ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Salerno, Sez. II, 11 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Sanzioni edilizie per abusi

Articolo inserito il 12-01-2021
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È legittimo il provvedimento con cui il Comune ordina la demolizione delle opere di intonacatura degli esterni?

SENTENZA N. 83
In giurisprudenza, cfr. T. A. R. Veneto, Sez. II, 27/11/2017, n. 1056: “È illegittimo il provvedimento con cui il Comune ordina la demolizione delle opere di intonacatura degli esterni, rimozione di marmi e ringhiere dalle scale esterne, ricostruzione di parapetti in mattoni, messa in opera di marmi sugli scalini, perché abusive, dal momento che tali opere hanno carattere manutentivo degli immobili e, in quanto tali, non richiedono il permesso di costruire”.
FATTO
Il ricorrente, proprietario di un’unità immobiliare di remota edificazione, posta all’ultimo piano di un fabbricato sito in Amalfi, alla via Sopramuro, 4, premesso che, di tale unità immobiliare erano parte anche una scala di collegamento al terrazzo di copertura ed un piccolo vano deposito – stenditoio, posto sul medesimo terrazzo, edificati negli anni quaranta del secolo scorso, come poteva desumersi dai materiali di costruzione impiegati e come confermato anche da riscontri documentali; che tale unità immobiliare era condotta in locazione da un terzo, il quale, “dopo aver presentato, al Comune di Amalfi, una denuncia d’inizio attività, e relativa integrazione, aveva intrapreso un intervento di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo”; che, a seguito di sopralluogo, svolto dalla Stazione C. C. e dalla P. M. di Amalfi, congiuntamente al Responsabile dell’U.T.C. – Area Urbanistica del Comune, quest’ultimo aveva emesso l’ordinanza gravata, con la quale era stata disposta la demolizione di alcune opere, ritenute difformi dalla d. i. a. presentata e di altre, reputate di “dubbia legittimità”, sebbene espressamente riconosciute di “remota edificazione”; che, in particolare, era stata disposta la demolizione, in quanto difformi dal titolo abilitativo, delle seguenti opere: - innalzamento del preesistente parapetto in muratura per complessivi cm. 30; - tompagnatura, lungo il muro di confine del lato nord del terrazzo, di un varco delle dimensioni di m. 1,40 x 1,20; - realizzazione di una parete in blocchi di laterizi, a chiusura di una rampa di scale di collegamento al terrazzo; - realizzazione, sul ballatoio di collegamento con il terrazzo, di una parete in muratura delle dimensioni di m. 3,50 per 2,50 di altezza, in cui erano inseriti tre archi in muratura; che, inoltre, era stata ingiunta la demolizione delle seguenti altre opere, perché ritenute di “dubbia legittimità”, sebbene espressamente riconosciute di “remota edificazione”: - “vano scala che collega l’ultimo livello del fabbricato al terrazzo di copertura”; - “piccolo locale insistente sullo stesso terrazzo”; tanto premesso, segnalava che, quanto alle opere difformi, “alcune di esse, e segnatamente la parete di chiusura della scala e la parete ad archi, non sono tali, in quanto opere preesistenti”; in particolare, “la parete ad archi è raffigurata nella documentazione fotografica allegata alla d. i. a.”; mentre “le altre opere difformi, erano, nella stessa ordinanza, espressamente considerate come aventi carattere pertinenziale”; che illegittima era, del resto, la sanzione applicata alle restanti opere, definite di “'nuova costruzione”, sol perché di “dubbia legittimità”, sebbene ne fosse stata riconosciuta la remota edificazione; ed articolava, avverso tale provvedimento, le seguenti censure in diritto:
1) Eccesso di potere per carenza istruttoria, travisamento dei fatti, erroneità della motivazione e dei presupposti, contraddittorietà; Violazione di legge (art. 31 del d. P. R. 380/01, artt. 31 l. 1150/42, 149 D. Lvo 42/04, 3 l. 241/90); Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 3, comma 1, lett. a), i) ed e), 6, 10, 22, 33 e 37 d. P. R. 380/2001 e 2 l. r. C. 19/2002; Eccesso di potere per difetto dei presupposti, erroneità, contraddittorietà, insufficienza della motivazione – Carenza istruttoria – Travisamento dei fatti – Illogicità; Incompetenza:
l’ordinanza impugnata era stata emessa in carenza dei presupposti, di fatto e di diritto, che ne giustificavano l’emanazione; tanto, anzitutto con riguardo al “vano scala che collega l’ultimo livello del fabbricato (...) al terrazzo di copertura”, nonché al “piccolo locale insistente sullo stesso terrazzo”: la demolizione di tali opere era stata disposta, sul presupposto di un mero dubbio circa la loro legittimità; ciò nonostante, erano state considerate come “realizzate abusivamente, vale a dire senza il dovuto titolo edilizio e senza quello paesistico – ambientale”, pur essendo state riconosciute di remota edificazione (difetto d’istruttoria); né “tale assiomatica asserzione può trovare giustificazione nella mancata esibizione dei titoli abilitativi da parte dell’interessato, sollecitato dall’Ufficio a produrli”; per di più, in occasione della presentazione della d. i. a., il Responsabile del Servizio, “pur nutrendo dubbi sulla “legittimità” delle opere, non aveva affatto inibito la realizzazione dell’intervento”; in contrario, il ricorrente deduceva che “le opere contestate nell’ordinanza gravata sono di remotissima edificazione ed anche il contestato vano scala ed il piccolissimo locale sono stati edificati, agli inizi degli anni quaranta, per cui la realizzazione delle stesse non necessitava di alcun titolo abilitativo”; quanto, poi, alle altre opere, sanzionate perché difformi dal titolo abilitativo (vale a dire l’innalzamento del preesistente parapetto, la tompagnatura del varco, presente sul muro del terrazzo, la realizzazione della parete, posta a chiusura della rampa di scale che conduce al terrazzo e la realizzazione, sul ballatoio di collegamento con il terrazzo, di una parete in muratura delle dimensioni di mt. 3,50 x 2,50 di altezza, in cui erano inseriti tre archi in muratura), le stesse erano, “per varie ragioni, insuscettibili di essere sanzionate con la demolizione: alcune di tali opere, e specificamente la parete di chiusura della scala e la parete ad archi, non sono opere di nuova costruzione”; in particolare, “la parete ad archi è rinvenibile nella documentazione fotografica, allegata alla d. i. a.”; inoltre, tali opere, come pure il limitato innalzamento del preesistente parapetto e la tompagnatura del piccolo varco, presente nel muro di delimitazione del terrazzo, erano, “più che di natura pertinenziale (come, peraltro, asserito nella stessa ordinanza), di manutenzione straordinaria, e, in ogni caso, conformi alla normativa edilizia cd urbanistica vigente, per cui non potevano essere sanzionate, con alcuna misura demolitoria”; essendo, in ogni caso, “soggette al regime dell’art. 22, comma 1, d. P. R. 380/2001 e dell’art. 2 l. r. C. 19/2001”, e ad esse erano dunque “applicabili le sanzioni, di cui all’art. 37 del T. U. Ed.”; ovvero quelle pecuniarie; né era stato assolto l’obbligo di motivazione, ove le stesse fossero state ritenute rientranti nelle previsioni dei commi 2° o 3° dell’art. 37 cit.;
2) Violazione artt. 22, 31, 36 e 37 comma 4 d. P. R. 380/2001; Eccesso di potere per difetto d’istruttoria e dei presupposti, travisamento dei fatti:
il Responsabile del Servizio, prima d’irrogare la sanzione della demolizione, avrebbe dovuto verificare se le opere contestate fossero state passibili di sanatoria;
3) Violazione art. 3 l. 241/90: Eccesso di potere per motivazione insufficiente e contraddittoria:
la motivazione dell’ordinanza risultava “assolutamente carente ed insufficiente, risolvendosi in un generico ed indifferenziato richiamo ad una pluralità di leggi”;
4) Violazione e falsa applicazione artt. 167 D. Lgs. 42/2004, 3 l. 241/90; Eccesso di potere per difetto dei presupposti e di motivazione, carenza istruttoria, travisamento dei fatti; Incompetenza:
l’ordinanza impugnata, nel disporre la contestata sanzione, faceva “generico riferimento all’art. 167 del D. L.vo 42/2004”; ma “alcune delle opere sanzionate (…) erano preesistenti”, mentre altre erano “di tale ridotta e contenuta entità (innalzamento di 30 cm. del preesistente parapetto e chiusura del piccolissimo varco del muro di delimitazione dei terrazzo), da non essere richiesta la preventiva autorizzazione paesaggistica”; quanto poi alle opere, considerate di nuova costruzione, per quanto riconosciute di remota edificazione, esse “non abbisognavano di alcun titolo abilitativo, perché realizzate in un’epoca in cui nessun vincolo era vigente”;
5) Violazione dell’art. 107 D. L.vo 267/2000 e dell’art. 31 d. P. R. 380/01 – Incompetenza:
la potestà d’assumere l’impugnata ordinanza non risultava “essere stata riferita al Responsabile del Settore Tecnico dell’U. T. C. del Comune di Amalfi, in modo conforme alla legge”.
Si costituiva in giudizio il Comune di Amalfi, che, nell’imminenza della discussione, depositava note difensive, in cui argomentava, nel senso del rigetto del gravame, perché infondato.
Il ricorrente produceva, infine, relazione tecnica di parte, con allegati, ed una memoria conclusiva, in cui, oltre a riepilogare le motivazioni, a sostegno dell’impugnativa, evidenziava ulteriormente, a comprova della remota edificazione delle opere, sanzionate dal Comune perché “di dubbia legittimità”, quanto segue: “Relativamente a tali ultime opere, non solo è da considerare che il Comune di Amalfi per decenni, e, comunque, sin dagli anni cinquanta (1957) ha espressamente autorizzato l’utilizzo del fabbricato de quo, nella sua interezza, per l’attività di affittacamere (rel. pag. 5 e all. 5), ma è ulteriormente da evidenziare che, dopo l’introduzione del giudizio, è stata rinvenuta una foto con timbro postale del 3/08/1955 (vedi all. 4 e rel. perit. pag. 4 e 5), nella quale risultano chiaramente effigiate tutte queste opere; esse sono inoltre rinvenibili nel grafico, del 27/02/1965, rinvenuto presso l’U.T.C. di Amalfi (all. 6 e rel. perit. pag. 5), nonché nelle schede catastali, depositate presso l’U.T.E. di Salerno, in data 5/10/1977 (all. 7 e rel. perit. pag. 5)”.
All’udienza pubblica di smaltimento, tenutasi da remoto in modalità TEAMS, in data 21.12.2020, il ricorso era trattenuto in decisione.
DIRITTO
Rileva il Collegio che, con l’impugnata ordinanza, il Comune di Amalfi ha ordinato la demolizione di talune opere, realizzate relativamente al fabbricato di proprietà del ricorrente, specificato in narrativa, in parte perché le ha ritenute difformi dal titolo abilitativo (d. i. a.), e in altra parte, perché le ha considerate di “nuova costruzione”, nonché di “dubbia legittimità”.
In particolare, sono state sanzionate, perché non conformi al titolo abilitativo (d. i. a., prot. n. 11671 del 16.11.2008 e successiva integrazione, prot. n. 200 del 9.01.2009) le seguenti opere:
- innalzamento di preesistente parapetto in muratura per complessivi cm. 30;
- tompagnatura, lungo il muro di confine del lato nord del terrazzo, di un varco delle dimensioni di
mt. 1,40 x 1,20;
- realizzazione di una parete in blocchi di laterizi a chiusura di una rampa di scale di collegamento al terrazzo;
- realizzazione sul ballatoio di collegamento con il terrazzo, di parete in muratura delle dimensioni
di mt. 3,50 x 2,50 di altezza, in cui sono inseriti tre archi in muratura.
Sono state, invece, ritenute, dal Comune, del tutto abusive, in quanto “interventi di nuova costruzione”, nonché di “dubbia legittimità” (sebbene espressamente riconosciute di “remota edificazione”), le seguenti altre opere:
- vano scala che collega l’ultimo livello del fabbricato de quo al terrazzo di copertura;
- piccolo locale insistente sullo stesso terrazzo.
Nel provvedimento gravato era, altresì, precisato quanto segue:
“Rilevato che la parte non ha fornito gli estremi del titolo edilizio, abilitante alla realizzazione sia del vano scala che collega l’ultimo livello del fabbricato de quo al terrazzo di copertura sia del piccolo locale insistente sullo stesso terrazzo, né la necessaria autorizzazione paesaggistica rilasciata per gli stessi, atteso che il Comune di Amalfi è sottoposto a vincolo di tutela paesaggistica fin dal 1955;
Ritenuto che l’innalzamento del preesistente parapetto e la chiusura del vano sul muro di confine (sul) lato nord del terrazzo, qualificabili quali interventi pertinenziali, a seguito della loro realizzazione hanno determinato una modifica dell’originario stato dei luoghi e dell’aspetto esterno del fabbricato”.
(…)
“Rilevato che gli interventi pertinenziali de quibus sono stati realizzati in difformità alla d. i. a. prot. n. 11671/09 ed in assenza della preventiva autorizzazione, ex art. 159 D. Lgs. 42/2004, non ricorrendo per essi le condizioni, di cui all’art. 149 dello stesso Codice;
Rilevato, altresì, che il vano scala che collega l’ultimo livello del fabbricato de quo al terrazzo di copertura, nonché il piccolo locale insistente sullo stesso terrazzo sono stati realizzati in assenza del permesso di costruire, prescritto dall’art. 10, comma 1, lett. a), del d. P. R. 380/01 e s. m. i. (e) in assenza della preventiva autorizzazione, ex art. 159 D. Lgs. 42/2004”.
Ciò posto, osserva il Tribunale, quanto alle opere che, pur riconosciute di remota edificazione, sono state assoggettate alla sanzione demolitoria, perché ritenute, dal Comune, sprovviste di p. d. c., vale a dire il vano scala, collegante l’ultimo piano dell’immobile al terrazzo ed il piccolo locale, insistente sullo stesso terrazzo, che nella relazione tecnica di parte, prodotta dal ricorrente, s’afferma, con adeguato supporto documentale, quanto segue:
“(…) 2. In merito alla preesistenza del contestato vano scala e del piccolo locale insistente sul terrazzo di copertura.
A seguito di ripetute richieste formulate, stante quanto riferito dagli impiegati comunali, non è stato possibile rinvenire negli archivi comunali pratica o titolo legittimante la realizzazione del fabbricato di cui la consistenza immobiliare in trattazione costituisce parte. D’altro canto il medesimo Ufficio tecnico non ha mai contestato la natura abusiva del fabbricato stesso che, nel suo complesso, non risulta essere stato oggetto di provvedimenti sanzionatori, ma (…) ha prima “dubitato” e, successivamente, senza addurre alcun ulteriore elemento probante e/o di supporto, dichiarato l’illegittimità di alcune parti di esso, ed in particolare, del corpo scala di collegamento tra il piano secondo e il terrazzo di copertura nonché del piccolo vano di servizio ubicato sul terrazzo stesso.
D’altro canto, è stato possibile rinvenire cartolina, datata dal timbro postale 08.08.1955 (vedi allegato n. 4) che attesta, senza alcun elemento di dubbio, che a tale data la copertura del fabbricato de quo trovavasi nella medesima consistenza attestata dalla DIA del 2008 e dallo stato attuale dei luoghi. In particolare, la documentazione fotografica storica attesta l’esistenza (certamente all’agosto del 1955, ma presumibilmente anche in data precedente) del piccolo vano insistente sul terrazzo di copertura che, pertanto, deve presumersi essere stato realizzato contestualmente al resto del fabbricato. Quest’ultimo, inoltre, secondo quanto attestato alla pagina 3 della perizia di stima redatta dal geom. (…), depositata ai RR. II. di Salerno in data 22.05.79 (vedi allegato n. 5) riceveva la licenza per l’esercizio di affittacamere in data 31.07.1957, data, quest’ultima, di dichiarata conclusione dell’intervento di costruzione del complesso edilizio in trattazione.
Ma la cartolina attesta un altro elemento significativo e cioè che la costruzione del fabbricato era stata intrapresa e, pertanto, l’autorizzazione alla sua realizzazione si era formata prima della dichiarazione del notevole interesse pubblico del territorio di Amalfi, effettuata con DM 22.11.1955 (in G. U. n.4 del 05.01.1956 e, pertanto, efficace da tale data) e che pertanto, per la realizzazione dello stesso non era necessaria la preventiva autorizzazione ex legge 1497/39.
Legittimo il fabbricato, legittimo il piccolo locale sul terrazzo e certamente legittimo anche il contestato vano scala di collegamento tra il secondo livello e il terrazzo di copertura, ancorché lo stesso non sia stato ritratto nella cartolina di cui sopra, essendo un vano interno e, certamente, non visibile dai principali punti di vista panoramici.
Ma, d’altro canto, la preesistenza dello stesso vano scala è attestata dall’elaborato grafico rinvenuto nell’archivio dell’UT comunale, datato 27.02.1965 (vedi allegato n.6), in cui è dettagliatamente rappresentato, quale “accesso terrazzo di copertura” nelle sue caratteristiche planimetriche e quale elemento accessorio e pertinenziale alla porzione di piano dell’immobile che accoglieva una pensione (…).
Altra attestazione circa la remota preesistenza sia del vano scala, ma anche del piccolo locale in copertura, è rinvenibile nella scheda catastale elaborata dal geom. (…) ad integrazione di quelle preesistenti, come dichiarato a pag. 3 – 4 della perizia di stima di cui all’allegato 5. In particolare in data 05.10.1977 vengono depositate all’UTE tre schede catastali relative a diverse parti dell’immobile in trattazione, non interessate da alcuna contestazione da parte dell’UTC. La scheda n.1873 reg.ta al n.59 (vedi allegato n.7) rappresenta la rimanente parte del secondo livello e, documenta la presenza del vano scala contestato e del piccolo locale in copertura (…).
Le circostanze in precedenza rappresentate rendono, pertanto, del tutto illegittima l’ordinanza 50/2009 per la parte in cui si ordina, ex art. 31 DPR 380/2001, la demolizione del vano scala e del locale sul terrazzo, ed il ripristino di un inesistente stato quo ante dei luoghi”.
Orbene, tali documentate circostanze depongono certamente per l’illegittimità dell’ordinanza di demolizione impugnata, relativamente alle opere, sopra descritte.
In giurisprudenza, cfr. T. A. R. Puglia – Bari, Sez. III, 23/01/2017, n. 31: “Grava sul proprietario (o sul responsabile dell'abuso, se diverso), assoggettato a ingiunzione di demolizione, l'onere di provare il carattere risalente del manufatto, di cui è ordinata la demolizione, ad epoca anteriore alla c.d. l. “ponte” n. 761 del 1967, con la quale venne esteso l'obbligo di previa licenza edilizia alle costruzioni realizzate al di fuori del perimetro del centro urbano; detto criterio, tuttavia, trova un temperamento, secondo ragionevolezza, se, da un lato, il privato porta a sostegno della propria tesi sulla realizzazione dell'intervento prima del 1967 elementi non implausibili e, dall'altro, l'Amministrazione fornisce elementi incerti in ordine alla presumibile data della realizzazione del manufatto privo di titolo edilizio, incombendo sull'Autorità che adotta l'ingiunzione di demolizione l'onere di comprovare in maniera adeguata la propria pretesa demolitoria (soprattutto se sia trascorso moltissimo tempo dalla edificazione asseritamente abusiva)”.
Nella specie, per l’appunto, parte ricorrente ha fornito elementi non implausibili, circa la remotissima edificazione delle opere, reputate dal Comune come realizzate in assenza di p. d. c., e d’altro canto il Comune di Amalfi non ha comprovato, in modo adeguato, la propria pretesa demolitoria; tanto, né in sede amministrativa, né in sede contenziosa (nulla emergendo, al riguardo, dalle difese spiegate in giudizio).
Cfr. anche T. A. R. Sardegna, Sez. II, 15/12/2015, n. 1188: “Laddove l'intervento edilizio, per il quale l'interessato richieda il rilascio del titolo abilitativo al Comune, riguardi la ristrutturazione o la demolizione e fedele ricostruzione di un immobile costruito in epoca molto risalente, l'onere della prova con riferimento alla documentazione relativa alla originaria costruzione e/o allo stato di fatto dell'immobile, al momento della presentazione della domanda, deve essere variamente ripartito fra il privato e l'Amministrazione competente, in attuazione del principio di leale collaborazione fra cittadino e pubblica Amministrazione; ciò, anche al fine di non addossare per intero sul richiedente il gravoso, e talvolta insuperabile, onere di rintracciare la documentazione amministrativa concernente l'edificazione di immobili connotati da particolare antichità”.
Ciò posto, occorre ora verificare la legittimità della sanzione demolitoria, disposta dal Comune in relazione alle opere, asseritamente abusive, perché realizzate in difformità dalla d. i. a., presentata relativamente all’immobile, di cui si tratta.
Anche in tal caso, è d’uopo riportare ampi stralci della relazione tecnica di parte, prodotta dal ricorrente in giudizio, segnatamente i seguenti:
“3. Circa la qualificazione tecnico – giuridica degli interventi contestati.
(…) - Innalzamento di preesistente parapetto in muratura per complessivi cm 30 per tutta la lunghezza di m. 7, portandolo all’attuale altezza di m. 1,06 + cm 60 per tutta la lunghezza di m. 18,30, portandolo all’attuale altezza di m 1,32. Il muro si presenta, predisposto per l'apposizione di intonaco interno, mentre completamente allo stato grezzo all'esterno (vedi documentazione fotografica di cui all’allegato n. 8).
La modifica delle caratteristiche (altezza) di un elemento funzionale quale un parapetto in muratura, realizzato al fine di assicurare il rispetto delle più elementari norme di sicurezza nella fruizione di una terrazza, di pertinenza ad una struttura turistico ricettiva di tipo extralberghiero, è ascrivibile alla categoria di intervento della mera manutenzione ordinaria e straordinaria e (…) non può essere riferita alla più rilevante categoria degli “interventi pertinenziali”, e cioè a quegli interventi volti a creare, ex novo, un elemento funzionale (di accessorio, attrezzatura e/o infrastruttura) esterno all’unità immobiliare e che costituisce complemento della stessa, in quanto integrato e coinvolto nell’uso.
Analogamente per quanto concerne la chiusura di un varco nel muro di confine, chiuso (in luogo dell’apposizione di un semplice elemento di finitura, quale un infisso) per mere esigenze funzionali, e cioè per evitare che vento e pioggia potessero invadere in modo incontrollato le superfici retrostanti.
- Sul muro di confine lato nord del terrazzo, delle dimensioni di m 5 x 2,50 di altezza, risulta tompagnato un vano finestra delle dimensioni di m 1,40 x 1,20, con blocchi di muratura, modificando l'aspetto esteriore dei luoghi. Detto muro dal lato del terrazzo è in fase di intonacatura (vedi documentazione fotografica di cui all’allegato n. 9).
E, ancora, motivata da mere esigenze funzionali di protezione dalle intemperie e di protezione da eventuale pericolo di caduta dall’alto, ed ascrivibile pertanto alla mera categoria della manutenzione ordinaria e straordinaria, la tompagnatura della rampa di scale, volumetria tecnica/accessoria legittimamente (come visto) preesistente, tutta interna al manufatto e non percepibile da nessun punto di vista esterno, e non suscettibile di trasformazione per nessun altro uso.
Realizzazione di una parete in blocchi di laterizi a chiusura di una rampa di scale di collegamento al terrazzo sopra detto, di forma triangolare delle dimensioni di m 2,50 x 2,00 di lunghezza (vedi documentazione fotografica di cui all’allegato n. 10).
L’ultimo elemento contestato in fase di accertamento, invece, era preesistente, in quanto parte integrante del vano scala, la cui preesistenza e consistenza, anteriormente all’inizio dei lavori, è attestato dalla documentazione grafica e fotografica, allegata alla DIA (del) 2008 ma, anche, dalla scheda catastale del 1977.
- Realizzazione sul ballatoio di collegamento con il terrazzo, di parete in muratura delle dimensioni di m 3,50 x 2, 50 di altezza, in sui sono inseriti tre archi in muratura delle dimensioni cadauno di m 0,90 x 2,00 di altezza (vedi documentazione fotografica e documentazione tecnica di cui all’allegato n. 11).
(…)
I lavori di cui ai primi tre punti in precedenza richiamati dovrebbero essere, pertanto, tuttalpiù sanzionati, ex art. 37 DPR 380/01, quali interventi manutentivi realizzati in assenza/difformità della DIA; i lavori di cui al quarto punto dell’accertamento non configurano, invece, alcuna violazione.
La chiusura della rampa di scale (di cui al punto 3 dell’accertamento) non ha determinato alcuna modifica del preesistente aspetto esteriore del fabbricato (trattandosi di lavori interni e non visibili da alcun punto di vista esterno), come è chiaramente possibile evincere dalla documentazione fotografica di cui all’allegato 10.
Nessuna modifica allo stato di luoghi e al preesistente aspetto esterno del manufatto è stato realizzato dai lavori di cui al punto 4 dell’accertamento, come è chiaramente possibile evincere dalla documentazione fotografica di cui all’allegato 11”.
Osserva il Collegio che anche tali elementi circostanziali, come i precedenti, sono rimasti incontrastati, da parte del Comune, pur costituito in giudizio.
Il Tribunale, quindi, condivide nella sostanza la ricostruzione, evincibile dalla citata relazione tecnica di parte, degli interventi, di cui alle prime due categorie di opere contestate, vale a dire il lieve innalzamento del parapetto della terrazza (necessario, anche ad evidenti fini di salvaguardia dell’incolumità privata) e la tompagnatura di un vano finestra, in termini di opere di manutenzione straordinaria, come tale fuoriuscenti dalla nozione di interventi pertinenziali, in difformità dalla d. i. a., cui il redattore dell’impugnata ordinanza ha ricondotto l’applicazione, nella specie, della sanzione della demolizione.
In giurisprudenza, cfr. T. A. R. Veneto, Sez. II, 27/11/2017, n. 1056: “È illegittimo il provvedimento con cui il Comune ordina la demolizione delle opere di intonacatura degli esterni, rimozione di marmi e ringhiere dalle scale esterne, ricostruzione di parapetti in mattoni, messa in opera di marmi sugli scalini, perché abusive, dal momento che tali opere hanno carattere manutentivo degli immobili e, in quanto tali, non richiedono il permesso di costruire”; T. A. R. Piemonte, Sez. I , 22/01/2008, n. 68: “La semplice chiusura mediante installazione di serramenti della finestra di un locale adibito a sgombero, che in base ad autorizzazione in precedenza assentita doveva rimanere aperta, è a sua volta soggetta a semplice autorizzazione edilizia; di conseguenza, essendo per tale tipo di violazione prevista unicamente la sanzione pecuniaria, appare illegittimo l'ordine di demolizione e rimessione in pristino”.
Quanto alla “tompagnatura della rampa di scale (…) preesistente, tutta interna al manufatto e non percepibile da nessun punto di vista esterno”, si consideri che, per la giurisprudenza: “Anche le opere pertinenziali o precarie e, quindi, assentibili con mera D.I.A., sono soggette alla sanzione demolitoria, ove non sia stata ottenuta alcuna previa autorizzazione paesistica, in caso di alterazione dell'aspetto esteriore. La qualificazione, in ipotesi, di un intervento incidente sugli esterni non comporta affatto che, per la sua realizzazione o per il suo ampliamento, possa prescindersi dall'autorizzazione paesaggistica” (T. A. R. Campania – Napoli, Sez. VI, 10/03/2020, n. 1100).
Nella specie, mancando qualsivoglia alterazione dell’aspetto esteriore dell’edificio (“La chiusura della rampa di scale (di cui al punto 3 dell’accertamento) non ha determinato alcuna modifica del preesistente aspetto esteriore del fabbricato (trattandosi di lavori interni e non visibili da alcun punto di vista esterno), come è chiaramente possibile evincere dalla documentazione fotografica di cui all’allegato 10”), comporta, quindi, che di tale minima opera (cfr. la documentazione fotografica allegata alla relazione tecnica di parte) non potesse ordinarsi, nella specie, la demolizione, restando la stessa soggetta eventualmente, come del resto le precedenti, alla sola sanzione pecuniaria, prevista per le opere, realizzate in difformità dalla d. i. a., ex artt. 22 – 37 d. P. R. 380/2001.
Quanto, infine, alla “realizzazione sul ballatoio di collegamento con il terrazzo, di parete in muratura delle dimensioni di m 3,50 x 2,50 di altezza, in sui sono inseriti tre archi in muratura delle dimensioni cadauno di m 0,90 x 2,00 di altezza”, detta opera, sempre come desumibile dalla citata relazione tecnica di parte, era preesistente, ed è, pertanto, illegittima l’ordinanza gravata, nella misura in cui l’ha ciò nonostante assoggettata a sanzione demolitoria, considerandola, come d’altronde le precedenti, quale opera pertinenziale (in zona vincolata), difforme dalla d. i. a.
Di conseguenza, “nessuna modifica allo stato di luoghi e al preesistente aspetto esterno del manufatto è stato realizzato dai lavori, di cui al punto 4 dell’accertamento”.
In conformità alle prefate argomentazioni, il ricorso va accolto e l’ordinanza di demolizione gravata, va consequenzialmente annullata, senza che sia necessario scendere all’analisi delle ulteriori censure di parte ricorrente.
Sussistono, per la peculiarità e la risalenza della specie, eccezionali motivi per compensare, tra le parti, spese e competenze di lite, fermo restando il rimborso del contributo unificato, in favore del ricorrente ed a carico del Comune di Amalfi.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania – Sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, l’accoglie, e per l’effetto annulla, nei sensi di cui in parte motiva, il provvedimento impugnato.
Spese compensate, fermo restando il rimborso del contributo unificato, in favore del ricorrente ed a carico del Comune di Amalfi.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.
Così deciso, in Salerno, nella camera di consiglio del giorno 21 dicembre 2020, con l’intervento dei magistrati:
Nicola Durante, Presidente
Paolo Severini, Consigliere, Estensore
Maria Colagrande, Primo Referendario