ISSN 2498-9916
Direttori: Avv. Francesco Barchielli  e  Avv. Gherardo Lombardi
 

T.A.R. Campania, Napoli, Sez. II, 7 gennaio 2021

Argomenti trattati:
Permesso di costruire

Articolo inserito il 12-01-2021
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Per la realizzazione di una tettoia è necessario richiedere il permesso di costruire?

SENTENZA N. 103
Come riconosce costantemente la giurisprudenza amministrativa, per le tettoie aventi una loro autonoma rilevanza e che comunque incidano su volumi e sagome occorre il rilascio del permesso di costruire ( cfr. ex multis Consiglio di Stato sez. II, 17/06/2020, n.3898).
Ha in particolare condivisibilmente affermato questo Tar che: “Gli interventi consistenti nell'installazione di tettoie o di altre strutture analoghe che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire solo ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) dell'immobile cui accedono; tali strutture necessitano del permesso di costruire quando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione dell'edificio e alle parti dello stesso su cui vengono inserite o, comunque, una durevole trasformazione del territorio con correlato aumento del carico urbanistico. Alle condizioni descritte, infatti, la tettoia costituisce una nuova costruzione assoggettata al regime del permesso di costruire.” (T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 14/05/2020, n.1802).
FATTO e DIRITTO
Con il ricorso in epigrafe, parte ricorrente impugna la nota prot. 35226/2019 UT del 02/07/2019 notificata in data 03/10/2019, con la quale il Comune di Afragola comunicava al ricorrente l’avvio del procedimento finalizzato alla revoca della SCIA in sanatoria Prot. 28790 del 07/10/2014 e di ripristino dello stato dei luoghi e demolizione opere edili non sostenute da titolo urbanistico, nonché l’ordinanza sindacale n. 92/2019 del 14/10/2019, notificata il 16/10/2019 ed il 28/10/2019, con la quale ordinava al ricorrente la demolizione delle strutture edili difformi al Regolamento Edilizio, site alla Via Sportiglione – Parco Sant’Antonio N. 21, ed il ripristino dello stato dei luoghi
Espone in punto di fatto il ricorrente che:
in data 07/10/2014, con Prot. Gen. N. 28790, veniva inoltrata dalla sig.ra Mormile Francesca (dante causa dell’odierno ricorrente) una SCIA in sanatoria per la legittimazione di una tettoia in legno, realizzata in assenza di titolo abilitativo, a copertura del lastrico dell’unità immobiliare posta al piano 6, attualmente censita in Catasto al foglio n. 13 Particella n. 1642, Sub 308.
In data 03/10/2019, veniva notificato al sig. Petrillo Antonio, in qualità di proprietario della tettoia in argomento, la Comunicazione di avvio del procedimento Prot. Gen. N. 35226 del 02/07/2019 per la revoca della SCIA in sanatoria Prot. Gen. N. 28790 del 07/10/2014 e di ripristino dello stato dei luoghi e demolizione opere edili non sostenute da titolo urbanistico.
Il ricorrente depositava memorie e note di risposta, in data 10/10/2019.
Successivamente, con ordinanza N. 92/2019 U.T., notificata in data 16/10/2019 ed in data 28/10/2019, il Dirigente Tecnico del Comune di AFRAGOLA (NA) ingiungeva al ricorrente ai sensi dell’art. 31 del D.P.R. N. 380 del 06/06/2001, l’immediata sospensione dei lavori, nonché, comunicava alla stessa che l’Amministrazione Comunale avrebbe provveduto alla demolizione delle opere realizzate alla Via Sportiglione – Parco Sant’Antonio N. 21, e sopra adeguatamente descritte.
Il ricorrente deduceva, quindi, avverso detti atti le seguenti doglianze:
1. VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 3 E 21 NONIES DELLA L. N. 241/1990 COME NOVELLATO DALL’ART. 6, COMMA 1, DELLA L. N. 145/2015. ECCESSO DI POTERE - SVIAMENTO – IRRAGIONEVOLEZZA TRAVISAMENTO DEI FATTI – ILLOGICITA’ MANIFESTA – OMESSA PONDERAZIONE DELLA FATTISPECIE CONTEMPLATA – ALTRI PROFILI,
per il decorso di circa 4 anni, la mancanza di argomentazioni circa la sussistenza del pubblico interesse all’annullamento e l’insussistenza di mendacio da parte del ricorrente in quanto il privato ha sempre correttamente rappresentato l’intera volumetria destinata alla SCIA in sanatoria.
2. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ART. 99 REGOLAMENTO EDILIZIO DEL COMUNE DI AFRAGOLA, in quanto dal verbale redatto in sede di sopralluogo, viene riferito che “quanto rilevato in sede di sopralluogo è difforme dai grafici allegati alla SCIA in sanatoria e da quanto dichiarato nei documenti sopra citati, sia per le dimensioni rilevate, maggiori di quanto rappresentato, che per la natura della struttura descritta”. La difformità rilevata riguarda esclusivamente un piccolo ampliamento della superficie coperta, stimata dallo stesso ufficio tecnico in mq 14 circa, restando inalterata la tipologia costruttiva architettonica e dimensionale della maggiore consistenza originaria della tettoia come si evince dai grafici allegati nella SCIA in sanatoria. Tuttavia, l’art. 99 del REC prevede che le tettoie sono escluse dal calcolo del volume consentito. Inoltre, l’art. 42 dice che per le tettoie occorre una autorizzazione edilizia, oggi equiparata alla SCIA.
3) VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE ARTT. 20 COMMA 3 E 21 QUINQUIES E 21 NONIES LEGGE 241/90
La comunicazione di avvio del procedimento Prot. Gen. 35226 del 02/07/2019 ha come oggetto la revoca della SCIA in sanatoria Prot. Gen. N. 28790 del 07/10/2014, pertanto la stessa si intende avviata ai sensi dell’art. 21 quinquies (revoca del provvedimento), della legge 241/90 e ss.mm.ii.. L’unico provvedimento applicabile alla SCIA in sanatoria, tuttavia, è l’annullamento in via di autotutela, come recita il comma 3 dell’art. 20 legge 241/90 e ss.mm.ii, e non la revoca.
4. VIOLAZIONE DI LEGGE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’art. 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241 E SUCC. MOD E INT. ECCESSO DI POTERE. DIFETTO DI MOTIVAZIONE, in quanto il provvedimento impugnato sarebbe carente di motivazione.
5. VIOLAZIONE DI LEGGE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 31, DEL D.P.R. 380/2001 CON RIFERIMENTO ALL’ART. 3 DELLA L. 7.8.1990 N.241 E SUCC. MOD. E INT. ECCESSO DI POTERE. ERRONEA DETERMINAZIONE DEI PRESUPPOSTI DI FATTO E DI DIRITTO. DIFETTO DI ISTRUTTORIA, nella specie mancherebbe la motivazione e valutazione in ordine all’interesse pubblico alla demolizione.
6. ECCESSO DI POTERE PER CARENZA DI MOTIVAZIONE.
Il Comune si è costituito e ha deposito una memoria in cui ha eccepito l’inammissibilità del ricorso per difetto di interesse, essendo stata impugnata solo una comunicazione di avvio del procedimento, e ha chiesto il rigetto del ricorso.
L’istanza cautelare è stata accolta, con ordinanza n. 145/2020.
Con istanza depositata in data 15/06/20, parte ricorrente chiedeva dichiararsi la cancellazione della causa dal ruolo per sopravvenuta carenza di interesse.
In data 26 giugno 2020, tuttavia, revocando tale precedente istanza, parte ricorrente ha presentato istanza di rinvio dell’udienza del 21/07/2020, rappresentando che nelle more, il ricorrente aveva presentato S.C.I.A. in sanatoria Prot. N. 34251 del 08/06/2020 al fine di regolarizzare definitivamente la tettoia assentita con SCIA del 2014. Senonché in data 19/06/2020 aveva ricevuto la notifica, quale incaricato, da parte del Comune di Afragola, del “Provvedimento di Diniego relativo alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività presentata ai sensi dell’art. 19 Legge 241/1990.
Al fine di consentire al ricorrente di impugnare con ricorso per motivi aggiunti, il provvedimento di diniego di cui sopra, l’udienza pubblica veniva rinviata al 17 novembre 2020.
Con motivi aggiunti, depositati in data 23/09/20, parte ricorrente ha impugnato il provvedimento di divieto relativo alla Segnalazione Certificata di Inizio Attività presentata ai sensi dell’art. 19 Legge 241/1990 (Numero di pratica di riferimento: SCIA-00072-2020), notificata in data 19.06.2020.
Espone, in fatto, che dopo l’ordinanza cautelare di accoglimento del TAR, in data 25.05.2020, con Prot. Gen n. 32236, veniva inoltrata dal ricorrente al Comune di Afragola, una CILA per la rimozione della porzione di tettoia in contestazione (14 mq).
Successivamente alla rimozione della predetta porzione di tettoia, veniva inoltrata SCIA in sanatoria Prot. Gen n. 34251 del 08.06.2020, per la legittimazione della lieve modifica prospettica rispetto all’originaria consistenza, il tutto nella misura di mq. 14, così come contestato al ricorrente con l’ordinanza n.92/2019.
In data 19.06.2020, veniva inviato a mezzo pec il Provvedimento di Diniego Prot. Gen n. 37002 del 19.06.2020 della SCIA in sanatoria Prot. Gen n. 34251 del 08.06.2020.
In tale provvedimento di diniego, il tecnico comunale ha rilevato che le difformità riscontrate nel 2019 non riguardavano solo l’ampliamento di 14 mq ma anche il fatto che la tettoia non era amovibile ma permanente e che aveva gli allacci per la luce e acqua. Si rilevava quindi che per tale opera il titolo richiesto (CILA E SCIA) non era idoneo. Inoltre, mancava l’autorizzazione del condominio. Infine tali modifiche del prospetto e strutture pesanti e permanenti non sarebbero sanabili.
In relazione a tale provvedimento, parte ricorrente ha dedotto i seguenti motivi di impugnazione:
1. VIOLAZIONE DI LEGGE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 7 DELLA L. 241/1990 E DEL DIRITTO DI PARTECIPAZIONE. VIOLAZIONE DEGLI ARTT. 3 E 21 DELLA L. N. 241/1990 COME NOVELLATO DALL’ART. 6 COMMA 1, DELLA L. N. 145/2015. ECCESSO DI POTERE VIOLAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO. OMESSA COMPARAZIONE DEGLI INTERESSI.
Il Comune avrebbe negato la SCIA dell’08.06.2020, con un provvedimento che contempla altre opere oramai assentite dal 2014. Non risponderebbe al vero che anche nel provvedimento del 2019 si fa riferimento alle caratteristiche tecnico strutturali, alla mancanza del consenso del condominio e alla violazione del REC.
2. VIOLAZIONE DI LEGGE. VIOLAZIONE E FALSA APPLICAZIONE DELL’ART. 112 C.P.C. VIOLAZIONE ED ELUSIONE DELL’ORDINANZA DEL TAR CAMPANIA N. 00145/2020 DEL 29.01.2020.
Il Comune di Afragola, senza proporre gravame avverso la predetta ordinanza, ha negato la SCIA dell’08.06.2020 con autosufficienza, violando il principio del giudicato e/o comunque l’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato.
3. VIOLAZIONE DI LEGGE. VIOLAZIONE E FALSDA APPLICAZIONE DELL’ART. 31 DEL D.P.R. 380/2001. VIOLAZIONE DEL GIUSTO PROCEDIMENTO. ERRONEA DETERMINAZIONE DEI PRESUPPOSTI DI FATTO E DIRITTO. ILLOGICITA’
La caratteristica di smontabilità e amovibilità della tettoia in argomento prescinderebbe dalla valutazione della sua natura costruttiva che non impedirebbe alla stessa di essere rimossa in qualsiasi momento.
Inoltre, la tettoia esisteva già nell'anno 2013, nella consistenza e tipologia costruttiva come fedelmente riportata nei grafici allegati alla SCIA in sanatoria Prot. Gen n. 28790 del 07/10/2014, mentre nel raffronto della stessa con il fotogramma aereo del 2018 e da quanto riscontrato, l'unica difformità rilevata è stato un ampliamento di circa mq 14.
Relativamente alla lieve modifica prospettica che la rimozione della superfetazione ha generato, la stessa sarebbe del tutto ininfluente rispetto alla originaria tipologia costruttiva ed architettonica della tettoia in quanto non avrebbe modificato l’altezza delle falde e delle gronde e interessa il prospetto interno non visibile dalla strada né dalla corte interna al parco.
In vista dell’odierna udienza, parte ricorrente ha presentato una memoria e presentato note di udienza, mentre il Comune ha presentato documenti.
La causa, quindi, all’udienza del 17 novembre 2020, è stata trattenuta in decisione.
Il ricorso originario va dichiarato inammissibile, come eccepito da parte resistente, per carenza di interesse, laddove ha ad oggetto l’impugnazione della comunicazione di avvio del procedimento di revoca della SCIA in sanatoria del 2014 e di ripristino dello stato dei luoghi (nota prot. 35226/2019 UT del 02/07/2019). Si tratta infatti di un mero atto infra procedimentale, non suscettibile di autonoma impugnazione. Sono pertanto da dichiararsi inammissibili i motivi n. 1) e 3).
Per quanto attiene l’impugnazione dell’ordinanza di demolizione n. 92 del 14 ottobre 2019, esso è invece infondato.
Con il secondo motivo di ricorso, parte ricorrente contesta quanto accertato dai tecnici del Comune circa le difformità rilevate rispetto alla SCIA in sanatoria del 2014, sostenendo che l’unica difformità esistente riguarderebbe esclusivamente un piccolo ampliamento della superficie coperta, stimata dallo stesso ufficio tecnico in mq 14 circa.
Il motivo è infondato.
Nel verbale di sopralluogo e nella conseguente ordinanza di demolizione si fa infatti espresso riferimento ad ulteriori difformità oltre all’ampliamento di 14 mq, consistenti nella predisposizione degli impianti elettrici e idrici, nella struttura stabile e permanente della tettoia, nella mancanza dell’autorizzazione sismica e del consenso del condomino nonché alla violazione del REC.
Che tali difformità non sussistano, in contrasto con quanto appurato dai tecnici del Comune, non è stato da parte ricorrente dimostrato.
Va inoltre rilevato che, come riconosce costantemente la giurisprudenza amministrativa, per le tettoie aventi una loro autonoma rilevanza e che comunque incidano su volumi e sagome occorre il rilascio del permesso di costruire ( cfr. ex multis Consiglio di Stato sez. II, 17/06/2020, n.3898).
Ha in particolare condivisibilmente affermato questo Tar che: “Gli interventi consistenti nell'installazione di tettoie o di altre strutture analoghe che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire solo ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) dell'immobile cui accedono; tali strutture necessitano del permesso di costruire quando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione dell'edificio e alle parti dello stesso su cui vengono inserite o, comunque, una durevole trasformazione del territorio con correlato aumento del carico urbanistico. Alle condizioni descritte, infatti, la tettoia costituisce una nuova costruzione assoggettata al regime del permesso di costruire.” (T.A.R. Napoli, (Campania) sez. IV, 14/05/2020, n.1802).
Nel caso in esame, la tettoia realizzata al settimo piano, dalla dante causa del ricorrente odierno, per le sue dimensioni (105 mq di superficie, con un’altezza al colmo di oltre 3 metri), la struttura in pilastri e travi di legno, ancorata al piano di calpestio tramite piastre annegate nel pavimento e bullonate ai pilastri, e l’impatto rilevante sulla sagoma dell’edifico (come si evince dalle foto depositate in atti dal Comune resistente) ha sicuramente i caratteri di una nuova costruzione assoggettata al regime del permesso di costruire. Devono pertanto essere respinte le censure concernenti l’asserita assenza di violazione dell’art. 99 del REC in quanto la struttura in questione avrebbe potuto essere sanata con una SCIA.
Infondati sono anche il quarto, quinto e sesto motivo del ricorso, con cui parte ricorrente lamenta il difetto di motivazione del provvedimento di demolizione impugnato e la mancata giustificazione dell’interesse pubblico alla demolizione.
Il provvedimento di demolizione, essendo atto vincolato, risulta adeguatamente motivato con riferimento alle risultanze del sopralluogo del 21.6.2019, sopra riferite. Sull’assenza di alcun obbligo motivazione in relazione all’interesse pubblico è sufficiente rinviare, ex multis alla sentenza del Consiglio di Stato sez. II, 09/10/2020, n.6023.
In conclusione, il ricorso originario va in parte dichiarato inammissibile e in parte respinto.
I motivi aggiunti sono anch’essi infondati e pertanto devono essere respinti.
Occorre premettere, in punto di fatto, che il provvedimento di divieto, notificato in data 19 giugno 2020, ed impugnato con i motivi aggiunti, è relativo alla SCIA in sanatoria, presentata ai sensi dell’art. 37 TU edilizia, in data 8.6.2020, con cui parte ricorrente ha chiesto la legittimazione di una lieve modifica prospettica rispetto all’originaria consistenza, dopo aver demolito la parte della tettoia in contestazione (14 mq).
Esso si fonda sulle risultanze del sopralluogo del 21.6.2019 e sul testo dell’ordinanza di demolizione n. 92/2019, dalle quali emerge, ad avviso del Comune, una difformità tra quanto accertato dai tecnici del Comune e quanto riferito dal tecnico del ricorrente nella SCIA del 8.6.2020.
Infatti, come si è detto anche sopra, i profili illegittimità riscontrati attenevano non solo all’illegittimo ampliamento di mq 14 della tettoia ma anche alla predisposizione per gli allacci idrici ed elettrici, alla natura stabile e permanente della struttura. Mancavano inoltre il consenso del condominio e l’autorizzazione sismica.
Alla luce di tali circostanze, il dirigente del Comune ha ritenuto di non poter assentire la SCIA in sanatoria, in quanto tali interventi non erano riconducibili all’ambito di operatività della SCIA e della CILA.
In ragione di tali argomentazioni, svolte dal Comune e suffragate dalla documentazione versata in atti dal Comune (cfr. ad es. la comunicazione di avvio del procedimento di revoca della SCIA in sanatoria del 2014 e l’ordine di demolizione n.92/2019, in cui si fa espresso riferimento alla predisposizione degli impianti e alla struttura stabile e permanente della tettoia, alla mancanza dell’autorizzazione sismica e al consenso del condomino e alla violazione del REC ), il primo motivo aggiunto, con cui parte ricorrente sostiene che non risponderebbe al vero che anche nel provvedimento del 2019 di fa riferimento alle caratteristiche tecnico strutturali, alla mancanza del consenso del condominio e alla violazione del REC.
Non è inoltre fondato quanto affermato, sempre nel primo motivo aggiunto, secondo cui il Comune avrebbe evidenziato, nel provvedimento di diniego di sanatoria, opere già oggetto di SCIA in sanatoria del 2014. La SCIA in sanatoria del 2014, infatti, riguardava l’ampliamento e la trasformazione di una pergotenda in tettoia in legno, avente caratteristiche tecnico strutturali di tipo provvisionale, con pilastri fissati a piastre in ferro bullonate e quindi completamente amovibili in qualunque momento. Il manufatto realizzato, invece, ha, come si è detto, caratteri di stabilità e permanenza e pertanto non può ritenersi legittimato dalla SCIA in sanatoria del 2014.
Con il secondo motivo aggiunto, parte ricorrente contesta la violazione da parte del Comune dell’ordinanza di questo TAR n. 145/2020, con cui l’istanza cautelare di parte ricorrente è stata accolta.
Il motivo non può essere accolto in quanto l’accoglimento dell’istanza cautelare da parte del TAR era limitato unicamente al profilo della disposta demolizione, interinalmente sospesa “in ragione della modesta entità della difformità come quantificata in mq.14”.
Rispetto a tale dictum cautelare, il provvedimento dell’amministrazione, volto a denegare la SCIA in sanatoria presentata dal ricorrente nel 2020, non appare assolutamente in violazione dell’ordinanza 145/2020, in quanto riguarda altri profili, non toccati dal provvedimento cautelare del giudicante.
Con il terzo motivo aggiunto, parte ricorrente sostiene che il provvedimento del Comune impugnato sarebbe in contrasto con l’art. 31 del TU edilizia, in quanto la caratteristica di smontabilità e amovibilità della tettoia in questione prescinderebbe dalla valutazione della sua natura costruttiva, che non impedirebbe alla stessa di essere rimossa in qualsiasi momento.
Tale censura non può trovare accoglimento.
I tecnici del Comune, nel verbale di sopralluogo del 21.6.2019, hanno specificato le ragioni per cui non si ravvede, nel caso di specie, la natura precaria e amovibile dell’opera, posto che essa rappresenta “il tetto di copertura dell’unità sottostante, stabile e permanente”.
Il carattere precario di un manufatto deve essere valutato non con riferimento al tipo di materiali utilizzati per la sua realizzazione, ma avendo riguardo all'uso cui lo stesso è destinato, nel senso che, se le opere sono dirette al soddisfacimento di esigenze stabili e permanenti, deve escludersi la natura precaria dell'opera, a prescindere dai materiali utilizzati e dalla tecnica costruttiva applicata. (cfr. ex multis T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VIII, 03/08/2020, n.3458 e Consiglio di Stato sez. II, 19/03/2020, n.1951).
Del tutto irrilevante, a questi fini, appare pertanto la circostanza, evidenziata sempre nel terzo motivo aggiunto, secondo cui la tettoia esisteva già nell'anno 2013, nella consistenza e tipologia costruttiva come riportata nei grafici allegati alla SCIA in sanatoria Prot. Gen n. 28790 del 07/10/2014, mentre nel raffronto della stessa con il fotogramma aereo del 2018 e da quanto riscontrato, l'unica difformità rilevata è stato un ampliamento di circa mq 14.
La questione dell’illegittimo ampliamento della tettoia, infatti, costituisce – come si è visto – solo uno dei profili di illegittimità originariamente riscontrati; pertanto la sua rimozione non comporta la sanabilità dell’opera in quanto le residue illegittimità – come ha documentato il Comune - sono rimaste mentre la questione della modifica prospettica non viene nemmeno menzionata dal Comune tra le ragioni del divieto di SCIA in sanatoria.
Per tutte queste ragioni, i motivi aggiunti vanno respinti.
Le spese possono essere compensate, tenuto conto della peculiarità della fattispecie.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, integrato da motivi aggiunti, così provvede: dichiara il ricorso originario in parte inammissibile e in parte infondato e respinge i motivi aggiunti.
Compensa le spese.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 17 novembre 2020, tenutasi in collegamento da remoto, ai sensi dell’art. 25 del dl. 137/2020, con l'intervento dei magistrati:
Paolo Corciulo, Presidente
Maria Laura Maddalena, Consigliere, Estensore
Antonella Lariccia, Primo Referendario