ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II bis, 7 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Permesso di costruire
Professioni

Articolo inserito il 12-01-2021
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Cosa deve intendersi per “modeste costruzioni civili”, di cui all’art. 16 del R.D. 274/1929, progettabili da chi eserciti la professione di geometra?

SENTENZA N. 221
Va condiviso quell’orientamento secondo il quale tale competenza presuppone la non necessità di complesse operazioni di calcolo e l'assenza di implicazioni per la pubblica incolumità: si veda a tal proposito, la più recente giurisprudenza (Cassazione civile , sez. II , 07/02/2020 , n. 2913) secondo la quale il criterio per accertare se una costruzione sia da considerare modesta, e quindi, se la sua progettazione rientri nella competenza professionale dei geometri, ai sensi dell'art. 16, lett. m), r.d. n. 274/1929, consiste nel valutare le difficoltà tecniche che la progettazione e l'esecuzione dell'opera comportano e le capacità occorrenti per superarle; a questo fine, mentre non è decisivo il mancato uso del cemento armato, assume significativa rilevanza il fatto che la costruzione sorga in zona sismica, con conseguente assoggettamento di ogni intervento edilizio alla normativa di cui alla l. n. 64/1974 , la quale impone calcoli complessi che esulano dalle competenze professionali dei geometri (orientamento puntualmente ripreso dalla motivazione del provvedimento impugnato che vi si è uniformato).
FATTO e DIRITTO
Espone parte ricorrente che in data 31 luglio 2014, veniva presentata al Comune intimato una DIA relativa alla ristrutturazione di un immobile, per il tramite di professionista incaricato, in persona del Geometra Sergio Marchetti.
Riferisce che la DIA (nr. di protocollo 11562), aveva ad oggetto i seguenti interventi:
- rimozione di tutti gli infissi e posa in opera di nuovi infissi di dimensioni, forma e aspetto architettonico uguale a quella degli esistenti;
- scala esterna: sostituzione di alzate e pedata con lastre in pietra da taglio travertino, demolizione dell’attuale parapetto e delle colonnine in muratura e loro sostituzione con ringhiera in ferro a disegni lineari conformi alla linea architettonica dell’immobile;
- rimozione delle parti d’intonaco instabili o deteriorate e rifacimento degli intonaci asportati;
- tinteggiatura con materiali idonei a colori uguali a quelli applicati negli edifici del centro urbano in cui l’immobile insiste.
Il Geometra Marchetti, iscritto al relativo Albo di Roma dal 30 settembre 1965, assumeva le funzioni di Progettista e Direttore dei lavori ed allegava alla DIA, tra le altre documentazioni necessarie, anche la relazione tecnica di asseverazione, nella quale lo stesso precisava che “le opere non interessano la statica dell’edificio”.
Con provvedimento prot. 16468 del 31 ottobre 2014, il Comune rilasciava l’autorizzazione paesaggistica.
Il 10 marzo 2015, la SITAS – Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche Abitative – acquisiva la richiesta di autorizzazione ex artt. 93 e 94 del DPR n. 380/2001 presentata dal Geometra Marchetti avente ad oggetto i lavori di manutenzione straordinaria dell’immobile dei committenti (che assumeva prot. 133561/2015 e posizione n. 27885).
Alla predetta istanza il Geom. Marchetti allegava, tra gli altri, la Relazione tecnica amministrativa nella quale evidenziava gli interventi tecnico manutentivi da eseguirsi, consistenti nella “sostituzione delle strutture ammalorate di copertura del fabbricato costituite da capriate e correnti in legno massiccio e sovrastante tavolato e manto di tegole in laterizio. Le nuove capriate realizzate in legno lamellare saranno posizione con i medesimi interessi di quelle esistenti e lo schema statico rispetto alle condizioni ante operam resterà invariato…il tipo di intervento non implica sostanziali modifiche al comportamento strutturale dell’edificio rispetto alla configurazione ante operam”. Il Piano di manutenzione, pure allegato, specificava che gli interventi riguardavano una singola parte della struttura, interessando una porzione limitata del fabbricato e che il progetto e le relative verifiche sarebbero state riferite solo alle parti interessate, non comportando l’intervento modifiche al comportamento strutturale dell’edificio; tale precisazione veniva replicata anche nella Relazione geotecnica.
Il 17 marzo 2015, con provvedimento n. 3935, notificato alla committenza il 18 marzo (atto impugnato), il Comune ordinava la sospensione dei lavori, asserendo che il Geometra Marchetti “non è competente a svolgere l’incarico di progettista delle strutture nonché ad assumere la relativa direzione dei lavori, in quanto è un tecnico diplomato”. La presenza di un tecnico non competente, secondo il provvedimento impugnato, rendeva “inefficace la pratica strutturale” e imponeva la sospensione dei lavori.
Il Geometra Marchetti replicava a tale provvedimento contestandone il contenuto (nota del 19 marzo 2015) e specificando che le opere previste consistevano nella rimozione di un tetto con strutture in legno e ripristino con medesimi materiali, senza strutture né solai in cemento armato richiedenti competenze particolari di calcoli statici, salvo un cordolo perimetrale per il consolidamento delle murature e la distribuzione uniforme dei carichi sulle murature stesse, per il quale non era necessario eseguire calcoli statici complessi.
Nonostante tali precisazioni, il Comune (nella persona del responsabile del procedimento, Architetto Aldo Olivo) con determina 4278 del 24 marzo 2015, disponeva circa l’inefficacia della SCIA del 31.7.2014 prot.11562, affermando che il Geometra Marchetti era privo di competenze in ordine alle opere strutturali in cemento armato e non.
Precisava il Comune che “mentre non è decisivo il mancato uso del cemento armato…assume significativa rilevanza il fatto che la costruzione sorge in zona sismica, e precisamente in zona classificata 3°, con conseguente assoggettamento di ogni intervento edilizio alla normativa di cui alla legge 2 febbraio 1974, n. 64, la quale impone calcoli complessi che esulano dalle competenze dei geometri”, concludendo che la committenza ed il professionista erano diffidati dalla prosecuzione dei lavori strutturali fino alla nomina di un nuovo tecnico abilitato iscritto presso i rispettivi ordini professionali (ingegneri o architetti).
La committenza annullava la pratica e conferiva un nuovo incarico professionale ad altro tecnico, iscritto presso l’Ordine degli Ingegneri, che ripresentava, a proprio nome, la richiesta di autorizzazione ex artt. 93 e 94 del DPR 380/2001.
Il Geom. Marchetti, intanto, notiziava dell’accaduto il proprio ordine di appartenenza.
Il Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati emanava un apposito parere in data 30 aprile 2015, prot. 4879.
Il 15 maggio 2015, l’Ingegnere subentrato nella pratica della committenza nella pratica edilizia di cui si discute, elaborava la relazione tecnica, sul particolare del cordolo in cemento armato.
Parte ricorrente si sofferma poi sulla posizione del Responsabile del procedimento, che avrebbe agito in conflitto di interessi in quanto Architetto, Consigliere del Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma (per il quadriennio 2013-2017) ex Segretario del medesimo Consiglio nella precedente consiliatura ed, ancora, Consigliere in quella precedente ancora; avrebbe inoltre espresso una posizione contraria al riconoscimento di competenze professionali dei Geometri in diversi scritti e contributi pubblici (meglio indicati in atti).
Sulla base di tali presupposti, il Collegio ricorrente impugna gli atti elencati chiedendone l’annullamento per le seguenti ragioni di censura.
In primo luogo, afferma la propria legittimazione a ricorrere a tutela dell’interesse professionale dell’intera categoria che il Collegio rappresenta, posto che gli atti del Comune resistente sarebbero lesivi per il credito, il prestigio e l’estimazione sociale della categoria stessa.
Nel merito (II) deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 16, lett. l) e m) del r.d. 11 febbraio 1929, n. 274; della legge 5 novembre 1971 n. 1086; dell’art. 17 della legge 2 febbraio 1974, n. 64; dell’art. 3, comma 1, lett. b) del DPR n. 380/01; violazione dei principi di parità di trattamento e proporzionalità, carenza dei presupposti e travisamento, eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità e ingiustizia manifeste, difetto di istruttoria e motivazione.
Secondo l’Ordine ricorrente, la competenza del Geometra si dovrebbe estendere alla progettazione e direzione di opere civili in cemento armato di modeste dimensioni e tali da escludere pericolo per l’incolumità delle persone in caso di difetto strutturale; la competenza del Geometra a progettare e dirigere l’esecuzione di opere in c.a. in zona sismica non sarebbe totalmente preclusa dalla legge, dovendosi in quest’ultimo caso porre (soltanto) particolare attenzione alla valutazione in concreto dell’entità dell’opera; nel caso di specie, l’intervento progettato rientrava nell’alveo della “manutenzione straordinaria” di cui all’art. 3, comma 1, lett. b) del DPR 380/01, trattandosi di una diversa disposizione degli spazi interni, dell’eliminazione di una superfetazione sul prospetto est del fabbricato e della sostituzione di una copertura in struttura lignea; rispetto alle masse ed ai carichi dell’edificio esistente, l’eliminazione della tamponatura sul balcone lato est sarebbe stata insignificante; l’intervento andrebbe qualificato come “locale” in quanto circoscritto al solaio di copertura senza aumento dei carichi verticali statici, con conseguente esclusione della necessità di valutare la sicurezza dell’edificio esistente; le caratteristiche tecnico-costruttive inerenti la sostituzione del solaio non avrebbero imposto la risoluzione di problemi tecnici significativi, per la qualità e consistenza dei materiali interessati, anche in relazione alla nuova ripartizione operata con il DM 14.1.2008 e con la Circolare applicativa n. 617 del 2.2.2009 che attribuiscono alle competenze dei Geometri ex art. 16 del RD 274/1929 anche gli interventi di riparazione o intervento “locale”. Conforterebbe, nel caso di specie, la competenza del Geometra Marchetti il parere del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati prot. n. 4879 del 3 aprile 2015, laddove si conferma l’inesistenza di opere in cemento armato e l’irrilevanza del “cordolo in calcestruzzo, ordinariamente previsto in tutte le costruzioni semplici in muratura”, la cui funzione “di collegamento ed uniforme ripartizione dei carichi sulle murature” viene svolta “per gravità”, con la conseguenza che “le deboli armature che sono previste nel progetto, hanno una mera funzione di ottimizzazione statica ma non costituiscono autonomo elemento di rilievo portante”.
Tale funzione sarebbe confermata anche dalla Relazione tecnica dell’Ingegnere Rossi, professionista incaricato di ripresentare la richiesta di autorizzazione ex artt. 93 e 94 del DPR 380/2001, nella cui relazione tecnica si indica la funzione del cordolo in termini sovrapponibili. Infine, il Collegio Provinciale ricorrente evidenzia che la cubatura complessiva dell’immobile è di appena mc 453,20 di cui solo 306.54 fuori terra ed il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, in ordine alle competenze degli Ingegneri juniores, ha individuato in mc. 5000 il limite al di sopra del quale una costruzione non potrebbe considerarsi “modesta”, precisando che le competenze di questi ultimi professionisti sarebbero sovrapponibili a quelle dei Geometri.
In ogni caso, nessuna specifica valutazione della qualità dell’intervento ai fini sopra indicati sarebbe intervenuta nel caso di specie, avendo l’Ente stabilito una sorta di incompetenza assoluta del Geometra a progettare l’intervento in questione con evidente difetto di motivazione (II) ed in violazione dei principi di cui agli artt. 117 e 118 della Costituzione, dei principi di imparzialità e buon andamento della PA, eccesso di potere per irragionevolezza e disparità di trattamento (III).
Il Responsabile del procedimento avrebbe inoltre agito in conflitto di interessi, essendo portatore di un animus ostile al riconoscimento delle competenze del Geometra, atteso il suo ruolo nell’ambito dell’Ordine professionale ed il suo pensiero già manifestato in più contributi pubblici e scritti divulgativi (IV).
Conclude, pertanto, per l’accoglimento del ricorso e per l’annullamento degli atti impugnati o comunque per l’accertamento della loro illegittimità, ai fini dell’interesse del Collegio ricorrente.
E’ intervenuto in giudizio l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Roma e Provincia, che chiede il rigetto del ricorso.
Si è costituito il Comune intimato che resiste al ricorso del quale chiede il rigetto.
Con proprie memorie, l’Ordine degli Architetti ed il Comune di Castelnuovo di Porto espongono quanto segue.
Premessi brevi cenni circa l’interesse ad intervenire dell’Ordine degli Architetti (essendo volto ad affermare che la esclusione dei Geometri da incarichi quali quello in oggetto, prevista espressamente dalla normativa di settore, tutela la generalità dei propri iscritti e delle competenze ad essi attribuite e riconosciute dal Legislatore), viene eccepita la carenza di interesse del Collegio Provinciale ricorrente, in quanto la committenza ha prestato acquiescenza all’impugnato provvedimento attribuendo l’incarico ad un ingegnere e non potendosi quindi ottenere dall’annullamento degli atti alcuna utilità. Nel merito, la costruzione non sarebbe affatto “modesta”, esulerebbe quindi dalla competenza del Geometra per le considerazioni già svolte nel provvedimento impugnato; la rilevanza e l’entità dei presupposti costruttivi e della natura dei lavori sarebbe confermata dalla relazione tecnica redatta dall’Ing. Rossi, subentrato nella pratica edilizia, diversamente da quanto sostenuto dalla parte ricorrente.
Come anche meglio precisato in atti, la difesa del Comune evidenzia che, nello specifico:
1) il fabbricato dava segni qualificati “pericolosi” di cedimento;
2) si era in area a rischio sismico;
3) l’intervento riguardava un fabbricato ad uso abitativo di tre piani;
3) si proponeva un cordolo in cemento armato gravante su tale struttura dichiarata “cedevole”;
4) vi era la necessità di un consolidamento;
5) tale cordolo avrebbe dovuto essere funzionale ad una migliore distribuzione dei carichi;
6) si proponeva la sostituzione dei solai esistenti.
Sulla base di quanto sopra, le valutazioni tecniche attenevano senz’altro a questioni concernenti la pubblica incolumità, considerato, da un lato, che si discute di un fabbricato di tre piani destinato alla residenza e, dall’altro lato, che costituisce fatto notorio, dopo le vicende di
Amatrice, che l’aggiunta, sui piani superiori di cordoli in cemento armato sui muri sottostanti di qualità (dichiarata) scadente può portare a un aumento del carico e dunque una maggiore vulnerabilità dell’edificio in generale e a maggior ragione in caso di terremoto. Situazione che si aggrava considerate la diversità dei materiali che verrebbero a comporre la struttura edilizia e la differente risposta dei medesimi nel caso di movimenti sismici.
Nel caso di specie, la competenza del Geometra andava radicalmente esclusa sia perché l’intervento prevedeva opere in cemento armato, sia perché lo stesso riguardava un fabbricato ubicato in zona sismica e che erano richiesti, come poi avvenuto e dichiarato, calcoli e valutazioni complesse attingenti alla staticità dell’immobile e alla distribuzione dei carichi, così come compreso anche dalla proprietà che, di sua spontanea volontà, affidava l’incarico ad un ingegnere.
Con propria memoria, parte ricorrente contesta l’interesse ad intervenire dell’Ordine degli Architetti, posto che l’accoglimento del ricorso non avrebbe rilievo in ordine alle competenze dei professionisti che rappresenta, non essendo esse in discussione; insiste sulla propria legittimazione a ricorrere per la tutela dell’interesse generale della categoria rappresentata; argomenta più ampiamente sulle ragioni di censura.
Le parti hanno scambiato repliche.
Nella pubblica udienza del 4 dicembre 2020, la causa è stata trattenuta in decisione.
Pregiudizialmente, il Collegio deve esaminare le eccezioni di inammissibilità del gravame per carenza di legittimazione ad agire della parte ricorrente (quesitone che implica anche l’esame della legittimazione dell’intervento dell’Ordine degli Architetti) e di carenza di interesse.
La prima è infondata (come pure la connessa questione dell’eccepita carenza di legittimazione dell’Ordine interveniente) essendo l’azione orientata a difendere la legittimità di attività professionale di un iscritto al Collegio Provinciale ricorrente, che involge l’accertamento di limiti all’esercizio di tale attività che possiede effetti generali, come tale suscettibile di ledere l’interesse professionale di categoria del quale il Collegio ricorrente è titolare.
Analogamente, va ritenuto ammissibile l’intervento dell’Ordine degli Architetti, non perché si faccia direttamente questione delle relative competenze professionali, ma in quanto l’eventuale accertamento della corrispondenza della fattispecie entro i limiti delle competenze dei Geometri implicherebbe una maggiore confronto concorrenziale tra diverse categorie di professionisti.
Fondata è invece l’eccezione di carenza di interesse in concreto, conseguente alla circostanza che i provvedimenti impugnati hanno cessato di produrre effetti tra la committenza ed il Comune, essendo la prima addivenuta alla decisione di prestare acquiescenza alle determinazioni del secondo, sostituendo il Geometra incaricato con altro professionista.
Vero è che parte ricorrente agisce in funzione non già del mantenimento dell’incarico del proprio consociato, o a tutela dell’esecuzione della DIA presentata da quest’ultimo e dei relativi lavori, bensì a tutela di un interesse professionale di categoria: ma quest’ultimo non è (più) inciso dai provvedimenti impugnati, che hanno esaurito i loro effetti. Invero, l’ampiezza ed i limiti che definiscono l’area professionale di competenza del Geometra costituiscono prerogative che sono definite dalla legge e che, come tali, non possono essere variati erga omnes da un singolo provvedimento puntuale che ne abbia – in tesi – violato i presupposti.
Ne deriva che, laddove sia stata negata da un’amministrazione comunale l’ammissibilità o la procedibilità di una istanza edilizia per incompetenza del professionista che ha redatto il relativo progetto e che è stato investito dall’incarico di direttore dei lavori e la committenza si sia spontaneamente adeguata a tale determinazione, la fattispecie ha esaurito i propri effetti, posto che il relativo procedimento è svolto nell’interesse della committenza stessa.
In ogni caso, non v’è necessità di ulteriori approfondimenti sul punto dal momento che l’azione della parte ricorrente è comunque infondata e come tale consente di risolvere la causa nel merito e non in rito.
Deve innanzitutto esaminarsi, per la sua evidente natura pregiudiziale, l’ultima censura di ricorso, con la quale viene dedotto che il Responsabile del procedimento avrebbe agito in conflitto di interessi ed in violazione dell’obbligo di astensione.
Si tratta di un profilo di doglianza inammissibile, in quanto il ricorso non è notificato al controinteressato, tale dovendosi ritenere, in presenza di una censura che ne contesta la correttezza soggettiva per violazione del dovere di astensione, il titolare dell’ufficio, il quale ha una legittimazione a contraddire autonoma e distinta rispetto all’Ente del quale ha rappresentato la volontà.
In ogni caso, il profilo è anche infondato nel merito, se solo si considera che l’espressione di un parere o di una opinione, per quanto argomentata, non costituisce, sul piano del procedimento amministrativo, un obbligo di astensione in capo al funzionario legittimamente incaricato della responsabilità del procedimento, il quale è chiamato ad astenersi solo laddove sia coinvolto un interesse personale diretto e concreto, consistente nella pretesa o nella difesa di una utilità connessa a quella oggetto del procedimento stesso.
Nel merito delle altre censure, si osserva che la competenza del Geometra è ben delineata dall’art. 16 del RD n. 274/1929, che consente a quest’ultimo, tra le altre attività, alle lett. l) ed m):
l) progetto, direzione, sorveglianza e liquidazione di costruzioni rurali e di edifici per uso d'industrie agricole, di limitata importanza, di struttura ordinaria, comprese piccole costruzioni accessorie in cemento armato, che non richiedono particolari operazioni di calcolo e per la loro destinazione non possono comunque implicare pericolo per la incolumità delle persone; nonché di piccole opere inerenti alle aziende agrarie, come strade vicinali senza rilevanti opere d'arte, lavori d'irrigazione e di bonifica, provvista d'acqua per le stesse aziende e riparto della spesa per opere consorziali relative, esclusa, comunque, la redazione di progetti generali di bonifica idraulica ed agraria e relativa direzione;
m) progetto, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili.
Tenendo conto che il rilievo del riparto di competenze tra categorie di professionisti è di stretta interpretazione, in quanto rileva al punto di comportare, in caso di violazione, la nullità del contratto di affidamento di un incarico professionale di competenza di Architetti ed Ingegneri ad un Geometra (Corte d’Appello , Firenze , 09/06/2020 , n. 1066; Cassazione civile , sez. II , 29/07/2019 , n. 20438; Cassazione civile , sez. II , 24/01/2019 , n. 2038), ha chiarito la giurisprudenza che “i geometri non sono abilitati a redigere progetti di massima ove riguardanti costruzioni in cemento armato, fuori dalle ipotesi eccezionalmente consentite dalla lett. l), risponde ad evidenti ragioni di pubblico interesse … lascia all'interprete ristretti margini di discrezionalità, attinenti alla valutazione dei requisiti della modestia della costruzione, della non necessità di complesse operazioni di calcolo e dell'assenza di implicazioni per la pubblica incolumità, indicando, invece, un preciso requisito, ovverosia la natura di annesso agricolo dei manufatti. Ne consegue l'inammissibilità di un'interpretazione estensiva o evolutiva di tale disposizione, che, in quanto norma eccezionale, non si presta ad applicazione analogica, non potendosi pervenire ad una diversa conclusione neppure in virtù delle norme - art. 2 della l. n. 1086 del 1971 e art. 17 della l. n. 64 del 1974 - che disciplinano le costruzioni in cemento armato e quelle in zone sismiche, in quanto le stesse richiamano i limiti delle competenze professionali stabiliti per i geometri dalla vigente normativa professionale” Cassazione civile , sez. II , 12/11/2019 , n. 29235; cfr. anche Cassazione civile , sez. II , 12/11/2019 , n. 29227; per la giurisprudenza amministrativa, cfr. T.A.R. , Napoli , sez. VIII , 23/08/2016 , n. 409; Consiglio di Stato , sez. V , 23/02/2015 , n. 883).
Posto che l’ambito dell’art. 16 lett. “l” citata non trova applicazione al caso odierno (non vertendosi in ordine a realizzazione di costruzioni agricole), la lett. “m” consente le prestazioni professionali di progettazione e direzione lavori di “modeste costruzioni civili”, rimandando ad una indagine che va condotta caso per caso.
In tal senso, non è possibile predeterminare in via generale ed astratta quando una costruzione civile possa qualificarsi come “modesta” (ponendosi come mero criterio orientativo, non vincolante, le diverse eventuali determinazioni generali emanate dagli Ordini come quello degli Architetti, invocata da parte ricorrente, ai fini della predeterminazione di criteri planovolumetrici per individuare le costruzioni “modeste”) dovendosi fare riferimento all’interesse protetto dalla norma, che riconnette l’ambito prestazionale al grado di preparazione tecnica che la specifica figura professionale presuppone (e che è resto anche palese dall’interpretazione sistematica della disposizione di cui all’art. 16 cit, ossia in relazione comparativa con le altre competenze elencate nell’articolo in esame).
In tal senso, va condiviso quell’orientamento secondo il quale tale competenza presuppone la non necessità di complesse operazioni di calcolo e l'assenza di implicazioni per la pubblica incolumità: si veda a tal proposito, la più recente giurisprudenza (Cassazione civile , sez. II , 07/02/2020 , n. 2913) secondo la quale il criterio per accertare se una costruzione sia da considerare modesta, e quindi, se la sua progettazione rientri nella competenza professionale dei geometri, ai sensi dell'art. 16, lett. m), r.d. n. 274/1929, consiste nel valutare le difficoltà tecniche che la progettazione e l'esecuzione dell'opera comportano e le capacità occorrenti per superarle; a questo fine, mentre non è decisivo il mancato uso del cemento armato, assume significativa rilevanza il fatto che la costruzione sorga in zona sismica, con conseguente assoggettamento di ogni intervento edilizio alla normativa di cui alla l. n. 64/1974 , la quale impone calcoli complessi che esulano dalle competenze professionali dei geometri (orientamento puntualmente ripreso dalla motivazione del provvedimento impugnato che vi si è uniformato).
Sebbene l’indagine vada quindi condotta caso per caso (come deduce parte ricorrente) presupponendosi una specifica motivazione, quest’ultima esigenza non può essere assolta (e scrutinata) in via meramente formale, ovvero avendo riguardo al solo testo dell’atto impugnato, bensì deve aversi riguardo all’assetto di interessi sostanziale dedotto in giudizio.
Nel caso di specie, il provvedimento impugnato conferisce piana applicazione al criterio appena indicato e la correttezza di tale determinazione trova conferma nella relazione tecnica depositata dal professionista che ha sostituito il Geometra originariamente incaricato e nella deduzione difensiva dell’Ente locale che si è succintamente richiamata in premessa.
Nel caso di specie, infatti, il cordolo in calcestruzzo armato era previsto per il consolidamento delle murature e la distribuzione uniforme dei carichi su di esse; esigenza coerente con la necessaria relazione statica e strutturale che intercorre tra le murature e la copertura, quest’ultima oggetto di sostituzione.
Deve altresì precisarsi che erroneamente parte ricorrente vorrebbe ricondurre l’intervento edilizio – per quanto riguarda i fini dell’accertamento della sua corrispondenza alle competenze del Geometra – entro i limiti di una attività di mera manutenzione, con esclusione di calcoli complessi: invero, la nozione di “modesta costruzione” di cui all’art. 16, lett. “m” RD 274/1929 non è volta a definire (soltanto) i limiti dell’operazione edilizia in sé stessa, bensì ad individuare (anche) l’oggetto di quest’ultima: la norma identifica l’organismo edilizio entro il quale l’intervento (anche se “locale”) si inserisce, per la ragione che quest’ultimo può comunque interferire con le strutture ed implicare rischi per la pubblica incolumità o calcoli complessi (come peraltro si presume in zona sismica).
Nel caso di specie, come puntualmente chiarito dalla difesa dell’Ente, il titolo edilizio aveva ad oggetto un intervento non meramente “locale” nel senso descritto da parte ricorrente (ovvero limitato alla sostituzione di uno o più elementi della struttura dell’edificio), ma si inseriva in una “struttura portante in muratura ordinaria (spessore di cm 50) adibito ad abitazione civile, di tre piani, di cui uno seminterrato e due fuori terra (altezza massima dell’interpiano m, 3); di configurazione plano volumetrica regolare in pianta e in elevazione; del quale la consistenza della superficie è di mq 52,40 per piano; del quale il volume complessivo … è di mc 453,20 mentre dei due lati fuori terra è di soli mc 306,54; di cui l’altezza dei due piani fuori terra ammonta a ml 5,85”, sostituendone la copertura e quindi alterandone la struttura originaria, peraltro con materiali eterogenei rispetto a quelli originari e quindi potenzialmente soggetti a diverse risposte alle sollecitazioni sismiche.
Se ne deduce che correttamente si è ritenuta essenziale, ai fini del progetto e della sua esecuzione, la verifica della sostituzione della copertura e la funzione del cordolo in cemento armato.
Per tali ragioni, dunque, il ricorso non può trovare accoglimento e va respinto, sebbene con giuste ragioni per disporre la piena compensazione delle spese di lite tra le parti, avendo riguardo alla natura collettiva degli interessi a tutela dei quali si sono confrontate le parti del giudizio.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 4 dicembre 2020, tenutasi in modalità di collegamento da remoto ai sensi dell’art. 25 del DL 28 ottobre 2020, n. 137 ed art. 4, comma 1, del Dl 30 aprile 2020, n. 28, conv. in l. 25 giugno 2020, n. 70, con l'intervento dei magistrati:
Elena Stanizzi, Presidente
Salvatore Gatto Costantino, Consigliere, Estensore
Brunella Bruno, Consigliere