ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II bis, 5 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Permesso di costruire

Articolo inserito il 12-01-2021
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La realizzazione di un gazebo costituisce opera sempre soggetta a permesso di costruire?

SENTENZA N. 178
L’orientamento si è consolidato nel senso di ritenere che il gazebo (struttura a copertura di un’area, sorretta da pali o pilastri, aperta sui lati) costituisce opera soggetta a permesso a costruire tutte le volte che è destinata ad esigenze non temporanee (T.A.R. , Lecce , sez. I , 27/02/2020 , n. 257; T.A.R. , Napoli , sez. VIII , 06/12/2019 , n. 5733), senza che rilevi la sua facile amovibilità o il materiale dal quale è composto (ligneo invece che in muratura).
FATTO e DIRITTO
L’odierna ricorrente è proprietaria di un immobile adibito a civile abitazione al piano terreno dell’edificio nel Comune di Roma – Municipio XVIII, in via Aurelia n. 770, con annesso ampio giardino a livello che, a forma di L, è ricompreso tra il perimetro esterno del fabbricato ed i muri di cinta di delimitazione dello spigolo NORD-OVEST del lotto.
Espone che il 18 settembre 2009, la Polizia Locale constatava la realizzazione senza titolo di un “gazebo di legno di mt. 3,10 con H variabile da mt. 2,45 a mt 3,00. Detto Gazebo è costituito da una copertura in legno a forma di pagoda con sovrastanti tegole canadesi e da n. 7 pali verticali e da n. 16 pali orizzontali”. Seguiva la DD n. 1939 prot. 56779 del 7 ottobre 2009, notificata il 27 ottobre 2009, di sospensione dei lavori (già completati); la presentazione da parte della ricorrente, di note di procedimento con memoria del 15.1.2010, prot. 2987/2009, con la quale rilevava che l’attività realizzata era volta alla mera manutenzione di un già preesistente gazebo, di consimili dimensioni, fattezze ed ubicazione, nella porzione nord-ovest del giardino pertinenziale; ad essa era allegata perizia tecnico-descrittiva, che precisava che la struttura era aperta sui lati, non infissa stabilmente a terra, con struttura in legno e tavolato, sul quale era stato applicato uno strato di guaina plastometrica (spessore complessivo mm 5,00), allo scopo di impermeabilizzazione.
Secondo la ricorrente, si tratterebbe di un elemento meramente accessorio e pertinenziale al giardino annesso alla proprietà immobiliare, che non creerebbe cubatura, non aumenterebbe superfici utili calpestabili, fungendo solo da riparo da sole ed acqua piovana per il miglior godimento del giardino. Il gazebo, inoltre, non determinerebbe alcuna compromissione dei diritti e delle facoltà dei soggetti finitimi, in quanto le altezze descritte nel verbale sono determinate in rapporto ai muri di confine, ma non rispetto alla maggiore altezza della rete ed incannucciata sovrastante, che oscura la vista della struttura.
Non si tratterebbe perciò di nuova costruzione, né di ristrutturazione edilizia ex art. 10, primo comma, lett. c) del DPR n. 380/2001, non trattandosi di un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal preesistente con aumento di unità immobiliari, modifiche del volume o della sagoma, dei prospetti o delle superfici.
Le memorie procedimentali rimanevano senza esito, in quanto l’Ufficio notificava l’ordinanza di demolizione, all’annullamento della quale è rivolto l’odierno ricorso, affidato alle seguenti ragioni di censura.
I) Insufficienza di motivazione, eccesso di potere, violazione del giusto procedimento (l’ufficio non avrebbe tenuto conto delle motivate osservazioni della ricorrente).
II) Violazione e falsa applicazione degli artt. 10 e 33 del TU edilizia e dell’art. 16 della LR 15/2008; eccesso di potere sotto diversi profili (mentre viene contestata la creazione di una nuova opera senza titolo, la determina impugnata richiama l’art. 33 del TU Edilizia e 16 della LR 15/2008 che disciplinano la ristrutturazione edilizia di cui all’art. 10, primo comma lett. c) e cambio di destinazione d’uso compiuti senza titolo abilitativo; ciò comporterebbe la intrinseca contraddittorietà del provvedimento).
III – IV- V) Violazione o falsa applicazione degli artt. 10 e 33 del TU edilizia e 16 della LR 15/2008, eccesso di potere, errata valutazione della tipologia dell’intervento, errore nei presupposti, carenza di istruttoria, violazione e falsa applicazione dei principi generali di repressione tardiva dell’attività edilizia e tutela del legittimo affidamento sotto diversi profili (III - dal momento che l’attività posta in essere dalla ricorrente era volta alla manutenzione di una costruzione preesistente, il provvedimento impugnato si rivelerebbe rivolto a sanzionare già quest’ultima, ma senza valutazione del legittimo affidamento e contemperamento con l’interesse del privato al mantenimento dell’opera da lungo tempo esistente; IV – la manutenzione eseguita integrerebbe una ristrutturazione semplice, senza aumento di elementi costitutivi quali superficie, prospetti, sagoma e così via – V non sussisterebbe cubatura e l’opera avrebbe natura pertinenziale).
VI) Violazione o falsa applicazione degli artt. 10 e 33 del TU Edilizia in relazione all’art. 22, commi 1 e 2 dello stesso TU, ed agli artt. 45 e 48 dell’NTA del PRG vigente e art. 19 stessa LR – eccesso di potere sotto diversi profili; errata applicazione della sanzione della demolizione, in luogo della sanzione pecuniaria, eccessiva onerosità, ingiustizia manifesta per violazione del principio della proporzionalità (l’immobile ricade nel Nuovo PRG entro la zona “Sistema insediativo della Città consolidata – tessuti T3” per cui le NTA non vietano gli interventi in esame – artt. 45 e 48 – con conseguente applicabilità dell’art. 19 della LR cit. che in caso di mancata presentazione della DIA per immobili conformi alle norme urbanistiche, prevede la sanzione pecuniaria e non la demolizione).
Conclude per l’annullamento degli atti impugnati.
Si è costituito il Comune di Roma che resiste al ricorso del quale chiede il rigetto.
Dichiarato da parte della ricorrente il persistere dell’interesse alla pronuncia (29.9.2020), Roma Capitale ha depositato una propria memoria con la quale deduce quanto segue.
L’opera avrebbe natura permanente e non meramente occasionale o stagionale, essendo preordinata ad esigenze di riparo da elementi atmosferici e quindi di natura durevole.
Sulla natura di pertinenza, evidenzia Roma Capitale che tale nozione non coincide con quella civilistica, dovendosene escludere tale natura nel caso di specie.
Anche il nuovo glossario dell’edilizia libera di cui al DM 2 marzo 2018 non include il “gazebo” tra le tipologie di manufatti di limitata dimensione e non stabilmente infissi al suolo, quali tende, tende a pergola, pergotende e coperture leggere di arredo.
Con propria memoria, la ricorrente insiste nelle proprie argomentazioni e, con ulteriore scritto difensivo, replica alle deduzioni di Roma Capitale.
Entrambe le parti hanno quindi chiesto il passaggio in decisione sulla base degli scritti con note di udienza.
Nella pubblica udienza del 4 dicembre 2020, la causa è stata trattenuta in decisione.
Sebbene, al tempo di realizzazione dell’abuso, la giurisprudenza non fosse univoca circa la necessità di un permesso di costruire per la realizzazione di strutture simili a quella di cui si discute (si vedano, a favore di questa soluzione ex plurimis T.A.R. , Bolzano , 06/05/2005 , n. 172; T.A.R. , Napoli , sez. IV , 15/09/2008 , n. 10138; T.A.R. , Napoli , sez. IV , 12/01/2009 , n. 68; Consiglio di Stato , sez. VI , 12/12/2012 , n. 6382; contra T.A.R. , Napoli , sez. IV , 19/01/2012 , n. 238; T.A.R. , Brescia , sez. II , 07/04/2011 , n. 526; T.A.R. , Roma , sez. II , 13/10/2010 , n. 32802), l’orientamento si è consolidato nel senso di ritenere che il gazebo (struttura a copertura di un’area, sorretta da pali o pilastri, aperta sui lati) costituisce opera soggetta a permesso a costruire tutte le volte che è destinata ad esigenze non temporanee (T.A.R. , Lecce , sez. I , 27/02/2020 , n. 257; T.A.R. , Napoli , sez. VIII , 06/12/2019 , n. 5733), senza che rilevi la sua facile amovibilità o il materiale dal quale è composto (ligneo invece che in muratura).
Nel caso di specie, come risulta con assoluta evidenza, il gazebo della ricorrente è stato realizzato in area cortilizia, addossandolo all’angolo della recinzione in muratura (che rende di fatto chiusi i due lati corrispondenti) con una struttura che, sebbene in legno, è evidentemente stabile, ovvero preordinata ad una esigenza permanente di copertura di una porzione di tale area, con la conseguenza che non può predicarsene una natura meramente temporanea.
Non valgono in contrario le deduzioni difensive della parte ricorrente, specie con riguardo alla pretesa natura di ristrutturazione “leggera” di un manufatto asseritamente preesistente, del quale non è certa né la consistenza, né la risalenza. Anzi, tali condizioni sono meramente affermate, posto che anche la perizia tecnica prodotta in atti (e versata precedentemente nel procedimento) non se ne occupa, limitandosi a descrivere la consistenza attuale del manufatto.
Con la conseguenza con non trovano fondamento le pretese lesioni all’affidamento, peraltro irrilevanti se solo si considera che per una parte rilevante della giurisprudenza, l’esercizio di attività di repressione dell’illecito edilizio non incontra limiti di tempo, essendo sempre dovuta (a tale proposito, si veda da ultimo T.A.R. , Napoli , sez. IV , 02/01/2019 , n. 14; T.A.R. , Bologna , sez. I , 30/04/2018 , n. 369), mentre per l’orientamento meno restrittivo, secondo il quale in questi casi si richiede una motivazione rafforzata, è comunque necessaria una prova rigorosa della risalenza dell’abuso (e dell’affidamento, si veda Consiglio di Stato , sez. VI , 11/12/2018 , n. 6983; T.A.R. , Brescia , sez. II , 21/08/2018 , n. 812), che non è stata fornita.
Corretto è dunque il provvedimento anche sotto il profilo della sanzione (conseguente alla mancata richiesta del permesso di costruire).
Quanto alla pretesa conformità del manufatto allo strumento urbanistico, l’argomento non può trovare esame nell’odierna sede di giudizio, non risultando proposto il relativo accertamento ex art. 36 del DPR 380/2001.
Ne consegue il rigetto del ricorso, sebbene con giuste ragioni per disporre la piena compensazione delle spese di lite tra le parti, attesa la sussistenza degli orientamenti non univoci della giurisprudenza che si sono dapprima richiamati.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2020, tenutasi in modalità di collegamento da remoto ai sensi dell’art. 25 del DL 28 ottobre 2020, n. 137 ed art. 4, comma 1, del Dl 30 aprile 2020, n. 28, conv. in l. 25 giugno 2020, n. 70, con l'intervento dei magistrati:
Elena Stanizzi, Presidente
Salvatore Gatto Costantino, Consigliere, Estensore
Brunella Bruno, Consigliere