ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Salerno, Sez. II, 5 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Vincolo paesaggistico

Articolo inserito il 08-01-2021
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L'installazione di un’antenna richiede il rilascio di un titolo edilizio e, ove occorra, della autorizzazione paesaggistica?

SENTENZA N. 26
L'installazione di una antenna di una stazione radioelettrica di limitata consistenza non costituisce trasformazione del territorio comunale agli effetti delle leggi urbanistiche ed edilizie e non necessita di un titolo edilizio più di quanto ne necessitino le antenne televisive poste sui tetti delle case; e ciò, purché ci si trovi di fronte ad impianti di modeste dimensioni, mentre, a fronte di tralicci o antenne di notevoli dimensioni, la realizzazione di simili manufatti, in relazione alla loro obiettiva consistenza, richiede un titolo edilizio e se del caso la autorizzazione paesaggistica (cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 4391/2003; sez. III, n. 119/2014).
FATTO e DIRITTO
Premesso che:
- col ricorso in epigrafe, Spadavecchia Pasquale (in appresso, S. P.), in proprio e in qualità di procuratore speciale dell’Associazione Radio Maria APS (in appresso, Associazione) impugnava, chiedendone l’annullamento, previa sospensione: -- le ordinanze di demolizione n. 2 del 5.6.2020 e n. 3 del 9.6.2020, emesse dal Responsabile del Servizio Edilizia Privata e Urbanistica del Comune di Conca dei Marini; -- la nota dell’ARPAC prot. n. 25411/2020; -- la relazione di sopralluogo prot. n. 2057/2020;
- l’abuso contestato col provvedimento impugnato era consistito nell’installazione sine titulo di un’antenna e di una parabola a servizio di un impianto di radiodiffusione della emittente “Radio Maria” (rappresentata dallo S., destinatario dell’ordinanza di demolizione n. 3/2020), presso l’immobile in nuda proprietà di Cavaliere Alfonso e in usufrutto a Anastasio Maria Rosaria (destinatari dell’ordinanza di demolizione n. 2/2020), ubicato in Conca dei Marini, via dei Naviganti, n. 31, e censito in catasto al foglio 4, particella 141;
- nell’avversare l’adottata misura repressivo-ripristinatoria, lo S. lamentava, in estrema sintesi, che: -- essa non sarebbe stata preceduta dalla comunicazione di avvio del procedimento definito con la sua irrogazione; -- l’opera contestata, essendo appieno assimilabile ad una comune antenna televisiva domestica e non comportando alcuna trasformazione rilevante del territorio, non avrebbe necessitato di permesso di costruire e non sarebbe stata, quindi, sanzionabile in via demolitoria; -- la disciplina di favor dettata dagli artt. 86 ss. del d.lgs. n. 259/2003, in ragione del servizio di pubblica utilità erogato tramite gli impianti radioelettrici di comunicazione, farebbe, comunque, premio sulla (rispetto ad essa recessiva) disciplina urbanistico-edilizia;
- l’intimato Comune di Conca dei Marini non si costituiva in giudizio;
- il ricorso veniva chiamato all’udienza del 9 dicembre 2020 per la trattazione degli incidenti cautelari;
- nell’udienza camerale emergeva che la causa era matura per la definizione immediata nel merito, essendo integro il contraddittorio, completa l’istruttoria e sussistendo gli altri presupposti di legge;
- tramite collegamento da remoto sulla piattaforma “Microsoft Teams”, effettuato ai sensi degli artt. 4 del d.l. n. 28/2020 e 25 del d.l. n. 137/2020 e del decreto del Presidente del Consiglio di Stato n. 134/2020, le parti venivano sentite, oltre che sulla domanda cautelare, sulla possibilità di definizione del ricorso nel merito e su tutte le questioni di fatto e di diritto che la definizione nel merito pone;
Considerato che:
- il Collegio non ignora che, per condivisibile giurisprudenza, l'installazione di una antenna di una stazione radioelettrica di limitata consistenza non costituisce trasformazione del territorio comunale agli effetti delle leggi urbanistiche ed edilizie e non necessita di un titolo edilizio più di quanto ne necessitino le antenne televisive poste sui tetti delle case; e ciò, purché ci si trovi di fronte ad impianti di modeste dimensioni, mentre, a fronte di tralicci o antenne di notevoli dimensioni, la realizzazione di simili manufatti, in relazione alla loro obiettiva consistenza, richiede un titolo edilizio e se del caso la autorizzazione paesaggistica (cfr. Cons. Stato, sez. V, n. 4391/2003; sez. III, n. 119/2014);
- né ignora che, per altrettanto condivisibile giurisprudenza, formatasi sulla scorta delle espresse direttive impartite in tal senso dalla normativa di riferimento, le infrastrutture di reti di comunicazione sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria (cfr. Cons. Stato, sez. VI, n. 3891/2017);
- occorre, tuttavia, rimarcare che i richiamati arresti, se, da un lato, possono valere ad elidere la contestazione di abuso edilizio, formulata con le gravate ordinanze di demolizione n. 2 del 5.6.2020 e n. 3 del 9.6.2020, non soccorrono rispetto alla contestazione di illecito paesaggistico, ivi parimenti formulata, con espresso richiamo all’art. 27, comma 2, del d.p.r. n. 380/2001;
- tanto meno soccorrono, inoltre, rispetto al pure sollevato addebito di assenza di autorizzazione ex art. 87 del d.lgs. n. 259/2003;
- quest’ultima norma stabilisce, in particolare, al comma 1, che: «L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi e, in specie, l'installazione di torri, di tralicci, di impianti radio-trasmittenti, di ripetitori di servizi di comunicazione elettronica, di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche mobili GSM/UMTS, per reti di diffusione, distribuzione e contribuzione dedicate alla televisione digitale terrestre, per reti a radiofrequenza dedicate alle emergenze sanitarie ed alla protezione civile, nonché per reti radio a larga banda punto-multipunto nelle bande di frequenza all'uopo assegnate, viene autorizzata dagli Enti locali, previo accertamento, da parte dell'Organismo competente ad effettuare i controlli, di cui all'articolo 14 della legge 22 febbraio 2001, n. 36, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità, stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione al disposto della citata legge 22 febbraio 2001, n. 36, e relativi provvedimenti di attuazione»;
- ebbene, nella specie, un simile titolo abilitativo non figura rilasciato in favore della A., come rilevato dall’ARPAC nella nota prot. n. 25411/2020 e ribadito dal Comune di Conca dei Marini nelle ordinanze di demolizione n. 2 del 5.6.2020 e n. 3 del 9.6.2020;
- al riguardo, il ricorrente si è limitato ad evocare il nulla osta del 5.12.2017, prot. IV/CER/AP/203097, rilasciato dalla Direzione Generale per le Attività Territoriali - Ispettorato Territoriale Campania del Ministero dello Sviluppo Economico – Comunicazioni, senza, però, documentare l’autorizzazione all’installazione da parte del Comune di Conca dei Marini, competente ai sensi del richiamato art. 87, comma 1, del d.lgs. n. 259/2003;
- il rilievo in esame neppure è da reputarsi dequotato dalla circostanza che esso figura formulato nell’economia di un provvedimento emesso in materia urbanistico-edilizio-paesaggistica;
- l’acclarata assenza di tale autorizzazione in capo alla A. ha, infatti, neutralizzato l’invocata prevalenza del regime speciale in materia di impianti di comunicazione radioelettrica e, quindi, comportato la riemersione dell’ordinaria disciplina e, segnatamente, anche delle ordinarie competenze in materia urbanistico-edilizia e paesaggistica;
- le superiori considerazioni inducono, dunque, a predicare l’inammissibilità delle censure appuntate sull’insussistenza dell’abusività edilizia dell’opera contestata, considerata la natura plurimotivata degli atti impugnati; in presenza di atti sorretti da autonome ragioni giuridico-fattuali, è, infatti, bastevole l’inoppugnazione, l’inoppugnabilità o l’acclarata legittimità di una sola delle argomentazioni poste a loro fondamento, perché gli atti medesimi possano resistere al richiesto sindacato giurisdizionale su di essi, con conseguente assorbimento – per carenza di interesse e per finalità di economia processuale – delle censure dirette a contestare ogni ulteriore nucleo motivazionale della determinazione avversata;
- i provvedimenti impugnati per la loro natura di atti urgenti dovuti e rigorosamente vincolati, non implicanti valutazioni discrezionali, ma risolventisi in meri accertamenti tecnici, fondati, cioè, su presupposti fattuali rientranti nella sfera di controllo dei soggetti interessati, non richiedevano apporti partecipativi di questi ultimi, i quali, in relazione alla disciplina tipizzata dei procedimenti repressivi, contemplante la preventiva contestazione dell'abuso, ai fini del ripristino di loro iniziativa dell'originario assetto dei luoghi, sono stati, in ogni caso, posti in condizione di interloquire con l'amministrazione prima di ogni definitiva statuizione di rimozione d'ufficio delle opere abusive; tanto più che, in relazione ad una simile tipologia provvedimentale, può trovare applicazione l’art. 21 octies della l. n. 241/1990, che statuisce la non annullabilità dell’atto adottato in violazione delle norme sul procedimento, qualora, per la sua natura vincolata, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello concretamente enucleato;
Ritenuto, in conclusione, che;
- stanti i ravvisati profili di infondatezza e di consequenziale inammissibilità delle censure proposte, il ricorso in epigrafe va, nel complesso, respinto;
- quanto alle spese di lite, nulla devesi nei confronti del non costituito Comune di Conca dei Marini;
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione staccata di Salerno (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando, respinge il ricorso in epigrafe.
Nulla spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Salerno nella camera di consiglio del giorno 9 dicembre 2020, svoltasi tramite collegamento telematico da remoto, ai sensi dell'art. 84, comma 6, del d.l. n. 18/2020, con l'intervento dei magistrati:
Nicola Durante, Presidente
Olindo Di Popolo, Consigliere, Estensore
Igor Nobile, Referendario