ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Lombardia, Milano, Sez. III, 4 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Pianificazione
Piano acustico

Articolo inserito il 08-01-2021
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Sulle funzioni della pianificazione adottata attraverso il Piano di classificazione acustica.

SENTENZA N. 3
Proprio perché la pianificazione acustica è rivolta a governare l'assetto del territorio sotto il distinto profilo della tutela ambientale e della salute umana, attraverso la più coerente ed opportuna localizzazione delle attività umane in relazione alla loro rumorosità, deve escludersi che essa abbia come scopo il mantenimento della situazione esistente, ma deve perseguire la riduzione dei rumori al fine di realizzare la piena tutela del riposo e della salute, la conservazione degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo e dell'ambiente esterno (TAR Milano sez. IV 14 gennaio 2015, n.133).
FATTO e DIRITTO
Con ricorso straordinario al Capo dello Stato la società ricorrenti hanno impugnato il Piano di classificazione acustica del Comune di Milano in epigrafe indicato, deducendone l’illegittimità.
Riferisce la società Bainvest di essere proprietarie dell’insediamento produttivo sito in Milano, via Don Minzoni 10 e via Cividale 11-15 e 19.
In detto insediamento produttivo è svolta l’attività di trasporto merci per conto terzi, di spedizione e deposito con il marchio “BTR Corriere Espresso”. L’attività viene svolta dalla società Gecotras s.r.l..
Le società ricorrenti contestano, in particolare, la collocazione dell’isolato, in cui si trovano i rispettivi stabilimenti, in parte in classe V ed in parte in classe IV. In particolare lo stabilimento delle ricorrenti è stato assegnato in classe V.
All’isolato frontistante, cosiddetto isolato “Candiani” è stata assegnata la classe III mentre a quello posto a nord, il cosiddetto isolato “Cosenz1” ed all’isolato “Cosenz 2” è stata assegnata la classe IV, riservata alle aree prevalentemente industriali.
L’attribuzione della classe III e IV agli isolati suddetti, comportando limiti acustici più restrittivi, pregiudicherebbe la loro posizione.
A seguito dell’opposizione del comune di Milano, ai sensi dell’articolo 10 del D.P.R. 1199 del 24 novembre 10971, il ricorso è stato trasposto in sede giurisdizionale davanti al T.A.R..
Si sono costituite in giudizio le parti che hanno sviluppato le rispettive difese con memorie e repliche e la causa è stata trattenuta in decisione all’Udienza straordinaria del 22 settembre 2020.
Il Collegio premette che, sotto un profilo normativo, la legge 26 ottobre 1995 n. 447, recante la “Legge quadro sull'inquinamento acustico”, rappresenta la prima fonte normativa organica in materia di tutela dell’ambiente esterno e abitativo dall’inquinamento acustico (art. 1, comma 1).
Nel ripartire le competenze in detta materia fra Stato, Regioni, Provincie e Comuni, la legge quadro ha previsto (all’art. 3) che: “Sono di competenza dello Stato:
a) la determinazione, ai sensi della L. 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della sanità e sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, dei valori di cui all'articolo 2; …”.
In attuazione di tale previsione è stato adottato il D.P.C.M. 14 novembre 1997, recante la determinazione dei “valori limite di emissione, i valori limite di immissione, i valori di attenzione ed i valori di qualità…”, i quali, specifica ancora il decreto, “sono riferiti alle classi di destinazione d'uso del territorio riportate nella tabella A allegata al presente decreto e adottate dai comuni ai sensi e per gli effetti dell'art. 4, comma 1, lettera a) e dell'art. 6, comma 1, lettera a), della legge 26 ottobre 1995, n. 447” (cfr. art. 1, co. 2 d.P.C.M. 14.11.1997).
La Tabella A, dal canto proprio, prevede la classificazione del territorio comunale in sei classi.
Per quanto qui rileva:
- in classe “IV” sono ricomprese le “aree di intensa attività umana” (in cui rientrano quelle interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie);
- in classe “V” rientrano le “aree prevalentemente industriali” (ove rientrano quelle interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni).
A completamento del quadro normativo è, poi, intervenuto il legislatore regionale della Lombardia che, con la legge n. 13 del 10 agosto 2001, ha stabilito tempi e modi della classificazione acustica territoriale da parte comunale, siccome preordinata “a suddividere il territorio in zone acustiche omogenee così come individuate dalla tabella A allegata al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997” (cfr. art. 2, co. 1 L.r. cit.).
In termini generale va poi osservato che il Piano di classificazione acustica ha la funzione di procedere a ricognizione del territorio comunale al fine di individuare, tenendo conto delle destinazioni d'uso delle varie zone, i "valori di qualità" di inquinamento acustico da applicare a ciascuna di esse: ciò al duplice fine di contenere il livello di emissioni sonore nei limiti stabiliti in considerazione della concreta destinazione delle varie porzioni di territorio, e di fornire un criterio utile a verificare le attività eventualmente autorizzabili in ciascuna di esse (TAR Brescia, Sez. I, 15 novembre 2012 n. 1792).
La pianificazione acustica non si esaurisce in un'attività di programmazione dell'assetto territoriale in senso stretto, essendo piuttosto diretta ad orientare lo sviluppo non dal punto di vista urbanistico-edilizio, che pure costituisce un aspetto connesso e correlato, ma sotto il particolare profilo della tutela ambientale e della salute umana, attraverso la localizzazione delle attività antropiche in relazione alla loro rumorosità.
La normativa di riferimento valorizza il profilo funzionale, inteso ad assicurare la vivibilità dei luoghi preservandoli da fonti di inquinamento acustico: l'impianto normativo dunque assume ad indice quantitativo l'assetto urbanistico attuale, e lo integra con quello qualitativo della fruizione collettiva dei luoghi per il miglioramento delle condizioni di vita. La stessa L.R. 13/2001, all'art. 4, stabilisce che ogni Comune assicura il "coordinamento" tra la classificazione acustica e gli strumenti urbanistici, esigendo pertanto l'integrazione tra i due strumenti senza prescrivere una perfetta sovrapposizione (TAR Brescia, Sez. I n. 1792/2012 cit.).
Proprio perché la pianificazione acustica è rivolta a governare l'assetto del territorio sotto il distinto profilo della tutela ambientale e della salute umana, attraverso la più coerente ed opportuna localizzazione delle attività umane in relazione alla loro rumorosità, deve escludersi che essa abbia come scopo il mantenimento della situazione esistente, ma deve perseguire la riduzione dei rumori al fine di realizzare la piena tutela del riposo e della salute, la conservazione degli ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente abitativo e dell'ambiente esterno (TAR Milano sez. IV 14 gennaio 2015, n.133).
Ciò premesso il ricorso è infondato.
Va respinta la prima censura dedotta con la quale parte ricorrente deduce, sotto vari profili, una carenza di istruttoria, trattandosi di valutazioni di discrezionalità tecnica riservate alla P.A.( T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 27/03/2018, n.829).
Infatti, come rilevato dalla difesa dell’Amministrazione “L’analisi dello stato di fatto del territorio è stata effettuata a partire dalle basi cartografiche disponibili, integrando con sopralluoghi laddove necessario”. La classificazione si è avvalsa altresì di tutte le fonti menzionate nel paragrafo 3 della Relazione tecnica (vedi relazione tecnica prodotta in cartaceo quale doc 2 richiamato dalle difese comunali).
Parzialmente inattendibili e, quindi, non decisive, invece, ai fini della corretta rappresentazione della pianificazione urbanistica esistente e della classificazione acustica, sono le visure catastali invocate dai ricorrente a sostegno delle proprie tesi, in quanto notoriamente non necessariamente corrispondenti allo stato di fatto reale.
Con il presente motivo di ricorso in realtà si censura l’attribuzione della classe III e IV degli isolati vicini (e sopra indicati) ritenuta pregiudizievole per i ricorrenti al cui isolato è stata attribuita la classe V.
Nell’attribuire la classe V all’isolato in questione in cui si trova lo stabilimento delle ricorrenti, si è data applicazione all’art. 2, comma 3, lettera g) della Legge Regionale n. 13/2001 che sancisce che “ai fini della classificazione in classe V è ammissibile la presenza non preponderante di attività artigianali, commerciali ed uffici” e all’art. 2, comma 3, lettera h) 16 FMB della medesima L.R. che stabilisce che “ai fini della classificazione in classe VI è ammissibile una limitata presenza di attività artigianali”. Dalla lettura congiunta dei due articoli sopraccitati, ribaditi nei loro contenuti anche al paragrafo 2.4 “Infrastrutture ed impianti produttivi o commerciali della D.G.R 2 luglio 2002 n. 7/9776, si può desumere che la presenza di attività terziarie e di uffici, non limitate, all’interno dell’isolato, costituisca un elemento che vincola l’attribuzione della classe V all’intera area in esame, in quanto ai sensi della legge regionale non è possibile inserire tale tipologia di attività in classe VI.
Nel caso concreto, poi, la difesa dell’Amministrazione ha evidenziato, nella maggior parte delle particelle catastali, la presenza di attività terziario-commerciale, del tutto compatibile con la classe V. Inoltre, è stato evidenziato che dai dati anagrafici dell’Ufficio Statistica del Comune di Milano relativi all’anno 2009, presi in esame ai fini della redazione della classificazione acustica, risultava la presenza di 38 residenti in via Cevedale n. 7.
L’area presenta quindi le caratteristiche della classe V in quanto, oltre all’attività industriale BRT, sono presenti anche attività di terziario e funzioni residenziali e la presenza di abitazioni costituisce uno degli elementi di giudizio fondamentali per l’attribuzione al territorio della classe V, come nel caso in esame.
Vero è, come evidenziato al punto 1.1.a. del ricorso, che l’edificio situato nell’isolato delle ricorrenti in via Don Minzoni angolo via Cevedale, contrassegnato con la particella catastale 140 e indicato nelle tavole dello stato di fatto come residenziale, è in realtà un edificio adibito a terziario, in quanto ospita una sede dell’azienda Lombardia Informatica S.p.a.
Questo, tuttavia, come evidenziato dalla difesa comunale, non incide sulla correttezza della classificazione acustica dell’isolato, in quanto la funzione “terziario” è compatibile con la classe V che ammette una limitata parte di uffici, anzi, e del resto come precisato al punto 3 della relazione tecnica ai fini della classificazione acustica non si tiene conto solo delle mere tavole rappresentative dello stato di fatto.
L’attribuzione della classe V all’isolato in questione, comunque non specificamente contestata appare, pertanto, coerente con i criteri di classificazione acustica di cui alla Relazione tecnica citata (prodotta in atti).
Quanto, all’isolato frontistante, cosiddetto isolato “Candiani” cui è stata assegnata la classe III, oggetto di specifica contestazione, la difesa dell’Amministrazione ha evidenziato che, nelle valutazioni effettuate, non ci si è limitati alle cartografie ma che le stesse sono state integrate dalle risultanze dei sopralluoghi (vedi punto 3.2. della relazione tecnica) dai quali è emerso che l’area è contraddistinta dalla presenza del Politecnico di Milano, recettore sensibile ai fini della classificazione acustica, che si trova immediatamente alle spalle degli edifici affacciati su via Don Minzoni e frontistanti lo stabilimento delle ricorrenti. Detta area è caratterizzata dalla presenza preponderante di funzioni terziarie; in maniera residuale sono presenti funzioni residenziali, oltre ad un distributore di carburante ed ad alcune attività di spedizioni.
Dal sopralluogo effettuato, quindi, è emersa una maggior presenza di terziario e di residenze rispetto alle risultanze catastali.
La difesa comunale ha evidenziato altresì, in dettaglio, la presenza delle seguenti funzioni insediate, seguendo l’elenco delle particelle indicato dalle ricorrenti:
- Particella 173 – foglio 96: è risultata la presenza di uffici e residenze non “uffici e studi privati”, come si afferma nel ricorso.
- Particella 58 – Foglio 96: è risultata sia la presenza di un’attività di trasposto, come indicato in ricorso, ma anche di un’attività di terziario.
- Particella 28 – Foglio 96: è risultata la presenza di laboratori.
- Particelle 29, 30, 32, 26 e 27 – Foglio 96: è risultata la presenza di un laboratorio di analisi chimiche, al civico 9 di via Don Minzoni.
- Particella 165 – Foglio 96 (via Don Minzoni 1): è risultata la presenza di un insediamento terziario (uffici della Soleto S.p.a.).
Inoltre, a motivo della classificazione dell’isolato in questione in classe III, si è evidenziato l’isolato è esteso a ovest ben oltre gli edifici di via Don Minzoni richiamati dalle ricorrenti, corrispondenti alle particelle di cui sopra, e ricomprende, quindi, il Politecnico come emerge dalla perimetrazione prodotta.
Contrariamente a quanto sostenuto nella memoria finale di replica, quindi, non possono essere valutati soltanto gli edifici che si affacciano su via Don Minzoni, frontistanti allo stabilimento dei ricorrenti.
La presenza del Politecnico, che costituisce un recettore sensibile, ha condizionato, quindi, la classificazione dell’intero isolato poiché ne occupa la maggior parte della superficie e tale valutazione, di carattere tecnico discrezionale, non presenta i profili di legittimità dedotti.
Priva di rilievo decisivo, poi, è l’affermazione che in ragione del traffico che caratterizzerebbe la via Don Minzoni quest’ultima avrebbe dovuto essere inquadrata tra le strade “Db) dell’allegato 1 , tabella 2, del D.P.R. 30 marzo 2004, n. 142, per le quali sarebbe prevista una fascia di pertinenza acustica di immissioni non inferiori a quelli propri della classe IV.
Infatti, come condivisibilmente evidenziato dalla difesa comunale, la classe funzionale di via Don Minzoni è “E - urbana di quartiere”; tale classe funzionale è stata assegnata dal Piano Generale del Traffico Urbano secondo i criteri stabiliti dalla normativa settoriale specifica (D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285 “Nuovo Codice della Strada” e s.m.i.).
Tale classificazione, non ritualmente impugnata da parte ricorrente, diversa da quella auspicata dai ricorrenti, è coerente con la classificazione dell’isolato in classe terza.
Né risulta violato il principio, invocato dai ricorrente del divieto di contato diretto di aree con valori acustici che si discostano in misura superiore a 5 dB(A) avendo l’Amministrazione applicato la deroga prevista dalla normativa nel caso in cui, per aree già urbanizzate, non sia possibile rispettare il divieto di accostamento di tali aree.
Tale deroga è contemplata, per l’isolato in questione, dalla tabella 32, ID 25, della relazione tecnica prodotta (pag 112 della stessa) per le aree i cui valori si discostano di 10 dB(A)..
Alla luce di quanto sin qui evidenziato, si rivelano prive di fondamento le censure avversarie e si manifesta del tutto logica, coerente e rispettosa della normativa regionale e delle linee guida di cui alla D.G.R. n. 7/9776 del 2002 la classificazione acustica in classe III dell’isolato “Candiani” fondata, come si è dimostrato, sullo stato di fatto, sui sopralluoghi, sulle altre fonti citate nella Relazione tecnica e, in definitiva, coerente con l’uso pianificato del territorio, come insegna la costante giurisprudenza (cfr. Cons. Stato, sez. IV, n. 8441/2019: “In materia di zonizzazione acustica del territorio, le scelte dell’Amministrazione non possono sovrapporsi meccanicamente alla pianificazione urbanistica, ma devono tener conto del disegno urbanistico voluto dal pianificatore, ovverosia delle preesistenti destinazioni d’uso del territorio”; TAR Lombardia, sez. III, n. 829/2018: “Le scelte effettuate dal Comune in subiecta materia sono espressione di discrezionalità tecnica, ancorata all’accertamento di specifici presupposti di fatto, il primo dei quali è proprio il preuso del territorio”; anche TAR Piemonte, sez. II, n. 956/2019).
Del resto tali puntuali circostanze, dedotte dalla difesa dell’Amministrazione, avrebbero dovuto essere contestate specificamente una per una, ove ritenute non veritiere, con riferimento alla destinazione delle singole particelle o alla presenza del Politecnico e non solo genericamente adducendo la mancata produzione in giudizio di elementi probatori a sostegno della difesa comunale stante l’onere imposto alle parti dall’articolo 64, comma secondo, del c.p.a..
Va, altresì respinta, la censura1.1.c., concernente la classificazione degli isolati “Cosenz 1” e “Cosenz 2” ritenuti da parte ricorrente isolati industriali – produttivi ed in parte inseriti nella fascia di pertinenza acustica dei 100 metri dalla linea ferroviaria ai quali avrebbe dovuto attribuirsi la classe V in luogo della classe IV.
Infatti, come evidenziato dalla difesa regionale all’isolato denominato dalle ricorrenti “Cosenz 1” compreso tra la via Cosenz, via Don Minzoni, via Schiaffino e via Durando, è stata assegnata la classe IV in quanto sono risultate presenti le seguenti funzioni:
- funzioni residenziali in via Schiaffino sia al civico 21 dove l’anagrafica 2009 censiva 40 residenti, sia al civico 11 dove erano conteggiati 11 residenti; - funzioni terziarie; - un’attività logistica; - un’attività produttiva;
- un recettore sensibile (Politecnico in via Durando 38).
Quindi, non è stato possibile assegnare la classe V a causa della forte presenza di residenziale e terziario e perché la presenza della funzione industriale non è preponderante in tale area.
Rilevante, poi, appare la presenza di una fascia di pertinenza della linea ferroviaria tenuto conto che non possono essere comprese in classe inferiore alla IV le aree che si trovino all’interno delle zone di rispetto B dell’intorno aeroportuale e, per le distanze inferiori a 100 metri, le aree che si trovino all’interno delle fasce di pertinenza delle infrastrutture stradali e ferroviarie di grande comunicazione”.
La classe IV assegnata all’isolato appare, pertanto, in linea con la disposizione normativa sopraccitata.
Quanto all’isolato “Cosenz 2” la difesa comunale ha evidenziato che lo stesso è interessato principalmente da insediamenti residenziali, ed è inoltre oggetto di riqualificazione.
In particolare, ha evidenziato che dai dati anagrafici del 2009, usati per la predisposizione della classificazione acustica, risultavano residenti in via Bovisasca e via Cosenz:
• Via Bovisasca, n 70: 101 residenti
• Via Bovisasca, n. 68: 16 residenti
• Via Cosenz, n. 22: 6 residenti
• Via Cosenz, n. 18: 3 residenti
L’area centrale è interessata da un Piano di Lottizzazione (PL Cosenz), con destinazioni residenziali, commerciali e di terziario. L’area compresa tra il PL Cosenz e via Bovisasca comprende alcune residenze, mentre nell’area ad est del PL Cosenz sono presenti attività industriali/terziarie. Considerate le 25 FMB .
Quindi per le funzioni insediate, appare adeguata la valutazione del Comune di attribuzione della classe IV, per l’elevata presenza della funzione residenziale.
Per quanto concerne la vicinanza alla fascia di pertinenza ferroviaria, si richiama quanto già detto in precedenza con riguardo all’isolato “Cosenz 1”.
Anche tali circostanze puntualmente dedotte dalla difesa comunale, avrebbero dovuto essere contestate specificamente una per una, ove ritenute non veritiere, con riferimento alla destinazione delle singole particelle o alla presenza delle funzioni residenziali indicate o alla fascia di pertinenza ferroviaria e non solo genericamente adducendo la loro non attualità stante l’onere imposto alle parti dall’articolo 64, comma secondo, del c.p.a..
Va, infine, respinta la seconda censura dedotta con la quale parte ricorrente si duole della mancata osservanza delle fasi in cui si articolerebbe la classificazione acustica che risulta puntualmente descritta nei paragrafi 3 e seguenti della relazione tecnica (prodotta in giudizio in cartaceo).
Anche sotto tale profilo le doglianze di parte ricorrente appaiono teoriche e non indicano la rilevanza della censura rispetto alla contestata classificazione se non in modo del tutto generico.
Parte ricorrente, infatti, avrebbe dovuto indicare quale identificazione degli impianti industriali significativi sarebbe stata omessa e quali effetti sull’isolato in questione tale omissione avrebbe determinato.
Del resto sotto tale profilo la difesa dell’Amministrazione ha evidenziato come il PRG sia stato la base di partenza, anche per quanto concerne le aree industriali, e come le classi acustiche attribuite siano dipese dalle classificazioni funzionali delle aree stesse quali risultanti dalle cartografie, come emerge dall’attestazione di coerenza del 8 giugno 2012 a firma del responsabile della Pianificazione, prodotta in giudizio dall’amministrazione (in data 12/2/2020) e come sia stata previamente determinata la metodologia di lavoro ed individuate le banche dati e le basi cartografiche pese a riferimento per la classificazione acustica del territorio.
Inoltre, la tesi dei ricorrenti appare smentita da quanto affermato dalla relazione tecnica che, a pag. 32 (tabella 11) evidenzia la relazione tra la classificazione funzionale e le classi acustiche anche per quanto concerne le zone industriali mentre a pag. 33, dà conto di avere effettuato, altresì, “Un’ulteriore analisi sulle aree classificate a destinazione d’uso industriale dal Piano Regolatore Generale e classificate in classe V o VI, che risultano o già riconvertite o in fase di riconversione in altre destinazioni funzionali” proprio al fine di rendere attuale la valutazione dello stato di fatto rispetto alle risultanze del PRG.
In conclusione il ricorso va respinto.
La particolarità in fatto e diritto delle questioni giuridiche dedotte giustificano, per la loro novità, la compensazione integrale tra le parti delle spese di causa.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 22 settembre 2020 con l'intervento dei magistrati:
Ugo Di Benedetto, Presidente, Estensore
Salvatore Gatto Costantino, Consigliere
Valentina Santina Mameli, Consigliere