ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 21 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Permesso di costruire

Articolo inserito il 29-12-2020
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La realizzazione di un cancello di delimitazione della proprietà rientra sempre tra gli interventi di edilizia libera?

SENTENZA N. 2962
L'apposizione di un cancello funzionale alla delimitazione della proprietà si inquadra tra gli interventi di finitura di spazi esterni, rientra fra le ipotesi di edilizia libera con la conseguenza che non risulta suscettibile di incidere su valori paesaggistici protetti, a meno che ci sia l'esistenza di specifiche prescrizioni restrittive ( Consiglio di Stato sez. VI, 13/05/2020, n.3036).
FATTO e DIRITTO
1. La -OMISSIS-S.r.l. al fine di svolgere l’attività di parcheggio stipulava contratto di locazione con la -OMISSIS- s.r.l. in data 28 febbraio 2017, relativamente al lotto di terreno sito nel Comune di -OMISSIS-, in via -OMISSIS- -OMISSIS- n. 20, ( p.lle nn. 32 -477 del Fg. di mappa n. 1 ) che nel vigente P.R.G. “ricade in buona parte in zona urbanistica C3, ed in porzioni ridotte in zona di “rispetto della limitrofa autostrada A/29”, regolate rispettivamente dagli artt. 16 e 10 delle “norme tecniche di attuazione”; l’area, inoltre, è soggetta ai vincoli sismico, paesaggistico ( per una ridotta porzione della p.lla 32 ), di arretramento dal nastro stradale ed aeroportuale.
Allo scopo di sistemare l’area, la -OMISSIS-, il 10 agosto 2017, trasmetteva telematicamente al Comune di-OMISSIS-la comunicazione di inizio lavori per interventi di edilizia libera ai sensi dell’art. 6, comma 2 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 come modificato dall’art. 3 della L. Reg. n. 16/2016, allegandovi la prescritta documentazione; di seguito, con istanza del 10 novembre 2017, la stessa società chiedeva alla Soprintendenza BB.CC.AA. l’autorizzazione paesaggistica “per la posa di pavimentazione con elementi prefabbricati autobloccanti ed il ripristino degli intonaci dei muri di confine per restituire decoro all’area in cui intende svolgere l’attività di parcheggio”.
Su tale istanza, in mancanza di esplicito riscontro, ( si assume che ) si formava il 10 marzo 2018 il silenzio assenso ai sensi dell’art. 46 della L. Reg. n. 17/2004, sicchè l’interessata dava avvio ai lavori di cui alla CIL del 10 agosto 2017.
Ultimati i lavori ed avviata da quasi un anno e mezzo l’attività, con nota prot. n. 7148, notificata in data 2 aprile 2019, il Comune di -OMISSIS-, Sportello Unico Attività Produttive, comunicava alla ricorrente l’avvio del procedimento “per la decadenza della segnalazione certificata inizio attività di parcheggio vetture a cielo aperto, in via -OMISSIS- -OMISSIS- n. 20”.
Seguiva, in data 26 aprile, la notifica dell’ordinanza n. 37 del 25 marzo 2019 con la quale si ingiungeva la demolizione/rimozione delle opere realizzate sul lotto di terreno sopra indicato, nonché la rimessione in pristino entro novanta giorni.
Avverso detto provvedimento e quelli suindicati la -OMISSIS-S.r.l proponeva ricorso notificato il 27/05/2019 e depositato il 04/06/2019 con cui ne chiedeva l’annullamento, previa sospensione, per i motivi seguenti.
1) Violazione e falsa applicazione degli artt. 6, 10, 22, 23 e 31 e 37 del D.P.R. 6 giugno 2011, n. 380; dell’art.3 della L. Reg. 10 agosto 2016, n. 16; dell’art. 3 del D.Lgs. 25 novembre 2016, n.222; dell’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241 per difetto di istruttoria e di motivazione. Eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento dei fatti ed illogicità manifesta.
Le opere realizzate dalla ricorrente rientrano nella previsione dell’art. 6 del D.P.R. 380/2001 per cui sull’amministrazione incombeva uno specifico onere motivazionale in ordine alla qualificazione abusiva delle stesse ed alla valutazione della comunicazione di inizio lavori.
2) Violazione e falsa applicazione degli artt. 6, 10, 22, 23 e 31 37 del D.P.R. 6 giugno 2011, n. 380; dell’art.3 della L. Reg. 10 agosto 2016, n. 16; degli artt. 8, 10 e 16 delle Norme Tecniche di Attuazione; dell’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241 per difetto di istruttoria e di motivazione. Eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento dei fatti ed illogicità manifesta sotto altro profilo.
Gli interventi di edilizia libera effettuati dalla ricorrente devono ritenersi pienamente conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali vigenti nell’area in questione.
3) Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 della l. 7 agosto 1990, n. 241; degli artt. 10, 22, 23, 27 e 31 del D.P.R. 6 giugno 2011, n. 380; degli artt. 146 e 149 del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42; dell’art. 2 e dell’Allegato A punto A.17 del D.P.R. 13 febbraio 2017, n. 31; della circolare dell’Assessorato Reg.le BB.CC. AA. n. 9 del 30.06.2017; dell’art. 46 della L. Reg. 28 dicembre 2004 n. 17. Eccesso di potere per errore nei presupposti, travisamento dei fatti, illogicità e contraddittorietà manifesta.
Soltanto una piccolissima porzione della p.lla n. 32 è interessata dal vincolo paesaggistico, insistendovi il cancello ed una minima parte della pavimentazione, del rivestimento e della recinzione, interventi, per i quali l’autorizzazione paesaggistica è stata comunque chiesta ed acquisita per silentium; la restante parte della pavimentazione, del rivestimento e della recinzione ricade su porzione non vincolata della p.lla 32 e sulla p.lla 477.
Si costituiva in giudizio il Comune di-OMISSIS-che depositava memoria il 21/06/2019 con cui sosteneva la legittimità del provvedimento impugnato e chiedeva il rigetto del ricorso.
Con ordinanza n.763/2019 veniva accolta la domanda cautelare.
1.1. Con ricorso per motivi aggiunti, notificato l’01/07/2020 e depositato il 10/07/2020 la -OMISSIS-S.r.l., impugnava della delibera del Consiglio Comunale di -OMISSIS-, n. 41 del 12 febbraio 2020 avente ad oggetto “Approvazione del Regolamento per l’insediamento e l’esercizio di autorimesse e parcheggi di automezzi e motoveicoli” ed il predetto Regolamento, pubblicato all’albo pretorio dal 10 al 25 marzo 2020, nella parte in cui prevede:
- l'applicabilità delle disposizioni nello stesso contenute anche alle attività di parcheggio e
autorimessa già presenti nel territorio comunale, stabilendo che, “entro il termine di tre mesi”
dalla sua entrata in vigore, “i gestori sono tenuti ad adeguare le aree e i locali attualmente in
uso, nonchè la documentazione depositata al Comune e i versamenti previsti, presentando o
richiedendo il pertinente titolo abilitativo edilizio” e sanzionando il mancato adeguamento
con la sospensione delle relative attività (art. 10);
- il pagamento degli oneri di costruzione a seguito dell’acquisizione “sotto qualunque forma
del titolo abilitativo edilizio” ovvero per il “mero esercizio dell’attività” (art. 3, punto 2);
- l’assoggettamento alla S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire per “la mera sistemazione
dell’area con materiali autobloccanti o con prato armato senza impiego di malte e/o cemento
e/o similari” e l’acquisizione del permesso di costruire “in tutti gli altri casi” (art. 3, punto 3).
L’interessata deduceva i motivi di censura seguenti.
1) Violazione degli artt. 3, 24 e 102 della Costituzione, degli artt. 4 e 11 delle Preleggi, degli artt. 1, 3 e 21 bis della l. 7 agosto 1990 n. 241; dell’art. 7 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267; dell’art. 48 dello Statuto del Comune di -OMISSIS-. Violazione dei principi di certezza del diritto e dei rapporti giuridici, di irretroattività dei provvedimenti amministrativi e di tutela del legittimo affidamento. Eccesso di potere per manifesta irragionevolezza ed illogicità, arbitrarietà.
L’art. 10, del Regolamento impugnato, recante “Norme transitorie”, stabilisce che:
“1) Entro il termine di tre mesi dall'entrata in vigore del presente Regolamento, tutte le
attività di parcheggio e autorimessa presenti nel territorio comunale dovranno essere rese
conformi alle disposizioni ivi contenute. A tal fine i gestori sono tenuti ad adeguare le aree e
i locali attualmente in uso, nonché la documentazione depositata al Comune e i versamenti
previsti, presentando o richiedendo il pertinente titolo abilitativo edilizio, secondo le
disposizioni contenute nel presente regolamento.
2°) Trascorso il termine di cui al comma precedente lo Sportello Unico per le attività
produttive, adotterà i provvedimenti per la sospensione delle attività che non avranno
provveduto all'adeguamento”.
Tali disposizioni sono illegittime in quanto spiegano efficacia retroattiva nei confronti delle attività già esistenti, com’è quella della società ricorrente.
2) Violazione dell’art. 14 R.d.l. 15 maggio 1946, n. 455 (Approvazione dello statuto della Regione siciliana), conv. in l. cost. 26 febbraio 1948, n. 2; degli artt. 3 e 117 della Costituzione; degli artt. 1 e 3 della l. 21 maggio 2019, n. 7; degli artt. 7 e 13 del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267; art. 1, 3, 5, 7 e 24 della L. Reg. 10 agosto 2016, n. 16; artt. 2, 3, 10 e 23 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Eccesso di potere per errore nei presupposti e difetto di motivazione.
Il regolamento impugnato, all’art. 3, comma 1, stabilisce che “L’inizio di attività, il subingresso, il trasferimento in altre zone, l’ampliamento, la riduzione delle attività esistenti e l’utilizzo temporaneo, sono soggetti, ai sensi del D.P.R. 480/2001, a Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.) ..., previo ottenimento dei titoli abilitativi edilizi (permesso di costruire o S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire) e paesaggistici ...”.
Al successivo comma 2 dispone che: “L’acquisizione sotto qualunque forma del titolo abilitativo edilizio ovvero il mero esercizio dell’attività, in considerazione dell’incremento del carico urbanistico generato, è soggetto al pagamento degli oneri di costruzione.”
Al successivo punto 3, stabilisce che “la mera sistemazione dell’area con materiali autobloccanti o con prato armato senza impiego di malte e/o cemento e/o similari è soggetta alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività alternativa al permesso di costruire prevista per gli interventi di ristrutturazione edilizia. In tutti gli altri casi, ove consentito dalle norme urbanistiche e nei limiti della densità territoriale prevista dalle N.T.A. del P.R.G., sarà necessario acquisire il permesso di costruire previsto per le nuove costruzioni”.
L’ambito dell’attività edilizia soggetta al rilascio di un preventivo titolo edilizio e quello concernente l’attività edilizia libera, stabilito dalle suindicate disposizioni “ non può essere frutto di una regolamentazione dettata dai singoli Comuni i quali, pur potendo ai sensi dell’art.2, comma 4, del D.P.R. n. 380/2001, disciplinare l'attività edilizia, non possono fino al punto di dettare disposizioni contrastanti con quelle stabilite a livello nazionale, o nel nostro caso regionale, pena la loro illegittimità.” “ E’ evidente, infatti, come gli interventi edilizi, quanto a titoli abilitativi, non possano ricevere una disciplina diversa da regione a regione, né tantomeno da comune a comune.”
Nella specie il Comune, riducendo, o meglio azzerando completamente l’ambito di operatività dell’edilizia libera, ha previsto che “l’inizio di attività, il subingresso, il trasferimento in altre zone, l’ampliamento, la riduzione delle attività esistenti e l’utilizzo temporaneo”, sono sempre soggetti, al previo ottenimento dei titoli abilitativi edilizi, ed in particolare al permesso di costruire o S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire (quest’ultima nel caso“ di mera sistemazione dell’area con materiali autobloccanti o con prato armato senza impiego di malte e/o cemento e/o similari”).
Con memoria depositata il 15/07/2020 il Comune di-OMISSIS-spiegava le ragioni secondo cui il Regolamento impugnato sarebbe legittimamente adottato.
Replicava la ricorrente, con memoria depositata il giorno successivo.
1.2. Alla pubblica udienza del10/12/2020, tenutasi con modalità da remoto – ai sensi dell’art.25 del D.L. 137/2020 – dopo la discussione delle parti il ricorso è passato in decisione.
2. Il ricorso introduttivo è infondato.
Si sostiene col primo motivo che le opere poste in essere dalla ricorrente al fine di realizzare il parcheggio su cui si controverte, rientrerebbero nella previsione dell’art. 6 del D.P.R. 380/2001 in virtù della quale una serie di interventi edilizi, non incidendo in maniera significativa sul carico urbanistico, per dimensioni strutturali e tipologia si inscrivono nell’ambito della c.d. edilizia libera; diversamente, sono soggetti al rilascio del permesso di costruire gli “interventi di nuova costruzione”, che determinano una “trasformazione edilizia e urbanistica del territorio”, ai sensi del combinato disposto degli articoli 3 e 10 del medesimo T.U.
Le opere realizzate nel suddetto terreno sono:
1) pavimentazione con conci di tufo affiancati e collocati a secco nelle aree di sosta:
2) rivestimento con blocchetti prefabbricati del tipo autobloccante a nido d’ape forato nella zona di viabilità d’accesso;
3) collocazione tettoia in struttura precaria in legno, dalle dimensioni di circa mt. 4,00*4,00 priva di pareti, con copertura e pavimentazione con tavolato, ubicata nella zona sud-est dell’area in argomento;
4) collocazione di un servizio chimico nell’angolo a confine sud-est;
5) manutenzione del cancello di accesso e della recinzione del lotto di terreno, costituita da preesistenti muri in pomice est ed ovest e da paletti in rete metallica nei lati nord e sud.
Ora la ricorrente scinde tali opere, le prende in esame autonomamente, le raffronta con la norma presa a riferimento - art. 6 comma 2 lettera c) del D.P.R. n. 380/2001, come recepito all’art. 3, comma 1, lett. e ter) L.r. n.16/2016 - e ne trae la conclusione che gli interventi, indicati sub 1) e 2), sarebbero eseguibili senza alcun titolo abilitativo rientrando tra “le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale …”
Assume infatti che “ esse non sono soggette ad alcun titolo edilizio, essendo sufficiente la trasmissione, in via telematica, all'amministrazione comunale della comunicazione di inizio lavori corredata da una relazione tecnica provvista di data certa e corredata degli opportuni elaborati
progettuali, a firma di un tecnico abilitato “; e prova al riguardo a spiegare che si tratta di opere che per le loro caratteristiche sono prive di rilevanza urbanistica e quindi inidonee a determinare una trasformazione del territorio come tale necessitante del permesso di costruire, in quanto non è stato eliminato verde preesistente, non sono state realizzate opere murarie né urbanizzato il terreno, si è utilizzata una pavimentazione, di facile rimozione, idonea a garantire il passaggio nel sottosuolo delle acque meteoriche.
A smentire tuttavia tali pur accorate argomentazioni difensive bastano due limpide massime giurisprudenziali rese in materia, di recente, dal Consiglio di Stato.
1) La realizzazione di una pavimentazione di un'area già allo stato naturale e la destinazione della stessa a passaggio e parcheggio di autoveicoli, costituisce nuova opera e non un mero intervento trasformativo di un manufatto già esistente, intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria o consolidamento statico o restauro conservativo ( C. S. sez. VI, 12/05/2020, n.2981 ).
2) Per la realizzazione di parcheggi occorre il permesso di costruire edilizio, in quanto la sistemazione di un'area a parcheggio aumenta il carico urbanistico ( C. S. sez. II, 01/07/2019, n.4475 ).
Evidenzia, efficacemente , sul punto la difesa comunale che la superficie occupata dal parcheggio è estesa ben 7000 metri quadrati e sono previsti 100 posti macchina per cui non si può ragionevolmente sostenere che un siffatto intervento edilizio rientri nell’ambito della c.d. attività edilizia libera e cioè tra “ le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l'indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, bacini, pozzi di luce nonché locali tombati “ ( norma invocata ) avendo la giurisprudenza comunque individuato limiti operativi della disposizione in esame, precisando che:
A) si tratta di edilizia libera salvo che non comporti un elemento atto a modificare la destinazione d'uso dell'immobile in maniera urbanisticamente rilevante (cfr. T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 24/07/2020 ; T.A.R. , Firenze , sez. III , 28/12/2018 , n. 1695 e T.A.R. , Napoli , sez. VIII , 07/11/2016 , n. 5116) ed a condizione che siano contenuti entro limiti proporzionati al contesto (T.A.R. Milano , sez. II , 06/09/2018 , n. 2049);
B) gli interventi di pavimentazione di aree esterne sono soggetti a concessione edilizia allorquando determinino una trasformazione urbanistica ed edilizia tendenzialmente permanente, con alterazione significativa dell'assetto del territorio e dello stato dei luoghi ( cfr. T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 28/07/2020; T.A.R. Campania, Napoli, III, n. 42/2020; Cass. Pen., III, n. 29963/2019; T.A.R. Lazio, I, n. 70/2014; T.A.R. Marche, Ancona, I, n. 134/2012).
Si è pure affermato, in termini ancor più restrittivi – comunque consoni alla fattispecie in esame - che l'ordine di rimozione del brecciolino, sparso su un'area che precedentemente ne era priva, deve ritenersi legittimo laddove tale attività abbia comportato una trasformazione permanente del suolo in deposito e del parcheggio all'aperto, per la quale non sussisteva alcun permesso di costruire ( T.A.R. Salerno, (Campania) sez. II, 01/04/2019, n.514 ).
Alla stregua di tutto ciò, inconferente appare pure il richiamo in ricorso alla sentenza della Sezione n.2256 del 26 settembre 2017, riguardante diversa fattispecie ( pavimentazione annessa a villa, da adibire ad evento promozionale automobilistico ) regolata da altra norma – art.6 l.r. n. 37 del 1985, abrogato dall’art. 30 l.r. 16/2016 - che consentiva ipotetici margini ermeneutici ed applicativi, scongiurati adesso dalla nuova norma in questione e dall’attenta giurisprudenza che ne è seguita.
Prosegue la ricorrente nell’esaminare e descrivere singolarmente la tipologia delle ulteriori opere indicate nei successivi punti dell’ordinanza : la “struttura precaria in legno”, la “manutenzione del cancello di accesso e della recinzione del lotto di terreno, costituita da preesistenti muri in pomice EST ed Ovest e da paletti in rete metallica nei lati Nord e Sud”, il “ servizio chimico ,collocato per un breve periodo soltanto per soddisfare esigenze contingenti e temporanee, tanto è vero che è stato già rimosso “, e ne inferisce che l’atto – pure relativamente ad esse – sarebbe affetto dai “ medesimi profili di illegittimità”.
Ma non v’è dubbio che procedendo in tal modo, senza considerare l’intervento realizzato in modo olistico, si possa pervenire, in teoria, alla conclusione che ciascuna di tali opere, rientri in sé e per sé, nell’ambito concettuale e normativo della c.d. attività edilizia libera.
Basti pensare, ad esempio, che l'apposizione di un cancello funzionale alla delimitazione della proprietà si inquadra tra gli interventi di finitura di spazi esterni, rientra fra le ipotesi di edilizia libera con la conseguenza che non risulta suscettibile di incidere su valori paesaggistici protetti, a meno che ci sia l'esistenza di specifiche prescrizioni restrittive ( Consiglio di Stato sez. VI, 13/05/2020, n.3036 ); nella specie, il cancello risulta, vie più solo sistemato con manutenzione ordinaria.
Così evidentemente non stanno le cose, atteso che si è realizzato un vasto parcheggio per auto, nei pressi dell’aeroporto di Palermo, soggetto come tale al permesso di costruire, in virtù di quanto suesposto, cui si può aggiungere che, a prescindere dalla possibile amovibilità dei materiali utilizzati, la nuova destinazione dell’area è tendenzialmente permanente, costituendo la relativa attività la finalità economica principale ( ed unica ) dichiarata e svolta dalla società ricorrente ed è quindi – di regola – duratura e non temporanea. Ed infine, privo di rilevanza giuridica se non addirittura non appropriato appare il richiamo della ricorrente al rispetto dell’indice di permeabilità, posto che esso riguarda – com’è noto - la superficie priva di costruzioni da mantenere con materiali permeabili o da sistemare a verde affinché possa facilmente assorbire e filtrare la pioggia.
In base alla normativa nazionale nella realizzazione di nuovi edifici o nell'ampliamento di edifici esistenti la percentuale di area permeabile deve essere pari almeno al 25% della superficie edificabile e i regolamenti locali possono modificare questo limite rendendolo più severo.
Nella specie, in mancanza di nuovo edificio ed in presenza di un’intera area di 7000 metri quadrati -pavimentata con conci di tufo affiancati e collocati a secco nelle aree di sosta e del rivestimento con blocchetti prefabbricati del tipo autobloccante a nido d’ape forato nella zona di viabilità d’accesso -non ha senso affermare il presunto rispetto di detto limite, sebbene non previsto nello strumento urbanistico del Comune di -OMISSIS-.
Una volta acclarato che per realizzare il parcheggio in questione occorresse conseguire il permesso di costruire, l’ordinanza di rimessione in pristino impugnata – plurimotivata - deve ritenersi legittimamente adottata, in quanto suffragata già da tale sola ragione, rispetto alla quale le ulteriori censure dedotte nei motivi 2° e 3° perdono rilevanza giuridica e se ne può quindi tralasciare l’esame ( Consiglio di Stato sez. VI, 31/07/2020, n.4866 ).
3. Il ricorso per motivi aggiunti è pure infondato.
La società ricorrente impugna ora la delibera del Consiglio Comunale di -OMISSIS-, n. 41 del 12 febbraio 2020 avente ad oggetto “Approvazione del Regolamento per l’insediamento e l’esercizio di autorimesse e parcheggi di automezzi e motoveicoli” nella parte in cui prevede :
- l'applicabilità delle disposizioni nello stesso contenute anche alle attività di parcheggio e
autorimessa già presenti nel territorio comunale, stabilendo che, “entro il termine di tre mesi”
dalla sua entrata in vigore, “i gestori sono tenuti ad adeguare le aree e i locali attualmente in
uso, nonchè la documentazione depositata al Comune e i versamenti previsti, presentando o
richiedendo il pertinente titolo abilitativo edilizio” e sanzionando il mancato adeguamento
con la sospensione delle relative attività (art. 10);
- il pagamento degli oneri di costruzione a seguito dell’acquisizione “sotto qualunque forma
del titolo abilitativo edilizio” ovvero per il “mero esercizio dell’attività” (art. 3, punto 2);
- l’assoggettamento alla S.C.I.A. alternativa al permesso di costruire per “la mera sistemazione dell’area con materiali autobloccanti o con prato armato senza impiego di malte e/o cemento
e/o similari” e l’acquisizione del permesso di costruire “in tutti gli altri casi” (art. 3, punto 3).
Tale sopravvenuta disposizione regolamentare – si deduce col 1° motivo - sarebbe illegittima per violazione del generale principio di irretroattività, enunciato nell’art. 11 delle Preleggi, che permea il nostro ordinamento giuridico e vale anche per gli atti amministrativi a contenuto generale.
L’assunto muove dal presupposto che il “Comune ha imposto ai titolari di parcheggi già legittimamente realizzati, tra cui la ricorrente, di adeguarsi, pena la sospensione dell’attività, alle previsioni del nuovo regolamento …. “.
Se non che la realizzazione del parcheggio in questione necessitava – come si è sopra rilevato - del permesso di costruire, la cui mancanza in capo alla ricorrente ha suffragato la legittimità dell’ordinanza di demolizione e riduzione in pristino adotta dal Comune di -OMISSIS-. Di conseguenza, risultando adesso l’interessata priva del prescritto titolo edilizio non può invocare né il principio di irretroattività né la tutela dell’affidamento ingenerato dalla circostanza di avere avviato l’attività “ prima dell’entrata in vigore del regolamento attenendosi alle disposizioni di legge ed agli strumenti urbanistici e regolamentari all’epoca vigenti.”
Col secondo motivo, la ricorrente, dopo avere premesso i principi e la riserva di legge riguardo alla disciplina dei titoli abilitativi volti a “ garantire uno standard uniforme di trattamento del diritto di proprietà su tutto il territorio nazionale “, ha delineato le ipotesi in cui la normativa di settore richiede il permesso di costruire ovvero la SCIA ad esso alternativa e, soprattutto, l’ambito di operatività della c.d. attività edilizia libera su cui è incentrato ( con prospettiva fuorviante e comunque errata, come si è pure visto ) il ricorso introduttivo.
Fatta tale premessa, sostiene la ricorrente che “ la delimitazione dei confini tra attività edilizia soggetta al rilascio di un preventivo titolo edilizio e attività edilizia libera, come fissata dalle sopra citate disposizioni non può essere frutto di una regolamentazione dettata dai singoli Comuni i quali, pur potendo ai sensi dell’art.2, comma 4, del D.P.R. n. 380/2001, disciplinare l'attività edilizia, non possono fino al punto di dettare disposizioni contrastanti con quelle stabilite a livello nazionale, o nel nostro caso regionale, pena la loro illegittimità.” “ E’ evidente, infatti, come gli interventi edilizi, quanto a titoli abilitativi, non possano ricevere una disciplina diversa da regione a regione, né tantomeno da comune a comune. “
Ad avviso della ricorrente, in sostanza, il Comune di-OMISSIS-sarebbe intervenuto, con l’impugnato Regolamento “ riducendo, o meglio azzerando completamente l’ambito di operatività dell’edilizia libera “.
La censura non può condividersi.
Il Regolamento comunale impugnato mira a ricondurre sotto la disciplina urbanistica la realizzazione di nuovi parcheggi - e concede ai titolari di quelli già esistenti, di avvalersi del regime transitorio ( art. 10 ) - all’evidente scopo di evitare l’espandersi incontrollato di tali interventi ( memoria del Comune ) attuati, come nella specie, col pretesto che rientrerebbero nell’ambito della c.d. edilizia libera, i cui limiti vengono adesso ben definiti, prendendosi a riferimento il prototipo costruttivo seguito dalla ricorrente.
In tal modo l’edilizia libera non viene affatto ridotta né tanto meno azzerata, bensì viene disciplinata, nel rispetto della norma di settore ( art. 3, comma 1, lett. e ter) L.r. n.16/2016 ) e conformemente al progressivo, prevalente, orientamento giurisprudenziale, sopra riportato ed in virtù del quale si è ravvisato che il parcheggio costruito dalla ricorrente necessiti di permesso di costruire.
4.Le spese di giudizio, tenuto conto delle peculiarità della vicenda possono compensarsi tra le parti.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, respinge il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti.
Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 (e degli articoli 5 e 6 del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016), a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 10 dicembre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Cosimo Di Paola, Presidente, Estensore
Francesco Mulieri, Primo Referendario
Raffaella Sara Russo, Referendario