ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. VIII, 1 dicembre 2020

Argomenti trattati:
Espropriazione per pubblica utilità

Articolo inserito il 04-12-2020
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La previsione di uno strumento urbanistico che subordina l’attività edificatoria alla preventiva formazione di un piano attuativo integra gli estremi del vincolo espropriativo?

SENTENZA N. 5699
La previsione di uno strumento urbanistico che subordina l’attività edificatoria alla preventiva formazione di un piano attuativo non integra gli estremi del vincolo espropriativo, circostanza questa che avrebbe determinato l’obbligo di provvedere da parte dell’amministrazione comunale, ma costituisce solo una condizione procedurale alla edificabilità dell’area (TAR Napoli, Sez. I, 17 dicembre 2004, n. 19385), un vincolo strumentale, che costituisce cioè solo una condizione procedurale (TAR Napoli, Sez. VIII, 4 luglio 2019, n. 3744), la necessità di chiarire la natura dello strumento attuativo previsto dal vigente PRG dell’ente locale resistente discende dalla circostanza che il piano particolareggiato, quale strumento di pianificazione (ordinariamente) attuativo del PRG è alternativo al piano di lottizzazione e l’uno è ad iniziativa pubblica e l’altro è ad iniziativa privata (Consiglio di Stato, sezione VI, 25 gennaio 2019, n. 634, TAR Napoli, Sez. VIII, 4 luglio 2019, n. 3744 cit.).
FATTO e DIRITTO
Con ricorso, notificato a mezzo posta tra l’8 e il 10 gennaio 2019 e depositato il successivo 17 gennaio, la De Filippo Car Service s.r.l. ha chiesto l’annullamento del silenzio - rifiuto serbato dall'amministrazione comunale di Marcianise sull’atto stragiudiziale, notificato a mezzo PEC in data 14 novembre 2018, con cui essa società ricorrente lo ha diffidato a porre “in essere gli adempimenti di competenza, relativi all’approvazione del Piano Urbanistico Attuativo del comparto ove insiste il terreno dell’interessata (sito in Marcianise, Località Campolongo, individuato in catasto al foglio 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, dell’estensione di mq. 3236 mq)”, al fine di poter ivi procedere alla delocalizzazione dell’attività di autodemolizione esercitata in altro sito del medesimo Comune, nonché l’accertamento del suo diritto a conseguire da parte dell’ente resistente i suddetti adempimenti.
A sostegno del gravame parte ricorrente ha dedotto le seguenti censure: I violazione dell’art. 2 della L. n. 241/1990, violazione delle statuizioni contenute nella sentenza del TAR Napoli, III Sezione, n. 5959/2017, eccesso di potere per difetto di motivazione, per non avere l’amministrazione comunale resistente provveduto a quanto richiesto con la suddetta diffida con un provvedimento espresso e motivato. Parte ricorrente afferma che la violazione della suddetta disposizione normativa sarebbe corroborata anche dalle statuizione della citata sentenza di questo Tribunale.
II Violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della L. n. 241/1990 in relazione ai D.LG.vi n. 152/2006 (art. 208) e n. 209/2003 (art. 15), violazione del Decreto Regionale n. 38 del 12 luglio 2017, eccesso di potere per carenza di istruttoria, errore nei presupposti, illogicità ed irragionevolezza.
Parte ricorrente premette che le premesse “giuridiche” dell’attività amministrativa all’esame sarebbero costituite dal Decreto Regionale n. 38/2017, che, richiamati i decreti legislativi indicati in rubrica, ha delineato il percorso autorizzativo degli impianti di smaltimento e recupero rifiuti (identificate con l’art. 208 D.Lg.vo n. 152/2006), che deve essere coordinato con il D.Lg.vo n. 209/2003, che consentiva l'adeguamento degli impianti esistenti alle sopravvenute prescrizioni legislative;
In particolare con il citato provvedimento, a seguito della richiesta formulata da essa ricorrente in data 16 giugno 2017, la Regione aveva prorogato l’autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività del Centro di raccolta e impianto di trattamento veicoli fuori uso, da essa gestito nel sito esistente in Marcianise (CE), Viale della Pace snc, censito catastalmente al Fg. 6, P.lla 485, per una superficie di mq. 3265 circa, zona F4, fino al 25 giugno 2019, nelle more dell’approvazione del progetto di delocalizzazione in itinere presso questa UOD e per consentire al Comune di Marcianise l’approvazione da parte del Piano Urbanistico di Attuazione dell’area sulla quale insiste il sito dove sorgerà il nuovo impianto, ubicata in Marcianise (CE) loc. Campolongo. Parte ricorrente al riguardo richiama quanto statuito dalla sentenza del TAR Napoli, Sezione V, n. 498/2013 ed in particolare la parte in cui si afferma che “ciò che non pare assolutamente consentito dalla norma (art. 208 D.Lg.vo n. 152/2006) è ostacolare l’analisi di merito del progetto con questioni pregiudiziali di tipo procedurale, attinenti a procedure urbanistiche, perché l’eliminazione di questi ostacoli di rito sembra di converso uno degli scopi precipui perseguiti dalla disposizione in commento.”, che sarebbe decisiva ai fini della risoluzione della vicenda per cui è causa. Il Comune di Marcianise, ad avviso di parte ricorrente, starebbe illegittimamente dilatando la conclusione del procedimento autorizzatorio regionale, a causa del proprio comportamento inadempiente.
Si è costituito a resistere in giudizio il Comune di Marcianise con atto di stile; ha poi prodotto una memoria con la quale ha dedotto l’infondatezza del ricorso rappresentando che il Decreto Dirigenziale della Regione Campania, n. 38 del 12 luglio 2017, non conterrebbe un obbligo specifico per il Comune di Marcianise di approvare il P.U.A., né potrebbe contenerlo, non potendo la Regione imporre obblighi all’ente comunale in materia di pianificazione urbanistica, in quanto le scelte di pianificazione urbanistica rientrano nell’esercizio dell’ampia discrezionalità dell’amministrazione comunale. Inoltre, con riguardo al tipo di azione giudiziaria proposta con il presente ricorso, parte resistente ha richiamato la giurisprudenza alla luce della quale l’istituto del silenzio non potrebbe essere impiegato al fine di costringere l’amministrazione ad attivare un provvedimento di pianificazione urbanistica e conclude chiedendo il rigetto del gravame.
Alla camera di consiglio del 13 febbraio 2019 la causa è stata rinviata, in accoglimento dell’istanza del difensore di parte ricorrente, alla camera di consiglio del 27 febbraio 2019.
All’esito della camera di consiglio del 27 febbraio 2019, con ordinanza n. 346 in pari data del 27 febbraio 2019, questa Sezione,
“Considerato che le esigenze rappresentate dal ricorrente siano tutelabili adeguatamente con la sollecita fissazione della trattazione del merito della causa, ai sensi dell’art. 55 co. 10 cpa;”,
ha fissato per la trattazione del merito del ricorso l’udienza camerale del 29 maggio 2019.
Con ordinanza n. 3026 del 4 giugno 2019 questa Sezione,
“Premesso quanto esposto nel ricorso introduttivo (notificato a mezzo posta tra l’8 e il 10 gennaio 2019 e depositato il successivo 17 gennaio);
Considerato che il giudizio risulta incentrato sull’impugnazione del silenzio-rifiuto serbato dall'amministrazione comunale di Marcianise sull’atto stragiudiziale (notificato a mezzo PEC in data 14.11.2018) con cui la De Filippo Car Service S.r.l. l’ha diffidata a porre “in essere gli adempimenti di competenza, relativi all’approvazione del Piano Urbanistico Attuativo del comparto ove insiste il terreno dell’interessata (sito in Marcianise, Località Campolongo, individuato in catasto al foglio 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, dell’estensione di mq. 3236 mq)”, al fine di poter procedere alla delocalizzazione ivi dell’attività di autodemolizione esercitata in altro sito del medesimo Comune;
Considerato che allo stato non sussistono i presupposti per la decisione, apparendo necessario acquisire, a cura dell’intimato ente territoriale, una relazione, con allegata copia della opportuna documentazione, in cui venga chiarito quale sia l’attuale inquadramento urbanistico dell’area in questione, ubicata in località Campolongo, quali adempimenti richiedano le NTA per potersi procedere ivi ad edificazione, e, in particolare, quale tipologia di piano attuativo debba essere necessariamente e previamente adottata (se un piano particolareggiato ad iniziativa pubblica, o se sia possibile l’intermediazione anche di un piano di lottizzazione convenzionata ad iniziativa privata);”,
ha ordinato al Comune di Marcianise di provvedere ai suddetti incombenti ed ha rinviato per il prosieguo all’udienza camerale del 26 settembre 2019.
Parte resistente, in riscontro la suddetta ordinanza, ha prodotto in giudizio il certificato di destinazione urbanistica relativo al lotto di terreno ove insiste all’attualità l’attività della società ricorrente.
Parte ricorrente ha prodotto una perizia tecnica ed entrambe le parti hanno prodotto una memoria per l’udienza camerale del 26 settembre 2019.
In tale udienza camerale la causa è stata rinviata alla camera di consiglio del 12 febbraio 2020.
Con ordinanza n. 987 del 3 marzo 2020 questa Sezione, richiamata l’ordinanza n. 3026 del 4 giugno 2019, “CONSIDERATO che il Comune di Marcianise non ha ottemperato alla suddetta ordinanza istruttoria in quanto si è limitato a depositare in giudizio il certificato di destinazione urbanistica ma non relativo al suddetto terreno dell’interessata (sito in Marcianise, Località Campolongo, individuato in catasto al foglio 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, dell’estensione di mq. 3236 mq)”, sul quale parte ricorrente intende procedere alla delocalizzazione dell’attività di autodemolizione, come richiesto con l’ordinanza stessa, ma riferito al sito del medesimo Comune dove parte ricorrente esercita l’attività di auto demolizione;”, ha ordinato al Comune resistente di provvedere esattamente all'incombente istruttorio, già disposto con la suddetta ordinanza n. 3026 del 4 giugno 2019, ed ha rinviato la causa per il prosieguo alla camera di consiglio del 1° aprile 2020.
Alla camera di consiglio del 1° aprile 2020 la trattazione della causa è stata rinviata a successiva camera di consiglio, ai sensi dell’art 84, comma 1, del D.L. n. 18/2020, e degli artt. 1 e 2 del Decreto Presidenziale n. 14/2020/Sede.
Parte resistente ha dato esecuzione alla suddetta ordinanza istruttoria con la documentazione depositata in data 7 luglio 2020 e con la memoria depositata in data 28 luglio 2020 ha rappresentato che, dalle visure catastali effettuate dal Dirigente del Settore Tecnico, era emerso che la società ricorrente non è intestataria di alcuno dei lotti in Località Campolongo, individuati in Catasto al Fg. 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, di estensione totale pari a mq. 3236, ove intende delocalizzare la propria attività commerciale; al riguardo parte resistente ha indicato i nominativi degli intestatari delle singole suddette particelle rappresentando altresì che l’unico terreno del comparto che risulta intestato alla società De Filippo Car Service, giusta atto pubblico del 15 marzo 2010, è il lotto censito al Foglio 18, particella 328, mai menzionato però dalla stessa ricorrente. Pertanto, nello spirito di leale e concreta collaborazione, ha reso la relazione tecnica nei termini richiesti dal Tribunale con riferimento alla sola particella intestata in catasto alla società ricorrente (Fg. 18, p.lla 328), non a tutte le altre. In particolare ha rappresentato che dal vigente PRG risulta che l'area in oggetto è classificata zona omogenea D 5 -P.I.P.- “Territorio destinato all'insediamento di piccoli impianti industriali ed artigianali compatibili con la vicinanza dell'impianto urbano. …Lo strumento attuativo è la lottizzazione convenzionata”; con riferimento alle altre particelle indicate nella diffida, comunque, ha specificato che esse ricadono tutte in Zona Omogenea E “Agricola. Ha quindi concluso chiedendo al Tribunale di valutare le risultanze dei richiesti approfondimenti, con tutte le conseguenti statuizioni anche con riferimento ad una possibile pronuncia di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse ad agire e di legittimazione attiva.
Parte ricorrente ha depositato in giudizio l’istanza acquisita al protocollo comunale n. 875 del 1° giugno 2020, avente ad oggetto la verifica della assoggettabilità alla procedura VIA dell’impianto di demolizione di veicoli fuori uso, riferita al terreno identificato in catasto al foglio 18, p.lla 328, rappresentando che tale terreno è oggetto del presente giudizio e identifica il sito ove la ricorrente vuole delocalizzare l’impianto.
Alla camera di consiglio del 15 settembre 2020, in accoglimento dell’istanza del difensore di parte ricorrente, è stato disposto il rinvio alla camera di consiglio del 18 novembre 2020, al fine di consentire il deposito di documentazione.
Parte ricorrente ha depositato nuovamente l’istanza acquisita al protocollo comunale n. 875 del 1° giugno 2020, avente ad oggetto la verifica della assoggettabilità alla procedura VIA dell’impianto di demolizione di veicoli fuori uso, riferita al terreno identificato in catasto al foglio 18, p.lla 328, nonché i Decreti Dirigenziali della Regione Campania n. 75 dell'11 aprile 2011, n. 104 del 9 maggio 2012, n. 78 del 6 maggio 2013, n. 16 dell’maggio 2014, n. 412 dell’1 luglio 2016, di proroga dell’autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività di autodemolizione dell’impianto ubicato in Marcianise, in Viale della Pace snc.
Alla camera di consiglio del 18 novembre 2020 la causa è stata assunta in decisione.
Il Collegio deve innanzitutto respingere l’eccezione di inammissibilità del ricorso per carenza di interesse ad agire e di legittimazione attiva, sollevata da parte resistente nella memoria depositata in data 28 luglio 2020 in quanto, alla luce della documentazione prodotta in giudizio, risulta che la società ricorrente è proprietaria del lotto censito al foglio 18, particella 328, e che la delocalizzazione dell’impianto relativo all’attività di autodemolizione da essa esercitata è da intendersi riferita alla suddetta particella, seppure come rappresentato da parte resistente mai menzionato dalla ricorrente che nella diffida e nel ricorso ha indicato il terreno di sua proprietà quale “individuato in catasto al foglio 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, dell’estensione di mq. 3236 mq”.
Tuttavia deve concludersi che l’istanza di parte ricorrente deve intendersi riferita al terreno sito in Marcianise, Località Campolongo identificato in catasto al foglio 18 particella 328, come rappresentato dalla stessa parte ricorrente e come risulta nella perizia tecnica depositata in data 29 luglio 2019, a pagina 2 laddove è rappresentato che il terreno acquistato è identificato in catasto al foglio 18 particella 328 ricadente in zona D5 PIP, e dai Decreti Dirigenziali della Regione Campania prodotti in giudizio da parte ricorrente, nelle cui premesse è rappresentato che parte ricorrente ha acquistato un’area idonea alla delocalizzazione dell’impianto sita in Marcianise, Località Campolongo identificato in catasto al foglio 18 particella 328 e che su tale sito in data 8 luglio 2010 la medesima ricorrente aveva presentato il progetto di delocalizzazione dell’impianto, come peraltro rappresentato anche nel secondo motivo di ricorso, sopra richiamato, nella parte in cui parte ricorrente richiama il Decreto Regionale n. 38/2017.
Il ricorso, ritenuto ammissibile nei sensi sopra esposti, deve tuttavia ritenersi infondato per carenza dell’obbligo di provvedere.
Si ritiene di dover innanzitutto precisare che l’oggetto del presente ricorso riguarda unicamente il silenzio serbato dall'amministrazione comunale di Marcianise sull’atto stragiudiziale, notificato a mezzo PEC in data 14 novembre 2018, con cui la società ricorrente lo ha diffidato a porre “in essere gli adempimenti di competenza, relativi all’approvazione del Piano Urbanistico Attuativo del comparto ove insiste il terreno dell’interessata (sito in Marcianise, Località Campolongo, individuato in catasto al foglio 3, p.lle 126, 167, 168, 274, 296 e 297, dell’estensione di mq. 3236 mq)”, al fine di poter ivi procedere alla delocalizzazione dell’attività di autodemolizione esercitata in altro sito del medesimo Comune, nonché l’accertamento del suo diritto a conseguire da parte dell’ente resistente i suddetti adempimenti, seppure, come detto, tale richiesta deve intendersi riferita al diverso terreno di proprietà di parte ricorrente identificato in catasto al foglio18 particella 328, di estensione totale pari a mq. 3.236.
Devono, pertanto, ritenersi infondate le censure di cui al secondo motivo di ricorso in quanto riferite al procedimento di autorizzazione dell’impianto, considerato che con la suddetta diffida l’amministrazione comunale resistente non è stata diffidata a concludere il procedimento di autorizzazione dell’impianto, come si evince chiaramente dalla suddetta diffida, ma unicamente a porre in essere gli adempimenti relativi all’attuazione del “Piano Urbanistico Attuativo”. Deve, quindi, ritenersi inconferente anche il richiamo alla sentenza del TAR Napoli, Sezione V, n. 498/2013 in quanto concernente il ricorso proposto, appunto, avverso un decreto di “diniego di autorizzazione per realizzare impianto polifunzionale per smaltimento rifiuti”.
Passando ad esaminare il primo motivo di ricorso, al fine di valutarne la fondatezza e quindi al fine di verificare se sussistesse o meno l’obbligo di provvedere, occorre rilevare che con l’ordinanza istruttoria n. 3026 del 4 giugno 2019 e poi con la successiva ordinanza n. 987 del 3 marzo 2020, questa Sezione ha chiesto al Comune resistente di depositare “una relazione, con allegata copia della opportuna documentazione, in cui venga chiarito quale sia l’attuale inquadramento urbanistico dell’area in questione, ubicata in località Campolongo, quali adempimenti richiedano le NTA per potersi procedere ivi ad edificazione, e, in particolare, quale tipologia di piano attuativo debba essere necessariamente e previamente adottata (se un piano particolareggiato ad iniziativa pubblica, o se sia possibile l’intermediazione anche di un piano di lottizzazione convenzionata ad iniziativa privata);”.
Tale istruttoria si è resa necessaria in quanto parte ricorrente nella diffida e nel ricorso ha fatto riferimento all’approvazione del “Piano Urbanistico Attuativo” mentre nella perizia tecnica depositata dalla medesima parte ricorrente in data 29 luglio 2019 (pagine 4 e 6) il tecnico ha rappresentato che nel terreno di proprietà della società ricorrente, acquistato ai fini della delocalizzazione, lo strumento di attuazione è una “lottizzazione convenzionata”.
Al riguardo, premesso che la previsione di uno strumento urbanistico che subordina l’attività edificatoria alla preventiva formazione di un piano attuativo non integra gli estremi del vincolo espropriativo, circostanza questa che avrebbe determinato l’obbligo di provvedere da parte dell’amministrazione comunale, ma costituisce solo una condizione procedurale alla edificabilità dell’area (TAR Napoli, Sez. I, 17 dicembre 2004, n. 19385), un vincolo strumentale, che costituisce cioè solo una condizione procedurale (TAR Napoli, Sez. VIII, 4 luglio 2019, n. 3744), la necessità di chiarire la natura dello strumento attuativo previsto dal vigente PRG dell’ente locale resistente discende dalla circostanza che il piano particolareggiato, quale strumento di pianificazione (ordinariamente) attuativo del PRG è alternativo al piano di lottizzazione e l’uno è ad iniziativa pubblica e l’altro è ad iniziativa privata (Consiglio di Stato, sezione VI, 25 gennaio 2019, n. 634, TAR Napoli, Sez. VIII, 4 luglio 2019, n. 3744 cit.).
Passando ad esaminare il caso di specie all’esito della suddetta istruttoria è emerso in particolare che dal vigente PRG risulta che l'area in oggetto è classificata zona omogenea D 5 - P.I.P.- “Territorio destinato all'insediamento di piccoli impianti industriali ed artigianali compatibili con la vicinanza dell'impianto urbano
E' consentito un rapporto di copertura di 1/2 della superficie fondiaria del lotto disponibile.
E’ previsto un lotto minimo di mq 2.000 ed uno massimo di mq 10.000.
L'altezza max è di mt 15,00.
E' prescritta una distanza dalle strade di mt.10,00 e dai confini privati di mt.6,00.
-La superficie da destinare a spazi pubblici o destinata ad attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi (escluse le sedi viarie) non può essere inferiore al 10% dell'intera superficie (D.M. 02/04/1968).
Lo strumento attuativo è la lottizzazione convenzionata.”.
Considerato che è stato chiarito che nel caso di specie lo strumento attuativo è la lottizzazione convenzionata che, alla luce di quanto sopra, è ad iniziativa privata e considerato altresì che tale qualificazione non risulta contestata in giudizio da parte ricorrente, deve ritenersi che nella fattispecie per cui è causa non sussisteva l’obbligo di provvedere da parte del Comune in assenza di un atto di iniziativa da parte della società ricorrente.
Ed invero, come la Sezione ha avuto modo di rilevare per un ricorso proposto avverso l’illegittimità del silenzio-rifiuto formatosi sulla richiesta di conclusione del procedimento concernente l’autorizzazione alla realizzazione di piano di lottizzazione convenzionato, il silenzio serbato da un ente locale, a fronte di formale istanza di adozione/approvazione di un piano urbanistico attuativo di iniziativa privata, lungi dal rappresentare una implicita manifestazione di volontà dell’ente, costituisce in realtà un’inosservanza della prescrizione di cui all’art. 2 della legge n. 241 del 1990, posto che le previsioni di cui all’art. 27 della L.R. n. 16 del 2004 e all’art. 10 del regolamento reg. n. 5 del 2011 (in tema di «procedimento di formazione dei piani urbanistici attuativi») comportano che, una volta inoltrata la proposta da parte dei proprietari degli immobili interessati, il Comune è tenuto a pronunciarsi sulla stessa, sorgendo in capo all’ente un vero e proprio obbligo di provvedere; (TAR Napoli, Sez. VIII, 30 gennaio 2017, n. 636 e 27 ottobre 2016, n. 5002).
Al riguardo parte ricorrente non prova, come era sua onere, di avere inoltrato al Comune resistente una proposta di lottizzazione convenzionata, né tale proposta risulta dagli atti depositati in giudizio, ma come riferito nel ricorso e come emerge dai suddetti Decreti Dirigenziali della Regione Campania risulta essere stato presentato solo un progetto di delocalizzazione dell’attività di autodemolizione assunto al protocollo comunale n. 0583376 in data 8 luglio 2010; si precisa che parte ricorrente non ha provveduto a produrre in giudizio l’istanza di delocalizzazione ma unicamente l’istanza acquisita al protocollo comunale n. 875 del 1° giugno 2020, avente ad oggetto la verifica della assoggettabilità alla procedura VIA dell’impianto di demolizione di veicoli fuori uso, riferita al terreno identificato in catasto al foglio 18, p.lla 328.
La circostanza che non è stata presentata una proposta di lottizzazione convenzionata è confermata dal tecnico di parte che nella perizia tecnica depositata in data 29 luglio 2019, dopo aver rappresentato, come detto, che lo strumento di attuazione del terreno di proprietà di parte ricorrente, foglio 18, p.lla 328, è una lottizzazione convenzionata, afferma “ma il piano non è mai stato redatto..” (pagine 4 e 6 al punto n. 5 Conclusioni).
Inoltre, come condivisibilmente rappresentato da parte resistente, non può ritenersi come pure prospettato da parte ricorrente, che l’obbligo di provvedere nascerebbe dal Decreto Dirigenziale della Regione Campania, n. 38 del 12 luglio 2017. Ciò per la risolutiva circostanza che tale censura è innanzitutto infondata in fatto in quanto esso non contiene un obbligo specifico per il Comune di Marcianise di approvare il P.U.A., né potrebbe contenerlo alla luce di quanto espressamente previsto dalla pianificazione urbanistica comunale sopra richiamata.
Ed invero il suddetto decreto ha ritenuto di accogliere la richiesta di parte ricorrente di proroga dell’autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’attività di autodemolizione per il vecchio impianto “nelle more dell’approvazione del progetto di delocalizzazione in itinere presso questa UOD e per consentire al Comune di Marcianise l’approvazione da parte del Piano Urbanistico di Attuazione dell’area sulla quale insiste il sito dove sorgerà il nuovo impianto, ubicata in Marcianise (CE) loc. Campolongo.” e, pertanto, da quanto sopra non si può trarre la conseguenza che il suddetto decreto prevederebbe un obbligo di procedere ad iniziativa d’ufficio, ma deve ritenersi che si limiti a rappresentare la necessità che venga previamente approvato il piano urbanistico di attuazione, senza entrare nel merito di chi sia nel caso di specie il soggetto che debba prendere l’iniziativa relativamente allo strumento attuativo previsto dal vigente PRG.
Quanto al riferimento alla sentenza della Sezione III di questo Tribunale n. 5959/2017, dalla quale, ad avviso di parte ricorrente, si evincerebbe la violazione dell’obbligo di provvedere nella fattispecie per cui è causa, si rileva che, in disparte la questione che essa è stata apoditticamente dedotta senza fare uno specifico riferimento alla sentenza stessa, si ritiene comunque di dover precisare che la parte in cui è rappresentato che “- la delocalizzazione dell’attività risulta concretamente avviata con il progetto di adeguamento dell’impianto, con l’assenso dell’autorità regionale competente, per cui la determinazione comunale impugnata risulta altresì contraddittoria rispetto non solo alla determinazioni pregresse ma anche all’esigenza di provvedere in merito ai necessari adempimenti procedimentali, che in parte dipendono dallo stesso Comune resistente, per un sollecito spostamento dell’impianto nel nuovo sito;”, non può essere interpretata nel senso che i necessari adempimenti procedimentali fossero riferiti all’obbligo di provvedere in ordine allo strumento di attuazione in mancanza di un’iniziativa da parte del privato, per la risolutiva circostanza che nel caso di specie si tratta di una lottizzazione convenzionata.
Conclusivamente, alla luce dei su esposti motivi, il ricorso deve essere respinto, non sussistendo alcun obbligo per il Comune resistente di provvedere in riferimento all’atto stragiudiziale, notificato a mezzo PEC in data 14 novembre 2018.
Quanto alle spese, secondo la regola della soccombenza, vanno poste a carico di parte ricorrente, nell’importo liquidato in dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Ottava), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi € 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre agli accessori di legge, in favore di parte resistente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 18 novembre 2020, tenutasi con collegamento da remoto in videoconferenza tramite Microsoft Teams, ai sensi dell’art. 25 del D.L. n. 137/2020, con l'intervento dei magistrati:
Francesco Gaudieri, Presidente
Paola Palmarini, Consigliere
Rosalba Giansante, Consigliere, Estensore