza (ml. 11x6 e altezza 3,20 ml circa), una struttura in ferro, con chiusura verticale e soffitto in ferro e lamiere, nonché una diversa destinazione d’uso, in quanto il locale era stato adibito a pertinenza dell’abitazione (nel locale erano presenti un forno a legna, un altro lavatoio e altro materiale quali lavatrici, congelatori, tavoli, sedie etc.).
Veniva quindi ordinata la demolizione sulla base della diversità delle dimensioni in pianta rispetto a quelle autorizzate, della struttura in ferro, della sua destinazione d’uso diversa da quella autorizzata, in quanto si tratterebbe di un immobile di natura non precaria e al servizio diretto dell’abitazione del ricorrente e della sua famiglia.
Parte ricorrente ha impugnato la suindicata ordinanza di demolizione, nonché ogni altro atto preordinato, connesso o consequenziale, deducendo i seguenti rubricati motivi di ricorso:
I) Violazione e falsa applicazione dell’art. 31 d.P.R. n. 380/2001;
II) Vizio di motivazione – carenza istruttoria.
Si è costituito il Comune intimato formulando argomentazioni difensive.
E’ intervenuto in giudizio ad opponendum -OMISSIS-, proprietario e detentore di un fabbricato destinato ad albergo-ristorante adiacente e confinante col fondo in proprietà del ricorrente (e omonimo dello stesso).
DIRITTO
1) Il ricorso si palesa infondato.
2) Parte ricorrente ha articolato i suoi motivi di ricorso indicando che le dimensioni attuali dell’immobile sono state assentite con l’autorizzazione edilizia n. 18/2001 non richiamata nell’ordinanza di demolizione, mentre non risponderebbe al vero che l’immobile non ha natura precaria ed è intervenuto un cambio di destinazione d’uso.
In particolare, diversamente a quanto indicato nell’ordinanza comunale, il manufatto sarebbe stato realizzato con struttura in pali di legno, così come le chiusure laterali e il soffitto sarebbero in realtà stati realizzati in lamiera zincata.
Quanto alla destinazione d’uso, parte ricorrente indica che lo stesso sarebbe in realtà destinato a deposito legname e non sarebbero in tal senso rilevanti i rilievi contenuti nel verbale di sopralluogo della presenza di un forno a legna, un altro lavatoio e altro materiale quali lavatrici, congelatori, tavoli, sedie.
3) Al riguardo il Collegio rileva che, quanto alle dimensioni, è effettivamente intervenuta l’autorizzazione alla ristrutturazione dell’immobile (n. 18/2001), non menzionata nell’ordine di demolizione gravato, comportante la modifica delle dimensioni del manufatto in modo compatibile con quelle attuali.
Quanto alle altre censure il Collegio rileva come, alla luce della documentazione depositata e secondo le risultanze del sopralluogo - avente valenza fidefaciente - la struttura attuale non ha carattere precario ed è stata mutata la destinazione del manufatto che, non è più a servizio della falegnameria quale deposito di legname, ma ha assunto una destinazione pertinenziale all’abitazione del ricorrente.
4) Parte ricorrente ha, inoltre, lamentato il difetto di motivazione, in quanto in considerazione del lungo lasso di tempo trascorso dalla commissione dell’abuso si sarebbe ingenerato un legittimo affidamento sulla regolarità dell’opera.
Il motivo è infondato.
Al riguardo, il Collegio ribadisce l’orientamento secondo cui il provvedimento di demolizione di una costruzione abusiva, al pari di tutti i provvedimenti sanzionatori in materia edilizia, è atto vincolato che non richiede una specifica valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né una comparazione di quest'ultimo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, né, ancora, alcuna motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione, non potendo neppure ammettersi l'esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può giammai legittimare (Cons. Stato, Sez. VI, 21 ottobre 2013, n. 5088; Cons. Stato, Sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 4907), e non potendo l'interessato dolersi del fatto che l'Amministrazione non abbia emanato in data antecedente i dovuti atti repressivi (Cons. Stato, VI, 31 maggio 2013, n. 3010; Cons. Stato, VI, 11 maggio 2011, n. 2781).
In particolare, nel caso di abusi edilizi vi è un soggetto che pone in essere un comportamento contrastante con le prescrizioni dell’ordinamento, confidando nell’omissione dei controlli o comunque nella persistente inerzia dell’amministrazione nell’esercizio del potere di vigilanza. In questi casi il fattore tempo non agisce qui in sinergia con l’apparente legittimità dell’azione amministrativa favorevole, a tutela di un’aspettativa conforme alle statuizioni amministrative pregresse (Cons. Stato, Sez. VI, 21 ottobre 2013, n. 5088; Cons. Stato, Sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 4907; Cons. Stato, IV, 4 maggio 2012, n. 2592).
In proposito, il Collegio rileva come di affidamento meritevole di tutela si possa parlare solo ove il privato, il quale abbia correttamente ed in senso compiuto reso nota la propria posizione all’Amministrazione, venga indotto da un provvedimento della stessa Amministrazione a ritenere come legittimo il suo operato, non già nel caso, come quello di specie, in cui si commetta un illecito a tutta insaputa della stessa (Cons. Stato, Sez. IV, 15 settembre 2009, n. 5509).
Tale orientamento ha, peraltro, ormai trovato l’autorevole avallo della giurisprudenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato secondo cui il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso. Il principio in questione non ammette deroghe neppure nell’ipotesi in cui l’ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell’abuso e il trasferimento non denoti intenti elusivi dell’onere di ripristino (Cons. Stato, Ad. Plen., 17 ottobre 2017 n. 9).
5) Per le suesposte ragioni il ricorso va rigettato.
Le specifiche circostanze inerenti al ricorso in esame costituiscono elementi che militano per l’applicazione dell’art. 92 c.p.c., come richiamato espressamente dall’art. 26, comma 1, c.p.a. e depongono per la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Ottava), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 18 novembre 2020, con collegamento da remoto, ai sensi dell’art. 25 del d.l. 28 ottobre 2020, n. 137, con l'intervento dei magistrati:
Francesco Gaudieri, Presidente
Gianmario Palliggiano, Consigliere
Fabrizio D'Alessandri, Consigliere, Estensore