ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. III, 18 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Sanzioni edilizie per abusi

Articolo inserito il 29-12-2020
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È impugnabile il verbale di accertamento di mancata ottemperanza all’ordine di demolizione redatto dai vigili urbani?

SENTENZA N. 6258
Il ricorso proposto contro il solo verbale redatto dai vigili urbani è inammissibile, in quanto avente ad oggetto un atto endo-procedimentale ad efficacia meramente dichiarativa delle operazioni effettuate dalla polizia municipale alla quale non è attribuita la competenza all’adozione di atti di amministrazione attiva, allo scopo occorrendo un formale atto di accertamento della competente autorità amministrativa (ex multis: T.A.R, Lombardia, Brescia, sez. II, 8.1.2011, n. 25); ed, ancora: << il verbale di accertamento di infrazione redatto dal Corpo di Polizia Municipale non è direttamente impugnabile, trattandosi di atto a carattere endo-procedimentale, inidoneo a produrre alcun effetto lesivo nella sfera giuridica del privato, la quale viene incisa solo a seguito e per l’effetto dell’emanazione del provvedimento conclusivo del procedimento amministrativo, costituito dall’ordinanza, unico atto contro cui è possibile proporre impugnazione >> (T.A.R. Trentino Aldo Adige, Trento, 10.12.2007, n. 183).
FATTO
Con ricorso, notificato il 25.02.2016 e depositato il 10.03.2016, Cozzolino Michele e Vigilia Annunziata - nella dedotta qualità di proprietari delle unità immobiliari individuate catastalmente al foglio 16 particella n. 1974 (ex 1118) del Comune di Pompei (NA) hanno impugnato, innanzi a questo Tribunale, l’ordinanza n. 378 del 24.12.2015 in epigrafe con la quale il Dirigente del V Settore Urbanistica del Comune di Pompei, visto il processo verbale redatto dal locale Comando di Polizia Municipale n. 161/2015 del 20.10.2015, mediante il quale si denunciavano opere abusive realizzate, in assenza di titolo autorizzatorio, in via Messigno n. 291/A, individuate catastalmente al foglio 16, particella n. 1118, ed ivi descritte, ai sensi dell’srt. 31 del d.P.R. 380/2001, ingiungeva ai ricorrenti, in qualità di proprietari e committenti, la demolizione delle opere e quindi il ripristino dello stato dei luoghi entro 90 giorni dalla notifica dell’ordinanza, avvisando che, se l’opera non sarà demolita nei termini sopra indicati, il bene e l’area di sedime, nonché quella necessaria, secondo le vigenti prescrizioni urbanistiche, alla realizzazione di opere analoghe a quelle abusive, sono acquisiti di diritto gratuitamente al patrimonio comunale.
Costituitasi in giudizio l’Amministrazione comunale e, conosciuto il verbale prot. 161/2015/Ed (depositato dall’Ente in data 29.4.2016 in uno alla predetta memoria), parte ricorrente ha proposto motivi aggiunti, notificati il 28.05.2016 e depositati il 29.06.2016 .
Successivamente alla notifica del ricorso introduttivo e dei primi motivi aggiunti il Comune di Pompei:
- ha notificato ai ricorrenti il verbale di accertamento dell'inottemperanza all'ordine di demolizione di cui all'ordinanza n. 378/2015 (oggetto del ricorso principale), significando che detto verbale "costituisce titolo per l'immissione nel possesso e la trascrizione nei registri immobiliari art. 31 commi 3 e 4";
- ha altresì avviato il procedimento di irrogazione della sanzione pecuniaria ex art. 31, comma 4-bis del DPR 380/2001, giusta nota del 6.10.2016.
Preso atto di quanto sopra il ricorrente, con altri motivi aggiunti, notificati il 08.11.2016 e depositati il 02.12.2016, ha impugnato anche i predetti atti.
Sia con riferimento al ricorso introduttivo che ai motivi aggiunti, l’intimato Comune si è costituito in giudizio, chiedendone il rigetto, sì come inammissibile ed infondato.
Alla pubblica udienza del 15 settembre 2020 il ricorso è stato ritenuto in decisione.
DIRITTO
Nel merito, con l’unica censura del ricorso introduttivo, articolando plurimi profili, è dedotto l’eccesso di potere per erroneo presupposto di fatto e difetto di istruttoria) e la violazione di legge (artt. 38 E 44 L. 28 febbraio 1985, n. 47, sì come richiamati dall’art. 39, co. 1, della L. 724/1994, nonché dalla norma di cui all’art. 32, co. 25 del D.L. 269/2003 convertito nella L. 326/2003; DPR 380/2001), atteso che:
- come risulta dalla documentazione allegata alla relazione del tecnico incaricato dai ricorrenti, relativamente alla particella (ex) 1118, oggi 1974, del foglio 16 del Comune di Pompei, contrariamente a quanto ritenuto dal Comune, pende istanza di condono UTC 1286 acquisita al prot. 5276 del marzo 1995, tuttora in corso di istruttoria;
- come si evince dalla relazione tecnica redatta dal tecnico incaricato dal ricorrente, in data 1° marzo 1995, furono protocollate due distinte istanze: una relativa alla particella 1113 (acquisita al protocollo 5277 del 1° marzo 1995, pratica UTC 1287) e l'altra (a nome di Cozzolino Pasquale, padre dell'odierno ricorrente) relativamente alla particella 1118 (acquisita al protocollo n. 5276 del 1° marzo 1995, pratica UTC 1286);
- il Comune, nell'istruire il procedimento che ha dato luogo all'impugnato provvedimento (fondato peraltro su alcuni rilievi eseguiti con Google Earth, e quindi privi di valenza probatoria: cfr., ex multis, Tar Campania Napoli 2380/2015), ha mancato di rilevare la esistenza della predetta istanza di condono, la cui pendenza inibiva ed inibisce ogni provvedimento sanzionatorio, risultando evidente che la fattispecie rientra a pieno titolo nella previsione di cui agli art. 38 e 44 L. n. 47/85, sì come richiamati dall'art. 39, comma 1, della L. 724/94, nonché dalla successiva disciplina di cui all'art. 32, comma 25, del D.L. 269/2003 convertito nella L. 326/2003 atteso che il corretto agire amministrativo impone che l'Amministrazione debba prima valutare nel merito l'istanza, e poi adottare i provvedimenti consequenziali ;
- quanto all'epoca di realizzazione dei presunti abusi, secondo l'Ente essi sarebbero stati perpetrati nel 2007, sulla base di rilevazioni satellitari estratte da Google Earth; ma, i prefati rilevamenti, tratti da Google Earth, non si prestano, di per sé considerati ed in assenza di ulteriori elementi, ad una valutazione al fine di comprovare il presupposto di fatto assunto a giustificativo del provvedimento impugnato e ciò, in particolare, tenuto conto della provenienza del suddetto rilevamento, delle incertezze in merito alla risalenza delle immagini;
- inoltre, secondo un orientamento giurisprudenziale ove l'ingiunzione a demolire un abuso edilizio impugnata in sede giurisdizionale venga seguita dalla presentazione di una domanda di condono edilizio, l'ingiunzione già adottata diviene priva di efficacia ed ogni capacità di lesione degli interessi del ricorrente finisce integralmente convogliata sul successivo eventuale provvedimento di rigetto della sanatoria e sulla nuova determinazione a demolire che sia in seguito emessa: e, secondo la richiamata giurisprudenza, tanto vale anche quando l'opera abusiva insista su un terreno sottoposto a vincolo specifico e cogente di inedificabilità assoluta;
- infine le opere contestate in forza degli atti impugnati consisterebbero: 1) di una tettoia in legno lamellare; 2) l'ampliamento del seminterrato al di sotto dell'angolo sud-ovest della terrazza preesistente; 3) sopraelevazione di m. 0,70 di un volume in muratura avente un ingombro di pianta di m. 4,50 x 4,50 circa, in ampliamento del seminterrato sul lato est dall'area pertinenziale: quanto alla prima si tratta evidentemente di struttura amovibile per la cui installazione non occorre alcuna autorizzazione e/o permesso; quanto alla restante parte, si tratta di opere rientranti tra gli interventi di ristrutturazione edilizia previsti dal DPR 380/2001, secondo cui è possibile il permesso in sanatoria ove l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente.
La censura, nei vari profili in cui si articola, è complessivamente infondata.
Con un primo profilo parte ricorrente assume che, relativamente all’abuso localizzato sulla particella 1118 (attuale 1974), oggetto dell’azione repressiva comunale culminata nell’ordinanza di demolizione impugnata penderebbe istanza di condono UTC 1286 acquisita al prot. 5276 del marzo 1995, presentata dal genitore Pasquale e tuttora in corso di istruttoria, circostanza tale da integrare i presupposti per applicare la normativa di cui agli artt. 38 e 44, L.47 del 1985, sì come richiamati dall'art. 39, comma 1, della L. 724/94, nonché dalla successiva disciplina di cui all'art. 32, comma 25, del D.L. 269/2003 convertito nella L. 326/2003, normativa la quale, per una tale evenienza prevederebbe la sospensione di tutti i procedimenti repressivi amministrativi e giurisdizionali.
Tuttavia parte ricorrente, oltre a non aver versato in atti la predetta domanda, a comprova di quanto affermato si è limitata ad allegare una mera relazione tecnica di parte, che non dimostra la sussistenza della richiesta in sanatoria per la particella n 1118; a ciò aggiungasi che dal suddetto elaborato peritale si legge: “Come dichiarato dalla parte committente i manufatti realizzati in epoche diverse senza alcun titolo abilitativo, sono stati successivamente oggetto di richiesta di concessione edilizia in sanatoria....”, per modo che, a nulla valgono le contestazioni dai ricorrenti in epigrafe proposte, in base a mere dichiarazioni di parte, circa la sussistenza di una richiesta di condono UTC 1286 acquisita al protocollo 5276 del 01.03.1995, relativamente alla suddetta particella, mancando in atti alcun riscontro probatorio.
Ed invero, come già indicato nel provvedimento impugnato, eventuali istanze non si riferiscono alle opere abusive di cui al processo verbale n. 191/2015/ED del 20.10.2015, ma riguardano abusi edilizi di tutt’altra natura, meglio individuati catastalmente al foglio 16 particelle 1113 e 1324.
Escluso, in punto di fatto, la sussistenza di domande di condono riferite alle opere insistenti sulla particella 1118 del foglio 19 e sanzionate con l’impugnata ordinanza, viene anche a cadere la ulteriore, consequenziale deduzione per la quale, perderebbe comunque efficacia l’ordinanza di demolizione, dovendo farsi luogo, anche in caso di rigetto della domanda alla reiterazione dell’ordine di demolizione.
Con ulteriore profilo di censura, si contesta la data del 13.09.2007, nella quale “l'abuso appare la prima volta nel rilievo satellitare Google Earth”, ritenendosi che con il richiamo a tale data nel provvedimento impugnato vuolsi significare la tardività della domanda di condono, in quanto riferita ad opere ultimate oltre la predetta data.
Il profilo è anzitutto improcedibile.
Sul punto è sufficiente osservare che, escluso, in occasione della ritenuta infondatezza della precedente censura, l’esistenza di alcuna domanda di condono riferibili agli abusi sanzionati con l’impugnata ordinanza finisce con il perdere ogni rilievo ogni contestazione in ordine alla data di realizzazione delle opere ritenute abusive.
Ma il profilo è, comunque, infondato.
Si rileva a tal proposito che, dopo aver descritte le opere accertate con processo verbale redatto dal locale Comando di Polizia Municipale n. 161/2015 del 20.10.2015 e sanzionate con l’impugnata ordinanza (1) di una tettoia in legno lamellare; 2) l'ampliamento del seminterrato al di sotto dell'angolo sud-ovest della terrazza preesistente; 3) sopraelevazione di m. 0,70 di un volume in muratura avente un ingombro di pianta di m. 4,50 x 4,50 circa, in ampliamento del seminterrato sul lato est dall'area pertinenziale), relativamente alle opere sub 1) e sub 3) si precisa che: “l'abuso appare la prima volta nel rilievo satellitare Google Earth del 13.09.2007”.
Nella fattispecie, a rincarare il carattere abusivo delle opere ritenute non presidiate da alcun titolo abilitativo urbanistico e paesaggistico, dalla documentazione prodotta dal Comune di Pompei risulta che l’abuso sanzionato, nella sua attale configurazione, come descritto nel verbale è la prosecuzione di pregressi interventi, anch’essi abusivi, andati sedimentandosi nel tempo e per i quali era stata adottato anche una serie di ordini di demolizione, tuttavia rimasti non ottemperati.
In proposito: già con l’ordinanza nr. 35 del 04.02.1998 veniva intimata la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi delle opere eseguite in via Messigno, poi nel 2001 veniva accertata la prosecuzione dei lavori, per la qualcosa quest’ultimi venivano sottoposti a sequestro , seguiva ordinanza nr. 140/01 di demolizione.
Infine, i Tecnici del Comune nell’effettuare un sopralluogo per verificare l’avvenuta ottemperanza del provvedimento n 140 constatavano, con verbale n 161/2015, ulteriori e successivi abusi, oggetto dell’atto odiernamente impugnato n 378/2015.
In ogni caso, anche a voler considerare atomisticamente ed autonomamente le opere descritte nel verbale della Polizia Municipale, esse non potrebbero che ripetere la loro natura illecita dai pregressi abusi, puntualmente contestati e sanzionati, mentre, rispetto a questi, neppure potrebbero configurarsi di completamento.
Con riferimento all’ultimo profilo deve rilevarsi che le opere sanzionate con l’opposta demolizione per le loro rilevanti dimensioni (la tettoia in legno lamellare di cui al punto 1 “con ingombro in pianta di m. 5,40x5,40 circa tra i piedritti, escluso lo sbalzo di cm. 50 lungo i n. 4 lati; la copertura a padiglione in struttura in legno lamellare è coperta da elementi in laterizio, completa di gronda e tubo di scarico, sorretta da n. 4 travi con sezione di cm. 25x25 circa ciascuna, poggia su n. 4 piedritti, ciascuno alto m. 2,75 circa e con sezione quadrata di dimensioni cm. 25x25 circa; l'altezza al colmo in corrispondenza di ogni piedritto misura circa m. 3,20, mentre l'altezza al colmo in mezzeria misura circa m. 4,00”; la sopraelevazione di cui al punto 3: “m. 0,70 circa di un volume in muratura avente un ingombro in pianta di m. 4,50x4,50 circa, in ampliamento del seminterrato sul lato est dell'area pertinenziale”) ed il notevole incremento plano- volumetrico implicato sono da ricondurre fra gli interventi di nuova costruzione di cui all’art. 3, co.1, lett. e) del d.P.R. 380 del 2001, per i quali il successivo articolo 10 prevede il previo rilascio de permesso di costruire, in mancanza del quale, la sanzione è quella reintegratoria di cui al successivo articolo 31 e giammai potrebbero essere ricomprese tra gli interventi di ristrutturazione edilizia previsti dalla precedente lettera d) del citato art. 3, co. 1, DPR 380/2001,
D’altronde solo apoditticamente parti ricorrenti assumono, senza però, fornire alcuna prova (come era loro onere) che è possibile il permesso in sanatoria ove l'intervento risulti conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente.
Con il primo dei motivi aggiunti (da qualificare, più correttamente come motivo ulteriore) è dedotto l’eccesso di potere (per difetto di istruttoria, assoluta incertezza della data di commissione dei presunti abusi, erroneo presupposto di fatto) e la violazione di legge (artt. 38 e 44 L. 28 febbraio1985 n. 47, sì come richiamati dall’art. 39, co. 1, della L. 724/1994 nonché della norma di cui all’art. 32, co, 25, del D.L. 269/2003, convertito nella L. 326/2003; DPR 380/2001) atteso che:
- dal verbale n. 161/2015/Ed del 20 ottobre 2015, solo oggi conosciuto in quanto versato agli atti del giudizio, si palesa ulteriormente il difetto di istruttoria e la violazione della normativa rubricata, essendo assolutamente ipotetica ed incerta la data di accertamento dei presunti abusi, il cui (asserito) accertamento si pretende effettuare unicamente mediante i rilievi satellitare di Google earth che, alla stregua della richiamata giurisprudenza sono privi di alcuna valenza probatoria;
- inoltre, in sede penale, il procedimento è stato archiviato posto che le opere (asseritamente abusive) erano già presenti nei rilievi satellitari del 2007 e che "in ogni caso dalla relazione tecnica emerge che le stesse appaiono di remota realizzazione" e che non sussistono "elementi che consentono di datarle con precisione" (cfr. richiesta di archiviazione Procura della Repubblica presso Tribunale di Torre Annunziata del 17.12.2015 notificato il 23.5.2016);
- dunque, non si vede come il Comune possa aver fondato un provvedimento demolitorio in assenza della benché minima valida istruttoria financo sui tempi di presunta commissione dell'abuso, ciò a maggior ragione nel caso di specie in cui pende un'istanza-di condono afferente proprio la predetta particella 1118;
- difatti, come si evince dalla relazione tecnica redatta dal tecnico incaricato dal ricorrente, in data 1° marzo 1995, furono protocollate due ‘distinte istanze: una relativa alla particella 1113, (acquisita al protocollo 5277 del 1° marzo 1995, pratica UTC 1287) e l'altra (a nome di Cozzolino Pasquale, padre dell'odierno ricorrente) relativamente alla particella 1118 (acquisita al protocollo n. 5276 del 1° marzo 1995, pratica UTC 1286).
La censura, nel suo primo profilo, è improcedibile e, comunque, infondata.
Al riguardo, nella sua prima parte, richiamate le considerazioni circa l’irrilevanza della data di accertamento degli abusi svolte nella disamina della precedente censura, analogamente a questa, il profilo di censura che si esamina non può, all’evidenza, avere un esito diverso.
Considerazioni analoghe possono farsi relativamente alla seconda parte della censura, con la quale l’indagine sulla data di “remota realizzazione” delle opere viene fatta derivare dalla richiesta di archiviazione Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata del 17.12.2015 notificato il 23.5.2016 e che "in ogni caso dalla relazione tecnica (………) e che non sussistono "elementi che consentono di datarle con precisione" .
Ad ogni buon conto le censure relative alla data certa risultano assolutamente inconferenti in quanto dalla relazione peritale depositata in atti si evince che i lavori di cui al presente giudizio sicuramente sono stati realizzati dopo la presentazione dell’istanza di condono e senza alcun titolo
autorizzativo .
Infine è inconferente l’archiviazione in sede penale posto che: ”L'accertamento di un intervento urbanistico realizzato senza il dovuto titolo abilitativo integra un illecito che può rilevare sia sotto il profilo amministrativo che penale con la conseguenza che l'amministrazione pubblica può adottare, nell'ambito della propria sfera di apprezzamento, i necessari provvedimenti sanzionatori, anche in caso di assoluzione dall'imputazione di costruzione abusiva ai soli effetti penali, attesa l'autonomia del procedimento attivato per la contestazione dell'illecito amministrativo.” (T.A.R. Campania Salerno Sez. II, 12/08/2019, n. 1469.)
Invero la stessa relazione tecnica di parte allegata al ricorso precisa che le opere oggetto dell’ordinanza id demolizione sono state realizzate senza titolo, su immobile già oggetto di domanda di condono pendente; e per le stesse non è stato chiesto permesso di costruire, perché accedenti ad un manufatto oggetto di condono. Se ne sostiene la natura di interventi di ristrutturazione edilizia, per i quali potrebbe essere rilasciato accertamento di conformità ai sensi degli artt.36 e 37 DPR 380/2001, se conformi alla disciplina urbanistica vigente.
Ne deriva che neppure il tecnico di parte attesta la conformità di quanto oggetto di intervento alla normativa urbanistica vigente, per cui il ricorrente non assolve al fondamentale onere probatorio sullo stesso gravante.
Peraltro, in presenza di manufatti abusivi, non sanati, né condonati, quale è quello nel caso di specie, gli interventi ulteriori pure ove astrattamente riconducibili nella loro oggettività alle categorie della manutenzione straordinaria, del restauro e/o del risanamento conservativo, della ristrutturazione, ripetono le caratteristiche di illegittimità dell’opera principale alla quale
ineriscono strutturalmente, sicché non può ammettersi la prosecuzione di lavori abusivi.
Non può essere neppure condiviso l'assunto di parte istante in merito all'illegittimità dell'ordine di demolizione con riferimento alle tettoie, tipologia costruttiva per la quale a suo avviso non sarebbe richiesto il permesso di costruire.
Al contrario, è giurisprudenza costante anche di questa sezione, che il permesso di costruire è richiesto per tutte le opere che, come le tettoie in discussione, sebbene realizzate con materiale leggero, siano dirette a soddisfare esigenze non meramente temporanee, le quali finiscono per incidere in misura stabile sui luoghi e sulla sagoma dell'edificio.
Si passa alla disamina dei secondi motivi aggiunti con i quali viene impugnato il verbale 169/2015 del 16.9.2016, notificato in pari data, "d'accertamento di inottemperanza alla ordinanza di demolizione n. 378 prot.”, nonché l'eventuale atto di acquisizione nelle more emanato.
In rito, i secondi motivi aggiunti - come rilevato anche dal resistente Comune di Pompei sono inammissibili.
In particolare, con riferimento alla impugnativa del verbale di accertamento di inottemperanza 169/2015 del 16.9.2016, notificato in pari data, si osserva che, secondo pacifica giurisprudenza, il ricorso proposto contro il solo verbale redatto dai vigili urbani è inammissibile, in quanto avente ad oggetto un atto endo-procedimentale ad efficacia meramente dichiarativa delle operazioni effettuate dalla polizia municipale alla quale non è attribuita la competenza all’adozione di atti di amministrazione attiva, allo scopo occorrendo un formale atto di accertamento della competente autorità amministrativa (ex multis: T.A.R, Lombardia, Brescia, sez. II, 8.1.2011, n. 25); ed, ancora: << il verbale di accertamento di infrazione redatto dal Corpo di Polizia Municipale non è direttamente impugnabile, trattandosi di atto a carattere endo-procedimentale, inidoneo a produrre alcun effetto lesivo nella sfera giuridica del privato, la quale viene incisa solo a seguito e per l’effetto dell’emanazione del provvedimento conclusivo del procedimento amministrativo, costituito dall’ordinanza, unico atto contro cui è possibile proporre impugnazione >> (T.A.R. Trentino Aldo Adige, Trento, 10.12.2007, n. 183).
A ciò aggiungasi che, con particolare riferimento al verbale di accertamento di mancata ottemperanza all’ordine di demolizione, nonostante con il provvedimento impugnato si rilevi che il predetto verbale “costituirebbe titolo per l'immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari” proprio per la su delineata natura del verbale in parola, ai fini della produzione degli effetti previsti dai commi 3 e 4 del d.P.R. 380/2001 necessita l’emanazione di un atto che formalmente accerti l’effetto acquisitivo legalmente previsto.
Ciò è pienamente avvalorato dalla giurisprudenza rilevandosi che il verbale di accertamento di inottemperanza alla demolizione è un atto endoprocedimentale avente contenuto di accertamento ed esplicante una funzione meramente preparatoria e strumentale, occorrendo che la competente autorità amministrativa ne faccia proprio l'esito attraverso un formale provvedimento produttivo degli effetti previsti dall'art. 31, comma 4, del T.U. n. 380 del 2001. (cfr. T.A.R. Lazio II Sez. quater sent. n. 4133 del 14 aprile 2018; . T.A.R. Campania Napoli Sez. III, 07/06/2018, n. 3763).
Nella fattispecie non consta che, nelle more, sia stato emanato un eventuale distinto provvedimento di acquisizione.
Ne deriva che i secondi motivi aggiunti, nella parte in cui sono stati proposti avverso un verbale di accertamento di ottemperanza che, in quanto atto endoprocedimentale, non è suscettibile di autonoma impugnazione, sono inammissibili per originaria carenza di interesse.
Ma inammissibili si appalesano anche le impugnative della nota prot. 0043084/U del 6.10.2016, notificata in data 10.10.2016, con la quale il Dirigente del V settore tecnico del Comune di Pompei ha avviato il procedimento per l'irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all'art. 31, comma 4-bis, del DPR 380/2001 nella misura massima, nonché dell'eventuale provvedimento finale di irrogazione della sanzione, nelle more eventualmente emanato a seguito dell'istruttoria di cui al procedimento avviato con la suddetta nota.
Sul punto è sufficiente osservare, quanto alla nota con cui è stato comunicato l’avvio del procedimento per l'irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all'art. 31, comma 4-bis, del DPR 380/2001, che essa è un atto endo-procedimentale come tale non dotato di autonoma efficacia lesiva e pertanto, non autonomamente impugnabile, ma soltanto se e quando sarà emesso il provvedimento definitivo ed unitamente allo stesso, circostanza non avveratasi nel caso di specie con conseguente inammissibilità anche dell’ulteriore impugnativa del “provvedimento finale di irrogazione della sanzione”, allo stato, non emanato.
In definitiva anche gli ulteriori motivi aggiunti, per la restante parte sono inammissibili per carenza di interesse.
Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, integrato da motivi aggiunti, così, dispone:
a) respinge il ricorso introduttivo;
b) dichiara inammissibili i primi e secondi motivi aggiunti;
c) condanna parti ricorrenti in favore del Comune di Pompei al pagamento delle spese di lite, complessivamente liquidate in euro 3.000,00(tremila00), oltre oneri accessori, come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 15 settembre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Anna Pappalardo, Presidente
Vincenzo Cernese, Consigliere, Estensore
Gabriella Caprini, Consigliere